La perfezione audiovisiva del teatro dei sogni alla Hala Tivoli (2014)

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Autore: Sebastijan Videc
Foto: Jerneja Jerak

Luogo: Hala Tivoli, Lubiana
Data del concerto: 04.02.2014
Numero di spettatori: 3.000
Prezzo del biglietto: 33.00€

Un’istituzione musicale come i Dream Theater non ha bisogno di presentazioni. L’anno prossimo i ragazzi festeggeranno un tondo e rispettabilissimo trentesimo anniversario di attività. Nonostante un repertorio sterminato, raccolto in  dodici album in studio, il più amato resta ancora il secondo, Images and Words, da cui però, purtroppo, martedì scorso non abbiamo sentito nemmeno un pezzo. Ma ne parliamo più avanti.

Nelle orecchie mi risuona ancora il primo incontro con i Dream Theater, o meglio con una piccola parte di loro, nel lontano 1998. Allora, senza grossa pubblicità, John Petrucci riempì fino all’ultimo angolo la Festivalna dvorana di Lubiana con la sua clinic di chitarra. E credo che a tutti i presenti sia rimasta impressa una sua frase: »Non riesco a credere che siate venuti in così tanti. Chissà cosa succederebbe se suonasse tutta la band. Vi prometto che vi verremo a trovare nel prossimo tour!« E siccome una promessa è un debito, gli americani si sono davvero rifatti vivi l’anno dopo e alle Križanke, stracolme, hanno suonato un concerto indimenticabile nell’ambito del tour di Metropolis Pt.2. I Dream Theater sono passati da noi ancora un paio di volte, l’ultima nel 2009 con il World Progressive Tour, presentando l’album di allora, Silver Clouds & Black Linings. Nessuno, però, si rendeva conto che quella sarebbe stata una delle ultime esibizioni della band con Mike Portnoy dietro i tamburi. Il carismatico batterista lasciò infatti il gruppo nel 2010, dopo che i compagni non gli avevano voluto »concedere« un anno sabbatico. Al suo posto è subentrato il virtuoso Mike Mangini, che aveva il compito tutt’altro che semplice di convincere il pubblico sloveno.

Nonostante la tempesta di ghiaccio che ha investito tutta la Slovenia, davanti alla Hala Tivoli si è radunata una grande folla multinazionale, assetata di buona musica, e tra i volti si notava anche qualche nome noto della scena rock slovena. Purtroppo, come già tante volte in passato, l’organizzazione della sicurezza ha fatto di nuovo acqua. Un ingresso per il parterre e uno per la tribuna, ciascuno con un addetto alla perquisizione e uno al controllo dei biglietti, ha causato, com’era prevedibile, code lunghissime, e la pioggia gelata sempre più forte ha solo peggiorato la situazione. Per far scorrere un po’ più in fretta l’ingresso in sala, è dovuto intervenire con un lettore aggiuntivo anche uno degli organizzatori. La disposizione del palco lungo la tribuna garantiva una vista eccellente sul palco dagli spalti, ma il parterre, relativamente piccolo, si è riempito in un attimo.

Il grande telone davanti al palco prometteva un attacco audiovisivo a tutti i nostri sensi e le congetture su cosa ci aspettasse quella sera sono finite alle 20:30, quando si sono spente le luci in sala. Dalle casse è esploso l’intro strumentale di False Awakening Suite, dall’ultimo album, mentre sul telone, in un ottimo gioco di animazioni, sfilavano le scene delle copertine di tutti i loro dischi, da ‘When Day and Dreams Unite’ fino all’ultimo, omonimo ‘Dream Theater’. Dopo la caduta del telone la band ha sparato subito il primo singolo del nuovo disco, The Enemy Inside, dimostrando che ci aspettava una serata carica di energia. Quando alla parte strumentale si è unito sul palco anche LaBrie, ha dimostrato a tutti i San Tommaso del caso che, a livello vocale, è ben lontano dalla pensione.

Poiché la band ha diviso il concerto in due atti (ricordiamoci dell’album concettuale Metropolis Pt.2), non è stata una sorpresa che la prima parte dello show fosse dedicata soprattutto ai pezzi più recenti, in particolare degli ultimi due dischi, come la nominata ai Grammy On the Back of Angels, l’attuale The Looking Glass e il brano che ha dato il nome al tour – Along for the Ride. Degna di una menzione speciale in questa parte è stata l’epica classica da quasi 15 minuti dell’album Falling into Infinity, A Trial of Tears. Trattandosi di un pezzo complesso, pieno di parti lente e veloci e di ritmi in continuo cambiamento, non è di certo una scelta facile da portare dal vivo, ma la band a quanto pare non ha avuto alcun problema. Se Mangini sia all’altezza di Portnoy nei Dream Theater ha potuto dimostrarlo nello strumentale più recente, Enigma Machine, a cui è stato aggiunto un inserto con assolo di batteria. Personalmente l’assolo non mi ha convinto, nonostante lo status di maestro di questo virtuoso. Soprattutto perché prima del concerto mi ero guardato online qualche suo assolo, e quello di Lubiana era solo una pallida ombra di quello che Mangini sa fare. Intendiamoci, Mangini è un batterista sopraffino e suonare le parti di Portnoy a quanto pare non gli crea grossi problemi. Eppure ho sentito la mancanza di qualcosa, che fosse solo carisma o addirittura anima.

