Kvelertak – Il gufo norvegese atterra alla Gala hala! (2014)
Luogo: Lubiana / Gala hala (AKC Metelkova mesto) / Slovenia
Data: lunedì, 07.07.2014
Li adora James Hetfield, e tra i loro grandi fan c’è perfino il principe ereditario norvegese Haakon. In sette anni sono diventati una band che riesce senza problemi a fare il tutto esaurito con i tour da headliner e che si è guadagnata il prestigioso posto di spalla per gente come Metallica e Iron Maiden. I norvegesi Kvelertak in poco tempo hanno conquistato il mondo e sono diventati i beniamini sia del pubblico sia della critica, che in patria ha già regalato loro due premi Spellemann (l’equivalente norvegese dei Grammy). Il successo clamoroso del gruppo, che arriva da una città grande più o meno quanto Lubiana, con il nuovo tour da headliner li ha finalmente portati anche nella nostra capitale, dove hanno suonato in una soffocante serata di lunedì e hanno spinto la Gala hala fino al punto di ebollizione.
Prima di loro, però, a portare la Gala hala a temperatura di lavoro ci ha pensato la band di Ajdovščina The Hoax Program, i cui membri suonano o si stanno ancora facendo le ossa in formazioni come Low Punch, Iamdisease ed Elodea. Anche se la band esiste dal 2007 e ha già due dischi in studio all’attivo (l’ultimo, II, è uscito tre anni fa), sui palchi di Lubiana non è che si riesca a beccarla spesso. Peccato, perché i ragazzi di Ajdovščina con il loro hardcore energico, influenzato dal rock ‘n’ roll alla Motörhead, hanno messo in moto il locale alla grande, e intanto la sala si andava riempiendo piano ma con costanza. Il frontman Dean ha compensato la timidezza di fondo con un attacco aggressivo e convincente, con un vocione magari un po’ monotono, ma velenoso, e anche il quartetto strumentale ha fatto un ottimo lavoro. Grazie a un suono chiaro, pulito e potente, sono venuti fuori tutti i pregi della band: riff vari e dinamici e una sezione ritmica rombante e rotolante, con un basso bello groovoso e una batteria devastante.
Le luci si sono spente poco prima delle undici, il trio di chitarre ha salutato la Gala hala stracolma con i riff epici di Åpenbaring, brano d’apertura dell’ancora attuale Meir, e dalla nebbia sono spuntati i sinistri occhi gialli del gufo, simbolo della band. Il cantante Erland Hjelvik è salito sul palco con l’ormai famosa maschera da gufo (perché i gufi, si sa, sono fighi) e con un semplice gesto della mano ha mandato il pubblico in delirio, un delirio che non è calato fino all’ultimo secondo di quella sauna lunga quasi due ore. Sì, il sudore colava a fiumi, tra melodie contagiose e ritornelli micidiali (anche se cantati esclusivamente in un incomprensibile norvegese), sia sul palco che sotto, ma a nessuno importava. Il segreto del successo e della popolarità dei Kvelertak è senza dubbio una formula che ha fuso alla perfezione i migliori ingredienti di punk, rock ‘n’ roll, heavy e black metal. I norvegesi un attimo sono semplici e diretti come il punk, un attimo contagiosi come gli AC/DC e un attimo dopo brutali e aggressivi come il black metal. Da una parte i Kvelertak sfornano hit che scoperchiano i tetti delle arene (Bruane Brenn, Kvelerak), dall’altra puri sfoghi black metal con tremolo picking e blast beat inclusi (Ulvetid, Spring fra livet). Per tutto il tempo, poi, l’esibizione dell’intera sestina è una bomba di energia che non cala d’intensità nemmeno per un momento, sia per il carisma di Erland, sia per i suoi strattonamenti continui, sia per il saltare e scatenarsi pazzo di tutti tranne il batterista. Che si scatena da seduto. Anche se cantano in norvegese, i Kvelertak non fanno fatica a conquistare, e non solo per i ritornelli fantastici, ma anche per l’incredibile affiatamento del trio di chitarre (che, grazie al gufo, non suona sempre le stesse linee), per il basso che rimbomba, per la batteria devastante, per le possenti gang vocals e per la prestazione belluina di Erland. Come se non bastasse, i Kverletak hanno suonato quasi per intero tutti e due i dischi, regalandoci quasi due ore di stravizio rock ‘n’ roll, e alla fine hanno invitato sul palco anche il pubblico. I Kvelertak non sono la gufetta di Harry Potter, ma un gufo che ascolta Motörhead, AC/DC e Darkthrone e si scola la birra!
testo: Rok Klemše
foto: Nina Grad
Setlist:
1. Åpenbaring
2. Spring fra livet
3. Sultans of Satan
4. Bruane Brenn
5. Ulvetid
6. Offernatt
7. Undertro
8. Månelyst
9. Nekrokosmos
10. Ordsmedar av rang
11. Fossegrim
12. Evig Vandrar
13. Blodtørst
14. Kvelertak
— bis —
15. Sjøhyenar (Havets herrer)
16. Mjød
17. Utrydd dei svake
























