Kri
Autore: Rok Klemše
Artista: Brezno
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: year_month
Durata: 43:38
Voto: 3.5/5
Una vera band folk metal da noi non c’era da un bel pezzo, il che, viste le nostre radici slave, la lunga storia e la ricca tradizione folkloristica, è in effetti piuttosto sorprendente. Beh, le cose sono cambiate con l’EP Viharnik, uscito nel 2010 per mano dei Brezno, formazione folk metal di Lubiana, che ha rimescolato un po’ la varietà di generi del metal di casa nostra. Viharnik aveva qualche buona idea, ma era frenato soprattutto da una produzione debole e dalla mancanza di un filo conduttore. I Brezno erano ben consapevoli dei limiti del loro piccolo disco e, nonostante i cambi di formazione che avrebbero potuto pesare sul futuro della band, non ci sono state conseguenze serie. Anzi, i Brezno ne sono usciti evidentemente più forti, perché il debutto in studio Kri è un bel salto in avanti rispetto a Viharnik.
Come per l’EP, anche la produzione di Kri se la sono curata i ragazzi da soli, e il balzo in avanti si sente già al primo ascolto. Kri si distingue innanzitutto per una produzione ricca, un suono pulito e la botta giusta dove serve, mentre l’intreccio tra elementi metal e folk è ben bilanciato, così che nessuno dei due prende il sopravvento. Il disco completo porta dodici pezzi: cinque inediti, quattro interludi più brevi e, con V nebo, Žanjica e Glasnik da Viharnik, riregistrate da zero, i Brezno rendono omaggio al «sangue degli antenati». Dallo strumentale d’apertura Kjer so padli veliki i Brezno fondono con efficacia la botta degli elementi metal con quelli folk, affidati soprattutto a flauto e violino, a cui si aggiungono orchestrazioni ricche ma mai esagerate, che regalano a Kri un’atmosfera quasi cinematografica.
Il secondo punto di forza è il lavoro sul suono: l’album si lascia ascoltare senza fatica, grazie a riff croccanti con melodie curate (e ottimi assoli di Luka Žnideršič), vicini per genere alle parti melodic death metal di gente come Eluveitie o Ensiferum, a un basso sferragliante e soprattutto a una grande varietà vocale. Si intrecciano infatti bene la splendida voce di Sara Jeremič (in primo piano soprattutto nella struggente ballata Solze) e la voce pulita più profonda di Mitja Usenik, incaricato dei pezzi dal taglio più «militante» (XI. bitka, Izdana legija), dove a tratti aggiunge growl più aggressivi. La varietà vocale dà il meglio di sé in quello che è probabilmente il brano migliore del disco, l’epico Krst.
Però Kri non fila liscio del tutto. I pezzi sono abbastanza diversi tra loro da non poter parlare di ripetitività, ma un po’ dà fastidio che troppi brani seguano una formula simile – attacco metal, rallentamento e dominio delle voci pulite: vale per XI. bitka, ma anche per Dolina pogubljenih, Izdana legija e in parte Krst. Dato che non è un concept album (almeno a giudicare dallo sviluppo dei pezzi e dai testi che ho letto), i quattro interludi strumentali più brevi disturbano parecchio: all’immagine complessiva del disco aggiungono pochissimo e allungano solo artificialmente la durata. Qua e là c’è qualche sbavatura anche nei singoli versi, ma i testi esclusivamente in sloveno funzionano in realtà sorprendentemente bene, addirittura meglio del previsto.
Kri è un debutto solido che stabilisce l’identità della band e lascia ancora un po’ di margine di crescita per il futuro. Questo a Kri non si può negare, anche se di norma il folk metal lo schivo a chilometri di distanza, e i Brezno con l’esordio sono riusciti a gettare fondamenta molto solide su cui si potrà continuare a costruire.
Formazione
Sara Jermič – voce
Mitja Usenik – voce, basso, orchestrazioni
Katarina Snoj – cori, tastiere
Luka Žnideršič – cori, chitarra, orchestrazioni
Max Petač – chitarra
Matej Hrustek – batteria
Ana Novak – violino
Zala Miklavčič, Eva Zupan – flauto
Produzione
Mitja Usenik, Matej Hrustek
Tracklist
1. Kjer so padli veliki
2. XI. bitka
3. V nebo
4. Na veke
5. Dolina pogubljenih
6. Solze
7. Žanjica
8. Zatišje
9. Krst
10. Glasnik
11. Izdana legija
12. Poslednji