Lene kosti – sotto la lente della rinascita e senza peli sulla lingua (2009)

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Luogo: Nove Jarše / Lubiana / Slovenia
Data dell’intervista: 05.06.2009

Vero, dalla prima intervista con i Lene kosti per RockLine non è passata acqua a sufficienza da riempire l’Oceano Pacifico, ma da quando io e il cantante della band Milan Krušič ci siamo seduti insieme per l’ultima volta, nei locali del club K 300 a Dravlje, a Lubiana, a rimuginare soprattutto sull’importante reunion del gruppo, sei mesi fa, sulla band ha soffiato un vento dinamico carico di cambiamenti importanti. Il risultato è che oggi i Lene kosti sono una squadra solidissima, che fa passi decisi verso la realizzazione della propria visione musicale e di crescita. E all’orizzonte c’è già anche il primo disco ufficiale della band…

RockLine: L’ultima volta abbiamo parlato circa un mese dopo la vostra reunion ufficiale. Ripartiamo dal vostro concerto al Gromka, a fine dicembre 2008. Era la prima vera occasione per radunare sotto il palco i vostri veri fan, gli amanti del metallo pesante….

Milan: Mah, di veri fan ce n’erano pochini, il pubblico di quella serata era molto misto, e a dominare erano soprattutto quelli venuti solo per curiosità. A me il nostro show è sembrato fenomenale, ma era la prima presentazione a Lubiana, con cui volevamo far capire che i Lene kosti fanno di nuovo sul serio. La serata in sé è filata e si è sviluppata come da piani, ma mi ha sorpreso la composizione del pubblico. Dagli hip-hoppari ai rasta, a un paio di metallari, fino ai nostri vecchi fan.

RockLine: Poi è arrivata l’etichettatura “artificiale” da parte di qualcuno, secondo cui i Lene kosti sarebbero una band che sostiene il nazismo. Addirittura che al Gromka non siete più i benvenuti, e qualcosa di simile è filtrato anche dal Gala Hala, dove pure avreste dovuto suonare a marzo 2009. Sembrava che qualcuno volesse mettervi i bastoni tra le ruote e ostacolarvi di proposito.

Milan: Dopo quel concerto, evidentemente, alcune persone hanno avuto paura dei Lene kosti. Pare ci sia stato una specie di incidente. Al concerto sarebbero venuti dei skinhead che dicevano di conoscere i Lene kosti, di essere nostri amici e via dicendo, cosa che non è vera. E qualcuno ne ha approfittato per cercare di impedirci di andare avanti, perché da noi in Slovenia funziona così: se hai paura di qualcuno, cerchi di metterlo fuori gioco in tutti i modi possibili. Personalmente, un colpo più basso di quello di dichiararci una band skinhead che sostiene il nazismo non l’ho mai vissuto. Però, se la guardi da un’altra angolazione, era anche una specie di conferma che siamo sulla buona strada. Le persone che ci hanno provato ci hanno di fatto riconosciuto che i Lene kosti sono una parte importante della scena metal slovena. Per chiudere questa storia una volta per tutte, voglio solo aggiungere che i Lene kosti non hanno assolutamente niente a che fare con il nazismo né con gli “skinhead”. Queste insinuazioni sono bassissime e sporche. Noi c’entriamo con skin e nazismo quanto una rana con le piume in testa.

RockLine: Potevate usare queste insinuazioni come carta di marketing, come i Strelnikoff, che una volta misero un topo in braccio a Maria al posto di Gesù Bambino e ne fecero la copertina dell’album?

Milan: I Lene kosti non sono una band che gioca su questo tipo di provocazione e si costruisce il nome così. Il nostro nome, Lene kosti, è la nostra musica e la nostra presenza sul palco.

RockLine: In pratica siete completamente innocenti, ma a qualcuno è “scattato” qualcosa in testa e…

Milan: Nel periodo dopo il concerto al Gromka ero parecchio furioso, sotto shock. Ero pronto perfino a cercare giustizia in tribunale. Più tardi ho ricevuto delle scuse scritte, con la motivazione che c’era stato un malinteso, ma questo non toglie il retrogusto amaro. Sai, è come se al concerto dei Saxon arrivassero cinque suore e poi tutti li dichiarassero una band cristiana che segue ciecamente solo gli insegnamenti della Bibbia.

