La magia dei Black Sabbath sotto la luna piena, nel venerdì 13! (2014)

0 11

Autore: Urban Bolta
Foto: Urban Bolta

Luogo: Königsplatz / Monaco di Baviera / Germania
Data del concerto: 13.06.2014
Numero di spettatori: 20.000
Prezzo del biglietto: 78€

Quando, a fine 2011, in una conferenza stampa a Los Angeles i Black Sabbath hanno annunciato al mondo il loro ritorno, tra i rockettari è scoppiato il delirio. Stiamo parlando di una delle band più importanti del rock pesante, che a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta ha posato le fondamenta di un genere nuovo, poi riconosciuto come heavy metal. Peccato che pochi mesi dopo l’annuncio della reunion sia arrivata la macchia sul quadro: il batterista originale Bill Ward ha rifiutato di partecipare all’ultima avventura della band per via di un trattamento (economico) non paritario, e così nel campo del gruppo hanno reclutato al suo posto Tommy Clufetos, il batterista della band solista di Ozzy.

Già poco dopo il megalomane avvio del progetto, gli inglesi si sono trovati davanti a guai seri: al chitarrista Tony Iommi è stato diagnosticato un tumore del sangue, seguito da un periodo durissimo di cure con un nuovo metodo a base di infusioni di sangue e, di conseguenza, dalla cancellazione della maggior parte dei concerti annunciati. I cattivi presagi lasciavano intuire che non c’era niente di buono in arrivo (te le ricordi ancora le tournée degli Heaven & Hell annunciate, disdette, riannunciate e ridisdette, finché a fermare tutto non è stato l’addio di Ronnie James Dio a questo mondo?), ma Iommi è riuscito a battere la malattia e a tornare in studio. I Black Sabbath hanno pubblicato un album accolto bene, »13« (recensione qui), con cui ora girano il mondo portando, per l’ultima volta in carriera, al pubblico dei sold out quei tocchi di oscurità e occultismo che nella storia della musica hanno scritto a lettere d’oro già un’eternità fa.

Il viaggio verso la capitale bavarese è filato liscio, e le ultime ore prima del concerto io e il mio compagno di sventura Jani le abbiamo accorciate guardando le partite del secondo giorno dei Mondiali di calcio. Poi l’immancabile giro di urla e saluti a tutti gli sloveni incrociati per strada, che per la serata avevano la nostra stessa idea, e via, un salto sul luogo del delitto: la Königsplatz. Questa piazza idilliaca, a un tiro di schioppo dal centro della capitale bavarese e costruita in stile neoclassico, alle otto di sera già si piegava sotto il peso di una folla sterminata, tanto che trovare un posto decente da cui seguire il concerto si è rivelata una bella faticata.

La serata l’hanno aperta i SOUNDGARDEN, leggende rock americane degli anni Novanta, considerate tra i gruppi più grandi e influenti della loro epoca: la voce del popolo, insieme a Pearl Jam, Nirvana e Alice in Chains, li ha incoronati già da tempo come uno dei pilastri della scena alternativa di Seattle. I Soundgarden sono tornati in pista nel 2010 dopo lo scioglimento e, visto che i loro concerti sono di solito lontanissimi dal raggio d’azione dei nostri destrieri d’acciaio, quello di Monaco era l’occasione perfetta per incontrare finalmente anche io la grandezza della band. Il pilastro centrale sul palco era nientemeno che Chris Cornell, tipo dal pedigree carismaticissimo, che ha scagliato senza problemi le sue linee di energia verso il mare di gente sotto di lui, tenendola per una buona oretta in scacco matto dentro l’eredità degli anni Novanta. Nonostante due anni fa abbiano pubblicato l’attesissimo album del ritorno »King Animal« (recensione qui), questa volta i Soundgarden hanno servito soltanto le marce dei loro dischi classici, »Badmotorfinger« (1991) e »Superunknown« (1994), il che è decisamente una scelta insolita. Accanto ai veterani Cornell e Kim Thayil alla chitarra c’era la nuova sezione ritmica, difesa dal bassista Ben Shepherd, tornato con la riattivazione del gruppo, e dal batterista Matt Chamberlain, che in tour sostituisce Matt Cameron, impegnato con la sua band madre, i Pearl Jam. Il vento e le dimensioni del posto hanno impastato nel suono un fracasso a tratti irriconoscibile, ma nonostante la circostanza sfavorevole, con hit come Spoonman o Black Hole Sun i Soundgarden hanno onorato alla grande un compito di spalla tutt’altro che facile.

Dopo una breve pausa, sul telone di fondo è comparso Henry, il diavolo volante e mascotte della band: era chiaro che era arrivato il momento dei BLACK SABBATH! Gli inglesi hanno aperto lo show con il brano leggendario dedicato a tutti i potenti imperialisti, War Pigs. Anche se i Black Sabbath si sono scrollati di dosso molto presto, in carriera, ogni connotazione col movimento hippie, la loro celebre canzone contro la guerra li legherà per sempre all’epoca dei figli dei fiori. Ovviamente col passare dei decenni è invecchiato anche Ozzy Osbourne, che con l’età ha messo da parte una bella fetta della sua mobilità sul palco, ma fin dai primi minuti non è mancato il suo celebre urlo: »C’mon, let’s go fuckin’ crazy!«.

