Life On Life’s Terms
Artista: Bedlight For Blue Eyes
Etichetta: Trustkill Records
Uscita: 2007
Incredibile. Oggi non c’è proprio niente di strano nel prendere più schifezze per più soldi. Quanta roba siamo in grado di ingurgitare, comunque, lo decidiamo completamente da soli. A giudicare dal trend, ne mandiamo giù sempre di più, e continueremo pure! I manipolatori emotivi aspettano solo nell’ombra e contano diligenti i nostri soldi.
Mi si spezza il cuore, perché gli “emo kid” del New Jersey hanno fatto un passo indietro rispetto a quanto prometteva il loro promettente esordio “The Dawn” (2005). Il primo fattore che ha pesato è la formazione completamente stravolta. Su “Life On Life’s Terms” i Bedlight For Blue Eyes sono addirittura solo un quartetto, e le linee di basso in studio le hanno messe giù (in piena crisi) direttamente i due chitarristi della band. L’addio del bassista, poi il cambio di uno dei due chitarristi e, cosa più importante, per giunta pure il cambio alla voce solista, hanno decisamente contribuito a darci un nuovo album dalle fondamenta musicali ballerine, indeciso e senza una direzione chiara. Insomma, senza gli attributi base di serietà e concretezza dell’essenza stessa della band, che l’esordio invece aveva in modo ben evidente. Il nuovo cantante Daniel Rinaldi è lontanissimo dall’avere una voce carismatica come quella del suo predecessore Christian A. Guerrero. In più Rinaldi suona monocorde, a un solo strato, e non riesce a creare l’atmosfera che ti convinca che il tizio ci metta davvero il cuore. Appoggiarsi alla correttezza da manuale di canto non basta. Rinaldi sa cantare, ma gli manca l’immedesimazione. La voce è patetica e lagnosa, zuccherata fino al massimo. Certo, i testi che riflettono la crescita della gioventù americana di oggi, tra una tazza di “cornflakes”, noiosi grattamenti di culo, record battuti alla PlayStation e la convinzione spensierata e autosufficiente di sapere tutto di tutto, mostrano che il riff stesso dell’accompagnamento musicale dei Bedlight For Blue Eyes, che nasce dal punto di partenza del rock ‘n roll, quella cultura non la capisce più da un pezzo, perché non trova più il legame con le radici dell’origine del rock. È proprio ridicolo sentire, accanto al piagnucolare da femminucce della voce, quell’abbellimento di passaggio che suonavano le band all’inizio degli anni ottanta, perché la roba semplicemente non sta insieme. Scimmiotti il riffing di band che quel riffing lo vivevano, e ci aggiungi il principio di vita del presente, che di tutto questo non capisce niente e non è in grado di seguirlo. Oggi la si può chiamare rockerìa artificiale, o rockerìa wanna be, e la sua puzza fa girare in un attimo qualsiasi naso sano ancora in vita. O difendi con decisione i tuoi principi, oppure spegniti e finiscila lì, scoppiando a furia di piagnucolare troppo e di voglia di compiacere la massa. Purtroppo “Life On Life’s Terms” si piega a quest’ultimo trend.
Quindi la band ha perso il fascino e la grinta di un grande potenziale nel genere trendy dell’emo core. Hanno sacrificato soltanto la qualità della composizione, l’efficace successione di stati d’animo diversi, e così sono finiti nella mediocrità di qualità della castrazione dell’espressione decisa, dove di band simili ce n’è un mare che pullula. Dunque, se ancora su “The Dawn” i Bedlight For Blue Eyes riuscivano a scacciare il pericolo che la prevedibilità da schema, fatta di scelte appassite di motivi sbiaditi da tempo, avesse la meglio sull’atmosfera, qui è il contrario. L’atmosfera che coprirebbe lo schematismo manca, e l’appiattimento sciolto in zucchero di una ricchezza d’informazione che fu (e oggi senza alcuna informazione) su “Life On Life’ Terms” salta fuori a tutto volume. La voce non mette in scena niente più che il piagnucolare lamentoso di una band i cui membri non sono capaci di crescere e diventare uomini. Viste le precedenti dichiarazioni sparate dai membri della band, che volevano portare l’atmosfericità della musica del nuovo album a un livello decisamente più alto e aggiungerci una tonnellata ancora più pesante di riffing aggressivo rispetto a “The Dawn”, non assistiamo né all’uno né all’altro, e semmai a un degrado. Temo che la storia di questo album per i Bedlight for Blue Eyes si chiuda qui. Lo status attuale di spalla nei tour li divertirà per un po’, gli sembrerà più che eccitante. Poi scopriranno che in realtà stanno battendo paglia vuota e si dedicheranno al piatto accomodarsi nel conformismo di altri ambiti della vita quotidiana, spero con più successo. Una delle canzoni del nuovo album si intitola Waste My Time! E in effetti è un peccato ogni singolo secondo passato a strofinare i peletti della chiocciola dell’orecchio con le frequenze di “Life On Life’s Terms”. Mi spiace ragazzi. La popolarità alla My Chemical Romance, scordatevela.
Formazione
Daniel Rinaldi – voce
Derek Webber – chitarra, basso
Daniel Taylor – chitarra, basso
Itzhak ishburg – batteria
Produzione
Zaxk Odom & Kenneth Mount
Tracklist
1. The City And the Ghost
2. Waste My Time
3. Ms. Shapes
4. Whole Again
5. Walk With Me
6. Life On Life’s Terms
7. Too Late For Us
8. Broken Door
9. Without You (We Are Everything)
10. Meant To Be
11. Michael
Durata dell’album: