La Saxoniade di Salisburgo (2011)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Rockhouse / Salisburgo / Austria
Data del concerto: 19.11.2011
Presenze: 550
Prezzo del biglietto: 30,00€

Niente riposo per i Saxon. Niente riposo per i loro fan. Sono passati 32 anni dall’uscita del loro esordio “Saxon” (1979). Quest’anno hanno pubblicato il loro 19° album in studio, intitolato “Call To Arms”. Proprio pochi giorni prima dell’uscita ufficiale del disco, i Saxon, nella prima tranche del tour europeo, si sono fermati per la quarta volta in carriera anche in Slovenia (il report di RockLine firmato da Rok Klemše lo trovi QUI), dove abbiamo potuto toccare con mano l’indistruttibilità e la tenacia di questi indomiti crociati della vecchia scuola.

La seconda parte del tour europeo di “Call To Arms” ha offerto alla band l’occasione ideale per fare ciò che nell’autunno del 2009 non le era stato concesso. Allora, per la malattia del cantante Biff Byford, aveva dovuto cancellare un tour in cui ad aprire sarebbero stati i leggendari sporcaccioni canadesi del rock n’ roll Anvil. Con due anni di ritardo, alla fine è saltato fuori anche questo. Saxon e Anvil, due band con due nuovi album usciti quest’anno, finalmente insieme in tour!

Il diavolo sa cosa ci spinga ogni volta ai concerti dei Saxon. Sarà la loro tenacia quasi biblica? Di sicuro c’entra anche quella. Con gli anni di continuità inflessibile, l’immagine e l’opera di una band longeva crescono fino a diventare una specie di leggenda, se non addirittura un mito. E i dinosauri Saxon sono tra quei puri difensori dell’artigianato heavy metal della vecchia guardia che, ben consapevoli di tutto ciò, non si spostano di un millimetro.

A Salisburgo, al Rockhouse, i Saxon sono vecchi conoscenti. Da quando seguo la band anche dal vivo, tra il 2003 e il 2011 hanno già visitato questo club per la terza volta (in tutta la carriera probabilmente anche di più). Per la seconda parte del tour “Call To Arms” si sono portati dietro anche i ragazzini Crimes Of Passion, che affilano un heavy metal da manuale, con tutti i possibili parallelismi con gli albori del movimento N.W.O.B.H.M., a cui aggiungono un po’ di trucco hard rock. Il revival è in marcia. L’esibizione dei Crimes Of Passion era annunciata per le 20.00, ma i ragazzi sono saliti sul palco già alle 19.45 e in mezz’ora di set hanno sparato un repertorio ripreso da entrambi gli album in studio della band. Gruppo senz’altro interessante per chi si riconosce nell’anno di nascita dei suoi membri, ma del resto nessuno si perde niente se li salta o se li ignora. I giovanotti suonano bene, ben rodati, mentre una punta di glam la porta sul palco il cantante riccioluto e tintinnante Dale Radcliffe. Il quintetto dello Yorkshire ha passeggiato con grazia, a misura d’orecchio, attraverso il suo repertorio live consolidato, ha goduto di un ottimo supporto dal mixer, con il risultato di sfruttare al meglio i 30 minuti a disposizione per presentarsi, e si è portato a casa un caloroso applauso da una sala che fino a quel momento contava circa 150 teste curiose.

