Earthbound
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: King Crimson
Etichetta: Discipline Global Mobile
Uscita: 1972
Voto: 3/5
“Earthbound”, il loro primo album dal vivo, è senza dubbio il titolo più oscuro del catalogo della band e, a dirla tutta, una specie di anomalia. È un bootleg registrato negli ultimi giorni della formazione Fripp/Burrell/Collins/Wallace ed è tristemente famoso per la qualità sonora pessima, visto che l’ha registrato uno del pubblico con un normalissimo registratore a cassette, senza uno straccio di equilibrio tonale. E anche perché ritrae la band proprio alla fine del tour di “Islands”, quando questa incarnazione era a un passo dallo sfacelo e quindi musicalmente spaccata in due. Lo strappo si vede lontano un miglio nel modo in cui il trio Burrell/Collins/Wallace, durante le improvvisazioni, tira tutto verso acque blues e funk, mentre il povero Fripp resta saldamente e ostinatamente piantato nella musica classica. L’esecuzione tecnica è comunque splendida, come c’è da aspettarsi da musicisti di questo calibro, ma il suono scadente della registrazione e la frattura musicale tra i membri della band rovinano la qualità dell’insieme. Dà un po’ fastidio anche la scelta non proprio azzeccata dei brani registrati, che per lo più non sono i classici della band, ma di questo non si può dare la colpa al gruppo, bensì al “poveraccio” che ha registrato tutto. Tra le composizioni in studio, cioè i classici della band, in questa registrazione ci sono solo “21 Century Schizoid Man” (In The Court of the Crimson King, 1969) e “Sailor’s Tale” (Islands, 1971). La lunga improvvisazione “Groon” è uscita sul singolo “Cat Food” (1970) e non è mai stata pubblicata ufficialmente su un album in studio, mentre “Peoria” e “Earthbound” sono improvvisazioni che la band suonava durante il tour di quel periodo.
“21 Century Schizoid Man”, il loro inno e classicone, è il brano eseguito meglio di tutta la registrazione. Si tratta di una versione completamente fuori di testa, un’autentica versione “anarco-apocalittica”, che certo non regge il confronto con quella in studio, ma è comunque una storia a parte e una vera leccornia per tutti i fan della band. Come si conviene a questo brano leggendario, la voce di Boz è distorta con l’effetto VCS3, che in questa registrazione raggiunge vette quasi grottesche e a volte Boz sembra quasi un cyborg. Quando poi, a metà brano, in un vero e proprio duello, anzi, in un massacro all’arma bianca, arrivano il sassofono scatenato di Collins e la chitarra metallizzata di Fripp, è lì che parte la danza infernale e la battaglia tra gli strumenti. Chiunque adori la versione originale con Greg Lake alla voce si godrà anche questa versione bella “succosa” del loro classico. Peccato solo che la qualità audio scadente la rovini. “Peoria” è il classico “jamming” della band e mostra quel lato del gruppo che non è mai stato presentato apertamente sugli album in studio. È un’improvvisazione jazzy su due accordi, con gli urli “funky e bluesy” di un Boz in piena trance (non sorprende che poco dopo l’uscita di questa registrazione sia entrato nei Bad Company) e un ritmo jazzistico steso sul pedale di Fripp, con i selvaggi assoli di sax di Collins. Lo strumentale “The Sailor’s Tale” è anch’esso eseguito diversamente rispetto alla versione in studio e mostra l’abilità di Collins al mellotron e l’eccellente lavoro di Fripp alla chitarra (assolo magistrale). Allo stesso tempo è l’unico brano della registrazione che mostra davvero i King Crimson classici, senza tutte le aggiunte “blues e funk”. La successiva improvvisazione “Earthbound” dondola tra ritmi funky sostenuti dai gridolini estatici di Burrell ogni tanto, finché non lasciano spazio alla “pirotecnica” di Fripp alla chitarra. In chiusura c’è un’ottima versione di “Groon”. Sono 15 minuti di espansione improvvisativa che mettono bene in luce il talento di ciascun membro della band. In particolare il batterista Ian Wallace (con uno straordinario assolo di batteria) e Fripp alla chitarra, che riescono a creare un’atmosfera eccezionale e indimenticabile. Merito anche di un esperimento “sci-fi” di quattro minuti con gli effetti VCS3, che porta il suono della band in sfere quasi elettronico-spaziali. Alla fine Fripp, alla chitarra, chiude il tutto in puro stile apocalittico.
Passiamo ora alle critiche. Nelle prime due improvvisazioni (“Peoria” e “Earthbound”) Fripp, incredibile ma vero, è ridotto al ruolo secondario di chitarrista ritmico “funky” e si sente chiaramente che quel ruolo non gli andava a genio per niente. Ogni volta che prova a prendere l’iniziativa per piazzare le sue idee chitarristiche classiche, tutto il “groove” sparisce all’improvviso e il pezzo se ne va dritto verso l’uscita. Il che risulta quasi tragicomico. Si sente anche chiaramente che all’epoca di questa registrazione la band era spaccata su due rive musicali diverse: il trio “bluesy e funky”, a cui piaceva “divertirsi” a modo suo con i jamming funky, e il Fripp rimasto solo, ancora aggrappato alla musica classica e al fusion. Anche anni dopo questa registrazione Fripp di questa formazione non aveva da dire granché di buono. Non c’è da stupirsi che dopo il tour abbia fatto, in puro stile dittatoriale, una “purga” in grande stile, cacciando tutti e tre i “bontemponi”, che poi si sono buttati sul blues (Bad Company, Alvin Lee, Alexis Corner, ecc.).
Se il suono non fosse così a pezzi, “Earthbound” sarebbe un grandissimo album dal vivo, perché è una vera leccornia per tutti gli appassionati di rock progressivo e d’avanguardia. Questa ristampa più recente, uscita per DGM, porta comunque un miglioramento evidente al suono dell’intera registrazione e riesce a catturare buona parte di quella magia selvaggia e indomita che aveva questa formazione, la più antica e più scatenata della band. Certo, non è un live adatto ai principianti che stanno ancora scoprendo la band “dal vivo”. Potrebbe addirittura scoraggiarne più d’uno dall’ascoltare il resto della loro produzione quindi lo consiglio solo ai grandi fan della band. I King Crimson meritavano senza dubbio che il loro primo album dal vivo fosse registrato con un suono come si deve e con più brani rappresentativi. Da questo punto di vista “Earthbound” non gli rende giustizia. Fripp all’inizio si era opposto duramente sia all’uscita originale sia alla ristampa di questa registrazione, ma alla fine ha ceduto ai desideri di tanti fan della band, perché con gli anni “Earthbound” ha conquistato lo status di culto. Non solo è stato per molto tempo l’unica uscita live ufficiale della prima versione della band, ma è anche il primo bootleg pubblicato ufficialmente nella storia del rock (registrato da uno del pubblico all’insaputa della band). Per chi invece vuole un contatto più autentico con le registrazioni live di questa incarnazione della band, ora c’è a disposizione un bel mucchio di registrazioni dal vivo di quel periodo, pubblicate (e ancora in uscita) dal “King Crimson Collectors’ Club”. Le trovi tramite l’iscrizione e i successivi ordini online.
Formazione
Boz Burrell – voce, basso
Robert Fripp – chitarra
Mel Collins – sax alto, baritono e tenore, mellotron
Ian Wallace – batteria
Produzione
Robert Fripp
Tracklist
1. 21st century schizoid man (11:45)
2. Peoria (7:30)
3. The sailor’s tale (4:45)
4. Earthbound (7:08)
5. Groon (15:30)
Durata dell’album: 46:38