(r)Evolution
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: HammerFall
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2014
Durata: 49:11
Voto: 3/5
I nuovi HammerFall cercano di rimediare all’impressione lasciata dal predecessore »Infected« (2011), dove avevano ritoccato un po’ la loro inconfondibile rotta musicale. Infected proponeva una produzione più ruvida, ma l’album era zavorrato da una serie di pezzi più debole di quanto (eravamo) abituati ad aspettarci dai veterani dell’European power metal revival di Göteborg. La decisione di richiamare in cabina di regia il produttore Fredrik Nordström, per la prima volta dopo il secondo album in studio “Legacy of Kings” (1998), non sorprende quindi. E non sorprende nemmeno che la copertina del nuovo disco sia firmata dal leggendario illustratore Amdreas Marschall, che aveva disegnato per gli HammerFall l’ultima cover con l’album “Renegade” (2000). Del resto, Hector, la mascotte della band, l’ha creato proprio Andreas Marschall.
»(r)Evolution« torna agli approcci classici di suono e arrangiamenti. Vuol dire che porta a casa un prodotto che dovrebbe accendere i fan della band a colpo sicuro, e allo stesso tempo riconquistare la fiducia di chi apprezza soprattutto i primi dischi del gruppo. E non sono pochi. La band lo sa e prova a »rattoppare i buchi« con mestiere, esperienza e know-how.
Già l’apertura dell’album, Hector’s Hymn, con quel riff iniziale potrebbe finire senza scossoni sul primo o sul secondo disco in studio della band, ed ecco servita subito la risposta alla domanda su come suoni il nuovo HammerFall. Di nuovo molto tipico, ma senza vette. I ragazzi sono stati insomma più che prudenti e si sono aggrappati ancora una volta alle formule collaudate della loro ricetta musicale. La cosa più ironica è rendersi conto che proprio l’ultimo pezzo, Wildfire, e la già citata opener Hector’s Hymn sono incredibilmente simili e, fra tutti i brani del disco, sono quelle che tirano di più verso i primi HammerFall. Come composizioni risultano i momenti più convincenti del nuovo album. Non è giusto pretendere dalla band il riciclo, ma stavolta gli HammerFall, che il principio del riciclare lo conoscono benissimo, lo mettono in pratica in modo meno efficace di quanto ci si aspettasse.
Ed è proprio qui il nocciolo delle sensazioni contrastanti sul nuovo lavoro degli HammerFall. Il riciclo. Anche se i pezzi provano a far colpo con una melodia contagiosa che i recettori dell’ascoltatore fanno subito propria, gli HammerFall ci infilano una buona dose di prevedibilità, tra frasi di chitarra provate e riprovate un numero infinito di volte e riconfezionate, e cliché generici, fino al punto che non capisci più a quale dei loro dischi in studio appartenga un certo pezzo.
In tutto questo, più che mai nella carriera della band, si sente che la voce di Joacim Cans si è abbassata e (un filo) ispessita. I ragazzi sono accordati più in basso, il che vuol dire che è anche un adattamento alle possibilità del cantante, per reggere in versione live il carico massacrante di date dei concerti che seguiranno il prossimo anno. Poi c’è la ballad Winter is Coming, che prova a catturare la sempreverde freschezza della ballad Glory to the Brave del disco d’esordio. Sì. Winter is Coming prova a offrire qualcosa di simile, ma solo fino a quando ti accorgi che di fatto non ha un ritornello come si deve, e questo è il suo punto debole, perché la sua espressività resta »incolore«. La soluzione nel ritornello di Tainted Metal strizza in modo sospetto l’occhio a Metal Health – l’indimenticabile evergreen dei Quiet Riot, con la differenza fondamentale che qui è suonato a un tempo decisamente più veloce.
Comunque sia, il nuovo album degli HammerFall è qui. Chi di voi ama la carriera della band ne sarà soddisfatto. Non ci sono deviazioni dalla formula collaudata. Anzi, porta con sé un tentativo di tornare ai dischi dell’era »pre-Infected«, con la consapevolezza importante che »(r)Evolution« è molto meno ispirato, sul piano delle idee più debole, di quanto fosse per esempio »No Sacrifice, No Victiory« (2009), che nei momenti più forti tirava fuori paralleli credibili con il classico »Crimson Thunder« (2002).
Formazione
Joacim Cans – voce, cori
Oscar Dronjak – chitarra, tastiere, cori
Pontus Norgren – chitarra, cori
Fredrik Larsson – basso, cori
Anders Johansson – batteria
Produzione
Fredrik Nordström, James Michael & HammerFall
Tracklist
01. Hector’s Hymn
02. (r)Evolution
03. Bushido
04. Live Life Loud
05. Ex Inferis
06. We Won’t Back Down
07. Winter Is Coming
08. Origins
09. Tainted Metal
10. Evil Incarnate
11. Wildfire