RockLine: Poi è arrivato febbraio 2009. Alla Cvetličarna di Lubiana avete suonato prima dei Grave Digger, oggi ormai una leggendaria band heavy metal old school tedesca. Quel concerto è importante per i Lene kosti perché è venuto ad ascoltarvi un pubblico “profilato”, devoto all’heavy metal.

Milan: Abbiamo suonato su invito del mio amico personale Manni Schmidt (Manni Schmidt è il chitarrista dei Grave Digger, n.d.r.), e anche qui devo sottolineare che, riguardo al nostro show, ci sono stati un sacco di sgambetti e tentativi di metterci fuori gioco da parte dell’organizzatore sloveno del concerto dei Grave Digger a Lubiana. Abbiamo avuto parecchi problemi, che poi sono stati risolti grazie a Manni Schmidt, che ha confermato in modo esplicito che i Grave Digger non volevano nessun’altra band slovena prima di loro, a parte i Lene kosti. Per noi il concerto è riuscito alla grande. Finalmente abbiamo ricevuto critiche e reazioni più ampie del pubblico sul nostro show. Reazioni tutte molto positive e incoraggianti. Complimenti eccezionali anche dagli stessi Grave Digger e dalle altre band di supporto.

RockLine: Ho sentito dire anche che a Lubiana siete stati l’unica band degna di aprire per i Grave Digger, nonostante in tour fossero accompagnati da Alestorm e Taletellers.

Milan: Per noi non può che essere un grande onore. Mi ricordo anche gli avvertimenti chiari e precisi prima del concerto da parte di entrambe le band di supporto, su cosa potevamo e non potevamo toccare sul palco durante lo show, mentre dopo il concerto i membri di entrambe le band sono venuti da noi e volevano già diventare “grandi amici”. Quel concerto è stato uno dei punti più alti della carriera dei Lene kosti, ma di sicuro non sarà l’ultimo.

RockLine: Durante il brano Russian Girl è salito sul palco con voi anche il chitarrista dei Grave Digger, Manni Schmidt. Cos’ha detto di bello dopo il concerto? Si è trovato bene in vostra compagnia?

Milan: Dopo che ci eravamo accordati per il nostro show prima dei Grave Digger a Lubiana, ho invitato Manni a unirsi a noi sul palco per una delle nostre canzoni. Manni ha accettato senza esitare. Ma devo sottolineare che Manni, quando è salito sul palco, non conosceva proprio il brano Russian Girl. Mi ha chiesto solo la tonalità in cui parte il pezzo. Il resto se l’è studiato al volo, sul palco. Già solo questo dimostra che è un musicista eccezionale. Dopo il concerto Manni ha detto sinceramente che ci aveva offerto l’occasione solo per via della nostra amicizia e che non si aspettava affatto che fossimo una band così. Più tardi, parlando, mi ha promesso che se ci sarà un’occasione proverà a farci ingaggiare allo stesso modo. Anche in Germania. Era molto sorpreso, perché non si aspettava il livello della nostra band. Anche Jens (Jens Becker, bassista dei Grave Digger, n.d.r.) e Stefan (Stefan Arnold, batterista dei Grave Digger, n.d.r.) erano entusiasti del nostro show.

RockLine: Io ho visto tutti i membri della band sotto il palco durante il vostro show a Lubiana. Mancava solo il cantante Chris Boltendahl.

Milan: Chris di solito non si fa vedere in mezzo al pubblico prima dei concerti, è di tipo più riservato. Però durante il nostro show Thilo (Thilo Hermann, ex chitarrista dei Grave Digger) è “volato” da Chris nel backstage e voleva chiamarlo a vedere i Lene kosti, e quello ha solo detto: “Yes, I can hear. It’s Milan screaming with Lazy Bones!”

