Lightbulb Sun

0 8

Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Porcupine Tree
Etichetta: Snapper Records
Uscita: 2000
Durata: 56:17
Voto: 4.5/5

Guidati dal genio musicale e produttivo di Steven Wilson, a cavallo del secolo i Porcupine Tree sono passati un po’ alla volta da modesto progetto solista a potenza del progressive rock, capace di conquistarsi un rispetto enorme tra i palati fini della musica e gli avventurieri incorreggibili. Allo stesso tempo, e forse è la cosa più interessante di tutta la faccenda, sono riusciti a piazzarsi tra i rarissimi rappresentanti del movimento prog contemporaneo con un buon potenziale commerciale, e questo in un’epoca in cui l’industria musicale era smaccatamente ostile alla musica sperimentale e provocatoria, con un’etica artistica indipendente e messaggi intelligenti.

D’altra parte non sorprende che in questa fase della carriera alcune creature dei Porcupine Tree siano arrivate anche alle orecchie di ascoltatori meno esigenti: pochi possedevano il fiuto del instancabile signor Wilson nello scrivere, allo stesso tempo, brani complessi con una forte vena sperimentale e pezzi accessibili alle masse con elementi di pop rock, e lui, detto semplicemente, è un genio musicale e produttivo unico nel suo genere. Su »Lightbulb Sun«, il loro sesto album in studio, i Porcupine Tree hanno spinto ancora più avanti la direzione stilistica iniziata col predecessore »Stupid Dream« (1999): in certi brani, grazie a una produzione eccellente, hanno raggiunto un suono ancora più accessibile, quasi pop rock, ma senza mai trascurare gli elementi più complessi e prog che negli anni Novanta li avevano resi una delle band più elettrizzanti della scena musicale sperimentale contemporanea.

Come »Stupid Dream«, anche »Lightbulb Sun« si può considerare parte del periodo di transizione dei Porcupine Tree, tra le prime imprese elettroniche/space rock e la versione successiva della band, che avrebbe sperimentato attivamente con il metal progressivo. »Lightbulb Sun« è diviso in due blocchi stilistici, separati dai brani »The Rest Will Flow« e »Hatesong«. La prima parte è più ambient e amichevole, con pezzi più compatti, mentre la seconda è decisamente più cupa e sperimentale. Con »Lightbulb Sun« la banda di Steven ha dimostrato di essere diventata, in quel periodo, una vera maestra della malinconia melodica, con arrangiamenti sofisticati e improvvisazioni chitarristiche minimaliste.

Su »Lightbulb Sun« Steven si è stufato per un po’ di scrivere testi seri e di critica sociale su guerre e religione, e si è immerso invece in temi personali: tante delusioni amorose e relazioni finite male (»How Is Your Life Today?«, »Shesmovedon«, »Hatesong«, »Russia On Ice«, »Feel So Low«), mentre negli altri brani regna la nostalgia per l’innocenza perduta dell’infanzia (la title track e la prima parte di »Last Chance To Evacuate Planet Earth Before It Is Recycled«). Wilson voleva approfondire alcuni aspetti sperimentali dell’espressione artistica dei Porcupine Tree rispetto a »Stupid Dream«, e ci è riuscito tornando a un suono decisamente più ‘organico’.

Come da copione, Steven ha portato a termine alla grande la sua specifica missione vocale, profondamente emotiva, e nel frattempo ha migliorato ancora le sue doti chitarristiche, mettendosi in mostra ogni tanto anche al pianoforte e al mellotron. Richard Barbieri (ex-Japan) ha ancora una volta superato se stesso nel creare maestosi drappeggi di tastiere. Delle sezioni orchestrali si è occupato Dave Gregory degli XTC. La sezione ritmica, formata dal bassista Colin Edwin e dal batterista Chris Maitland, era senza dubbio una delle più elettrizzanti del prog rock contemporaneo, e così su »Ligtbulb Sun« non mancano cambi di tempo inaspettati e improvvisazioni ritmiche folli.

