Laibach e Volk nella culla della loro nascita! (2007)

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Luogo: Delavski dom / Trbovlje / Slovenia
Data del concerto: 23.03.2007
Spettatori: 500

Il concerto dei Laibach, rimandato dall’ottobre scorso (2006) a questa fine di marzo (2007), alla fine siamo riusciti a goderlo, in pieno centro, nel posto del peccato originale della band: il Delavski dom di Trbovlje! Per i Laibach si è appena chiuso il primo giro del tour che a febbraio 2007 li ha portati in giro per l’Europa orientale e i Balcani a presentare il loro ultimo disco in studio “Volk” (2006).

Prima ancora che si aprissero le porte della sala, già cinguettavamo allegramente e ci tenevamo occupati con i bocconcini di un piatto curioso, fatto apposta per l’occasione: una versione “Laibach” dei biscotti, con l’emblema Laibach (la croce) intagliato con cura e il bordo lavorato a forma di ingranaggio. Intorno, i tavoli erano pieni di bicchierini di vino novello, che alla gente però non scendeva giù per la gola così liscio come ti saresti aspettato, vista la solita smisurata passione degli sloveni per le dolci gocce e per la varietà degli intrugli alcolici.

Alle 20.00 siamo già seduti in prima e seconda fila. In seconda addirittura a due passi dagli eminenti rappresentanti della Mute Records, venuti a fare il tifo per i loro gladiatori. Niente gruppo spalla, ma a fare da ouverture ci hanno pensato le marce d’assalto partigiane, così già che c’eravamo abbiamo ripassato un po’ di storia recente e rinfrescato la memoria: che di vittoria in vittoria ci guidava il compagno Stane, che il Bohor continua a mormorare, che le Brigate corrono avanti ancora inarrestabili e che il canto della libertà risuona ancora forte e chiaro!

Con l’intro della Zdravljica di Prešeren l’aria è cambiata di colpo e la sala si è alzata in piedi, impettita. Ore 20.30! Si può cominciare! I Laibach sono orgogliosissimi del loro nuovo disco in studio, “Volk”, un traguardo vero. Stavolta gli hanno dedicato nel repertorio un’ora intera, presentandolo tutto, dalla testa ai piedi.

La formazione era in realtà un mix di tre gruppi: i Laibach con la figura centrale di Milan Fras, senza il quale i Laibach non si possono nemmeno immaginare, più i membri di Silence (Primož Hladnik, Boris Benko) e Melodrom (Mina Špiler, voce femminile). Chitarra e basso stavolta non servivano, quindi sul palco l’unico strumento dal vivo era la batteria. Oltre ai classici campioni “back play”, la maggior parte delle nuove melodie e dell’atmosfera era costruita su campionamenti elettronici e tastiere.

Il disco “Volk” prima non l’avevo ascoltato nemmeno una volta. E non volevo nemmeno sentirlo. Volevo prendermelo in faccia, diretto, con la band a 10 metri dai miei sensori. Quello che i Laibach hanno messo in scena nella prima ora di concerto ha confermato che i “laibachi” sono ancora capaci di creare qualcosa di fresco, creativo e, soprattutto, incredibilmente unico. Autenticità garantita! L’evoluzione continua. I Laibach e il loro stato NSK restano senza tempo. E questo è quello che mi hanno confermato le sensazioni del primo contatto audiovisivo con il materiale nuovo e con il nuovo volto dei Laibach.

Un’eleganza di raffinatezza musicale intrisa di un’atmosfera sbalorditivamente riconoscibile, che sanno costruire solo i Laibach. Insomma: un album fresco di zecca, un nuovo passo nell’evoluzione e, insieme, un’atmosfera inconfondibile, satura del peso del passato, delle vittorie e delle sconfitte dei nostri padri, del creare e radicare la coscienza nazionale, che scintilla nell’insensatezza delle guerre, nel genocidio, nell’odio, nell’intolleranza, insomma negli assurdi di tutti gli assurdi per il bene della patria, per lo stesso bene del mantenimento di una visione dello status quo, che hanno vissuto le generazioni prima di noi e che vogliamo vivano anche quelle dopo di noi. Insomma, la classica tradizione ribelle del rock, ma nelle mani dei Laibach servita in modo supremo, e al tempo stesso particolarmente inquietante e scioccantemente reale. Nell’aria aleggia di continuo un sentore di apocalisse, post-apocalisse, di terre intrise di rovine, di perdizione, di tristezza,… I popoli si addestrano e si rafforzano di continuo per gli scontri militari. Per la conquista di un nuovo spazio vitale. Tutto per la gloria e l’onore. Il tipico fascino “laibachiano”.