RockLine: Poi è arrivato marzo e il concerto annunciato al festival Metal United, insieme a band più forti e riconoscibili del metal sloveno come MetalSteel, Interceptor e Sarcasm. L’idea era ottima, poi al posto vostro sono subentrati i giovani in ascesa Chaosstar. Che è successo, perché non avete suonato?

Milan: I Chaosstar, anche loro una band eccellente, sono subentrati al posto nostro all’ultimo momento perché io mi ero beccato un brutto infortunio al braccio. Mi sono strappato i legamenti del gomito destro. Mi hanno messo in malattia e condannato al riposo. Il problema non è che non potessi cantare e saltare sul palco, il problema è che se qualcuno del mio lavoro mi avesse visto sul palco, mi avrebbero licenziato in tronco. Per questo ci tengo a dire che le insinuazioni secondo cui noi Lene kosti avremmo avuto paura delle altre band sono infondate. I Lene kosti non hanno paura di nessuno. Noi non facciamo gara con nessuna band. Noi “tiriamo dritto” con la nostra visione, cioè con la nostra musica. Se qualcuno ha fondato una band per competere con qualcun altro, allora tanto vale che si iscriva all’Eurovision.

RockLine: Parallelamente, in quello stesso periodo per i Lene kosti stavano succedendo anche altre cose importanti. Penso al recente rinnovamento della formazione. Quali sono stati i motivi principali?

Milan: Il bassista Davor Kastelec ci aveva detto fin dall’inizio che si era unito a noi solo per dare una mano di base. Cioè, finché la band non avesse trovato un membro fisso, un bassista! Abbiamo organizzato qualche audizione, i ragazzi hanno mostrato talento e competenza, ma nessuno si è incastrato con il nostro modo di fare. Il concetto dei Lene kosti lo decidiamo noi tre con i fratelli Kavaš, e questi ragazzi non si sono inseriti in quel concetto. Poi un giorno è squillato il telefono. Dall’altra parte c’era un tizio che voleva suonare con noi. Dopo una settimana circa abbiamo fatto l’audizione, ed ecco che dalla porta della sala dove proviamo entra Gregor Brenko, il figlio del nostro ex bassista Dare Brenko. Questa è stata la prima sorpresa. La seconda è arrivata perché Gregor si è trovato subito in sintonia con noi. Sia dal punto di vista musicale, sia caratteriale. Lo abbiamo preso subito nella band. Un’altra cosa importante che è successa da noi sta nel fatto che fin dall’inizio della nostra carriera, cioè dagli anni Ottanta, desideravamo tantissimo usare il doppio pedale della grancassa alla batteria. Per un po’ ci aveva pensato il nostro ex batterista Perko “Animal”, che oggi vive in Australia. Quando l’anno scorso la band si è riformata, è tornato il nostro primo batterista Igor Kremenšek – Fico. Lui è un batterista classico, usa il pedale singolo. Puntavamo a fare in modo che magari si abituasse al doppio pedale. Beh, la cosa non è andata in porto. Noi Lene kosti sapevamo che potevamo salire di un gradino se avessimo integrato nella nostra musica il doppio pedale. Così Igor ha deciso di lasciare la band. Senza rancori. I rapporti tra noi e lui sono normalissimi anche oggi. Siamo ancora amici. Così è arrivato Miha Nedoh (Miha Nedoh è il batterista dei Forgotten Eden, ogni tanto dà una mano anche nei Requiem e nei Razvalina, n.d.r.), si è seduto dietro i tamburi e già alla nostra prima prova era chiarissimo che volevamo esattamente quello che Miha ha portato con il suo arrivo. Io a quella prova ho cantato poco, perché non facevo che ridere.

RockLine: Proprio in quel periodo c’è stato il grosso botto con i Requiem, che di fatto vi ha portato a Miha.

Milan: Sì. Miha ce l’ha consigliato il nostro chitarrista Marc, che suona anche nei Requiem. Già dopo qualche chiacchierata tra noi nella band avevamo la sensazione che con Miha sarebbe andata bene. All’inizio per noi era importante già solo il fatto che Miha avesse deciso di aiutarci, anche se aspettiamo ancora di sapere se Miha intende diventare anche ufficialmente un membro fisso della formazione, oppure no.

