La divisione corazzata fa tremare Zagabria (2015)
Autore: Sebastijan Videc
Foto: Jerneja Jerak
Luogo: Tvornica Kulture, Zagabria, Croazia
Data del concerto: 02.02.2015
Dieci anni e oltre mille concerti: poche band possono vantare numeri simili. I Sabaton sì. Con una simile quantità di live non stupisce che siano ospiti fissi tanto sui nostri palchi quanto su quelli zagabresi. La divisione corazzata agli ordini del generale Joakim, infatti, macina palchi in giro per il mondo senza sosta e di anno in anno si porta a casa sempre più seguaci. Melodie e ritmi contagiosi, uniti a testi sulle gesta eroiche di singoli uomini nel turbine delle guerre, hanno catapultato la band, in pochi anni, ai vertici dei metal act più amati. E lunedì, alla Tvornica kulture di Zagabria, non è andata affatto diversamente.
Pare che la macchina da guerra svedese abbia deciso di abbellire un po’ il palco per questo tour, portandosi dietro ben due band con voce femminile. A prendersi il palco per primi sono stati i finlandesi Battle Beast. La giovane formazione nel 2010 ha vinto il contest per band emergenti del Wacken e l’anno dopo ha pubblicato in Finlandia il suo primo album ‘Steel’. Quello stesso anno li ha notati la Nuclear Blast, che ha curato anche l’uscita mondiale del disco. Il 2012 ha portato anche un cambio al microfono: Nitte Vallo ha lasciato la band per problemi familiari e al suo posto è arrivata la biondissima Noora Louhimo. E come funziona la voce femminile nel power metal? Alla grande! Se a inizio concerto la sala era piuttosto vuota, in pochi minuti l’hanno riempita per bene con la loro musica. I Battle Beast suonano un metal molto orecchiabile, che entra subito in testa e non lascia indifferenti. Sarà pure una musica non tecnicamente complicatissima, ma nel suo beat non nasconde le forti influenze dei maestri, da Iron Maiden e Judas Priest fino a band più moderne, con le tastiere persino dei Sabaton. L’esibizione è stata energica, nonostante lo spazio minuscolo sul palco – ogni guerra richiede le sue vittime e siccome i Sabaton si portano dietro un carro armato-batteria, le band di supporto si pigiano letteralmente sul palco. I finlandesi hanno sfruttato al massimo la loro mezz’ora, e l’energia positiva in sala ha messo la ciliegina sulla torta. Una band da tenere d’occhio in futuro!
La temperatura in sala non era ancora scesa in modo apprezzabile quando gli olandesi Delain si sono presi il loro pezzetto di palco. I metallari sinfonici ricordano parecchio i loro connazionali Within Temptaion, il che non stupisce, visto che il cofondatore Martijn Westerholt è un ex membro della band appena citata. Il chilometraggio musicale si sente, perché hanno portato a casa lo show senza compromessi. Il gigante Otto Schimmelpenninck van der Oije, con bassi devastanti e qualche growl ogni tanto, ha garantito un suono pienissimo, a cui Martijn alle tastiere dava l’atmosfera. In questo tour i fan hanno sentito la mancanza del chitarrista Tim Somers . Il suo posto l’ha preso la giovane Merel Bechtold, non ancora ventitreenne, che di solito si guadagna il pane in un’altra formazione di symphonic metal olandese, i MaYaN, fondata da Mark Jansen (Epica). Si dice che il veleno stia nelle bottiglie piccole, e la minuscola Merel l’ha dimostrato – con una sette corde Bo-El, attraverso gli amplificatori Engl, ha restituito a randellate la sua interpretazione delle creazioni di Tim, di cui non si vergognerebbe né lui né nessun altro chitarrista esperto. Ci resta ancora la graziosa Charlotte, che ha pensato ad alzare la temperatura soprattutto tra la parte maschile del pubblico. Con una magliettina semitrasparente e senza reggiseno ha lasciato campo libero alla fantasia, e viene da chiedersi quanta gente stesse davvero ascoltando la loro musica. Il culmine è arrivato con il saluto prima dell’ultimo pezzo, quando i croati doc hanno cominciato a cantare »Tira fuori le t*tte, che noi suoniamo!« Charlotte ha comunque dimostrato che i »polmoni« le danno una voce magari non alta come quella di Within Temptaion o Nightwish, ma comunque abbastanza delicata da fare un bel contrasto con le chitarre accordate bassissime. Il pubblico, di nuovo in trance totale e ben scaldato per le star della serata.