Tutta un’altra storia quando sul palco sono saliti i canadesi Anvil. Sala stipata fino all’ultimo angolino. Cioè lì intorno alle 600 teste. Il Rockhouse è una location azzeccata. Allungata, a “tubo”, il suono non si disperde, per cui la distribuzione degli elementi sonori funziona in modo ottimale in molti punti della sala. Il senso degli Anvil ruota attorno alla presenza scenica del cantante e chitarrista Steve “Lips” Kudlow. Questo musicista eccellente ha sviluppato nel corso della carriera un approccio tutto suo per intrattenere il pubblico. Lo fa sfruttando di continuo la grande elasticità della sua mimica facciale da smorfioso (da qui il soprannome “Lips”), uno speciale senso dell’umorismo nero, che “Lips” infila nei concerti con battute scintillanti che “vende” con efficacia al pubblico,  e a tutto questo si aggiungono le urla del chitarrista dentro un jack di chitarra scollegato, gli assoli suonati con un gigantesco dildo sulla chitarra e così via… Tutto perdonabile, perché “Lips” è un musicista collaudato e unico nel suo genere. È un ottimo solista di chitarra, che non smette di affascinare combinando queste buffonate con parti chitarristiche relativamente impegnative. Con “Lips” tutto sembra incredibilmente rilassato, genuino e spontaneo. E il tutto è capitalizzato da una voce maschia e tonante a cui non manca mai l’energia, neanche oltre lo show. Gli Anvil hanno messo in piedi tutto il RockHouse e nell’aria regnava una vera odissea rock paradisiaca, che la band ha guidato in linea retta e fatto crescere fino al picco del concerto proprio in chiusura, quando ha tirato fuori il classico Metal On Metal. La maggior parte del repertorio era dedicata all’ultimo album in studio della band, “FukenEh!” (2011). Gli Anvil hanno incoronato il loro ottimo umore con un’esibizione fenomenale, in cui dei loro numeri da giullari non ti stanchi mai e non te ne perdi un solo istante. Anche se magari qualcuno avrebbe preferito che suonassero un altro pezzo in più, invece di “stuzzicare” la gente, il tutto funziona in modo così efficace che alla band questo non lo puoi proprio togliere, perché toglieresti una parte della componente essenziale della sua stessa presenza scenica.

I Saxon avevano annunciato addirittura un set di due ore. Be’, non è andata così, anche se alle 22.00 in punto sono rimasti sul palco 35 minuti. La saletta si è avvolta in un attimo in una nebbia fitta, tanto che a malapena distinguevi il dito davanti al naso. I signori d’acciaio sono sul palco, la sala esplode. In effetti il Rockhouse era sold out e stipato fino all’ultimo angolo. Nel locale si bolliva. Il pubblico austriaco, proverbialmente riservato, stavolta si è dato dentro e ha spinto la band con una partecipazione fantastica. Merito soprattutto del gruppetto di giovani fan scatenati radunato sulla destra, davanti al chitarrista Paul Quinn, che conosceva nei dettagli come minimo tutti i ritornelli e mangiava in mano a Biff Byford ogni volta che il leggendario cantante ne aveva voglia. Biff è una volpe e sa condurre il pubblico dove vuole lui. Gli piace raccontarla grossa e lo fa in modo così convincente che ci caschi senza fatica. Meglio credere a quello che dice zio Biff, altrimenti son dolori!

Un concerto dei Saxon è un’esperienza unica, che tu li veda per la prima, la seconda o la terza volta. Stavolta però bisogna ammettere che il furto di minuti ha dato fastidio. Primo: i Saxon non hanno suonato due ore, ma un’ora e 35 minuti. Nonostante in questa cornice temporale abbiano stipato ben 21 pezzi, cosa invidiabile per una band con una carriera così lunga, è diventato fastidioso che la formazione, tra Denim And Leather, Wings Of Steel, 747 (Stranger In The Night) e Strong Arm Of The Law, rubi tempo al pubblico costringendolo a un’unica, ripetuta ripetizione dei cori dei ritornelli. Uno dice “okay” se la band lo fa in un punto del suo set. Ma se la cosa si ripete, non è difficile concludere che stia risparmiando energie,

