La perfezione audiovisiva del teatro dei sogni alla Hala Tivoli (2014)

JERNEJA JERAK
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Location: Lubiana / Hala Tivoli / Slovenia
Data: 04.02.2014


Un’istituzione musicale come i Dream Theater non ha bisogno di presentazioni. L’anno prossimo i ragazzi festeggeranno un tondo e già più che rispettabile trentesimo anniversario di attività. Nonostante il repertorio sterminato, raccolto in dodici album in studio, il più amato resta ancora il loro secondo disco, Images and Words, di cui purtroppo martedì scorso non abbiamo sentito nemmeno un pezzo. Ma ne parliamo dopo.

Nella testa mi risuona ancora il primo incontro con i Dream Theater, o meglio con una loro fettina, nel lontano 1998. All’epoca, senza grandi campagne pubblicitarie, John Petrucci riempì fino all’ultimo angolino la Festivalna dvorana di Lubiana con la sua clinic di chitarra. E credo che a tutti i presenti sia rimasta stampata in mente la sua frase: «Non riesco a credere che siate venuti in così tanti. Figuratevi se ci fosse stata tutta la band. Vi prometto che passiamo a trovarvi nel prossimo tour!» E siccome promessa è debito, gli americani si sono fatti vivi già l’anno dopo e a Križanke, strapiene, hanno suonato un concerto indimenticabile nell’ambito del tour di Metropolis Pt.2. I Dream Theater sono tornati da noi ancora un paio di volte, l’ultima nel 2009 con il World Progressive tour, dove presentavano l’album di allora, Silver Clouds & Black Linings. E nessuno, in quel momento, sapeva che sarebbe stata una delle ultime esibizioni della band con Mike Portnoy dietro i tamburi. Il carismatico batterista si separò infatti dal gruppo nel 2010, dopo che i compagni non avevano voluto «concedergli» un anno sabbatico. Al suo posto è subentrato il virtuoso Mike Mangini, che si è ritrovato con il compito tutt’altro che semplice di convincere il pubblico sloveno.

Nonostante la tempesta di ghiaccio che ha investito tutta la Slovenia, davanti alla Hala Tivoli si è radunata una grande folla multinazionale di gente assetata di musica di qualità, e tra le facce si notava anche qualche nome noto della scena rock slovena. Purtroppo, come già tante volte in passato, i problemi sono arrivati di nuovo con l’organizzazione della sicurezza. Un ingresso per il parterre e uno per la tribuna, ognuno con un addetto per la perquisizione personale e uno per il controllo dei biglietti, ha causato, come c’era da aspettarsi, code chilometriche, e la pioggia gelata sempre più forte ha solo peggiorato la situazione. Per far entrare la gente nella sala un po’ più in fretta, uno degli organizzatori ha dovuto dare una mano con un lettore aggiuntivo. Il palco piazzato lungo la tribuna ha significato una vista ottima sul palco da lassù, ma un parterre relativamente piccolo, che si è riempito in un attimo.

Il grande sipario davanti al palco prometteva un attacco audiovisivo a tutti i nostri sensi, e le ipotesi su cosa ci aspettasse quella sera sono finite alle 20:30, quando si sono spente le luci in sala. Dalle casse è esploso l’intro strumentale di False Awakening Suite, dall’ultimo album, mentre sul sipario, in un ottimo gioco di animazioni, scorrevano le copertine di tutti i loro dischi, da ‘When Day and Dreams Unite’ fino all’attuale omonimo ‘Dream Theater’. Dopo la caduta del sipario la band ha attaccato con il primo singolo del nuovo disco, The Enemy Inside, dimostrando che ci aspettava una serata energica. Quando alla parte strumentale si è unito sul palco anche LaBrie, ha dimostrato a tutti gli increduli che a livello vocale è ben lontano dalla pensione.

Visto che la band ha diviso il concerto in due atti (ricordiamoci dell’album concept Metropolis Pt.2), non è stato sorprendente che la prima parte della serata fosse dedicata soprattutto ai pezzi più recenti, in particolare degli ultimi due dischi, come On the Back of Angels, candidata al Grammy, l’attuale The Looking Glass e il brano che ha dato il nome al tour, Along for the Ride. Degna di menzione speciale, in questa parte, l’epica classica di quasi 15 minuti da Falling into Infinity, A Trial of Tears. Trattandosi di un pezzo complesso, pieno di parti lente e veloci e di ritmi in continuo cambiamento, non è certo una scelta facile da portare dal vivo, ma alla band non ha chiaramente creato alcun problema. Se Mangini sia all’altezza di Portnoy nei Dream Theater, ha potuto dimostrarlo nello strumentale attuale Enigma Machine, a cui è stato aggiunto un assolo di batteria. Personalmente l’assolo non mi ha convinto, nonostante lo status di maestro di questo virtuoso. Soprattutto perché prima del concerto mi ero guardato online qualche suo assolo, e quello di Lubiana era solo una pallida ombra di quello di cui Mangini è capace. Intendiamoci, Mangini è un batterista straordinario e suonare le parti di Portnoy, a quanto pare, non è un grosso problema per lui. Eppure ho sentito la mancanza di qualcosa, che sia anche solo il carisma, o addirittura l’anima.