RockLine: Con il cambio alla batteria l’energia della band è cresciuta del 100%!

Milan: Era quello a cui puntavamo. L’abbiamo sempre voluto. Esattamente quello che siamo adesso, con la base ritmica che abbiamo in questo momento. Era uno dei nostri obiettivi prioritari.

RockLine: Anche a maggio di quest’anno voi Lene kosti siete stati molto attivi sui palchi.

Milan: Il primo concerto è stato al Bikerski festival a Ivančna Gorica.  Era il concerto d’addio con Fico e il battesimo con Gregor. Un altro ottimo show per noi. Poi è arrivato l’attesissimo concerto in Austria, al Mairock festival nella cittadina di Scheifling. In quello show abbiamo provato per la prima volta Miha e così abbiamo portato sul palco una dimensione completamente nuova e diversa. Siamo partiti un po’ trattenuti, ma dopo due pezzi abbiamo schiacciato l’acceleratore a tavoletta. Il pubblico austriaco è stato subito dalla nostra parte.

RockLine: Ma solo al concerto all’Orto Bar, al RockLine fest II, due giorni dopo Scheifling, ho sentito il massimo dei Lene kosti.

Milan: Beh. Noi cerchiamo di dare il massimo a ogni concerto. Il concerto in Austria per noi ha significato che, di fatto, suonavamo all’estero per la prima volta in carriera. Forse c’era anche un po’ di tensione. Io non mi ero mai rivolto al pubblico in inglese. Però siamo sempre stati consapevoli della nostra portata, di quello che abbiamo da offrire, la questione era solo se la gente l’avrebbe accettato o no. Forse quella sensazione di freno, oltre a quanto detto, era anche il riflesso di un po’ di tensione, perché non sapevamo come ci avrebbe accolto la gente. Alla fine ha prevalso una vibrazione assolutamente positiva.

RockLine: E poi c’è stato il RockLine fest II in compagnia di Chaosstar e Shutdown. Lì hai combinato una vera avventura da ridere. Ti sei travestito da chirurgo pazzo, il dottor Evil. È nato dunque il dr. Evil. Adesso è il tuo marchio di fabbrica.

Milan: Sì. Da ora in poi il dr. Evil è il mio marchio di fabbrica, il mio nuovo nome nello show business. A proposito di quel concerto, voglio dire che sia gli Shutdown sia i Chaosstar hanno dato il massimo quella sera. Band eccellenti. Anche nel backstage ci siamo trovati benissimo tra di noi. C’era un sacco di divertimento, energia positiva. Per quello show all’Orto Bar avevamo preparato qualcosa di speciale. La mia idea è di cercare di garantire una cosa del genere a ogni nostro concerto da ora in poi. Vorrei portare tutto a un livello superiore. Se avessimo abbastanza soldi, cercheremmo di superare anche band come Alice Cooper o Lordi. Ce la mettiamo tutta. Anche gli altri nella band sanno che sono il classico tipo da intrattenitore sul palco. La gente era scioccata quando sono salito sul palco. Le reazioni sono state fantastiche. Devo anche sottolineare che questo RockLine fest, contando dal giorno della reunion a oggi, mentre facciamo questa intervista, è stato di gran lunga il nostro miglior concerto. Dal punto di vista tecnico, da come abbiamo suonato il repertorio, fino alla risposta del pubblico. A quel concerto c’erano parecchi che avevano sentito dire che una volta esistevamo, ed erano venuti più che altro per “curiosare”. Anche il concerto in sé era organizzato benissimo, tutto è filato liscio.

RockLine: Milan, sei uno dei pochi cantanti in Slovenia con un talento straordinario da intrattenitore da palco, che sai anche sfruttare a dovere. Questo fatto, almeno per me, è di grande importanza, vi dà un certo vantaggio, un grosso asso che vi hanno messo nella culla. I ragazzi si sentono mai messi da parte, trascurati, visto che tu sul palco ti prendi un sacco di spazio?

