Islands

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: King Crimson
Etichetta: Discipline Global Mobile
Uscita: year
Voto: 5/5

“Islands” è, come atmosfera, l’album più meditativo e disteso della band, quello con meno chitarra elettrica di Fripp, ma non per questo lesina sulle sfumature musicali avventurose, come si conviene ai King Crimson. Il maestro Fripp qui si è concentrato più sugli arrangiamenti che sulla quantità di assoli, anche se proprio in questo disco si sentono alcuni dei suoi passaggi più marcati. I due nuovi arrivati nella band, all’epoca, erano Boz Burrell, che alla voce e al basso ha preso il posto di Gordon Haskell, e Ian Wallace, che alla batteria ha sostituito Andy McCulloch. Fripp ha insegnato a Boz a suonare il basso in una sola settimana, e si sente nelle sue linee relativamente semplici ma solide. Di sicuro era un musicista di grande talento, se in così poco tempo ha raggiunto lo standard altissimo che pretende una band come i King Crimson. Anche se come cantante è il meno espressivo di tutta la storia del gruppo, la sua voce a tratti esoterica e un filo “beatlesiana” sta benissimo su questo disco. Ma sa anche essere drammaticamente roca, quando vuole (un bell’esempio è “Ladies Of The Road”). Wallace, come vuole la tradizione dei batteristi dei King Crimson, è un batterista jazz di prima categoria e ancora oggi è tra i più rispettati del progressive rock e della jazz fusion. E non dimentichiamo il flautista e sassofonista Mel Collins, che proprio su questo album mostra i suoi momenti migliori con la band. La collaborazione della leggendaria coppia Fripp e Sinfield ha dato frutti meravigliosi anche stavolta, per l’ultima volta, in composizioni esoteriche e variegatissime, sostenute da testi splendidi e perlopiù metafisici di Sinfield. Anche stavolta ci sono tanti ospiti che avevano già lavorato con la band in passato (il tastierista Keith Tippet & co), e che fanno alla perfezione la parte di una vera orchestra in miniatura.

Anche se i King Crimson non hanno mai pubblicato ufficialmente un concept album (il più vicino è stato il disco precedente, “Lizard”, 1970), grazie a Sinfield, come nei tre album precedenti, si sente di nuovo un concetto metafisico che tiene insieme i vari pezzi. Una specie di viaggio tra isole irraggiungibili di luce e amore straordinari, dove ognuno di noi vorrebbe approdare. Il che si sposa alla perfezione con la nebulosa viola in copertina, che è in pratica un “isola cosmica” di bellezza assoluta. E tale è anche l’atmosfera di gran parte del disco. Come si conviene ai King Crimson, su “Islands” ci sono di nuovo composizioni dai contrasti stilistici enormi: dalla jazz fusion all’heavy rock, dalla musica classica fino al blues, dove la band non si era mai avventurata né prima né dopo. Il suono jazzato della band continua anche su “Islands”, ma in modo meno marcato e senza prendersi tanto spazio quanto nel disco precedente, “Lizard” (1970). Gli arrangiamenti sono bellissimi nella maggior parte dei brani, e ci sono tante improvvisazioni, che a quel punto erano ormai diventate uno dei marchi di fabbrica del gruppo. E ovviamente le “pirotecniche” acrobazie di Fripp alla chitarra elettrica e acustica e al mellotron, lo strumento imprescindibile del primo periodo della band.

L’epica “Formentera Lady”, oltre i 10 minuti, si apre su una melodia lenta costruita sul basso di Boz, con un assolo esoterico di flauto di Collins e la chitarra acustica di Fripp e il mellotron che si alternano nella prima strofa. Poco dopo si aggiunge la linea ritmica jazzata della batteria e delle percussioni di Wallace insieme al basso di Burrell. Ben presto si sente per la prima volta la voce sognante e malinconica di Boz, che canta il testo metafisico e romantico di Sinfield sul viaggio di Ulisse e i suoi incontri fatali con mostri e ninfe. Verso la fine del pezzo lo sostituiscono in modo splendido le voci femminili da operetta di Paulina Lucas, che creano una tensione incredibile prima di sfociare nel brano successivo. “Formentera Lady” è un vero contrasto rispetto ai pezzi d’apertura dei dischi precedenti, che erano “una raffica dritta in faccia”.

Il pezzo sfocia senza pause nello strumentale “Sailor’s Tale”, con un fenomenale assolo di chitarra elettrica di Fripp e l’ottima batteria di Wallace, che crea una fusione straordinaria e fa di questa composizione uno dei migliori lavori strumentali della band. Segue un meraviglioso assolo di sassofono di Collins. Poi è di nuovo la chitarra fenomenale di Fripp a prendere l’iniziativa, uno dei suoi assoli migliori in assoluto, steso sopra una splendida linea ritmica di basso e chitarra. Dentro il brano ci sono un sacco di improvvisazioni, tantissime variazioni e suoni interessanti.

“The Letters” è un vero dramma vittoriano, con le radici in “Drop In”, che la formazione originale della band suonava già dal vivo. Il testo di Sinfield su intrighi e gelosia velenosa ti trafigge il cuore, ed è il pezzo più cupo del disco come atmosfera. Si apre con un’intro silenziosa e misteriosa e la voce di Boz quasi sussurrata. Poi  l’assolo di chitarra di Fripp elettrizza per un attimo tutta l’atmosfera, insieme all’assolo folle di sassofono di Collins. Dopodiché si alternano le strofe di Boz, sommesse e furiose, che accompagnano la melodia centrale del brano. Quel suo verso rabbioso, “Impaled on nails of ice”, nel finale, ti gela davvero il sangue nelle vene.