Comunque sia, lo show è stato un vero banchetto per le orecchie e per gli occhi, perché per tutta l’esibizione sul grande schermo dietro il palco scorreva un ricchissimo spettacolo visivo: dai frattali alle inquadrature azzeccatissime delle telecamere piazzate sopra la batteria e le tastiere, passando per le animazioni di raccordo con il taxi giallo chiamato Majesty (il nome originale della band nel 1985), fino alle comiche disavventure delle caricature animate della band durante Enigma Machine. Tutto questo, insieme a un light show ricco e a un suono sorprendentemente buono per gli standard della Hala Tivoli, giustificava ogni singolo centesimo speso per questo concerto.

Dopo un’ora e un quarto la band si è presa una pausa di quindici minuti. Alla fine dell’atto ci vuole una pausa, dicono, ma questa è stata solo parziale, perché i riflettori sono rimasti spenti e sul palco giravano vari filmati, per lo più comici. Dalle pubblicità degli action figure dei membri della band e di ragazzi e ragazze fenomenali alle prese con i pezzi dei DT, fino al famigerato Triangle Man, che vorrebbe diventare un membro della band.

Il 2014 porta alla band il ventesimo anniversario dell’uscita di Awake. Anche se non fu accolto con lo stesso entusiasmo del precedente Images and Words, resta comunque un lavoro progressive vario e articolato, responsabile di parecchi classici. In onore di questo anniversario la band ha deciso di suonare la seconda metà dell’album nel prosieguo del concerto. Finito l’EPP sullo schermo, sono partiti con The Mirror, probabilmente il pezzo più pesante del loro repertorio, e il pubblico, piuttosto statico, com’era prevedibile è impazzito. I riff di chitarra duri e pesanti sono fatti apposta per lo headbanging, nonostante i cambi di ritmo, ma al pubblico dei Dream Theater la cosa non dava fastidio. Il fatto che la band decida di suonare metà di un album di vent’anni fa garantisce anche che sentiremo brani rari, che magari non sono mai stati suonati dal vivo, e questo è sicuramente un plus per i buongustai della musica, che i fan di questa band sono sicuramente. Se The Mirror, Lie e Scarred hanno scaldato per bene la sala, a farla ondeggiare in un sogno ad occhi aperti ci hanno pensato le due splendide ballate Lifting Shadows of a Dream e l’davvero eccezionale Space-Dye Vest. Quest’ultima ha fatto venire la pelle d’oca a più di uno, e la reazione del pubblico è stata semplicemente fantastica. Questo cosiddetto secondo atto la band lo ha chiuso con l’epica Illumination Theory, 22 minuti  che a tratti sembra di ascoltare una colonna sonora da film invece dei Dream Theater.

Con questo brano i ragazzi hanno salutato il palco di Lubiana, ma ovviamente non per molto, perché i forti ‘We want more!’ li hanno fatti tornare sul palco in un attimo. Dato che quest’anno cade anche il quindicesimo anniversario dell’album Metropolis Pt.2, nel finale ci sono toccati altri quattro brani proprio da quel disco. Hanno salutato Lubiana, come al solito, tra scroscianti applausi e standing ovation, dimostrando ancora una volta di riuscire sempre a soddisfare le altissime aspettative del pubblico probabilmente più esigente di tutto il rock. I giganti del progressive vanno avanti, qualunque cosa succeda, e a noi resta un bel ricordo e l’attesa del prossimo tour. 

Setlist

Act I
1. False Awakening Suite (intro)
2. The Enemy Inside
3. The Shattered Fortress
4. On the Backs of Angels
5. The Looking Glass
6. Trial of Tears
7. Enigma Machine (con assolo di batteria)
8. Along for the Ride
9. Breaking All Illusions
Act II
10. The Mirror
11. Lie
12. Lifting Shadows Off a Dream
13. Scarred
14. Space-Dye Vest
15. Illumination Theory
—bis—
16. Overture 1928
17. Strange Déjà Vu
18. The Dance of Eternity
19. Finally Free
20. Illumination Theory (outro)

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