Dall’inizio alla fine »Lightbulb Sun« è un’esperienza ambient estremamente intensa, a tratti quasi ipnotica, che in varie occasioni ti scuote con una malinconia potente e una profondità emotiva notevole. La title track ti porta in modo splendido nel mondo nostalgico di un’infanzia idilliaca quasi dimenticata, quando, grazie alla fantasia rigogliosa dei bambini, e cioè prima che certe istituzioni mettessero le mani su di te e iniziassero piano piano a lavarti il cervello, credevi ancora che il sole si potesse domare e infilare in una lampadina.

Delicati accordi di chitarra acustica e arrangiamenti di tastiere minimalisti formano una deliziosa melodia d’apertura, guidata dalla voce eterea di Steven, poi arriva un cambio di tempo verso una sezione d’impatto, in cui per un breve momento l’iniziativa passa a un riff di chitarra rabbioso. Queste sezioni nostalgico-pastorali e quelle d’urto, con la chitarra elettrica su un’intonazione bassissima, si alternano in modo armonioso, mentre la band costruisce un bellissimo ritornello nostalgico.

Le variazioni chitarristiche minimaliste di Steven sono una vera delizia per le orecchie, perché approfondiscono parecchio l’atmosfera malinconica generale. Nel finale, sullo sfondo, si sentono i suoni spensierati dei giochi dei bambini, che contribuiscono a loro volta all’atmosfera di questa splendida apertura dell’album. Steven non è mai stato tra i grandi virtuosi della chitarra, ma, continuando a perfezionare la tecnica, ha saputo suonare in modo intelligente le variazioni giuste per riempire, in maniera ideale e sofisticata, lo spazio tra i vari arrangiamenti.

La delizia minimalista »How Is Your Life Today?« ti scuote con il suo enigmatico crescendo di pianoforte e con la prestazione vocale malinconica e leggermente psichedelica di Steven, accompagnato in modo splendido da armonie vocali corali. Il catalizzatore energetico »Four Chords That Made a Million«, primo singolo dell’album, non somigliava a niente di quanto i Porcupine Tree« avessero fatto fino ad allora in carriera: è un ibrido d’urto e melodico tra pop, psichedelia e rock alternativo, con un ritornello dirompente e un riff di chitarra senza compromessi in primo piano. È stato uno dei pezzi chiave della loro carriera per avvicinare la band al grande pubblico.

La cupa confessione d’amore »Shesmovedon«, un altro capolavoro dalle dimensioni malinconico-nostalgiche da invidiare, è stata anche il secondo singolo di »Lihtbulb Sun«. La sua struttura poggia su un riff di chitarra furioso, mentre la voce di Steven stavolta è piena di slancio commovente e di un dolore indescrivibile, con il culmine in un ritornello etereo ed epico che ti fa correre i brividi lungo il corpo in un attimo. Nel finale Steven sorprende con un ottimo assolo di chitarra, in cui usa in modo magistrale l’effetto wah-wah. Le sfumature acustiche nel mezzo placano bene la natura rabbiosa di questa confessione, apparentemente semplice ma allo stesso tempo complessa, su una relazione finita. Fu anche uno dei primi esempi dei Porcupine Tree di fusione coerente tra elementi di metal progressivo e rock progressivo.

Il titolo onorifico di brano più insolito di »Lightbulb Sun« spetta però senza dubbio a »Last Chance To Evacuate Planet Earth Before It Is Recycled«. Qui domina una melodia pastorale-psichedelica, grazie all’uso del banjo e di altri strumenti a corda, mentre la voce di Steven rende ancora più profonda l’atmosfera nostalgica e seducente. Il testo romantico, d’amore, è in netto contrasto con i messaggi pessimisti e rassegnati della maggior parte dei pezzi di »Lightbulb Sun«. La sezione strumentale contiene variazioni minimaliste-psichedeliche di chitarra e tastiere, mentre nel collage sonoro irrompe all’improvviso la registrazione di uno strano discorso d’addio.

