Leprous: Aphelion
Etichetta: Insideout Music
Data di uscita: 27/8/2021
Produzione: Leprous
Durata dell’album: 56.04 min
Genere: Progressive Metal
Voto: 9.0/10
Leprous! I rocker progressive norvegesi, che in più di vent’anni sono passati da attrazione di culto dei club a una delle forze guida della scena progressive metal e progressive rock di oggi, tornano con un nuovo album. Si chiama «Aphelion».
«Aphelion», in astronomia, indica il punto dell’orbita in cui un pianeta è più lontano dal Sole, cioè dalla stella attorno a cui ruota. In sloveno abbiamo perfino un termine tutto nostro, «odsončje». Nella testa di questi brillanti norvegesi può essere sinonimo di tante cose, ma soprattutto di un susseguirsi di paesaggi sonori cupi e tenebrosi, in cui i musicisti scandinavi, come vuole il proverbio, si sono sempre sentiti a meraviglia!
«Aphelion» si può definire l’album più rifinito e compiuto, diciamo pure il più maturo dei Leprous fino a oggi. La band non si ferma. Continua a sperimentare e a proporre imprese azzardate, con cui dimostra di avere in mano dinamite creativa che si accende con un’esplosività fantasiosa mai spenta, anche se si può leggere questo disco pure come un’occhiata fugace alle radici del percorso musicale fatto finora. Un album straordinariamente equilibrato. Parlo del livello individuale delle composizioni, che nello sfarzo compositivo e sperimentale si allontanano parecchio l’una dall’altra. Ed è proprio questo il bello dei Leprous. Una storia di cui sai già com’è, ma che ogni volta ti coglie impreparato e ti sorprende piacevolmente.
Non sono più così metal, pur restando metal. Detto in altro modo: nell’estetica degli arrangiamenti il nuovo album si confronta con momenti ispirati anche al pop anni Ottanta. Per riferimenti del genere Einar può sempre sbirciare dalle parti dei connazionali A-HA. Tutto è al suo posto. Il disco è una nuova storia di convivenza quanto mai conciliante tra i motivi guida e le strutture fatte di campionamenti e programmazione (non è più un segreto che tra i modelli dei Leprous ci siano, tra gli altri, i Radiohead), il che riporta di nuovo composizioni in cui l’elettronica passa in primo piano (Silhouette).
I momenti di implosione rumorosa (con il metal a pelo ritto) vengono spesso ‘tagliati’ di proposito da passaggi organici e sottili, dove a seguire Einar, se serve, c’è solo il pianoforte classico. In questi momenti di pastelli sonori organici e intimità confessionale, Einar resta intoccabile con la sua voce, che a livello di superlativi è letteralmente difficile da descrivere. Con la sua postura vocale e la sua prova, Einar conferma di essere uno dei migliori cantanti delle band progressive metal post-millennio della nuova generazione, tra cui da un bel po’ rientrano, con la loro superiore indipendenza, anche i Leprous. Tutto questo emerge già nell’opener, drammaticissima, Running Low, che oltre all’andamento appena descritto è pure bella condita di arrangiamenti neoclassici (archi aggiunti, ensemble di fiati). La combinazione di archi e fiati la ritroviamo più avanti anche in The Shadow Side e nel finale Nighttime Disguise.
Niente paura. Anche se l’ormai proverbiale evoluzione della stravaganza degli accordi di chitarra dipende ancora una volta dallo sviluppo delle composizioni, come le crea Einar soprattutto al pianoforte, «Aphelion» mantiene comunque quel momento stuzzicante in cui l’otto corde di Suhrke sforna anche qualche granata ‘djent’ più concreta e alla moda, come si intuisce nel brano più esplorativo e progressivamente più movimentato, ‘scatenato’ dell’album, cioè la conclusiva Nighttime Disguise.
I Leprous continuano ad avere un senso incredibile per lo sviluppo della teatralità, senza nascondere mosse audaci e spiritosissime di quella loro beata ambizione creativa, e così non smettono di entusiasmare con un eclettismo che, ascolto dopo ascolto, evoca ogni volta un momento di dolce imprevedibilità sconvolgente e di dolci sorprese condivise. Con tutto questo la band vizia anche sul nuovo album il suo pubblico, in cui pullulano schiere di ascoltatori tra i più esigenti e viziati.
