Larks’ Tongues In Aspic
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: King Crimson
Etichetta: Discipline Global Mobile
Uscita: 1973
Voto: 5/5
I King Crimson sono tornati con “Larks’ Tongues In Aspic” completamente rinati. E in senso positivo. Robert Fripp, da questo album in poi leader indiscusso della band, alla fine del tour precedente, quello dell’album “Islands” (1971), perse la pazienza e sbatté fuori dal gruppo gli altri tre membri. Subito dopo portò in squadra alcuni dei musicisti migliori e più stimati dell’epoca. John Wetton (ex-Mogul Thrash, ex-Family), che Fripp voleva già nella versione precedente della band, diventò il nuovo cantante e bassista. Wetton fu allora il miglior cantante che la band avesse avuto dall’addio di Greg Lake tre anni prima. Curiosamente, in certi momenti la sua voce ricorda proprio quella di Lake. Anche come bassista Wetton era uno dei migliori e più rispettati del periodo. A completare una sezione ritmica assassina ci pensò il genio della batteria Bill Bruford, che aveva appena lasciato gli Yes all’apice del successo commerciale per unirsi ai King Crimson rinati. Solo un musicista di primo livello, per cui la musica significa davvero tutto, scambierebbe il successo commerciale con una band instabile e imprevedibile. Ma Bruford era uno più interessato alla ricerca artistica sui confini della musica rock, e per giunta era un batterista jazz nel cuore, e i King Crimson avevano già una lunga tradizione di batteristi jazz. Inoltre, fin dal primo momento in cui i King Crimson erano apparsi sulla scena musicale, ne era rimasto completamente folgorato. Anche gli altri due nuovi arrivati, che Fripp aveva scovato nella scena musicale “underground” britannica, non erano da meno. Il violinista e occasionale tastierista David Cross portò nella band le sue idee di musica classica e dimostrò che anche il violino può essere un elemento vincente nel rock. Intanto l’eccentrico ma geniale percussionista Jamie Muir rendeva ancora più profonda la linea ritmica assassina con le sue idee a dir poco innovative sulle percussioni.
I King Crimson rinati erano più forti che mai, se non contiamo la formazione originale, e dopo tre anni erano finalmente riusciti a rimettere in piedi una line-up stabile. Con una delle migliori sezioni ritmiche dell’epoca erano davvero indistruttibili. “Larks’ Tongues In Aspic” era senza dubbio la creazione più sperimentale della band fino a quel momento. I primi due nuovi elementi musicali che segnano in modo decisivo questo album sono senza dubbio il violino e la viola di Cross e le percussioni esotiche di Muir, tra cui lamiere di metallo, noccioline e la mbira (una particolare percussione africana). Il suo arsenale di percussioni era davvero vario. Ma la cosa più incredibile e meravigliosa di questa formazione è che qui non si concentra più tanto sugli elementi jazz, come aveva fatto negli album precedenti, ma mette nella sua musica i più svariati elementi musicali, che nella loro esecuzione toccano i limiti stessi della musica. Una fusione musicale totale di avanguardia, musica classica, metal e jazz, data dalla combinazione tra il violino demoniaco di Cross, l’abilità mozzafiato di Bruford alla batteria, le percussioni melodiche e stratificate di Muir, il basso potente ma al tempo stesso melodico di Wetton e la chitarra di Fripp, che in questo album passa da parti jazz-pop soft a espansioni elettriche da far venire la pelle d’oca. In questo album la chitarra ha anche uno spazio molto più ampio di prima. Oltre alla raffinatezza classica e all’influenza ancora evidente di jazz fusion e avanguardia, questa incarnazione della band ha inserito di tanto in tanto nella sua musica, in certi punti, anche elementi del primo heavy metal, rappresentati dalla chitarra più aggressiva di Fripp, dagli stacchi di batteria di Bruford e dal basso martellante di Wetton. I testi di Richard Palmer-James, amico di Wetton (che a differenza del predecessore Peter Sinfield non è diventato un membro ufficiale della band), a differenza dei testi metafisici del predecessore si concentrano di più sui problemi sociali della società moderna e sono quindi più vicini alla comprensione della maggior parte degli ascoltatori. Ovviamente, però, quel suono apocalittico e quella visione tipici della band sono sempre presenti. Il titolo insolito dell’album è venuto in mente al percussionista Muir, e pare derivi dalle sensazioni provate ascoltando la musica dell’album: qualcosa di fragile, ma al tempo stesso immerso in qualcosa di corrosivo.
