Live in Detroit
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: King Crimson
Etichetta: Discipline Global Mobile
Uscita: 2001
Durata: 75:94
Voto: 4/5
La quarta incarnazione in studio, nonché seconda dal vivo, delle leggende inglesi del prog rock King Crimson è stata con ogni probabilità la versione più caotica e imprevedibile della band in tutta la sua storia. Vale sia per il lavoro in studio sia per quello sul palco. Contrasti e attriti tra i membri erano incredibili, tanto che è quasi strano che questa formazione non si sia sciolta molto prima di un anno. Su sponde opposte c’erano i due membri originali, il geniale ed eccentrico chitarrista Robert Fripp e il paroliere/suonatore di sintetizzatore VC3 Peter Sinfiled, che si sopportavano sempre meno (Fripp era stufo dei testi fantasy e sempre più a tinte sessuali di Sinfield, mentre a Sinfield dava sui nervi la figura autoritaria di Fripp), mentre a fargli compagnia c’erano dei nuovi arrivati assetati di riscatto, Boz Burrell (voce, basso), Ian Wallace (batteria) e Mel Collins (sax, flauto), che non vedevano l’ora di partire per la parte americana del tour.
Il problema coi nuovi era che, con la possibile eccezione di Collins, coltivavano una visione musicale totalmente diversa da quella di Fripp: a tratti il blues gli andava molto più a genio del prog rock e del jazz fusion, come si sente già in »Ladies Of the Road« da »Islands« (1971) e nel modo di cantare di Boz, a tratti quasi ‘americanizzato’, che non c’entrava proprio nulla col concept ‘romantico e vecchia Inghilterra’ tipico dei King Crimson, almeno per quanto riguarda l’esecuzione vocale dei primi pezzi. Niente di strano che l’anno dopo Burrell si sia unito alla prima versione dei Bad Company, mentre Wallace e Collins sono andati per un breve periodo a dare una mano alla leggenda del blues Alexis Korner.
Come se tutto questo non bastasse, durante la tranche americana del tour i ‘pivelli’ volevano godersela alla grande e fare le ore piccole, così il 13 dicembre 1971, quando i King Crimson suonarono a Detroit — da dove viene appunto la registrazione live intitolata »Live in Detroit«, uscita nel 2001 per l’etichetta indipendente Discipline Globile Mobile — Fripp aveva già i nervi belli tesi, anche se quella fu una delle poche serate di questa incarnazione delle leggende prog che merita un ‘molto bene’, se non proprio un ‘ottimo’. I loro concerti erano come il giorno e la notte, a seconda della serata: una sera sfoderavano uno show brillante e la notte dopo erano irriconoscibili, come se non fosse nemmeno la stessa band. Per Sinfield, che quella sera tirava fuori dal suo sintetizzatore VC3 suoni sperimentali, per l’epoca innovativi, fu una delle ultime apparizioni come membro dei King Crimson: Fripp gli mise presto davanti un ultimatum del tipo ‘o io o tu: uno dei due deve lasciare la band’.
Questa incarnazione dei King Crimson apriva la maggior parte dei concerti con »Pictures of a City«, catalizzatore di energia da »In The Wake of Poseidon« (1970), che quella sera, insieme a una caotica improvvisazione jazz, è riuscita davvero bene, anche se il canto di Boz e soprattutto l’enfasi su certi versi di questo classico erano piuttosto strani. Non sorprende che la band abbia eseguito ben tre pezzi dall’album »Islands«, l’unico lavoro in studio di questa versione dei King Crimson. Stavolta è venuta particolarmente bene »Formentera Lady«, con le improvvisazioni iniziali di Collins al flauto, dove l’atmosfera elettrica si placa un po’ a favore di un clima etereo, e così fino allo strumentale jazz rock fusion e licenzioso »Sailor’s Tale«, in cui Fripp manda in estasi con un assolo di chitarra supersonico.
Uno dei momenti migliori di questo concerto dei King Crimson a Detroit è stata senza dubbio l’esecuzione del classico »Cirkus« da »Lizard« (1970), che in apertura contiene i suoni drammatici delle onde del mare che si infrangono, grazie all’effetto di Sinfield sul sintetizzatore VC3. L’interpretazione vocale di Boz stavolta è molto più convincente, visto che il compianto bassista/cantante per timbro era più vicino a Gordon Haskell (il cantante della versione in studio di »Cirkus«) che al cantante originale dei King Crimson, Greg Lake, mentre gli arrangiamenti di mellotron e sax suonano quasi ancora più sinistri e brutali che nella versione in studio. »Ladies Of The Road«, dove si sentono i rari elementi di blues nella musica dei King Crimson e un ritornello alla Paul McCartney, è stata sicuramente il pezzo più rappresentativo di questa versione della band. Il ringhiare e lo strillare blueseggiante di Boz nel ritornello, del tutto inutile, e il canto parecchio bizzarro di certi versi, in cui gli scappa quasi da ridere, sono tra i rari momenti fuori posto, se non proprio brutti, di questa registrazione. Questo pezzo di »Islands«, comunque, per la sua accessibilità era sempre popolarissimo tra il pubblico, anche se a Fripp il testo sessuale di Sinfield sulle groupie dei rocker dava parecchio sui nervi. Il severo asceta della chitarra cancellava con tutta l’anima la filosofia edonista degli altri membri della band.
