Lene kosti – breve ma dolce scricchiolio di ossa e muri (2008)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: klub Gromka (Metelkova) / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 20.12.2008
Numero di spettatori: 120
Prezzo del biglietto: 0,00€
Un evento importantissimo per la scena musicale slovena è la reunion di quest’anno dei Lene kosti, i boogie metaller di Lubiana: con loro torna a farsi vedere un sano movimento metal e alter rock, quella continuità rock che in Slovenia manca, visto che le band di questo tipo della cosiddetta “prima generazione” e “seconda generazione” da noi si sono praticamente estinte del tutto. Un altro caso altrettanto importante sono i Niet!, tornati di nuovo in attività. Con questa classificazione i Lene kosti li metteremmo nella seconda generazione, dove avrebbero potuto starci anche certi Pomaranča, i Turbo di breve (ma dolce) vita, i Lačni Franz, e… per fortuna ancora oggi in attività, gli Avtomobili eccetera…
L’attesissima esibizione della leggendaria band di Lubiana è stata, dalla reunion del 2008, la loro terza in totale, e dalla precedente a Ivančna Gorica erano passati quasi due mesi e mezzo. Eravamo molto, molto curiosi di vedere come se la sarebbero cavata i Lene kosti nella capitale.
HARE KRIŠNA HIPPIE GROOVES: 23.45-00.30
Il pacchetto di quattro band è stato aperto dagli Honky Tonk, che per impegni improrogabili mi sono perso del tutto. Sono piombato sul posto poco prima di mezzanotte, quando in sala stavano scuotendo gli animi i ragazzi dal nome meraviglioso Hare Krišna Hippie Grooves. Dal nome della band e da quello che si sentiva, uno potrebbe tranquillamente definirla una “band dalla doppia morale”. Visto che siamo, a quanto pare, un paese “democratico” e nell’arte è lecito quasi tutto, queste deviazioni sono anzi benvenute. Il rock ha bisogno di un bel po’ di cazzeggio per potersi autogenerare all’infinito. E gli Hare Krišna Hippie Grooves lo sanno. Così, in una versione prevedibilissima di garage rock n’ roll a tutta velocità, hanno messo in primo piano un cantante eccellente, che ha sorpreso prima di tutto con un’estensione da fare invidia, tra urla sfrenate e potenti, una conduzione autorevole del repertorio e un’immedesimazione scenica totale, a dimostrazione che ogni tanto anche noi sloveni non abbiamo paura di sbandierare con troppa disinvoltura la nostra sessualità.
Il cantante ha di sicuro portato nella band il necessario elemento di shock e attrazione! La componente glam. Nel modo di vestire (leggi: un biker scappato da un motoraduno), nel taglio di capelli e ovviamente nei movimenti sul palco. In un set di 40 minuti i ragazzi hanno presentato il loro materiale originale, mostrando una band già dall’inizio molto ben affiatata, con in più un ottimo suono nel club, che ha convinto i presenti in sala che questi tipi sono bollenti e fatti della pasta giusta. Ragazze, attenzione! Per voi, “l’eterno piacevolmente erogeno”!
LENE KOSTI: 00.45 – 1.30
Sul palco arrivano per primi i quattro strumentisti Marc Kavaš (chitarra), Giovanni Kavaš (chitarra), Igor Kremenšek (batteria) e il bassista Davor Kastelec (ex-Mary Rose). E cos’hanno in comune? I cognomi di tutti iniziano con la “K”. E cos’altro avevano in comune? Hanno passato un bel po’ di tempo a sistemare palco e suono. Dal pubblico si è sentita persino una domanda in preda al panico: “Eh, ma dov’è Krušič!?!??!” Incredibile. Anche il quinto della band ha un cognome che inizia con la “K”.
Tutti i misteri si sono dissolti quando i ragazzi hanno aperto il set con I Got The! Sul palco salta ovviamente il “disperso” Milan Krušič (voce)! Il club era bello pieno e a far compagnia alla band sul palco c’erano i profili più diversi di appassionati di musica. Dagli amanti dell’alternativo ai rastafariani, e non mancava nemmeno un po’ (anche se in minoranza) del fedele esercito heavy metal, che dentro la Gromka ha resistito con fedeltà esattamente per i 40 minuti di durata del concerto dei Lene kosti. E tutti quanti se la stavano vivendo alla grande. In un attimo i Lene kosti hanno sganciato nell’aria una vera bomba di energia adrenalinica, il cui catalizzatore principale era ovviamente Milan Krušič, che col magnetismo di un carisma incredibile, la sicurezza scenica, le finte studiate e l’esperienza si è portato dietro la sala intera come se niente fosse. Milan sa essere davvero una bestia selvaggia!
I ragazzi hanno sorpreso subito col pezzo successivo. Si sono buttati su un “lavoro non proprio facile”, una cover di Stand Up And Shout di Ronnie James Dio. A modo loro. Affiatati, senza sbavature, anche se avrei voluto gli assoli di Marc un pizzico più alti, pur con un’ottima resa sonora complessiva della band nel club. Milan in questo pezzo ha usato il suo modo di cantare dal leggero sapore old school “alla Priest – Accept”, ma non ha dimenticato i gesti scenici che nei suoi concerti usa anche il leggendario Dio. Se la sono cavata bene. E Milan, con la sua improvvisazione dei versi, ha serpeggiato con esperienza tra le linee del maestro Dio. Seguono classici dai riff ben costruiti e dal drive rock n’ roll infernale, come Rock Power, Stones Of Death, poi la band cambia di nuovo marcia con il classico di Joan Baez Diamonds & Rust, ovviamente nella versione dei Judas Priest ’04 – ’05, ma come per Stand Up And Shout, ricodificata nel gergo musicale dei Lene kosti!