Il lungo strumentale sperimentale d’apertura “Larks Tongues In Aspic-Part I” è un ottimo esempio di come ognuno dei musicisti mostri il proprio genio, con le loro abilità che si susseguono una dopo l’altra. La sezione iniziale del brano si apre con i melodici cimbalini orientali di Muir, a cui si unisce presto il violino di Cross. Poi arriva un riff infernale, pesantissimo, di Fripp, a cui si aggiunge la linea ritmica infuocata fatta dagli stacchi di batteria di Bruford e dal basso martellante di Wetton. I King Crimson non avevano mai suonato così incandescenti e duri come in certi punti di questo pezzo, che comunque è ben lontano dall’essere il più duro dell’album. Il violino di Cross e il mellotron aggiungono di continuo quel mistero apocalittico tipico della band, e allo stesso tempo smorzano un po’ la tensione generale. Verso la fine del brano, quando raggiunge il suo culmine drammatico, si sente un convulso chiacchiericcio di persone registrato, che richiama il titolo del pezzo. Le “lingue di allodola in gelatina” sono infatti una bella metafora dello stress e dello smarrimento della società moderna, che annaspa impotente in un diluvio di informazioni di ogni tipo, per lo più inutili.
“Book Of Saturday” è un grande contrasto e una splendida ballata malinconica, che è anche il debutto vocale di John Wetton in senso proprio (se non contiamo il suo contributo ai Mogul Thrash, dove a parte un brano faceva da voce di accompagnamento). Fino ad allora era conosciuto soprattutto come eccellente bassista. Wetton è un cantante splendido che all’epoca non era ancora nemmeno consapevole del suo potenziale vocale e puntava di più sulla sua eccezionale tecnica al basso. Mellotron, chitarra acustica di Fripp e violino di Cross creano una meravigliosa base classica che si sposa alla perfezione con la voce melodica e straordinariamente malinconica di Wetton. Per il testo, è il brano più personale che la band avesse composto fino a quel momento. E insieme stempera l’atmosfera dopo il cataclisma dello strumentale d’apertura, riportandoci a quei meravigliosi momenti romantici che solo loro sanno evocare.
“Exiles” è un meraviglioso poema sinfonico e una delle composizioni più belle create da questa versione della band. Dopo un’introduzione sperimentale ed energica sulle percussioni arriva una splendida melodia costruita sul violino di Cross e sul mellotron di Fripp. Il grande Bruford alla batteria fa vedere perché era così importante negli Yes. A tutto questo si unisce la voce malinconica e drammatica di Wetton, insieme alla chitarra di Fripp. “Exiles” è un bell’esempio del lato classico della band e mostra ancora una volta i King Crimson come fondatori del rock progressivo sinfonico, che è solo uno dei tanti aspetti musicali di questa band.