Questo brano unico contiene infatti il discorso pre-morte del ‘reverendo’ Marshall Applewhite, fondatore e capo della bizzarra setta religiosa americana Heaven’s Gate, i cui adepti credevano di provenire da un’altra dimensione, in cui sarebbero tornati al momento giusto. Secondo le loro credenze, sulla Terra, condannata alla rovina, erano soltanto ospiti. Per questo erano convinti che, all’apparizione della cometa Hale-Bopp, che secondo loro conteneva un’astronave in fondo alla coda, sarebbero potuti tornare nella loro dimensione, tanto più che la Terra stava per essere riciclata a breve (qualcuno ha letto con troppo entusiasmo ‘Guida galattica per gli autostoppisti’).

Tutto quello che dovevano fare era trasformarsi in esseri di pura energia e unirsi all’astronave in mezzo alla coda della cometa, che li avrebbe portati attraverso lo spazio fino alla loro dimensione d’origine. E questo, come di solito accade nelle bizzarre e criminali sette religiose di questo tipo, potevano farlo solo con un suicidio di massa: così tutti i membri di Heaven’s Gate, con il loro capo in testa, bevvero il veleno e soccombettero definitivamente alla follia collettiva.

La registrazione del discorso di Applewhite, poco prima che i membri della setta compissero il suicidio collettivo, contiene la spiegazione del motivo del loro gesto folle. Steven è sempre stato affascinato dalle storie di culti religiosi bizzarri, criminali e manipolatori, di cui non è mai riuscito ad andare a fondo, e quindi non sorprende che si sia divertito con il messaggio d’addio di questo pazzo religioso, in netto contrasto con l’ambientazione romantica e il messaggio lirico di questo indimenticabile classico dei Porcupine Tree.

Segue un brano che per poco non finiva sull’album, anche se in seguito si è rivelato uno dei pezzi meglio arrangiati e più amati di tutta la storia dei Porcupine Tree. »The Rest Will Flow«, con una sezione orchestrale ospite, è una ballata arrangiata in modo brillante, con Steven all’apice della sua performance vocale emotiva. Grazie ad armonie orchestral-acustiche di grandissimo gusto, i Porcupine Tree costruiscono un ritornello etereo e ipnotico che ti conquista all’istante con la sua magia ambient. Con la brutalmente cupa »Hatesong« arriva un incredibile contrasto d’atmosfera e il salto nella seconda metà dell’album, più sperimentale. Qui dominano potenti linee di basso, emozionanti campioni elettronici e minimalismo chitarristico, mentre Steven stavolta si trasforma in un vero camaleonte vocale.

Il clou di questo brano d’urto è una complessa sezione strumentale con passaggi di chitarra brutali e rullate di batteria spietate, mentre sullo sfondo scorre il mellotron, che farà sicuramente ancora oggi la gioia di tutti gli amanti dei King Crimson classici. Nonostante le tante variazioni strumentali, con l’uso abbondante di effetti sonori vari su chitarra e tastiere e la natura ambient generale, senza compromessi, di questa eccellente composizione, i membri della band riescono comunque a trovare dentro il pezzo abbastanza spazio per costruire un ritornello etereo.

»Where We Would Be«, un altro risultato eccellente in cui si sentono cinguettii di uccelli e il suono di un campanello di bicicletta, segna il meraviglioso ritorno di drappeggi psichedelico-nostalgici e di deliziose armonie vocali sotto la guida eterea di Steven, mentre la melodia ipnotica è sostenuta da accordi di chitarra acustica dal sapore pastorale. L’improvvisazione chitarristica rabbiosa di Steven è in netto contrasto con gli arrangiamenti ipnotici, che ti conquistano all’istante con la loro profondità emotiva.