“Ladies Of the Road”, senza dubbio uno dei pezzi migliori del disco e un classico della band, ha dei bellissimi cori beatlesiani e il brano più bluesy che abbiano mai fatto. Anche questo pezzo parte piano, su un ritmo lento e disteso, poi l’assolo di sassofono, il basso ritmico e un riff di batteria scaldano per bene tutta l’atmosfera. Segue l’assolo di chitarra di Fripp e i cori beatlesiani nel ritornello, che al primo ascolto ti stendono. Da Sinfield siamo abituati a testi profondi, metafisici e per i più difficili da decifrare, ma qui ha fatto un’eccezione, si è concesso una pausa e ha scritto un testo spassosissimo e beffardo sulle “groupie”. Un testo senza dubbio parecchio sessuale, che si discosta di molto dagli standard abituali della band. Alla fine del pezzo c’è una vera marea di improvvisazioni, con gli assoli di sassofono scatenati di Collins, la “pirotecnica” chitarristica di Fripp e la voce “bluesy” di Boz completamente infuriata nel finale.

Il brano dopo, lo strumentale orchestrale “Prelude: Song Of The Gulls”, è probabilmente una delle migliori composizioni mai uscite dalla band e allo stesso tempo un pezzo totalmente classico, come i King Crimson non ne hanno mai più fatti, né prima né dopo. Le radici risalgono addirittura a prima della nascita del gruppo. Ha un assolo di flauto e di percussioni bellissimo, stupendo. Per non parlare dei meravigliosi arrangiamenti di chitarra di Fripp. Il pezzo è di una bellezza che toglie il fiato ed è un enorme contrasto con le improvvisazioni che dominano gran parte del disco. Ed è un’altra prova dell’enorme ampiezza musicale di una band capace di comporre con facilità arrangiamenti orchestrali così maestosi e un attimo dopo di affilare riff di chitarra pesantissimi.

La title track “Islands”, una ballata epica di 10 minuti, esoterica e malinconica, è un meraviglioso viaggio metafisico attraverso la galassia e una delle composizioni più belle che abbiano mai realizzato. Con una parte iniziale splendida, che unisce in modo bellissimo un canto quasi angelico, pianoforte e flauto. Il canto di Boz qui è particolarmente luminoso e dimostra le sue capacità vocali nascoste. A lui si uniscono il pianoforte superbo di Tippet e l’assolo di sassofono di Collins, stavolta non impazzito ma fedele alla melodia centrale del brano. Mentre ascolti, puoi anche ammirare qualche bellissimo intervento di Fripp al mellotron. Poi arriva un’altra strofa stupenda, con arrangiamenti magnifici di flauto e pianoforte. E ancora un sassofono splendido, qualche sintetizzatore e la cornetta brillante di Mark Charig. Gli assoli stratificati e ripetuti sono bellissimi e malinconicissimi. “Islands” è senza dubbio una delle composizioni più luminose e belle della band, mentre durante l’ascolto si schiudono davanti a noi orizzonti stratificati di nebulose galattiche irraggiungibili. Dopo la fine del brano, dopo una lunga pausa, più o meno al decimo minuto, si sente un breve spezzone dallo studio e le indicazioni di Fripp durante una prova di registrazione della band, probabilmente prima dell’inizio delle sessioni di questo album.

“Islands” è un capolavoro che all’epoca dell’uscita è stato ignorato in modo grottesco e resta uno degli album più sottovalutati della band, che aspetta ancora il riconoscimento che merita. La bellezza di questo capolavoro sta proprio nella sua atmosfera bellissima, esoterico-magica, e nelle composizioni celestiali, frutto della maestria di musicisti straordinari e della fusione perfetta dei migliori ingredienti musicali. E per di più è tutto suonato di nuovo con tutto il cuore e l’anima, come sanno fare solo le band più grandi. Dopo il tour di questo disco Fripp ha riorganizzato a fondo la formazione, sostituendo tutti i membri di allora, con Sinfield in testa. È stata una delle rare decisioni sbagliate prese da Fripp in quel periodo. Dopo l’addio di Sinfield, infatti, la band non è mai più riuscita a raggiungere la qualità dei suoi testi e nemmeno quell’atmosfera mistica che, proprio grazie alla sua poesia, contraddistingueva i primi quattro album. “Islands” è un capolavoro del progressive rock delle origini e, come tale, una delle opere migliori della band, a prescindere dal fatto che i dischi successivi siano stati opere d’arte mozzafiato, con musicisti ancora più celebrati e ambiziosi. Unitevi dunque ai King Crimson in un viaggio meraviglioso tra le isole di luce infinita.

Formazione

Boz Burrell – voce, basso e coreografia
Robert Fripp – chitarra, mellotron, il pedale armonico di Peter e vari strumenti
Mel Collins – flauto, flauto basso, sassofono e cori
Ian Wallace – batteria, percussioni e cori
Peter Sinfield – testi, suoni e visioni

Musicisti ospiti:
Keith Tippet – piano
Paulina Lucas – soprano
Robin Miller – oboe
Mark Charig – cornetta
Harry Miller – contrabbasso

Produzione

Robert Fripp & Peter Sinfield

Tracklist

1. Formentera Lady (5:20)
2. Sailor’s Tale (12:30)
3. The Letters (4:32)
4. Ladies Of The Road (5:35)
5. Prelude: Song Of The Gulls (4:15)
6. Islands (11:55)

Durata dell’album: 44:09

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