“Easy Money” è una pura classica e una delle creazioni più brillanti dell’album. Poggia su un ritmo brillante e sull’ottima voce sarcastica di Wetton. È il pezzo in cui Wetton come cantante brilla davvero, e in cui è impossibile immaginare il brano senza la sua voce. Per non parlare delle sue parti di basso brillanti e uniche, con cui mette in ombra tutti i suoi predecessori. La batteria fenomenale di Bruford e le percussioni di Muir, dove si sente di tutto e di più, ci guidano attraverso questa composizione straordinariamente varia. Intanto Cross spazza via in un attimo ogni dubbio e dimostra che il violino può stare benissimo anche nei passaggi più forti e taglienti della musica rock. Senza dimenticare, ovviamente, il brillante assolo di Fripp nella parte centrale. “Easy Money” si chiude con la risata sballata di qualcuno che evidentemente si è imbattuto in un mucchio di soldi e sta morendo dalla gioia. Nero umorismo inglese…
Lo strumentale “The Talking Drum” è una vera estasi batteristica, in cui Bruford mette in mostra tutte le sue abilità e fa capire perché fosse uno dei migliori batteristi dell’epoca. Nel frattempo Muir regala alcuni dei suoi momenti migliori alle percussioni. Il brano si sviluppa da un’introduzione sommessa fino al fragore finale. Al ritmo jazzistico incentrato sulla linea di basso si uniscono di continuo, in un vero scontro reciproco, il violino di Cross, che guida anche tutta l’improvvisazione verso la fine, e le parti di chitarra avanguardistiche di Fripp. Il loro duello si chiude in una vera eruzione di strumenti. La mitragliata di batteria prosegue fino al climax fatale, che finisce con un vero strillare di “allodole” che annuncia lo sbocco diretto nel brano successivo.
“Larks Tongues In Aspic-Part II” è la classica che chiude il disco e una delle opere strumentali migliori e più complesse della band, che scoppia di un’incredibile energia supersonica. È incredibile come riesca a unire complessità e immediatezza. Allo stesso tempo indica la direzione che la band prenderà negli album successivi. L’iniziativa principale è qui della chitarra metallizzata di Fripp, che spara riff metal assassini. Lo accompagna per tutto il tempo una sezione ritmica fenomenale. Parti veloci e lente si alternano di continuo e creano un’atmosfera pazzesca. A questo seguito delle “lingue di allodola” ne sono seguiti negli anni altri due, che si ricollegano benissimo a questo concept strumentale della band. “Larks Tongues In Aspic-Part II” è un pezzo che con la sua durezza fuori dal comune e la sua (intelligente) aggressività è molto avanti rispetto al proprio tempo.
“Larks’ Tongues In Aspic” è il primo e più sperimentale capitolo della trilogia di album pubblicati da questa leggendaria versione della band. È difficile trovare complimenti adeguati per un album così eccellente. Ogni brano è infatti una classica a sé. Questo album è una delle opere più grandiose non solo dei King Crimson ma del rock progressivo in generale, e ha dato alla band un nuovo inizio e il ritorno al posto dei principali rappresentanti del proprio genere, che aveva quasi perso dopo il generale oblio in cui era caduto l’ottimo “Islands” (1971). Allo stesso tempo è una delle opere più importanti della band e ha segnato la svolta per tanti ottimi musicisti presenti nell’album, con Wetton in testa. Eppure il lento e inevitabile disfacimento di questa straordinaria versione dei King Crimson era iniziato già poco dopo l’uscita dell’album. Il percussionista Jamie Muir lasciò la band ancora prima della fine del tour a causa di un infortunio alla mano e poi diventò monaco in un monastero scozzese (molti anni dopo è comunque tornato alla musica). I quattro rimasti hanno continuato per la loro strada e in poco tempo hanno creato parte della musica più originale, sperimentale e innovativa del XX secolo, una musica che andava ben oltre i confini del rock.
Formazione
John Wetton – voce, basso
Robert Fripp – chitarra, mellotron, devices
Bill Bruford – batteria
David Cross – violino, viola, mellotron
Jamie Muir – percussioni
Produzione
King Crimson
Tracklist
1. Larks’ tongues in aspic part one (13:36)
2. Book of Saturday (2:49)
3. Exiles (7:40)
4. Easy money (7:54)
5. The talking drum (7:26)
6. Larks’ tongues in aspic part two (7:12)
Durata dell’album: 46:37