Milan: Assolutamente no. Tutto quello che faccio sul palco lo faccio comunque assolutamente a vantaggio della band. Mi sembra che abbiamo cominciato a raggiungere un approccio professionale al nostro lavoro. Vale per tutti noi nella squadra. Tutti gli accordi tra di noi prima del concerto vengono rispettati alla lettera anche sul palco, e su questo non ci sono deroghe. Devo aggiungere però che io, già negli anni Ottanta, sono stato uno dei primi in Slovenia a cominciare a divertire la gente con queste mie stupidaggini sul palco. Verso il 1985 sono salito sul palco ricoperto di sangue e roba simile…

RockLine: Peccato che mi sia perso tutto questo, ma mi ricordo l’attesa prima del concerto all’Orto Bar. Dietro di me si sentiva, quando i ragazzi, tranne te, erano già sul palco: “Krušič non c’è ancora? Chissà che combinerà oggi!”

Milan: All’Haliaetum Open Air festival, a giugno di quest’anno, tutto quello che abbiamo mostrato all’Orto Bar sarà ulteriormente potenziato. Ma non dirò niente di quello che ho in mente per il nostro show a questo festival a Izola.

RockLine: Bene, e finalmente possiamo dire anche che all’orizzonte stanno comparendo i primi contorni del vostro primo disco ufficiale in assoluto.

Milan: Grazie a Dio, posso finalmente dire a voce alta che siamo arrivati a questo gradino: pubblicheremo il disco atteso da 30 anni. Lo studio in cui registreremo in pratica è “prenotato”, i pezzi sono fatti. Ai nostri sette-otto pezzi standard ne aggiungeremo altri quattro o cinque nuovi. Sull’album ci saranno anche due ospiti dall’estero. Vorrei che per ora i nomi restassero un segreto. Ma si tratta di due ospiti eminenti, che nell’heavy metal sono nomi che non puoi ignorare. Sono ai vertici dell’heavy metal mondiale e vengono entrambi dalla Germania.

RockLine: In Germania di sicuro dei maestri del metal, se non già delle leggende.

Milan: Sì. Per l’uscita di questo nostro album stiamo quindi preparando qualcosa che nessuna band slovena ha mai fatto finora.

RockLine: Quindi sette-otto classici dei Lene kosti saranno risuonati da capo?

Milan: Sì. Con la nuova formazione attuale. Tutti i vecchi pezzi saranno riarrangiati da zero, con Miha alla batteria e Brenko junior al basso. Ho pensato anche di pubblicare questo album solo in 1000 copie, come una specie di rarità. Cercheremo di firmare la maggior parte degli esemplari. Nel booklet dovrebbero esserci foto d’archivio, qualche foto più recente, ritagli di giornale.

RockLine: Il resto del materiale, che finora non avete mai suonato dal vivo, viene probabilmente da vecchi riff che sono stati lì, fedeli ad aspettare, a ammuffire in un ripostiglio.

Milan: Esatto. Questi quattro pezzi che aggiungeremo all’album sono pezzi che abbiamo suonato in sala prove, ma mai dal vivo. Hanno almeno 15 anni. Però li consideriamo nuovi, perché finora non sono mai stati presentati al grande pubblico.

RockLine: I cosiddetti “dolcetti perduti”, accanto a classici come Russian Girl, Stones Of Death, Warrior…

Milan: Certo, certo. Con la differenza che sono scritti nello stile tradizionale dei Lene kosti, come i pezzi che hai elencato.

RockLine: E con il rinnovamento che si chiama marcia ritmica devastante del doppio pedale della grancassa.

Milan: Sì. Al completo.

RockLine: In autunno quindi andate in studio.

Milan: Sì. Al momento stiamo parlando con vari editori per la pubblicazione del disco, altrimenti lo faremo uscire in autoproduzione. Come ho detto. Ne stamperemmo solo 1000 copie, per tutti i nostri fan die hard. Poi vedremo com’è la richiesta e se ci conviene ristamparlo.

RockLine: I due ospiti eminenti che parteciperanno all’album rappresentano anche un importante trampolino di lancio per un potenziale salto dei Lene kosti all’estero.

