LET 2 – Punjeta
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Let 3
Etichetta: Dallas Records
Uscita: 2013
Durata: 67:21
Voto: 3.6/5
Non riesco a immaginare di definire il punk jugoslavo senza scrivere a caratteri cubitali, sulla mappa di tutte le capitali dell’ex patria, accanto a Pola anche il nome di Fiume, bastione di cemento dei garage. Anche grazie a una formazione eccezionale e travolgente come Termiti e Paraf: è proprio da lì che alla fine sono partiti i primi passi del gruppo che demolisce in chiave iconoclasta ogni confine del lecito e dell’atteso, e che con presenza scenica, messaggi e rituali da palco porta sui palchi balcanici shock, nudità, dito medio ben alzato, buon divertimento e buona musica – parlo ovviamente dei Let 3. Nonostante il nome sia ben noto, pochi sanno che prima dell’assestamento definitivo e dell’attività vera e propria, dal 1986 in poi, il gruppo ebbe un’altra fase intermedia importantissima, il periodo chiamato Let 2. Proprio quel periodo di attività degli esordi, insieme alla dedizione al teatro e all’arte già dimostrata nei primi anni Ottanta, si riflette in questo tuffo antologico nel passato meno noto e meno celebrato dei musicisti Mrle e Prlja e dei loro complici delle band locali. L’unitarismo delle idee solide è confluito in un album intitolato Punjeta, che dopo più di trent’anni, senza kitsch aggiunto né rimaneggiamenti, con interventi minimi, spalanca uno sguardo sul cuore del progetto multimediale Strukturne ptice.
Non credo alle coincidenze, almeno non quando si tratta di creare musica con un minimo di sostanza, quindi sono convinto che il concetto e l’impianto del lavoro fossero già nei Let 2 tutto fuorché il frutto di fortunate coincidenze o di un’associazione o ispirazione del momento. La prima formazione dei Let 2 era composta da Damir Martinović Mrle, che prima aveva suonato nel progetto Strukturne ptice e nella band Termiti, Zoran Prodanović Prlja, che si era fatto le ossa sul palco negli Umjetnici ulice, il batterista Berislav Dumenčić Kiko (anche lui dei Termiti) e il chitarrista Mladen Vičić Ritchie, che in precedenza aveva suonato nei Paraf. L’album Punjeta fa girare le lancette fino ai primi anni Ottanta, mentre per i più ferrati il ponte con il presente lo offre anche la copertina kitsch, che »adorna« con il volto di Bingo, leggenda della scena fiumana, che più di vent’anni fa ha lasciato il suo segno anche sulla copertina del disco cult dei Let 3, l’album Two Dogs Fucking. L’importanza dei Let 2 sta soprattutto nell’aver portato avanti con qualità il lavoro tellurico ed eccitante della scena fiumana, proverbialmente forte e ben rodata; con i loro sfoghi cupi, imponenti ed energici di poetica densità new wave sono diventati un anello imprescindibile nella catena di evoluzione tra l’amarezza adolescenziale dei Termiti, la natura sognante dei sottili Strukturne ptice e l’ampiezza megalomane e grottesca dei Let 3. L’essenza punkoide è via via evaporata e il vuoto ha cominciato a riempirlo, anche sulla costa del Quarnero, la new wave con la sua melodia caotica, la sua metaforica inafferrabilità nel camminare tra umorismo e gravità amara, le sue composizioni più complesse. Nei Let 2 punk e new wave convivono in realtà in simultanea, senza annullarsi a vicenda nella loro contraddittorietà.