Comunque sia, l’esibizione è stata una vera delizia per le orecchie e per gli occhi, perché per tutto il concerto sul grande schermo dietro il palco scorreva un ricco spettacolo visivo: dai frattali e dalle inquadrature spettacolari delle camere piazzate sopra la batteria e le tastiere, passando per le animazioni di raccordo con il taxi giallo chiamato Majesty (il nome originale della band nel 1985), fino alle avventure comiche delle caricature animate della band durante Enigma Machine. Tutto questo, insieme a un light show ricchissimo e a un suono sorprendentemente buono per la Hala Tivoli, ha giustificato ogni centesimo speso per questo concerto.

Dopo un’ora e un quarto la band si è presa quindici minuti di pausa. La fine dell’atto richiede una pausa, dicono, ma questa è stata solo parziale: i riflettori sono rimasti spenti e sul palco giravano vari filmati, per lo più comici. Dalle pubblicità delle action figure dei membri della band e di ragazzi e ragazze fenomenali alle prese con i pezzi dei DT, fino al famigerato Triangle man, che vorrebbe diventare membro del gruppo.

Il 2014 porta alla band il ventesimo anniversario dell’uscita di Awake. Anche se non è stato accolto con lo stesso entusiasmo del precedente Images and Words, resta comunque un lavoro progressive vario e dinamico, responsabile di parecchi classici. In onore di questo anniversario, la band ha deciso di suonare la seconda metà dell’album nel proseguimento del concerto. Alla fine dell’EPP sullo schermo hanno attaccato con The Mirror, probabilmente il pezzo più pesante del loro repertorio, e il pubblico, fino a lì piuttosto statico, è com’era prevedibile impazzito. I riff di chitarra duri e pesanti sono fatti apposta per lo scuotimento di collo, nonostante i cambi di ritmo, ma al pubblico dei Dream Theater non ha dato alcun fastidio. Il fatto che la band decida di suonare metà di un album di due decenni fa garantisce anche che sentiremo brani rari, che magari non sono mai stati suonati dal vivo, e questo è sicuramente un plus per i buongustai della musica, cosa che i fan di questa band sicuramente sono. Se The Mirror, Lie e Scarred hanno bello scosso la sala, a farla cullare in un dondolio sognante ci hanno pensato le due eccellenti ballate Lifting Shadows of a Dream e la davvero eccezionale Space-Dye Vest. Quest’ultima ha fatto venire la pelle d’oca a più di uno, e la reazione del pubblico è stata semplicemente fantastica. Questo cosiddetto secondo atto la band l’ha chiuso con l’epica Illumination Theory, di 22 minuti, che a tratti sembra di ascoltare una colonna sonora cinematografica anziché i Dream Theater.

Con questo pezzo i ragazzi hanno salutato il palco di Lubiana, ma ovviamente non per molto, visto che i rumorosi ‘We want more!’ li hanno richiamati sul palco in un battibaleno. Siccome quest’anno cade anche il quindicesimo anniversario dell’album Metropolis Pt.2, nel finale ci siamo beccati ancora quattro pezzi proprio da quel disco. Da Lubiana si sono congedati, come al solito, tra un applauso fragoroso e standing ovation, dimostrando ancora una volta di riuscire sempre a soddisfare le altissime aspettative di quello che è probabilmente uno dei pubblici più esigenti di tutto il panorama rock. I giganti del prog vanno avanti, comunque vada, e a noi resta un altro bel ricordo e l’attesa per il prossimo tour.

di: Sebastijan Videc
foto: Jerneja Jerak

Scaletta:
Act I
1. False Awakening Suite (intro)
2. The Enemy Inside
3. The Shattered Fortress
4. On the Backs of Angels
5. The Looking Glass
6. Trial of Tears
7. Enigma Machine (con assolo di batteria)
8. Along for the Ride
9. Breaking All Illusions
Act II
10. The Mirror
11. Lie
12. Lifting Shadows Off a Dream
13. Scarred
14. Space-Dye Vest
15. Illumination Theory
—bis—
16. Overture 1928
17. Strange Déjà Vu
18. The Dance of Eternity
19. Finally Free
20. Illumination Theory (outro)


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