Vale la pena sottolineare il contributo di Baard Kolstad. Il batterista è un mattone essenziale dell’identità musicale unica della band. Eppure viene spesso ignorato quando si discute dei traguardi musicali del gruppo. Baard è un tipo speciale, perché con un set di batteria piuttosto sobrio, soprattutto se parliamo di un genere etichettato come «progressive», nelle composizioni combina un sacco di cose. Stavolta il suo lavoro finisce più nettamente sotto i riflettori, soprattutto nei tanti passaggi più lunghi, ma anche nei brani nel loro insieme, dove dominano le parti atmosferiche che galleggiano su campionamenti programmati e coltri di sintetizzatori. Gli improvvisi cambi tra le chiavi ritmiche principali, come pure il ‘setacciare’ lo spazio disponibile dentro i pezzi, Baard li ha sfruttati in modo fantastico, rivelandosi una delle più grandi attrazioni di questo album. Un rullante così attivo nel progressive metal e nel progressive rock non lo trovi facilmente. In Silent Revolution Baard si ‘scatena’ in modo particolarmente pittoresco. Spezza i ritmi in modo geniale.
Einar, poi, dopo tutto quello scritto fin qui in questo saggio, resta senza dubbio un capitolo a parte. Un artista musicale incredibilmente completo. È un cantante che può cantare qualsiasi cosa e può cantare ovunque. Indipendentemente dal genere. Madrigali? Con la leggerezza di una piuma. Anche stavolta la sua prova è sbalorditiva e di per sé un nuovo vertice di una discografia già ricca. In brani come Out Of Here, Einar mostra con quanta forza sa infilarsi sotto la pelle con la sua sentimentalità. Nei virtuosismi vocali che adornano il suo carattere confessionale è letteralmente inafferrabile e unico. Su tutta la scena musicale mondiale di oggi. Per questo «Aphelion» può farlo godere, tra gli altri, anche ad ascoltatori più seriosi, che di solito giurano sulle arie d’opera.
Per non farla lunga. La natura stessa della musica di gruppi come, tra gli altri, i Leprous è semplicemente difficile da descrivere in modo razionale. Ovunque metti un punto, si aprono sempre nuovi fogli di carta bianca. Tale è anche la musica di «Aphelion». Unica e inafferrabile. Magica, mistica e subito travolgente. Provocatoria, audace, in tutta sincerità allo stesso tempo ‘infernale e fragile’. Indefinibile. Amante della libertà. Amante della verità. Anche se «Aphelion» può sembrare un album in cui la band ha espresso già parecchio tempo fa l’essenza della sua visione artistica, proprio grazie a tutta quell’unicità e indipendenza assorbita, con questo disco i Leprous, anche dopo vent’anni di attività, mantengono il carattere di una delle attrazioni musicali più interessanti. Con «Aphelion» i Leprous conservano la postura ribollente della creatività artistica in una magia intatta e immacolata, che appagherà nel profondo anche il buongustaio musicale più viziato.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. Running Low (6:30)
2. Out of Here (4:16)
3. Silhouette (3:45)
4. All the Moments (6:52)
5. Have You Ever? (4:42)
6. The Silent Revelation (5:45)
7. The Shadow Side (4:29)
8. On Hold (7:48)
9. Castaway Angels (4:53)
10. Nighttime Disguise (7:04)
Formazione:
Einar Solberg – voce, tastiere, programmazione
Tor Oddmund Suhrke – chitarra
Robin Ognedal – chitarra
Simen Børven – basso
Baard Kolstad – batteria
Musicisti ospiti:
Chris Baum – violino
Henriette Lindstad Børven – violino
Ellen Fjærvoll Samdal – violino
Karen Suhrke – violoncello
Raphael Weinroth-Browne – violoncello
Pål Gunnar Fiksdal – tromba
Blåsemafian – ensemble di fiati