La critica sociale contro oligarchi socialisti e autocrati oggi, trent’anni dopo, è puntata dritta contro gli attuali leader senza uno straccio di idea, e già il decollo iniziale, sulla metrica ripetitiva del brano d’apertura Let, dimostra che Fiume ha trovato la sua risposta alla soldataglia belgradese delle sensazioni new wave nel baritono penetrante della voce di Prlja, completato dalla chitarra sottile e un po’ ingenua di Ritchie, dalla batteria monotona di Kiko e dal sostegno al basso deciso di Mrlja. Il momento più forte del disco arriva già con il brano Posljednja noć, che ti si pianta in testa con l’alternarsi di grigia monotonia e gioco ottimista di basso, chitarra e batteria. »Ljudi odlaze / zadnja frka u šarenu noć / Odlaze u noć, najmračniju noć / Ljudi prolaze / najluđa frka u šarenu noć« canta Prle, e senza fatica mi immagino davanti agli occhi le facciate grigie dei grattacieli fiumani e i ragazzi che guardano verso orizzonti sfocati con l’angoscia nel cuore e il nero nella testa. I Let 2 dipingono paesaggi con pastelli musicali piuttosto claustrofobici, e l’aria sinistra dei fischi di chitarra dai toni alti continua anche nella freddezza di Crni dinamiti. Gli echi d’acciaio gelido di una chitarra pesantemente distorta e la linea nitida di basso e batteria, nonostante una produzione un po’ provvisoria e ormai superata da un pezzo, si addensano bene in qualcosa che richiama l’immagine sonora dei Joy Division o dei primi The Smiths, solo che Prlja la pateticità non la emana. Le sue corde vocali servono a dichiarare la sua minaccia potente al sistema, e al posto di insulti e rivolta gutturale l’arma principale della resa dei conti è una penna affilata di poeticità, immagini e simboli. Pokušaj è uno sfogo di simbolismo e tonnellate di metafore, che racconta una storia di sballo, di trascendenza da eroina sui marciapiedi gelidi di una città alienata. Come se avessero trasferito il messaggio degli EKV sulla costa fiumana: un pensiero che ti trapassa e ti scuote senza sforzo.
Zora suona più tagliente e ruvida, è la parte meno levigata del mosaico complessivo, e con la demoniaca sporcizia da demo di una produzione brutalmente ridotta all’osso porta nel disco odore di rifugio antiaereo, di garage, di muffa, di umidità e di ettolitri di sudore, quello che la band, allora giovane, trasudava per riuscire a mettere davanti al mondo, con più sicurezza e sincerità di cuore, tutti gli specchi capaci di far crollare nel nulla, in polvere, le quinte svuotate di un mondo apparentemente felice e funzionale. Idealismo o surrealismo? »Ne trebam te, jer imam sve,« semina nel mondo il seme del malcontento Prlja nel brano Ne trebam te; il pezzo, piuttosto asciutto, disidrata il mare della speranza e spegne l’ultima candela di forza e ribellione, mentre il momento vampiresco ed energetico del disco è al tempo stesso accelerato e fondato soltanto sui microfoni più ravvicinati alla batteria di Kiko. Più succoso e profondo è il brano Tisuče evnuha, un chiaro omaggio a tutti quelli che non hanno abbastanza palle e voglia per vivere, per liberarsi dalle catene d’acciaio della dipendenza – dal sistema, dalla chimica, dalla gente, dagli ideali falsi. Sam u vodi è un vero capolavoro new wave, che affonda le sue ventose nel substrato di un basso denso, di una batteria cristallina e di una chitarra sottile come un rasoio, mentre Prlja riversa in modo meditativo la sua rabbia per il vuoto e l’insensatezza dell’esistenza, in cui le folle di chi sa solo abbaiare come pesci sbraitano le loro promesse vuote; dalle profondità di un mare scuro, impazzito per il canto delle balene, affiorano solo frammenti, associazioni, parole di follia ripetuta. Una gemma alternativa, una vera meditazione per entrare nei giri accelerati di Nepovjerenje; mi si incupisce tutto invece davanti a Gomile, che rappresenta la metà cosmica del brano Punjeta. Il feeling rock è solo in apparenza più leggero, perché il messaggio dell’inno alla classe operaia anche dopo tre decenni è lo stesso: siamo dove siamo da un pezzo e non ci