L’album “Volk” integra il motivo melodico di base su cui si fondano gli inni nazionali. I Laibach hanno potenziato questi motivi, ne hanno ampliato la portata musicale ricodificandoli nel loro linguaggio, e qui, in questo caso, è ovviamente il frutto di un’eccezionale intesa nella collaborazione con i Silence, cosa che i Laibach nella nuova veste non possono nascondere. Così sono cambiati anche i titoli dei motivi di base dei brani, rielaborati e potenziati come detto, pensati per tracciare nuovi confini tra i popoli, o meglio, per abolirli. Noi slavi (Slovania) siamo uniti in un’unica nazione, i germani (Germania) in un’altra. Una mossa eccellente e sensatissima, da cui scintilla l’idea stessa dell’NSK, lo stato nel tempo e senza confini, dottrina a cui i Laibach restano fedeli.

L’atmosfera creata mi ha risucchiato in un istante in un ambiente unico, nel mondo Laibach! Fras con la sua interpretazione unica, nella confezione NSK curata e inconfondibile, autoritario e severo, come un vero pastore d’anime che ha guidato noi pecorelle in sala, in modo ipnotico, di routine e senza il minimo sforzo, dentro questo “laibachsvet”. Un’atmosfera particolare che i Laibach hanno costruito con la visualizzazione e lo screenplay sullo sfondo! I simboli di stato dei popoli erano sostituiti dalla lettera “V”, che può avere molti significati. “Volk”, “Victory” o “Victory & Volk”, ecc… L’espansione dei popoli tramite la conquista (vittorie) del territorio,…

I Laibach hanno dimostrato di essere nati per interpretare la loro visione in sala. La dinamica dell’atmosfera ha ondeggiato per tutto il tempo a livelli eccezionali, ma il culmine è stato di certo quando sul palco è salito Boris Benko e la band ha eseguito il brano Nippon. Una prova sovrana, a fuoco e severissima, di fusione della visione NSK in forma musicale, servita in un’unità chiamata Laibach. Dolce shock dopo shock.

La gente era inchiodata alle sedie e seguiva in trance ipnotica la prima parte dell’esibizione, accompagnando ogni brano con un applauso fragoroso. La prima parte del concerto si è chiusa con l’inno NSK registrato, mentre gli artisti si ritiravano dietro le quinte a rifiatare e a prendere una boccata d’aria.

La seconda parte del concerto è durata solo una buona mezz’ora. Forse sarebbe stato più giusto chiamarla direttamente bis. Era fatta di brani che rappresentano il periodo creativo più recente della band, intriso di techno industrial. Sono quindi arrivate di corsa sul palco due ragazze dalle linee virtuose, personificazione dell’ordine e della disciplina, marchio di fabbrica dei live dei Laibach di nuova generazione, che hanno cominciato a maltrattare i loro due rullanti “snare” nella solita maniera. Il bis si è chiuso in modo simbolico con la stretta di mano tra Milan Fras e un rappresentante della Mute Records, poi i Laibach hanno salutato.

Noi in sala, sbagliando, ci aspettavamo un altro bis. Quello che è seguito è stato solo un remix registrato di 10 minuti, ricavato da motivi di alcuni brani celebri dei Laibach, una breve retrospettiva sulla ricca carriera della band.

La sala in piedi salutava la band sul palco. Il concerto dei Laibach è stato in realtà tutt’altra cosa rispetto all’esperienza open air di Kamnik dell’agosto 2006. L’atmosfera era molto più intensa e marcata. Tutte le piccole finezze della band sono venute fuori molto di più, le delicatezze del suono che l’immagine e la messa in scena del nuovo disco “Volk” letteralmente pretendono. L’ottima interpretazione di Mina Špiler, gelida ma maestosa, ha portato nell’immagine dei Laibach, accanto alla voce di Fras, atmosfere straordinarie che ondeggiavano per contrasto. Una cosa con cui i Laibach flirtavano già negli anni Ottanta con Anja Rupel e che, evidentemente, nella nuova veste della band vive così il suo “crescendo”.

Un concerto dei Laibach: un evento che ti toglie il fiato. Un evento che ti tocca sempre, e ti tocca nel profondo, anche se non vuoi. Per un’ora e mezza diventi semplicemente una parte stregata di questo mondo musicale unico. La grandezza di un’ipnosi musicale che sanno creare solo i grandi artisti.

foto: Jani Lah

Scaletta

1. Zdravljica (taped intro)
2. Germania
3. America
4. Anglia
5. Rossiya
6. Francia
7. Italia
8. Espana
9. Yisra’el
10. Turkiye
11. Zhonghua
12. Nippon
13. Slovania
14. NSK
—bis—
15. Tanz mit Laibach
16. Alle gegen Alle
17. Du bist unser
18. Hell : Symmetry
19. Achtung!
20. Das Spiel ist Aus
21. Laibach medley (taped outro)

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