La morte di King Dude (2023)

foto: NINA GRAD 2023
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King Dude
sabato, 29. 4. 2023
Lubiana / Menza p. k. / Slovenia


Dirty Skunks hanno passato il loro ottimo fiuto per la scena live, cioè per gli artisti che in tanti anni di attività hanno portato sui palchi sloveni, anche alle nuove leve di Earsplitter, che stavolta si sono occupati del ritorno dell’icona del neofolk americano King Dude.

TJ Cowgill, alias King Dude, per la sua (se non sbaglio) terza visita in Slovenia non poteva scegliere momento più azzeccato: quello dei falò. Questi, ovviamente, affondano le radici in un’antica usanza pagana; i nostri antichissimi antenati, per esempio, accendevano i falò in onore della divinità paleoslava Kresnik, e in una forma o nell’altra, con un legame più o meno stretto con il paganesimo e/o il cristianesimo, i falò si conoscono praticamente in tutto il mondo. Dato che nei suoi testi King Dude gioca con abilità con i temi dell’occulto, della magia, della morte e del luciferismo, la sua cupa visita era fatta apposta per il periodo dei fuochi ardenti.

Purtroppo questa visita di King Dude aveva anche un sapore agrodolce, perché con ogni probabilità era l’ultima occasione di vederlo dal vivo. Almeno in questa forma. Cowgill, infatti, fin dagli inizi di King Dude aveva annunciato che il progetto aveva una durata limitata e che l’avrebbe chiuso quando lo avesse deciso lui. Quel momento è arrivato con l’uscita del nono, ultimo e, di conseguenza, intitolato Death, album in studio, uscito lo scorso settembre, e King Dude si è messo in viaggio, in formazione ridotta, per quello che pare essere un tour d’addio, in cui si esibisce da solo o, in alcune tappe, solo con l’aiuto del collega Gary Gonzalez. Il palco della Menza pri koritu era addobbato in modo adeguato all’occasione: avvolto nel nero, con fiori secchi sulle aste dei microfoni. Anche TJ Cowgill è salito sul palco vestito di nero e con una chitarra acustica nera al collo, e ha portato il pubblico di Lubiana dentro un’ora e mezza buona di versi cupi che, grazie alla sua voce profonda, scura e ipnotica, ti trasportano senza fatica su ampie strade sterrate del nord America, ai cui incroci i musicisti vendono l’anima al Diavolo. Sì, King Dude deve musicalmente molto al blues oscuro con Robert Johnson in testa, e poi anche a nomi come Johnny Cash, Nick Cave e a forti influenze di folk, rock ‘n roll, blues, country e perfino gospel americani (in breve, l’Americana). King Dude impacchetta il tutto in un mix unico di neofolk, avvolto nel velo di una magia occulta e mistica, che canta di tutto, dalla morte e Lucifero fino al sesso e all’amore.

Nonostante il tour d’addio, sul palco c’era tutto tranne che tristezza: TJ e Gary hanno scherzato per tutto il tempo, si sono punzecchiati a vicenda, hanno parlato sinceramente con il pubblico e si sono dimostrati altrettanto sinceramente entusiasti di Lubiana, la «città dei draghi», e della Slovenia. TJ e Gary si sono rivelati perfino sorprendentemente ferrati: mentre ammiravano le bellezze del nostro paese, hanno tirato fuori anche una battuta sullo spot promozionale del turismo italiano, nel quale ci sono anche immagini della Slovenia. TJ ha accompagnato più di un pezzo con lunghe introduzioni e spiegazioni, per esempio The Hottest Girl on Earth, che in modo scherzoso racconta come, per via di una moglie, si sia trasferito dalla nebbiosa Seattle in Australia, il posto più caldo del mondo, pieno di ragni e serpenti. In versione cantautorale King Dude ha raccontato più di tante band, e stavolta, vista la natura acustica del concerto, ha scelto brani adatti. Così non abbiamo sentito hit come I Wanna Die at 69 o Holy Christos, ma King Dude ha avvolto la Menza con efficacia nel buio e nella perdizione di pezzi come Deal With the Devil, Desolate Hour, Silver Crucifix, River of Gold e altri. Di gran lunga il momento migliore dal vivo è stato la liturgica Lucifer’s the Light of the World, durante la quale, come in una specie di messa nera, il pubblico dietro TJ, che faceva il parroco alla maniera delle messe romano-cattoliche, ripeteva in coro le parole Lucifero è la luce, Lucifero è il sole. La fine è arrivata fin troppo presto, con la nichilista Lay Waste to the Human Race, solo con il suono della voce profonda di TJ e l’accompagnamento del pianoforte. TJ e Gary, su richiesta del pubblico, hanno aggiunto altri due pezzi, e poi hanno mandato King Dude a morire. TJ dice che le probabilità che King Dude torni da noi sono 50/50. Anche se le chance non sono proprio incoraggianti, spero che riusciremo a vedere ancora King Dude sui nostri palchi. In ogni caso, il portatore di luce vivrà ancora nei nove album in studio. Lucifero è la luce.

Foto: Nina Grad

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