Little Axe: più piccoli, ma comunque abbastanza grandi (2009)

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Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Gala Hala, Metelkova, Lubiana
Data del concerto: 06.04.2009
Spettatori: 250
Prezzo del biglietto: 15/20 €

Non abbiamo dovuto aspettare molto per l’arrivo in Slovenia di un altro membro dei Living Colour. Non molto tempo fa, alla Cvetličarna, si era presentato Will Calhoun con i suoi jazz rocker Unified Presence, stavolta invece è toccato al bassista Doug Wimbish, che suona con la formazione Little Axe (è anche il soprannome del leader della band). I Little Axe sono parecchio diversi dagli altri progetti dei membri dei Living Colour, perché mescolano influenze di blues classico e moderno, funk, dub, elettronica, hard rock e chi più ne ha più ne metta.

Il concerto è partito in modo piuttosto non convenzionale: con un assolo di batteria. Keith LeBlanc ha chiarito subito che avremmo assistito a un concerto di musicisti di prima categoria. Poco dopo sul palco sono saliti anche Skip McDonald alla chitarra e Doug Wimbish al basso, e in men che non si dica abbiamo capito di che pasta è fatta questa band. Per tutto il concerto hanno suonato a un livello altissimo, tenendo il pubblico in piedi e scherzando con lui tra un pezzo e l’altro (anche se gli attacchi al governo americano suonano ormai un po’ triti). Prima dei brani si sentiva anche un abbaiare di cani registrato, cosa simile ai Living Colour, che usano un effetto analogo anche nei loro live.

I Little Axe suonano soprattutto una versione molto moderna del blues, piena di effetti. Ci sono un sacco di parti preregistrate e altri trucchi che colorano ulteriormente la musica. Non mancano nemmeno le contaminazioni da altri generi: c’è tantissimo funk, ma anche un po’ di dub, hard rock, hip hop e soul (che però si è sentito molto meno per l’assenza di Bernard Fowler). Nei momenti più hard rock a volte mi hanno ricordato parecchio i Living Colour, la band madre di Wimbish, ma di quei momenti ce ne sono stati pochi e dei Little Axe non puoi certo dire che siano un clone. La band ha un suo stile, abbastanza sperimentale e vario da tenere desta la tua attenzione.

È difficile dire quanto questi signori si divertano davvero sul palco, perché spesso suonano molto da routine. Il più autentico mi è sembrato il leader in persona, che è anche quello che ha mostrato la maggiore varietà. Di lui si potrebbe dire che si attiene al principio: “Meno è più”. Il suo stile è bluesy, ma nel suo modo di suonare c’è anche parecchio funk, momenti d’avanguardia (forse era solo un po’ di “pasticciare) e momenti rock. Con Wimbish è sempre difficile capire quanto creda davvero nella musica, perché il suo stile è sempre sotto controllo. Lo stesso si potrebbe dire di Keith LeBlanc, tecnicamente preparatissimo e praticamente incapace di fare una “stecca”.

Ovviamente si è sentita la mancanza di Bernard Fowler, che con le sue acrobazie vocali avrebbe potuto aggiungere qualcosa in più. La sua voce soul è tra le migliori al mondo, e a mancare è stata anche la sua carica scenica e la sua calore umano. Non posso dire che Skip McDonald e Wimbish non l’abbiano sostituito degnamente al microfono, ma la voce (e la stazza) di Fowler è una sola.

Insomma, i Little Axe ci hanno regalato una serata di blues/funk/rock di prima qualità (e non solo) e ci hanno portato in un viaggio nella musica ribelle (sia nelle composizioni che nei testi). Per tutto il concerto sono stati bravi in modo molto professionale, e quello che si è staccato di più è stato il chitarrista e leader Skip McDonald, anche se è difficile dire se il suo stile fosse più “sporco” per una giornata storta o per il suo modo di suonare. Comunque sia, alla fine il tutto ha funzionato alla grande, e posso solo immaginare come sarebbe andata se si fosse aggiunta anche la voce angelica di Bernard Fowler.

Foto: Tanja Goršič

Scaletta

1. Mother Earth 2. Same People 3. Hard Times 4. Rock This House 5. Soul of a Man 6. Grinning 7. Moaning at Midnight 8. Hammer Head 9. Bless Those 10. Boom Boom 11. If I Had My Way 12. So Glad 13. Ride On 14. Tight Like That 15. Trance 16. No Release 17. Too Late 18. Bis

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