I Saxon cambiano la scaletta per tutto il tour. Di sera in sera suonano quattro o cinque pezzi diversi. Per il fan di lunga data e viziato, venuto per sentire qualche classico di culto che i Saxon non suonano da anni, stavolta il concerto di Salisburgo non era di sicuro l’indirizzo giusto. Proprio a questo concerto i Saxon, nei punti in cui cambiano il repertorio a ogni serata, hanno infilato parecchi pezzi nuovi, soprattutto da “Call To Arms”, da cui ne hanno suonati ben cinque. Il duetto Rock The Nation/Battle Cry, che portano dal vivo anche in questo tour, è stato sostituito dal classico dei Saxon The Eagle Has Landed, il “dolcetto” Rock N’ Roll Gipsy è stato sacrificato per la nuova Surviving Aganist The Odds, e in scaletta è tornata anche la più recente Attila The Hun dall’album “The Inner Sanctum” (2007). Per i fan più giovani dei Saxon e per quei pochi a cui non importa niente di cosa suonino i Saxon sul palco, non c’erano di certo motivi di lamentela. Per fortuna, dopo qualche anno i ragazzi hanno riportato in scaletta anche il classico Power And The Glory.

Suono ottimo. Soprattutto se stavi in mezzo alla sala. Perfetto. Biff, che si è sbattuto imperterrito sotto i riflettori con il sudore che gli colava a fiumi, ha di nuovo veleggiato con sicurezza attraverso il repertorio con le sue possenti corde vocali e ha dimostrato che in quanto a tenacia non lo ferma proprio niente. I Saxon sono ottimi sul palco. Non sbagliano. Hanno tanta routine e tanti chilometri sulle spalle che niente li fa deragliare. Oltre a Biff, che pretende più spazio sul palco per la sua performance, a scacciare il rischio di una potenziale sensazione di staticità del concerto dei Saxon ci pensa anche il tosto bassista Nibbs Carer, che per esempio solo in Heavy Metal Thunder suona le sue linee scuotendo di continuo la testa a scatti e agitando selvaggiamente la chioma, il che richiama le performance dell’ex bassista dei Metallica, il leggendario Jason Newsted.

I Saxon hanno di nuovo soddisfatto in pieno la grande maggioranza dei presenti. Era anche questo lo scopo della band, visto che i concerti sono il suo pane, quello che le permette di sopravvivere. Comunque, nonostante il gran numero di pezzi, sarebbe stato meglio qualche classico in più, piuttosto che tirare troppo per le lunghe certi classici del repertorio d’acciaio che sanno cinguettare a memoria anche i passerotti sul tetto.

Posso quindi concludere che gli Anvil sono stati i vincitori morali, silenziosi e del tutto inosservati, della serata, perché in appena tre quarti d’ora di set hanno convinto in pieno con la loro sfrenata combinazione di brillante intrattenimento sul palco e di un’ottima performance compatta, con cui la band ha stregato con un rombo genuino e sincero il RockHouse pieno. È incredibile cosa riesca a fare una semplice combinazione di tre persone. Se Lips fosse stato anche solo un pochino più bello, gli Anvil avrebbero di sicuro rubato lo show ai Saxon!

foto: Aleš Podbrežnik

Scaletta

SAXON: 1. Hammer Of The Gods 2. Heavy Metal Thunder 3. Never Surrender 4. Chasing The Bullet 5. Motorcycle Man 6. Back In ’79 7. Atilla The Hun 8. Surviving Against The Odds 9. Dallas 1 P.M. 10. Call To Arms 11. Demon Sweeney Todd 12. The Eagle Has Landed 13. 747 (Strangers In The Night) 14. When Doomsday Comes (Hybrid Theory) 15. Denim And Leather 16. Wings Of Steel —bis I.— 17. Crusader 18. Guitar solo (Doug Scarratt) 19. Power And The Glory —bis II.— 20. Strong Arm Of The Law 21. Princess Of The Night ANVIL: 1. March Of The Crabs 2. 666 3. School Love 4. Juggernaut Of Justice 5. Winged Assassins 4. On Fire 5. This is Thirteen 6. Mothra 7. Thumb Hang 8. When Hell Breaks Loose 9. White Rhino 10. Fucken Eh! 11. Metal On Metal CRIMES OF PASSION: 1. Body And Soul 2. I Think I Can Save You 3. Love Is To Die For 4. Pretty In Blood 5. Hell and Back 6. Blackened Heart 7. Blown Away 8. Accidents Happen

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