Lightning Strikes Again
Artista: Dokken
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2008
Voto: 2.5/5
Dokken – Lightning strikes again (2008)
“Lightning Strikes Again” è il titolo del quinto pezzo di “Under Lock and Key” del 1985, con cui i Dokken hanno voluto far capire, in modo simbolico, che tornano al sound “old school”. Anche la copertina ricorda parecchio uno dei dischi più vecchi, il leggendario “Back for the Attack”, solo che con quel bianco fuori luogo sembra goffissima, quasi una bozza lasciata a metà. Ma questa è solo la prima delusione. Dando un ascolto veloce al nuovo album ci si accorge che i Dokken, nonostante il richiamo al loro glorioso passato, si sono tenuti uno degli ingredienti spuntati nella loro musica negli anni Novanta e che, almeno a chi scrive, per tutto quel decennio ha dato sui nervi in modo indescrivibile. Parliamo dei ritornelli lamentosi, deprimenti e del tutto privi di melodia, tipici soprattutto del “grunge”, che sono stati senza dubbio uno dei motivi per cui i Dokken, dopo l’età dell’oro degli anni Ottanta, hanno perso buona parte del loro pubblico. Proprio per questo compromesso inaccettabile, che, mano sul cuore, è il filo rosso di tutti gli album recenti dei Dokken, qualsiasi discorso su un ritorno alla tradizione è del tutto inutile.
I pezzi di “Lightning Strikes Again” partono sì energici e nostalgici, ma il loro punto debole è proprio che nella maggior parte dei casi già al primo minuto inciampano in una parte centrale noiosa, simile a una marcia funebre, che in un attimo toglie loro tutto lo slancio. Lo si nota già nel primo brano Standing on the Outside, il cui inizio ricorda moltissimo il pezzo Mirror, Mirror, che troviamo sull’album solista di Don “Up from the Ashes”, uscito dopo il primo scioglimento della band. Ci becchiamo una doccia fredda simile dopo il fantastico inizio di Give Me a Reason, dove Jon Levin imposta un ritmo travolgente in stile Lynch, che però si annacqua presto nelle note cupe di un ritornello addormentato. La letargia generale tocca il culmine con la noiosa Disease e con la ballad How I Miss Your Smile, che non regge nemmeno lontanamente il confronto con i vecchi capolavori del genere, tra i quali citiamo solo la commovente Alone Again da “Tooth and Nail”. Un po’ di dinamica e di mordente di quel disco del 1984 li riprendono gli ultimi due atti: prima la vivace Point of No Return, poi la bonus track Sunset Superstar, segnata da una doppia cassa piuttosto insolita per la band e presente solo nell’edizione europea dell’album. Proprio grazie a questi pezzi il disco non lascia un retrogusto del tutto amaro.
Certo, il lavoro ha anche i suoi lati positivi. Uno di questi è sicuramente il ritorno al classico suono di chitarra, che in passato era segnato dai vecchi amplificatori a valvole (per lo più Marshall JCM 800) e che negli anni Novanta è stato sostituito da una distorsione sintetica più aggressiva. Qui vanno fatti i complimenti soprattutto al chitarrista Jon Levin, ex avvocato della band ed ex membro dei Warlock, arrivato nei Dokken dopo che Don era stato lasciato prima da Reb Beach e poi da John Norum. Levin si è avvicinato moltissimo al suo celebre predecessore George Lynch, sia nel suono sia nella tecnica, come si vede soprattutto dal legato, che in certi assoli è identico a quello con cui a suo tempo si è fatto conoscere il sensei. Anche in generale la somiglianza nel “sound” è tale da chiedersi legittimamente se Levin in studio abbia usato la stessa attrezzatura di Lynch su Back for the Attack e sul solista Wicked Sensation. Ma è solo un complimento, perché è proprio la chitarra, prodotta alla grande, a salvare un album che senza di lei sarebbe stato come, per dire, lo stanco “Dysfunctional”, che non è riuscito a salvare nemmeno Lynch.
Potremmo concludere che il nuovo disco degli ex numi dell’hard rock lascia un’impressione dignitosa solo se non ci si aspetta troppo, o, detto altrimenti, che a soddisfarsene del tutto saranno probabilmente quelli che la band non la conoscevano prima. Comunque sia, bisogna ammettere che con “Lightning Strikes Again” ai Dokken, almeno sul piano strumentale, è riuscito in gran parte di avvicinarsi alle proprie radici, e già solo per questo il loro nuovo lavoro non va solo criticato. Si tratta insomma di un ennesimo tentativo, più o meno riuscito, di tornare sulle vecchie strade e sui grandi palchi a cui la band ci ha ormai abituati. Un riconoscimento va anche all’etichetta italiana Frontiers Records, che da anni si impegna perché il rock raffinato della storia recente non finisca del tutto nel dimenticatoio. Poco tempo fa, oltre ai Dokken, ha pubblicato tra l’altro il nuovo progetto solista di Steve Lukather, mentre molto promettente è anche l’annuncio del nuovo album dei Journey, che dovrebbe uscire in questi giorni. Del resto, tutti gli amanti dei grandi “comeback” saranno di sicuro più contenti del nuovo album dei Def Leppard, “Songs from the Sparkle Lounge”, che sotto ogni aspetto prosegue fedelmente la tradizione di “Hysteria” ed è in assoluto il primo candidato a miglior lavoro dell’anno nella sua categoria. I nostalgici, insomma, troveranno pane per i loro denti. Con i Dokken o senza.
Formazione
Don Dokken – voce
Jon Levin – chitarra
Barry Sparks – basso
Mick Brown – batteria
Tracklist
1. Standing On The Outside
2. Give Me A Reason
3. Heart To Stone
4. Disease
5. How I Miss Your Smile
6. Oasis
7. Point Of No Return
8. I Remember
9. Judgement Day
10. It Means
11. Release Me
12. This Fire
13. Sunset Superstar
Durata dell’album: 51:38