Milan: Sì. Penso che già solo per il fatto che questi due ospiti compariranno nel disco, il nostro album sarà interessante anche in Giappone. Ma uscirà in primo luogo per il nostro mercato, quello sloveno.

RockLine: E poi anche il maggior numero possibile di concerti, per presentare l’album come si deve.

Milan: Certo. Dopo il concerto prima dei Grave Digger abbiamo capito che vale proprio la pena guardarsi intorno all’estero, quindi stiamo stringendo contatti fuori. Tutte e tre le band che abbiamo incontrato a Lubiana a febbraio a quel concerto erano interessate a suonare insieme a noi un giorno anche all’estero. Se ricevi una conferma del genere, vuol dire che c’è del vero e che in futuro possiamo contare seriamente sull’estero, come l’estero può contare seriamente su di noi.

RockLine: Allora ti chiedo ancora qualcosa che non riguarda i Lene kosti. Come vivi la scena metal slovena nel 2009? È diversa rispetto agli anni Ottanta o all’inizio dei Novanta?

Milan: Per niente. Si trova sempre qualche idiota che ti mette i bastoni tra le ruote. Ci sono ancora spettatori che invece di venire a goderseli, i nostri concerti, o di uscire dalla sala se magari non gli piacciono, ci osservano e dopo il concerto ci giudicano e ci fanno la lezioncina su cosa sarebbe meglio per noi, cercano il pelo nell’uovo, cercano i difetti in noi eccetera… Dall’altra parte, però, vorrei citare una persona che è un nostro spettatore fisso, ci osserva sempre con interesse ai concerti e ci incoraggia. È Gregor Čulk degli Interceptor. Con quella band siamo amici, mi piace perché loro fanno le loro cose, noi le nostre e non si sente nessuna rivalità, semmai sostegno, rispetto.

RockLine: Questo dovrebbe regnare sempre tra tutte le band. La domanda è se lo vedremo mai.

Milan: Sì, probabilmente non lo vedremo mai. Da noi esistono festival con certi criteri che ti costringono a comportarti come l’ultima delle sgualdrine per poter poi suonare lì. Dal costringere le band a vendere i biglietti in anticipo, ai voti preliminari e così via…. Dall’altra parte, negli stessi festival invitano nella stessa botta band dall’estero di cui da noi nessuno ha mai sentito parlare, e per di più le pagano. Già se dai un’occhiata oltre il confine settentrionale della Slovenia, ai concerti non è difficile notare che gli organizzatori di là offrono alle band locali la possibilità e il sostegno per presentarsi sui palchi, prima delle band più grandi, quelle principali. Da noi questo non si sente. I Lene kosti non si venderanno così. Se qualcuno ci vorrà sul palco, sappia che noi non gli strisceremo dietro a pregarlo per un concerto. Finché varranno certe condizioni di vendita dei biglietti da parte delle band per poter anche solo suonare, suoni gratis, così che sotto il palco ti guardino 500 persone che durante il tuo show bevono 500 birre e roba del genere… questo modo di fare è umiliante per le band. Avevamo l’occasione di suonare a inizio giugno a un festival prima di Saxon e Grave Digger vicino a Stoccarda, in Germania, ma abbiamo disdetto per l’infortunio al mio gomito. L’invito era ufficiale, da parte dell’organizzatore. E se ricevi un invito del genere dall’estero, allora non vedo perché dovrei leccare i piedi a qualcuno qui da noi, pregarlo e strisciargli dietro per chiedergli se posso suonare a un concerto.

RockLine: E le idee nuove? Intendo completamente nuove, per pezzi nuovi. Sta nascendo qualcosa?

Milan: Noi abbiamo così tanti riff mai usati che potremmo pubblicare subito tre album. Su questo non dobbiamo proprio preoccuparci. Comunque capita che ogni tanto Marc porti in sala prove un riff nuovo. Così è nato da poco lo strumentale The Sting. Il riff mi è piaciuto così tanto che non ho voluto “rovinarlo” con la voce. Per questo è rimasto strumentale. Il pezzo è stato fatto interamente in appena 20 minuti.

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