L’epopea fatalista di tredici minuti »Russia On Ice« è il pezzo più ambizioso di »Lightbulb Sun« e uno dei migliori risultati dei Porcupine Tree in assoluto. Un’introduzione delicata con improvvisazioni minimaliste al pianoforte costruisce lentamente un’atmosfera malinconica e a tratti cupa, che a un certo punto viene scossa da suoni dissonanti e dall’irruzione di un riff di chitarra rabbioso. In mezzo al dominio generale di malinconia e fatalismo, il signor Wilson racconta un’altra celebre avventura sentimentale, di quelle di cui nella sua poesia targata Porcupine Tree non ce ne sono state poche. Le armonie corali nel ritornello nobilitano la sua prova vocale, mentre le ondate di mellotron aumentano ancora l’atmosfera triste di questa splendida composizione. Steven mette nella voce e in alcune improvvisazioni chitarristiche tutto il dolore emotivo, accompagnato sullo sfondo da un lussuoso tappeto orchestrale.

Nella seconda parte, per un breve momento, arriva una sezione quasi alternative metal con passaggi su chitarra elettrica a intonazione bassa, dove si fa subito spazio per altre improvvisazioni chitarristiche furiose e per folli passaggi di batteria. Barbieri intanto, sullo sfondo, non risparmia sui campioni elettronici variabili. È difficile decidere quale momento ambient di questa delizia epica, che si chiude con i rintocchi di una campana di chiesa, catturi nel modo più rappresentativo l’essenza dei Porcupine Tree, ovvero di Steven Wilson. L’album si chiude con la ballata rassegnata »Feel So Low«, su cui lo sfortunato Steven, in pieno regno di arrangiamenti malinconici, a colpi di pianoforte, chitarra acustica e massicce tende orchestrali, fa a pezzi definitivamente il suo cuore ferito. Questo indimenticabile brano d’addio è stato registrato di nuovo nel 2004 come parte del side project di Wilson, i Blackfield, fondati insieme al musicista israeliano Aviv Geffen.

Con »Lightbulb Sun« i Porcupine Tree hanno conquistato un nuovo gradino della loro evoluzione artistica e si sono aperti la strada verso la vetta del progressive rock contemporaneo. Molti palati fini hanno iniziato a rispettarli davvero solo con questo album, andando a riscoprire quello che avevano fatto prima. Grazie alla fusione sorprendentemente armoniosa di accessibilità sonora e sperimentazione, e ai profondi messaggi ambient, in quel periodo hanno iniziato anche a essere paragonati con entusiasmo ai Pink Floyd, un bel complimento, ma la compagnia di Steven è sempre stata un caso a sé, tanto che il confronto con altri artisti era praticamente impossibile. Allo stesso tempo »Lightbulb Sun«, uno dei loro risultati migliori, è riuscito ad avvicinarli anche a chi di solito non ascoltava prog rock o metal progressivo, ma è stato conquistato dall’accessibilità della maggior parte dei brani dell’album. »Lightbulb Sun« è stato anche l’ultimo album dei Porcupine Tree con il batterista Chris Maitland, perché da allora in poi è stato sostituito da Gavin Harrison (poi membro dei King Crimson).

Formazione

Steven Wilson – voce, chitarra, pianoforte, mellotron, dulcimer a martelletto, campioni, banjo, arpa, produzione
Richard Barbieri – sintetizzatore, organo Hammond, Fender Rhodes, clavinet, mellotron
Colin Edwin – basso, drum machine, guimbri
Chris Maitland – batteria, cori

MUSICISTI OSPITI:
Stuart Gordon – violino, viola
Nick Parry – violoncello
Eli Hibit – chitarra ritmica aggiuntiva
The Minerva String Quartet
Katy Latham – violino
Lisa Betteridge – violino
Sarah Heines – viola
Emmeline Brewer – violoncello

Produzione

Steven Wilson

Tracklist

1. Lightbulb Sun (5:30)
2. How Is Your Life Today ? (2:46)
3. Four Chords That Made A Million (3:36)
4. Shesmovedon (5:14)
5. Last Chance To Evacuate Planet Earth Before It Is Recycled (4:48)
6. The Rest Will Flow (3:15)
7. Hatesong (8:26)
8. Where We Would Be (4:12)
9. Russia On Ice (13:04)
10. Feel So Low (5:18)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie