Deck Janiels & Kariot – un weekend rock devastante al club AGD (2016)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Šempeter pri Novi Gorici / Klub AGD / Slovenia
Data del concerto: 14.05.2016
Numero di spettatori: 50
Prezzo del biglietto: 4,00€

Deck Janiels e Kariot sono due formazioni slovene che, pur essendo nate da poco, vivono a una velocità impressionante. I membri di entrambe hanno alle spalle un bel po’ di chilometri ed esperienza. E il club AGD? È una nuova sala concerti nel Goriziano. Che bello, no? Nella settimana di pioggia nessuno si aspettava, certo, che la nota zona del Litorale delle sale giochi e delle scommesse sul calcio rispondesse con un’indifferenza così svogliata come quella a cui abbiamo assistito stavolta, eppure. Il club AGD ha bisogno di sostegno, perché è ai primi passi. L’esibizione di Deck Janiels e Kariot era la quarta organizzata dal club e, a quanto pare, la meno frequentata fino a oggi. Eppure si trattava di due band con una dose più che sufficiente di attrattiva autoriale per far scappare dal comfort delle »poltroncine« di casa la fauna locale tra Nova Gorica e Aidussina, sempre che in lei covasse ancora un briciolo di vera passione metal e hard rock.

L’abbinamento delle due band è stato quanto mai azzeccato. I Deck Janiels sono in pratica un gruppo fervidamente ispirato alla figura e all’opera degli AC/DC, e la loro cucina musicale lo dichiara senza alcuna vergogna. In tasca hanno il secondo album in studio, dal titolo significativo »II.«, uscito lo scorso marzo.  I Kariot, invece, sono una formazione che non ha ancora un album all’attivo, ma alle spalle dei musicisti c’è una storia interessante. Tre membri della band (Rok Barle, Greg Žagar e Žiga Ravšelj) si erano ritrovati insieme anni fa nei Tomcat, il vuoto al basso è stato colmato all’inizio di gennaio da Tilen Sušnik di Medvode (Classified), mentre di recente la squadra è stata rinforzata in modo decisivo dal talentuosissimo e carismatico cantante Andrej Jeličič, originario di Krška vas. I Kariot sono stati l’incognita assoluta della serata: già creano materiale proprio, che però l’autore di questo reportage, fino a quella sera, non aveva ancora sentito.

Il pubblico disastrosamente scarso bisognava semplicemente metterlo da parte e salire sul palco in qualche modo. Non c’è alternativa. Meglio tardi che mai. Rok Barle e Greg Žagar si sono evidentemente ritrovati alla grande nella nuova band e nel nuovo ambiente musicale: insieme hanno levigato non solo il suono delle due chitarre, che cantavano come usignoli perfettamente accordati (suono tarato al millimetro, chitarre che ti agganciano all’istante), ma hanno anche creato un bel po’ di riff rapaci che reggono i pezzi originali. I riff di chitarra sono memorabili, ti si infilano subito sotto pelle, hanno una buona dose di aggressività metal e heavy rock di stampo classico, nel solco del revival della vecchia scuola della NWOBHM, con tanto di parti abbellite da armonie a tre voci. Anche come composizioni, i pezzi originali stanno in piedi benissimo: sono pensati, scorrevoli, e il passaggio strofa-ritornello ha una bella gradazione atmosferica con un crescendo nel ritornello, così non è difficile lasciarsi travolgere da una simile espressione energetica, anche quando te la ritrovi addosso dal vivo. Andrej l’avevo visto circa cinque anni fa a Krško, quando suonava con gli Snowblind. In questo tempo è migliorato in modo incredibile. Ha scolpito la sua presenza scenica e ha fatto ulteriori passi avanti anche vocalmente. Un veterano, che in passato ha cantato anche con i leggendari Turbo e con i Vabe, ha incantato con una prestazione vocale eccezionale che nel mix, purtroppo, suonava un »millimetro« troppo bassa, ma i pezzi con le sue idee (melodia, metrica giusta, inglese cantato come si deve) hanno ricevuto proprio quel puntino sulla »i« che serve per convincere fino in fondo dal vivo. I Kariot sono diventati un’unità coerente e, anche se Greg ha detto che era appena il loro terzo concerto insieme, si vede che a livello di legami e di chimica si sono incastrati in modo fenomenale. Tutto ciò che gli serve è l’uscita il prima possibile di un album di debutto in studio e, ovviamente, più concerti possibile. Una band che dovete vedere, se amate il metal della vecchia scuola. Il gran momento comico l’ha regalato Andrej, che con grande trasporto (cioè con un’intera storia dietro) ha annunciato due volte lo stesso pezzo, anche se i Kariot ne hanno ovviamente suonati due diversi. Le cover di Perfect Strangers (Deep Purple), The Evil That Man Do (Iron Maiden), Cryin’ in the Rain (Whitesnake) e Comin’ Attcha Live (Tesla) dicono in pratica tutto sul suono e sullo stile che puoi aspettarti dal gruppo. Un miscuglio sonoro retrò di riff rock e metal penetranti. Una band che irradia decisamente grinta e slancio.

I Deck Janiels hanno preso il palco e suonato quasi per intero entrambi gli album. Quello che fa un gran bene in questa band è lo sfruttamento dello spazio scenico. In effetti, con l’arrivo di Žiga Jerič come bassista fisso, Tine Žnidaršič (voce), Gregor Vrtnik (chitarra), Mitja Groznik (chitarra) e »il febbrile fan dei Gojira« Jan Merčon (batteria) sono diventati una vera banda scatenata di monelli, che scoppiano di adrenalina e fretta. A garantire la serenità senza limiti e la buffa sfrontatezza sul palco del quintetto ci pensano soprattutto Mitja e Žiga, con le loro corse continue a sinistra e a destra. A un certo punto questa attività del gruppo è culminata in una situazione in cui Tine, Mitja, Grega e Žiga sono scesi dal palco in mezzo al pubblico e si sono messi in fila, rivolti verso Jan alla batteria. Alla maniera di una squadra di hockey che difende il proprio portiere. Spettacolare. Raffiche di riff scellerati della scuola di Angus dei tempi d’oro e, come dico sempre volentieri, i migliori riff che gli AC/DC non siano mai riusciti a registrare. Deck Janiels con testa e barba. Né più né meno. Più o meno a metà concerto è successo che Tine è passato al canto puramente melodico. Di solito il suo vocal è condito con una bella dose di gutturalità e urla, con cui avvicina ulteriormente il suono e l’energia della band agli AC/DC. Stavolta sembrava che il ragazzo non fosse proprio al top della giornata, e ovviamente ha adattato di conseguenza anche le sue risorse vocali. Ha cantato tutto in modo molto corretto e con la potenza richiesta, e anche con la voce pulita ha dimostrato che proprio questo aumento della componente melodica nel canto si sposa benissimo con l’energia e l’essenza del gruppo. È bello rendersi conto che, nonostante la presenza pietosa di pubblico, la band non risparmia carburante e consegna un’energia dall’ottimo al massimo, come se suonasse davanti a una sala stracolma. I Deck Janiels hanno consegnato sul serio un altro bellissimo concerto. Dall’inizio alla fine. Rilassato, sfrenato, rodato e suonato a tutta forza. Con cuore e dedizione. Dopo l’ottima prova dei Kariot, in fin dei conti non potevano permettersi altro. Ma questo non è il punto della storia: il punto è la consapevolezza che sia i Deck Janiels sia i Kariot sono band che non vedono l’ora di nuove sfide sul palco per riversare sul loro pubblico la fede appassionata nel rock’n’roll!

Suma sumarum. Nonostante la presenza desolante, è stata una serata di concerto eccellente, piena di energia positiva ed eruttiva e di riff di chitarra squisiti, di pura scuola metal e rock, che grazie al cuore messo in campo dai protagonisti hanno picchiato dritti in fronte a un pugno un po’ suonato di rocker del Litorale »perduti«, ma ancora vivi. E il club AGD? Ben fatto e ben curato. La scena ha guadagnato un’altra tappa importante per tutte le band che hanno un disperato bisogno di spazi per promuovere la propria musica, crescere e svilupparsi. In questa categoria rientrerebbero quindi anche Mink (Tolmino), Baza (Aidussina), AGD (Nova Gorica), C.M.A.K. (Cerkno), Swenak (Idria), Hangar bar (Isola) e MC Podlaga (Sesana). La rete dei club del Litorale cresce di nuovo. Se poi l’MKC di Capodistria, rinnovato in modo eccellente da poco, si svegliasse dal torpore e dall’ibernazione della sua programmazione, il Litorale sarebbe quasi in sella.  

Un inatteso intreccio di circostanze, subito dopo il concerto a Šempeter pri Novi Gorici, ha voluto che a maggio i Deck Janiels li rivedessimo ancora una volta sui palchi sloveni. E non in un posto qualunque, ma proprio al decimo anniversario di attività del principale portale rock sloveno, RockLine! Ci vediamo quindi tutti il 27.05.2016 all’Orto Bar di Lubiana, in compagnia di Deck Janiels ed Eruption, Big Bad Wolf e Septic Order.  

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