Kurai
Artista: Kurai
Etichetta: Altrock
Uscita: 2009
Voto: 4.3/5
Kurai è una parola che in giapponese significa buio, penombra, e probabilmente è proprio la parola giusta per descrivere l’atmosfera di questo album. Si potrebbe dire che sia un’altra collaborazione tra Zago e Stauss, come già prima con Zauss, ma qui il comando ce l’ha chiaramente Zago. Zago aveva evidentemente in testa di creare un lavoro più ambient e cupo. Dopo un paio di ascolti capisci meglio cosa voleva fare, e ti accorgi che in gran parte ci è riuscito.
Alcune parti dell’album sono improvvisazioni di gruppo (più probabile) o composizioni collettive, e sono quelle che personalmente preferisco, anche se pure le creazioni soliste di Zago hanno parecchio da offrire. In genere ci troviamo davanti a un mix di ambient, jazz, classica, avanguardia e anche rock. In un certo senso questa musica mi ricorda i soundscape di Fripp, solo che qui ci sono molte più idee ed elementi interessanti (come lascia intuire il gran numero di generi nella musica stessa). Probabilmente si potrebbero trovare ancora più parallelismi tra questo disco e i primi King Crimson (soprattutto per l’uso frequente del mellotron in entrambe le formazioni). Anche loro cercavano di mescolare parti atmosferiche con jazz, rock e musica classica, anche se nei King Crimson le parti ambient erano di solito separate dai brani jazz e rock, mentre i Kurai spesso combinano questi elementi in un’unica composizione.
A tratti la musica è così silenziosa da risultare minacciosa, ma probabilmente era proprio questo lo scopo. Il silenzio aumenta il senso di attesa, come se potesse succedere qualcosa di terribile. Quasi desideri una qualche liberazione, ma arriva solo qualche sporadico momento di caos, con tutti i musicisti che suonano parti apparentemente slegate tra loro, cosa che di certo non ti calma i nervi e nemmeno scioglie la pressione che si era accumulata fino a quel punto. Eppure, quando le parti jazz finiscono, ci ritroviamo di nuovo faccia a faccia con un silenzio disorientante.
Kurai è come un film horror senza vero orrore. Senti solo accenni a ciò che potrebbe succedere da un momento all’altro, ma non succede mai. L’idea è originalissima, perché chi ascolta resta costantemente sulle spine, in tensione. Probabilmente molti penseranno che a un lavoro del genere debba mancare qualcosa, ma l’idea è sorprendentemente originale e funziona davvero bene. Per gli appassionati di musica che ragionano fuori dagli schemi questo album sarà come minimo intrigante, mentre per qualcuno l’approccio non convenzionale sarà addirittura geniale ed entusiasmante.
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Kurai è una parola che in giapponese significa buio, e immagino sia buona quanto qualunque altra per descrivere l’atmosfera qui dentro. Potremmo dire che questa sia un’altra collaborazione tra Zago e Stauss, come nel progetto Zauss, ma qui Zago tiene molto di più le redini. La visione di Zago era ovviamente quella di creare un disco più atmosferico, con una tinta molto scura. Dopo averlo ascoltato più volte, cogli cosa cercava di fare e ti rendi conto che quello che si era prefissato l’ha fatto davvero, e con grande successo.
Alcune parti del disco sono improvvisazioni di gruppo (più probabile) o composizioni collettive, e per me sono quelle che funzionano meglio, anche se pure le composizioni soliste di Zago hanno molto da offrire. Di solito sentiamo una combinazione di musica ambient, jazz, classica, avanguardia e perfino rock. In un certo senso mi vengono in mente i soundscape di Fripp, ma con molte più idee ed elementi interessanti buttati dentro (come si vede dai tanti generi incorporati nella musica). Direi che si possono tracciare più parallelismi tra questo disco e i primi King Crimson. Loro cercavano di fondere brani atmosferici con jazz, rock e musica classica, ma i pezzi atmosferici dei King Crimson di solito erano fatti separatamente da quelli jazz e rock, mentre i Kurai di solito fondono questi elementi in un unico brano.
Ogni tanto la musica è così quieta da risultare quasi inquietante, ma immagino che sia proprio questo il punto del disco. La quiete porta con sé un senso di attesa, come se potesse accadere qualcosa di orribile. Quasi desideri che arrivi una qualche liberazione, ma c’è solo il caos occasionale di tutti i musicisti che suonano roba apparentemente scollegata, che non fa niente per calmarti i nervi, o almeno per mettere fine alla pressione che si è andata accumulando. Anche così, una volta finiti i passaggi jazzati e caotici, ci ritroviamo di nuovo davanti a un silenzio ancora più inquietante.
Kurai è come un film horror in cui non succede nessun vero orrore. Vedi solo accenni di ciò che potrebbe accadere in qualsiasi secondo, ma non accade mai. È un’idea molto originale perché l’ascoltatore resta in uno stato di agitazione e suspense per tutto l’album. Sono sicuro che molti diranno che a un disco così deve mancare qualcosa, ma l’idea è in realtà sorprendentemente ingegnosa e funziona davvero bene. Gli appassionati di musica che amano pensare fuori dagli schemi troveranno di sicuro questo album intrigante, se non altro, mentre qualcuno potrebbe perfino trovare i suoi contenuti non ortodossi geniali ed esaltanti.
Formazione
Enrica Di Bastiano – arpa
Maurizio Fasoli – pianoforte
Giuseppe Olivini – percussioni, clavicembalo
Peter Schmid – clarinetto basso, clarinetto contrabbasso, trombone
Markus Stauss – sassofoni
Christian Weber – basso
Francesco Zago – chitarra elettrica, mellotron
Produzione
Francesco Zago
Tracklist
1. Herbert Quain 3:36
2. Cavedio 8:05
3. Premessa Inessenziale 1:15
4. Einigermassen Ruhig 5:22
5. Miniature On Rovine 1:09
6. L’eco Delle Fiamme 7:34
7. L’oscurita Naturale Delle Cose 1:12
8. Fluester-Kadenz 6:58
9. Strassenleuchte 0:53
10. Treffunkt 6:27
11. Fuoco Pallido 5:01
12. Peter Was There Too 5:41
13. Lento “1 0:36
14. Einigermassen Ruhiger 5:29
15. La Folgore Nera 2:06
16. Still Water 2:25
17. White 7:47