Milan combatteva la febbre del club togliendosi presto tutto dalla vita in su, e facendo notare che nei 17 anni in cui è mancato dai palchi si è arricchito di un bel po’ di tatuaggi. Nella seconda metà i ragazzi hanno sciorinato una sequenza del loro materiale originale con i pezzi più forti, dai riff da classici Iron Dragon, Warrior e ovviamente la loro più chiacchierata Russian Girl. Segue la domanda se vogliamo ancora qualche canzone. Si sentiva già fin troppo presto aria di fine concerto, perché la band non ha ancora studiato nuovo materiale, e quindi le esibizioni per ora sono purtroppo un po’ limitate come repertorio e minutaggio. Del resto, il nuovo materiale per il nuovo disco sta già prendendo forma. Il quintetto chiude con Do Or Die e, nonostante gli slogan scanditi da qualcuno che aspettava il bis, lascia il palco.
I ragazzi hanno messo in scena un’esibizione eccellente. Sia dal punto di vista del suono sia dell’esecuzione e, come detto, Krušič con la sua presenza ed energia è l’osso trainante dei Lene kosti, che porta la band attraverso lo show senza che ci si annoi nemmeno per un attimo a guardare i ragazzi sul palco. Considerando quanto fossero pittoreschi i concerti di un tempo, in questi anni di astinenza i ragazzi si sono ovviamente un po’ “messi in riga”. Ma si sentiva che il piccolo palco della Gromka ai Lene kosti sta ben stretto. Krušič scalpitava dalla voglia di buttarsi e, su un palco più ampio, il tipo avrebbe sicuramente regalato qualche altra succosa sorpresa. Non solo nel caso del carismatico frontman, ma anche della band nel suo insieme, si sentiva un nuovo slancio, la fame di suonare dal vivo, il desiderio che la band faccia finalmente ciò di cui era stata privata 17 anni fa. Affiatamento, esperienza, carisma, sicurezza (oltre ai chilogrammini accuratamente coltivati, ovviamente). Tutto questo i ragazzi oggi sanno sfruttarlo in modo estremamente convincente.
Il ritorno in vita riuscito si è riflesso nell’approvazione generale della folla, a cui il concerto è passato fin troppo in fretta. Speriamo solo che i Lene kosti, dopo la reunion, abbiano anche il coraggio. Il coraggio di andare fino in fondo. In fin dei conti restano grandi debitori sia verso se stessi sia verso la scena rock stessa. La band sta già cercando date per la primavera del 2009 e per i festival. Quindi sulla scena musicale slovena si preannuncia un 2009 live infuocato. Bentornati a casa, ragazzi!
DANDELION CHILDREN: 1.45-
Per finire sono saliti sul palco anche i giovani speranzosi. A fine febbraio 2008 li avevo visti dal vivo nella sala della Menza p.k., a pochi metri di distanza, prima dei blues rocker garage Radio Moscow. In questo periodo hanno fatto un grande passo avanti. La band è guidata da Jure (voce, chitarra, basso) e Katja (batteria), e sul palco c’è anche Anže, che con Jure si alterna al basso e/o alla chitarra. È curioso che stavolta non ci fosse zio Borut (aka Uncle B), che di solito suonava il basso sul palco.
Soprattutto si è sentito un grande progresso nel drumming più rifinito di Katja rispetto a quando ho visto la band a febbraio 2008. Anche Jure come cantante sembrava più sicuro e più padrone di sé. La band porta nelle sue figure musicali influenze diverse. Si potrebbe dire che si sono dati a una versione di rock che attinge dal passato influenze musicali varie. Suonano abbastanza indie, ma con un taglio retro. Nei pezzi senti l’essenza del blues power, ti possono sparare addosso elementi di musica ska, sembrano perfino “fatti” (“stoned”) o accelerano in un galoppo rock n’ roll. Ma il succo di tutto è lo stesso. Mettere in mostra l’energia del rock sul palco e liberarla tra la gente! E alla band è riuscito. La band è giovane e ha bisogno di suonare il più possibile. Hanno anche bisogno di una direzione un po’ più chiara su cosa vogliono, o in altre parole: “Si stanno ancora un po’ cercando”. I pezzi devono mettere in chiaro i motivi di base, devono essere fluidi e contagiosi sottopelle al primo ascolto, senza pesantezze e complicazioni. A tratti alla band riesce, con riff minimalisti che ricordano addirittura i White Stripes o la sballatezza dei Queens Of The Stone Age dei tempi di Oliveri. Incoraggiante e, cosa più importante, la band va avanti!
In chiusura aggiungo che la serata è riuscita su tutta la linea .Va fatto un plauso all’amante dei soffioni Jure (Dandelion Children), principale responsabile dell’organizzazione, perché tutto è filato come si deve. L’affluenza è stata ottima, e hanno contribuito tre fattori di base: ingresso gratuito, tempo senza pioggia e il giorno non lavorativo che seguiva il sabato. Insomma, l’idillio di Metelkova!
foto (Lene kosti): Jadran Tomšič
foto (Hare Krišna Hippie Grooves & Dandelion Children): Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. I Got The 2. Stand Up And Shout 3. Rock Power 4. Stones Of Death 5. Diamonds & Rust 6. Iron Dragon 7. Warrior 8. Russian Girl 9. Do Or Die
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