Che Ozzy non sia più quello di una volta lo cinguettano ormai gli uccellini sui rami, ma le sue tecniche vocali non sono mai state famose per la bravura tecnica, e così la forma vocale impoverita la compensa con un approccio carismaticissimo, che nonostante gli anni d’autunno è ancora pieno di testosterone e follia. Anche i Black Sabbath sono fatti solo di carne e sangue. A 65 anni Ozzy non ribolle più come una sorgente giovanile, ma come membro più chiacchierato della band gli spetta sul palco un ruolo di collante, che presenta i Sabbath come una figura solida e compatta. E anche se il tipo (soprattutto verso la fine del concerto) faticava a stare dietro alle linee vocali, pure questo era accettabile, partendo dal presupposto che la forma mostrata è semplicemente il massimo che i Black Sabbath possano offrire nel 2014.

Come prossimo monumento alla monumentalità dei Black Sabbath, nella calda notte bavarese ha squarciato l’aria Into the Void. »Mister riff« Tony Iommi sulla destra e il maestro del basso Geezer Butler sulla sinistra si leggevano nel pensiero a vicenda senza nemmeno scambiarsi un’occhiata, stendendo con sicurezza il tappeto di riff sotto il rantolo di Ozzy. La linea di Butler, in particolare, era ulteriormente messa in risalto nel mix, e così il tema dei riff bello grosso di questa serata ci ha fatto vibrare davvero fino alle ossa! L’atmosfera elettrica si è calmata un po’ durante la presentazione dei pezzi più recenti, anche se brani dai minutaggi epici come Age of Reason, End of the Beggining e God Is Dead? dimostrano che i leggendari inglesi di Birmingham, nemmeno nell’autunno della loro vita, in senso creativo non sono affatto una creatura atrofizzata.

La parte principale del repertorio l’hanno fatta i brani di maggior successo dell’era di Ozzy, cioè i cavalli di battaglia della band tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta. Il pezzo successivo è stato l’inno omonimo Black Sabbath. Quella sera era venerdì 13, in cielo splendeva la luna piena, e l’ambiente per ascoltare uno dei motivi più tenebrosi del rock pesante era davvero unico! Se nel mare di gente c’era qualche superstizioso incallito, magari si è tinto le mutande di marrone: l’inquietudine dei Black Sabbath, d’altronde, non conosce confini! La passeggiata attraverso il primo album è proseguita con Behind The Wall of Sleep e N.I.B. Sono brani sempreverdi che non solo sono la dimostrazione vivente dell’evoluzione del rock psichedelico verso l’heavy metal, ma fanno sempre alzare in piedi l’intera comunità dei fedeli e scongelano (o congelano?) anche l’angolino più gelido di qualsiasi cuore.

Gli occhi erano sempre puntati sul trio davanti, Butler / Osbourne / Iommi, perché è nei loro capelli che è intrappolata la storia dei Black Sabbath, mentre il batterista ingaggiato Tommy Clufetos raccoglieva solo le briciole, che in un fascio di riflettori più ampio, in direzione del suo set di batteria, si sono trasformate soltanto durante il passaggio strumentale di Rat Salad con l’immancabile aggiunta di batteria. Il suo martellare sui tamburi era pervaso da freschezza e determinazione, e il batterista solista di Ozzy ha fatto il suo lavoro con lode, anche se i fan più anziani del gruppo non mancheranno di far notare che solo Bill Ward resta il percussionista dal DNA dei Black Sabbath senza macchia. Il filo del lungo assolo è stato spezzato da Iron Man, un altro monumento del repertorio Sabbath che, nonostante il lento rotolare del riff centrale, ha funzionato con la potenza della dinamite! Prima della chiusura è arrivata l’unica vera sorpresa del set, il brano Dirty Woman dall’album »Technical Ecstasy« (1976), un’era che tra i fan fedeli è ancora molto apprezzata, anche se fin troppo spesso trascurata rispetto al materiale classico del gruppo. Durante un altro motivo oscuro si è »tradito« il quinto membro invisibile del concerto, Adam Wakeman alle tastiere, che da dietro le quinte ha dato per tutto il tempo un sostegno sonoro organico alla band. Ozzy, alla sua vecchia maniera, prima di chiudere la serata ha rovesciato qualche secchio d’acqua sulle prime file, poi l’atmosfera elettrica ha toccato il culmine con le esecuzioni dell’assalto Children of the Grave e, per salutarci, forse l’inno heavy metal più anthemico di tutti i tempi, Paranoid.

L’attesissima reunion dei Black Sabbath dalle nostre parti è ormai alle spalle e, se questo è davvero un addio, è stato un addio dolcissimo. I media di tutto il mondo riportano che lo show a Hyde Park, a Londra, a inizio luglio sarà l’ultimo concerto dei Black Sabbath di sempre, per cui beccare Iommi e compagnia a Monaco di Baviera, al Nova Rock in Austria o a Bologna, in Italia, in questi giorni è molto probabilmente l’ultima occasione della vita per vedere dal vivo anche tu i cult padrini del rock pesante.

Foto: Urban Bolta, Andrej Banko, profilo Facebook ufficiale di Tony Iommi

Scaletta

SOUNDGARDEN:
1. Searching With My Good Eye Closed
2. Spoonman
3. Rusty Cage
4. Outshined
5. Black Hole Sun
6. My Wave
7. Let Me Drown
8. Jesus Christ Pose
9. Fell on Black Days
10. 4th of July

BLACK SABBATH:
1. War Pigs
2. Into the Void
3. Under the Sun/Every Day Comes and Goes
4. Snowblind
5. Age of Reason
6. Black Sabbath
7. Behind the Wall of Sleep
8. N.I.B. (Preceded by “Bassically” Geezer Butler Solo)
9. End of the Beginning
10. Fairies Wear Boots
11. Rat Salad (with snippet from “Supernaut” & Drum Solo)
12. Iron Man
13. God Is Dead?
14. Dirty Women
15. Children of the Grave
—————-
16. Paranoid

Galleria fotografica

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie