Life

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Jukič, Robert
Etichetta: Autoproduzione
Uscita: 2013
Durata: 69:07
Voto: 5/5

Se c’è qualcuno che ha messo l’anima nella musica, è senza dubbio Robert Jukič. Oppure è la musica ad aver dato la sua anima a Robert. Come preferisci. Insomma. Se c’è uno che non ci pensa due volte quando lo inviti a una jam libera e spericolata in una compagnia del tutto imprevista, dove tempo e spazio non contano e le uniche cose che contano sono la buona vibrazione e un buon  »groove« in cui si aprono spazi musicali unici, che non dipinge chiunque, be’, il primo candidato per una cosa così allegramente sparata è Robert Jukić. Signore e signori: un geniale creatore »D.I.Y« senza confini creativi. Nel senso del suo slancio inesauribilmente curioso nell’esplorare l’esperimento musicale. Il risultato non lo puoi prevedere in anticipo, ma la nascita di un’idea che si sviluppa in modo indipendente e personale è il punto di partenza elementare per raggiungere l’assoluto eclettismo delle forme musicali che escono dalla penna di Robert Jukič. Uno di Velenje, d’altronde. Velenje è sempre stata un punto caldo che nella storia della musica slovena ha regalato un sacco di talenti, ciascuno nel proprio campo l’antitesi decisa del generale »grigiore« della prevedibilità conformista.

Per elencare tutti gli artisti con cui Robert collabora non basterebbe la carta, e già questa breve sparata basta a confermare quanto Robert Jukič sia apprezzato nell’universo musicale sloveno, e anche internazionale. Il disco precedente, Dobrote iz skrinje zarote, è tutta un’altra storia musicale. Se non ci fosse stata la firma di Robert Jukič, direi che si tratta di un altro artista. Semplice. La visione e l’ampiezza musicale di questo artista vanno oltre qualsiasi cornice di genere per noi analisti – »prigionieri del razionale«. Infilare Jukič in un genere è ingestibile, missione impossibile e, nei confronti dell’artista, un gesto quasi offensivo. Diciamo piuttosto che nel caso di Robert Jukič è proprio un atto proibito. Ha invece senso cercare parallelismi con l’album di Jukič »Radio« del 2009. Impianto e concept, nei presupposti di base, sono simili sia in »Radio« che nel nuovo »Life«. Anche »Life« è concettuale, e anche qui collaborano di nuovo un sacco di musicisti (più di trenta), provenienti da varie parti del mondo.

»Life« è uno splendido libro illustrato di Robert Jukič, creatore indipendente – un »autodidatta« dell’arte. Un depliant multifaccettato che mette davanti agli occhi il fenomeno del genio musicale di questo autore e il succo della sua »auto-sfida«. Jukič si è sfidato da solo mettendo sullo sfondo dell’album il concetto della vita di un individuo. Un individuo qualsiasi, piazzato al centro del destino di far parte del battito sociale dei nostri giorni, che in molti casi detta come le cose verranno disposte sull’eclittica vitale del percorso di ciascuno. Dalla nascita alla morte, con tutto quello che ci sta in mezzo. L’intero ciclo vitale di una batteria a tempo chiamata uomo – un individuo qualsiasi. Nascita, infanzia, adolescenza, momento ribelle, momento del »rinsavimento« conformista (la muta verso il »topo grigio«), crisi di mezza età, morte, addio, post scriptum… Tutto questo e molto altro è riassunto nei brani di »Life«. E, viste le contrapposizioni della vita che un individuo attraversa nel suo cammino dalla nascita alla realizzazione, non puoi che approcciare la cosa in un solo modo: fare una croce su tutti i generi, superarli creativamente e lasciarti semplicemente guidare dal fascino della musica, che ti porta da sola all’essenza elementare che da artista vuoi mettere in risalto per contrasto e con cui vuoi lasciare un’impressione duratura sull’ascoltatore. La vita è una battaglia complessa e la musica è parte di ognuno di noi. Vive in ciascuno di noi. Ogni individuo è un conduttore a modo suo dell’informazione musicale. Ma solo alcuni, tra noi, sanno anche tradurla e presentarla. Così, attraverso la musica, presenta la sua vita anche Robert Jukič. L’album »Life« è un documento che disegna con chiarezza la grande maturità spirituale ed emotiva di Robert Jukič, non solo come artista, ma soprattutto come persona.

Assistiamo così a una pittoresca, sconfinata evoluzione degli eventi in questo album, dove inizio e fine sono »relativamente simili«. Nella parte iniziale e in quella conclusiva lo svolgersi degli eventi è un riflesso perfetto del crescere, come realizzazione nell’autunno della propria vita, che chiudi con la morte.  Immagina un fiore che sboccia in primavera, più tardi si trasforma in frutto e, quando matura, cade; al suo posto compaiono nuovi germogli, nuove gemme che aspettano l’inverno per poter rinascere di nuovo in primavera. Così naviga la musica di questo album. A gradini. Attraverso la nascita, passando per la crescita fino al crescendo centrale (la fase di massima produttività dell’individuo) e poi di nuovo fino alla calma totale sul punto »zero«, dove il percorso si chiude e comincia una nuova storia (una nuova nascita).  La parte centrale dell’album è segnata da un brulicare di idee particolarmente variegato, in cui a sottolineare i contrasti delle esperienze nella fase di mezzo del nostro cammino c’è anche lo straordinario soprano di alcune vocalist scelte. Una soluzione eccellente e una perfetta svolta d’umore nello sviluppo dell’album.

Sì. Possiamo dire che, oltre a tutto il contenuto eclettico e al carattere dei brani, questo album porta con sé anche un forte lato spirituale. Diciamo un lato di alta intelligenza spirituale. La natura del concept è questa e il linguaggio della musica le dà un senso in modo efficace. Jukič è troppo esperto, ha visto troppo e macinato troppi chilometri nella sua carriera per combinare in »Life«, nella sua visione, una qualche stecca artistica. Tutto in »Life« ha un senso straordinario, un posto e una funzione ben precisi; la cosa più importante, però, è la magnificazione estremamente efficace delle sensazioni (stati emotivi) che l’artista vuole mettere in evidenza o, se preferisci, »far rivivere« all’ascoltatore, mentre attraverso il linguaggio della musica prende vita in una data fase del ciclo vitale della personalità dell’individuo.

Se l’iniziale Birth è una »tranquilla navigazione lungo il fiumiciattolo« delle caratteristiche geografiche della world music, dove il tintinnio dello xilofono trova un eccezionale contrappeso nell’organicità del calore sonoro delle percussioni e del basso, il brano Adolescence è già un boccone più impegnativo, fatto su misura per i palati fini e gli amanti della jazz fusion con radici nel jazz, che non sopportano le promesse prevedibili, calcolatrici e »sicure« del formato »smooth«. Ed è un elemento importante, che per tutto l’album mantiene un fascino fuori dal comune. È infatti fortemente carico di informazione musicale di matrice jazz, quindi ti chiederà parecchi ascolti prima che tu ne esplori tutta la profondità, con il suo contenuto carismatico e di alto valore comunicativo.

Nelle variazioni baritonali, lo stacco della jazz fusion sperimentale scintilla soprattutto in Dictatorship, Adolescence, Wisdom of Elder, Dust to Dust e Serenity. Questi momenti reggerebbero senza problemi una »traduzione« completa in arrangiamenti orchestrali. Spingi la tromba al centro e aggiungi sullo sfondo un’intera orchestra con una robusta sezione di fiati e archi. Ti ricordi il lavoro di Miles Davis »Sketches Of Spain« e la celebre rielaborazione del »Concierto de Aranjuez« di Rodrigo? D’altra parte, brani come Adolescence e Dust to Dust hanno quasi il carattere di musica da colonna sonora. Anche qui i parallelismi con collaborazioni di questo tipo di Miles Davis e Marcus Miller (gli album »Siesta«, »Dingo«) hanno senso. Spesso questi momenti sono pervasi da un’atmosfera cupa, ma di straordinario contenuto artistico e di una carica carismatica di grande cuore creativo, che incanta l’ascoltatore in un attimo.

Interlude 1: Spiritual Search è un brano dal carattere di melos tradizionale della world music, con scorci verso i paesi dell’Estremo Oriente. Dopo arriva Change the World, dove l’intera esecuzione, voce compresa, è affidata al musicista jazz nigeriano Femi Temowo. La voce è in lingua nigeriana, mentre il melos è un mix eclettico di tradizione musicale nigeriana e basi jazz, con tutta l’autenticità e la genuinità espressiva del musicista intatte. La »caotica« Dictatorship è il vertice della jazz fusion nell’album e dell’audacia di Jukič nello spostare l’asticella dell’esperimento fino al punto della bizzarria estrema. Un brano che sconfina nella follia delle avventure musicali d’avanguardia e sa riunire sotto lo stesso tetto perfino i fan di Frank Zappa, John Zorn e King Crimson. Il peso del contenuto del disco, con il suo esperimento strumentale, viene »alleggerito« dalla fragile e dolce Farewell: Too Late nella seconda metà dell’album, dove si prende tutta l’attenzione la voce struggentemente morbida e rassicurante della cantante Lana Cenčič, astutamente »immersa« nell’impalcatura di un accompagnamento »timido« a base di arpeggi di un quartetto d’archi.