muoviamo in avanti. »Gomile umiru glasno,« articola l’attualità di questi tempi di fame, e i Let 2 sono critici punkoidi che però scambiano il rivoluzionario sbattere di armi con un appello alla responsabilità e all’azione individuale. Prima della fine di Punjeta, dopo il claustrofobico e irritante, spremi-nervi Most, si piomba nel teatro dell’esistenza. Con Moram li, che più che un colpo compatto di musica è un recital sparpagliato nello spazio interstellare, un’impressione musicale, i Let 2 bruciano in una jam session cupa dedicata alla morte, al morire, alla malattia, al dolore e all’addio, alla vita stessa. Un senso non c’è, i messaggi più profondi sono illusione, e il vicolo cieco del teatro dell’assurdo si addensa fino al gran finale: all’insieme si aggiungono anche due brani più recenti. I Let 3 lasciano la loro impronta insanguinata sulla tovaglia del passato con due perle musicali teatrali – con un’esecuzione molto più rifinita di Pere pere, che dimostra come il nucleo ideale della band sia rimasto intatto e sia cambiata, e si sia cristallizzata, solo l’interpretazione, e con la title track Punjeta. Il finale da inno apre tutti i registri e riconcettualizza Gomile per gridare il fatto che è rimasto tutto uguale a oggi; e nonostante la conclusione tutt’altro che ottimista, dopo aver afferrato l’idea hegeliana che le cose accadono la prima volta come tragedia e la seconda come farsa, e che sul ritmo della nostra stessa stupidità e idiozia popolare si può anche ballare bene, su un motivo che attribuirei senza difficoltà a dei Drinkers, lasciamo stare le associazioni con le logge di casa nostra.
Il fatto è che l’album Punjeta è il documento di un tempo sopravvissuto ma necessario, di una band senza la quale la scena fiumana sarebbe stata molto più povera, invalida. Era un atto necessario, un passo nell’ignoto, da cui poteva nascere qualcosa di nuovo dal vecchio patto con il punk. Qui sarei d’accordo sul fatto che la scena croata di oggi praticamente non riesco a dipingerla per intero senza l’immagine di zii con i baffi e grossi cazzi e con slogan non sempre capiti nel migliore dei modi. I Let 3 sono un male necessario, anzi, che male: una necessità, che scuote il mondo con oscenità e grottesco, in cui ogni anello della nostra società si riconosce facilmente, almeno per un attimo. Se adesso la squadra dice che bisogna Kurcem do vjere, il mondo resta pur sempre un palco su cui Mrle, Prlja e compagnia possono mostrare la loro intelligente supremazia su ogni norma. Senza i Let 2 non ci sarebbero senza dubbio i Let 3, e Punjeta è in effetti l’occasione per rendere omaggio, almeno per un momento, agli inizi della grande storia dei Let 3, che nella sua forma originale non avrà né seguito né evoluzione, ma i Let 2 nel loro breve periodo di attività musicale eruttiva hanno segnato a gran voce l’inizio, il momento primordiale della nascita di qualcosa di più grande, più intransigente e più coraggioso da far schifo. Nonostante una serie di versi sul vuoto e sulla disperazione, Punjeta passa il testimone della pienezza e del genio musicale sia ai Let 3 sia a tutta la scena musicale fiumana, che porta avanti con potenza il lavoro dei padri del punk fiumano.
Formazione
Let 2 (brani 1 – 12):
Berislav Dumenčić- Kiko – batteria
Mladen Vičić- Ritchie – chitarra
Damir Martinović- Mrlja – basso, cori
Zoran Prodanović- Prlja – voce
Let 3 (brano # 13):
Damir Martinović- Mrlja – basso, cori
Zoran Prodanović- Prlja – voce
Ivica Dražić- Miki – chitarra
Nenad Tubin- Tubin – batteria
Let 3 (brano # 14):
Damir Martinović- Mrlja – basso, cori
Zoran Prodanović- Prlja – voce
Matej Zec- Knki – chitarra
Dražen Baljak- Baljak – chitarra
Branko Kovačić- Husta – batteria
Produzione
Janez Križaj, Siniša Krmpotić-Krpa, Matej Zec, Iztok Turk
Tracklist
- Let
- Posljednja noć
- Crni dinamiti
- Pokušaj (Top ten verzija)
- Zora
- Ne trebam te
- Tisuće eunuha
- Sam u vodi (Krpa verzija)
- Nepovjerenje
- Gomile
- Most
- Moram li
- Pere pere (bonus)
- Punjeta (bonus)
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