Le leggende non muoiono mai (2013)
Autore: Sebastijan Videc
Foto: Jerneja Jerak
Luogo: Cvetličarna, Lubiana
Data del concerto: 06.12.2013
Presenze: 1.350
Prezzo del biglietto: 17€
Deja Vu – due paroline per descrivere l’arrivo davanti alla Cvetličarna, se di recente sei stato anche al concerto dei Doors Alive: freddo, hippie invecchiati con magliette non ufficiali e, stavolta, una coda lunghissima e multigenerazionale davanti all’ingresso; solo l’odore di maria stavolta non si sentiva. Ma non ce n’era nemmeno bisogno. Il dicembre festaiolo, a quanto pare, è già in pieno svolgimento e stavolta la folla è venuta a divertirsi sulle melodie di una delle rock band più amate di tutti i tempi – Queen. The Bohemians si sono messi insieme nel 1996 e in quasi due decenni hanno conquistato lo status di migliori imitatori della band, suonando davanti a un pubblico entusiasta in giro per il mondo.
Alle nove, l’ora in cui il concerto avrebbe dovuto iniziare, la sala non era ancora piena, ma la lunga fila davanti alla biglietteria non si era ancora esaurita. Eppure nell’aria si sentiva un’energia positiva, in un certo senso persino magica. L’organizzatore ha saggiamente (o no) previsto un po’ di ritardo e un quarto d’ora dopo il parterre era già bello stipato, mentre i balconi continuavano a riempirsi su più file, e dalle casse a farci passare l’attesa ci pensavano gli hit rock, dai Deep Purple e Led Zeppelin fino a Guns n’ Roses e Aerosmith.
Dopo 25 minuti d’attesa la musica si è finalmente spenta e, tra l’entusiasmo e un filo di stupore della folla, sul palco al posto dei The Bohemians sono saliti i Top Stripper, ormai evidentemente la band di supporto di casa specializzata in tribute. Stavolta i ragazzi si sono esibiti »collegati« alla corrente, a differenza dell’apertura dei Doors, cosa che al pubblico ha fatto visibilmente bene. Invece della solita mezz’ora si sono guadagnati un set di ben 50 minuti, in cui hanno suonato un mix di pezzi propri e cover. Sul palco stavolta si sono uniti ai ragazzi anche due coriste, a dare un colore in più alla voce di Jaš. Anche se il pubblico non li conosce granché, a parte qualche evidente eccezione nelle prime file, per tutto il set sono riusciti a scaldarlo piuttosto bene, e il culmine l’hanno toccato senza dubbio con la cover degli Aerosmith ‘Walk this way’ e con il classico dei GnR ‘Paradise City’, penultimo pezzo in scaletta.
La pausa tra una band e l’altra di solito significa un parterre che si svuota un po’ per rinfrescarsi, sfogarsi e fare il pieno di nicotina, ma stavolta sembrava che la folla aspettasse col fiato sospeso l’evento principale e non volesse mollare il proprio posto in parterre o alla balaustra del balcone per faccende secondarie. Per fortuna gli addetti al palco hanno fatto in fretta: cambiati i tamburi e gli ampli, sistemato tutto il necessario in soli quindici minuti. Alle dieci e mezza in punto le luci si sono spente di nuovo, dalle casse sono esplose le chitarre di Brian May, l’intro in studio di Tie Your Mother Down, e sul palco sono saliti John Deacon, Roger Taylor e Brian May – almeno così sembrava, nella penombra del palco della Cvetličarna. Finita l’intro, la band ha attaccato con la versione live veloce dell’inno rock ‘We Will Rock You’, e tra la follia del pubblico è corso sul palco Freddie Mercury, pardon, Rob Comber.
Vestito con jeans chiari e canotta bianca, un bracciale di cuoio borchiato al polso destro e ai piedi le Adidas Universal, stavolta Rob ha imitato Freddie nella leggendaria esibizione al Live Aid del 1985. Se Freddie era quello del Live Aid, gli altri membri della band indossavano outfit presi da concerti e tour diversi. Le tribute band si dividono in genere in due campi – quelle che vogliono riprodurre il suono e la scena della band che imitano, e quelle che si sforzano anche di somigliarle nell’aspetto. Questi ultimi rientrano nel secondo gruppo, dato che Rob, con la sua stazza e i baffi caratteristici, non è facile scambiarlo per Freddie, e lo stesso vale per il batterista biondo, il bassista riservato e il chitarrista dalla criniera.
Nel tentativo di creare un sound dei Queen autentico, la band ha puntato anche sugli strumenti originali. Il batterista picchia su dei Ludwig, il bassista fa da base con un Fender Precision Bass e il chitarrista tesse melodie con una replica della Fireplace di Brian, in combo con ampli Vox. Rob, che oltre a cantare, proprio come Freddie, suona anche il piano, lo sostituisce con delle tastiere Roland – aspettarsi che una tribute band si porti dietro un enorme, ingombrante e peccaminosamente costoso pianoforte Steinway, ovviamente, non è realistico.