»Life« è un album in cui è superfluo sottolineare che i momenti di spontaneità e di sviluppo inatteso degli eventi sono messi al massimo in risalto. È una delle attrattive elementari di questo eccellente traguardo artistico, di grande valore eclettico e di contenuto totalmente unico. È un prodotto che funziona al meglio se stacchi il cervello e ti lasci andare, senza pesi, al fluire della corrente dell’informazione musicale. L’ottavo album di Jukič, »Life«, è così l’assoluto salto di maturità rispetto all’artigianato musicale di tutta la produzione precedente di questo prolifico artista, che con la sua visione musicale non smette mai di entusiasmare e sorprendere. Con l’album »Life« Robert Jukič conferma ancora una volta di saper creare in modo convincente in qualsiasi sfera musicale, anzi, possiamo dire pure oltre le sfere musicali. Queste sfere le domina da maestro con uno straordinario senso estetico per lo sconfinamento di genere, e il risultato è una nuova perla unica di artigianato musicale. Una cosa è certa. Il prossimo album di Robert Jukič sarà di nuovo, di proposito, completamente »capovolto« per contenuto e carattere. Ed è proprio per questo che torniamo sempre all’eredità musicale di questo artista. L’elemento della sorpresa suprema, che ti »scuote« da capo a piedi!

Formazione

ROBERT JUKIČ (Slovenia) – autore dei brani e degli arrangiamenti, basso elettrico, contrabbasso, armonium, chitarre, percussioni, guembri, ebow, qarkabeb, wurlitzer
FEMI TEMOWO (Regno Unito / Nigeria) – voce, chitarra, testi
LANA CENČIĆ (Croazia) – voce, testi, tabla indiana
GORDANA HLEB (Slovenia) – voce
WOLFGANG RAINER (Austria) – batteria, effetti
IVANA PRISTASOVA (Slovacchia) – violino
EMMA WEST (Australia) – violino
ANDREW JEZEK (Australia) – viola
MICHAEL WILLIAMS (Australia) – violoncello
TWAN THYS (Belgio) – clarinetto basso 
MAHAN MIRARAB (Iran) – chitarra 
ARMEND XHAFERI (Kosovo) – chitarra
ANDRE CARVALHO (Portogallo) – contrabbasso
MURAT (Slovenia) – beatbox 
MAHAN MIRARAB (Iran) – chitarra 
ALEŠ HADALIN (Slovenia) – voce
LENART KREČIČ (Slovenia) – sax tenore 
GEORG VOGEL (Austria) – pianoforte, rhodes 
JANI MODER (Slovenia) – chitarra
DANIEL NOESIG (Austria) – tromba, effetti
JURE PUKL (Slovenia) – sax tenore
MARIO VAVTI (Austria)- trombone
JAKA KOPAČ (Slovenia) – sax contralto, flauto 
FLIP PHILIPP (Austria) – qarkabeb, balafon
IGOR VIĆENTIĆ (Slovenia) – pianoforte, rhodes, testi 
TOMAŽ GAJŠT (Slovenia) – tromba, flicorno
NINO MUREŠKIĆ (Slovenia) – khartal, tamburello, darbuka
GAŠPER BERTONCELJ (Slovenia) – percussioni 
ŽIGA MURKO (Slovenia) – trombone
KRISTIJAN KRAJNČAN (Slovenia) – batteria, violoncello
ANDRAŽ MAZI (Slovenia) – pedal steel
STOP – Slovenski Tolkalski Projekt: MARINA GOLJA, MATEVŽ BAJDE, DAMIR KOROŠEC, FRANCI KREVH, TOMAŽ LOJEN, DAVOR PLAMBERGER, DEJAN TAMŠE – percussioni

Produzione

Robert Jukič & Saša Lušić

Tracklist

1. Birth
2. Childhood
3. Adolescence
4. Interlude 1: Spiritual Search
5. Change the World: Ore
6. Dictatorship
7. Vita: Intro
8. Vita: part 1: Dittatura
9. Vita: part 2: Solitudine
10. Vita: part 3: Paradiso
11. Vita: outro
12. Interlude 2: Midlife Crisis
13. Wisdoom of the Elder
14. Farewell: Too Late
15. Dust to Dust
16. Serenity

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