Per i Sabaton il concerto di lunedì era già il quinto nella capitale croata. L’inizio non ha riservato sorprese – quando i teli sono scesi dall’enorme struttura-carro armato della batteria e dalle casse sono esplose le note iniziali del megahit dei loro connazionali The Final Countdown, la Tvornica stipata all’inverosimile è andata in delirio; la sala ha cantato in coro con gli Europe, e quando il pezzo si è trasformato nell’intro strumentale March to War, l’aria si è fatta tesa come l’attimo prima dell’assalto alle posizioni nemiche fortificate. Già la classica opener Ghost Division ha fatto balzare in piedi la sala e ha dimostrato ancora una volta che la band è sempre al top – sia su disco sia dal vivo. A dirla tutta, è difficile trovare tanta positività e tanti sorrisi quanti ne arrivano dal loro palco. E ovviamente anche stavolta non sono mancate le battute di Joakim tra un pezzo e l’altro – anche se stavolta non erano in primo piano il suo pisellino e gli inviti a farsi un’altra birra. Bandiere croate, polacche e svedesi sventolavano in questa folla di fedeli »soldati«, e a fargli compagnia c’erano anche parecchi sloveni, con addosso le magliette dell’ultimo Metaldays. Già al quinto pezzo c’è stata la prima votazione, in cui il pubblico ha votato con netto vantaggio per suonare Gott Mit Uns in svedese, e più tardi nella stessa lingua è seguita anche Lifetime of War (che ha battuto Carolyn’s Prayer). Nella prima l’onore di cantare la prima strofa è toccato a Chris, e comunque sia lui sia Thobbe e Pär hanno partecipato con foga ai cori. Uno dei momenti top della serata è arrivato quando, alla fine di un pezzo, il pubblico ha cominciato spontaneamente a cantare la melodia di Swedish Pagans, bonus track dell’album The Art of War, e alla band non è rimasto che suonarla davvero. Come dicevo prima, non è mancato il divertimento. Joakim ha raccontato di saper suonare la chitarra e che Michael Jackson l’aveva scelto come chitarrista per il tour, ma purtroppo la morte l’ha preceduto e lui ha dovuto accontentarsi di una carriera da cantante. Quando il roadie gli ha portato una chitarra, ci ha suonato l’intro di Beat It, poi Chris l’ha sfidato con un assolo scatenato e Thobbe ha mandato a scuola anche lui con il suo assolo. Poi Joakim ha cominciato a ripassare un po’ di Iron Maiden, ma lo scherzo è finito con l’attacco di Resist And Bite e mentre i due chitarristi suonavano le parti soliste in terze, a Joakim è toccato l’onore di suonare la ritmica. Finito il pezzo, Joakim ha attaccato il riff di Seek&Destroy, ma il roadie con dei grossi cesoie da giardino gli ha tranciato le corde della chitarra e gli ha ficcato in mano un microfono – ovviamente tra le risate fragorose sopra e sotto il palco. I ragazzi hanno anche deciso di suonare almeno un pezzo per ogni album, il che ha significato sentire 7734 dal raramente eseguito album Metalizer. Per il resto la scaletta non ha riservato grosse sorprese, visto che la maggior parte dei pezzi veniva dall’attuale Heroes e dal precedente Carolus Rex. Quando sono sfumate le ultime note di Metal Crüe, la sala è esplosa del tutto, e si vedeva che i ragazzi si sono congedati a malincuore da un pubblico fanatico e fantastico.
Scaletta
Battle Beast
1. Far Far Away
2. Black Ninja
3. Touch in the Night
4. Madness
5. Iron Hand
6. Out of Control
Delain
1. Mother Machine
2. Get the Devil Out of Me
3. Army of Dolls
4. Go Away
5. Pristine
6. Sleepwalkers Dream
7. Stardust
8. Not Enough
9. We Are The Others
Sabaton
The Final Countdown (intro)
March to War (intro)
1. Ghost Division
2. To Hell And Back
3. Carolus Rex
4. Soldier of 3 Armies
6. Gott Mit Uns
7. The Art of War
8. 7734
9. Swedish Pagans
10. Resist And Bite
11. 40:1
12. A Lifetime of War
13. Far From the Fame
14. Coat of Arms
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15. Night Witches
16. Primo Victoria
17. Metal Crüe
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