Nella prima parte dello show ci hanno bombardato di successi anni Settanta, con l’eccezione di Another One Bites the Dust (1980). Dal punto di vista coreografico la band mi ha convinto in pieno, che si tratti delle smorfie del batterista mentre suona, dei salti a piedi uniti del bassista o dei gesti del chitarrista con la sua chitarra – c’è tutto. Ovviamente il lavoro più duro tocca a Rob, che però se la cava con lode. Freddie era il re del palco e infilarsi nei suoi pantaloni è un compito tosto, ma a Rob riesce benissimo. Tra tutti i movimenti, gli elementi di balletto, l’interazione col pubblico, i rapidi passaggi al pianoforte e le scorribande sul palco con la tipica asta del microfono – ci serve davvero tutto. Ovviamente non c’è da aspettarsi la voce di Freddie, perché, a parte Marc Martel della tribute band ufficiale dei Queen, Queen Extravaganza, non ho ancora sentito nessuno che gli si avvicini sia per estensione sia per timbro. Eppure il suo lavoro lo fa comunque egregiamente. Le critiche vanno semmai al chitarrista: nelle parti ritmiche segue bene il suono di May, ma la differenza esce fuori soprattutto negli assoli, che non hanno la melodicità caratteristica e ricordano piuttosto dei generici assoli hard rock.
Dopo Crazy Little Thing Called Love, ultimo pezzo della prima parte, in cui Rob ha imbracciato anche la chitarra acustica e sul palco si è unito a loro un eccellente tastierista, di cui purtroppo non ho colto il nome, è seguita una pausa di quindici minuti; i ragazzi sono tornati sul palco sulle note dell’intro di One Vision, a cui è seguito, come previsto, un set con l’accento sugli anni Ottanta. Stavolta Rob indossava l’outfit di Freddie dell’ultimo tour dei Queen, nel 1986 – pantaloni bianchi con la doppia riga rossa, maglia bianca con scollo a V profondo e giacca gialla. Purtroppo quella sera il fonico non si è meritato il titolo di maestro. Il volume era troppo alto, la chitarra era regolata troppo forte, il che dava fastidio soprattutto nei passaggi più tranquilli dei brani, mentre la voce era troppo bassa. Di conseguenza Rob si sentiva molto male, tranne che in quelle parti più calme. La voce è migliorata un po’ nella seconda parte del set, ma nel complesso il suono era ancora lontanissimo dall’essere buono.
Suono a parte, il pubblico si è goduto l’esibizione degli inglesi più che mai. Si susseguivano hit dopo hit e più di una volta ho avuto la sensazione che Rob non dovesse nemmeno cantare, perché la sala sovrastava la voce (regolata male). L’affiatamento era eccezionale, che si trattasse del canto o della mimica di concerti e video del passato – dalle braccia alzate che battono le mani in Radio Ga Ga e We Will Rock You, alla passata di aspirapolvere durante I Want To Break Free e, naturalmente, allo scambio vocale con il pubblico così tipico di Freddie. Più avanti, nel secondo set, Rob ha cambiato maglia, in linea con il tour, e per il bis ha indossato la giacca bianca con dettagli rossi che Freddie portava nei bis del tour di cui sopra. Il concerto si è chiuso con un’altra hit rock, We Are The Champions, in cui sia Rob sia il pubblico ci siamo sgolati fino all’ultimo, e durante la parte strumentale allungata del brano lui è spuntato da dietro il palco con una bandiera britannica con cucita sul retro quella slovena – un’altra caratteristica della band che i Bohemians imitano così bene, ricevendo al contempo una standing ovation. I ragazzi hanno salutato il pubblico di Lubiana sulle note dell’inno britannico con la promessa di rivederci l’anno prossimo. Spero che la mantengano!
Scaletta
- We Will Rock You (fast live)
- Tie Your Mother Down
- Killer Queen
- Good Old Fashioned Lover Boy
- Bicycle race
- Another One Bites the Dust
- Don’t Stop Me Now
- You’re My Best Friend
- Somebody To Love
- Save Me
- Fat Bottomed Girls
- Crazy Little Thing Called Love
- One Vision
- Seven Seas of Ryhe
- It’s a Kind of Magic
- Under Pressure
- I Want To Break Free
- Bohemian Rhapsody
- Hammer to Fall
- Radio Ga Ga
- We Will Rock You
- Friends Will Be Friends
- We Are the Champions
Galleria fotografica
