Tra le sorprese positive c’è l’improvvisazione strumentale »Groon« (la versione in studio si trova sul lato B del singolo »Cat Food«), dove tra gli spettacolari meandri improvvisativi stupisce soprattutto il compianto Ian Wallace con un assolo di batteria mostruoso. »21st Century Schizoid Man«, nonostante una versione un po’ accorciata e l’assenza degli assoli di sax, quella sera è venuta fuori molto solida. Alla fine dell’esecuzione di questo evergreen succede anche l’unico vero incidente della serata. Mentre Fripp, nel suo inglese raffinato e da libro stampato, presenta i singoli membri della band, per la maleducazione del pubblico di Detroit (un pazzo ubriaco urla nel mezzo »shut up for fuck’s sake«) gli saltano i nervi, ma poi si ricompone in fretta e al momento giusto ne dice quattro al pubblico americano viziato, spiegando anche perché la band preferisce suonare i pezzi nuovi a quelli vecchi. »Mars«, ovvero »Devil’s Triangle«, in apertura è segnata da un suono sinistro e quasi assordante di bombardamento aereo, prodotto dal sintetizzatore VC3 di Sinfield, mentre le possenti ondate di mellotron aprono la strada a una spietata marcia di guerra.
I King Crimson capitanati da Bob Fripp, a questo punto della carriera, erano ormai parecchio stufi delle continue richieste di suonare i cavalli di battaglia del leggendario esordio (un esempio è l’ep »Epitaph«, che in questo periodo era già sparito dalla loro scaletta), quindi non stupisce che si siano detti ‘al diavolo tutto’ e per il gran finale abbiano suonato, a sorpresa, una versione bizzarrissima, blueseggiante e fortemente accorciata del celebre evergreen »In The Court of The Crimson King«, che quella sera si sarebbe potuto rinominare tranquillamente »In The Court of B.B. King«. Interpretazioni altrettanto bizzarre di alcuni classici erano peraltro piuttosto frequenti per questa incarnazione delle leggende del prog rock e, indirettamente, hanno contribuito anche al fatto che la band si sia sfasciata in fretta già l’anno dopo, quando Fripp prese il controllo assoluto.
»Live in Detorit« è una testimonianza piuttosto interessante e di qualità discreta dell’incarnazione più caotica dei King Crimson, una band che ‘scoppiava da tutte le parti’ di continuo, ma che quella sera ha trovato ancora abbastanza coesione e slancio per sfornare una delle sue prove migliori del 1971. La fine di questa versione dei King Crimson arrivò l’8 gennaio 1972, quando Sinfield, dopo una lunga battaglia, lasciò la band. Da allora Fripp è l’indiscusso capo di questi giganti del prog rock. La band tenne duro ancora come quartetto fino alla fine del tour americano, il 1° aprile 1972, dopodiché Fripp rimase per un breve periodo da solo e cominciarono a circolare le speculazioni su una sua possibile collaborazione con il batterista Jon Hiseman (Colosseum, Colosseum II), dalla quale poi non venne fuori nulla. Due membri della formazione di »Islands« (Boz e Wallace) purtroppo oggi non ci sono più, mentre Collins, dopo più di quattro decenni, è di nuovo amico di Fripp e membro della più recente incarnazione dei King Crimson.
Formazione
Robert Fripp – chitarra, mellotron
Boz Burrell – voce, basso
Mel Collins – flauto, sax, mellotron
Ian Wallace – batteria, cori
Peter Sinfield – testi, sintetizzatore VC3
Produzione
David Singleton & Alex R. Mundy
Tracklist
1. Pictures of a City (9:03)
2. Formentera Lady (8:59)
3. Sailor’s Tale (6:08)
4. Cirkus (9:14)
5. Ladies on the Road (7:55)
6. Croon (8:02)
7. 21st Century Schizoid Man (13:17)
8. Mars (11:02)
9. In the Court of the Crimson King (3:34)