Living Colour – il colore preferito del momento (2008)!
Luogo: GMD klub / Graz / Austria
Data del concerto: 18.10.2008
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 26,00€
Living Colour a quanto pare stanno vivendo una nuova primavera. Dopo la festa potentissima e convincente che hanno messo su, all’inizio di questo ottobre, alla Cvetličarna MediaPark di Lubiana, hanno fatto tappa qui vicino, a poco più di due settimane di distanza, suonando nell’atmosfera piacevole del GMD klub di Graz, in Austria. Gli spazi di questo club sono un po’ più piccoli della sala del MediaPark; per com’è fatto, l’interno ricorda un po’ il Boogaloo di Zagabria, con la differenza che il GMD è un locale super curato e sistemato in modo davvero elegante.
Già l’atmosfera prima del concerto era eccezionale. La gente ha riempito il locale per bene. Eppure, nonostante la compostezza del pubblico austriaco, non è stato difficile farsi largo fino alle prime file per scattare qualche foto indispensabile per la pubblicazione ufficiale. Gli sloveni, nel frattempo, ti avrebbero già fatto a pezzi. Stavolta il palco era stracolmo di riflettori. Il tizio delle luci ha potuto davvero sbizzarrirsi all’infinito con sfumature, tonalità e colori che si fondevano l’uno nell’altro. Sul palco c’era solo il tecnico di Vernon che accordava le chitarre e si divertiva a tirar fuori il motivo di base del classico di Hendrix Burning Of The Midnight Lamp, e poi era tutto pronto.
Qualche minuto dopo le nove di sera, i Living Colour salgono sul palco. La sala si accende e il concerto parte in modo parecchio diverso rispetto all’esperienza di Lubiana. Vernon, Will e Doug costruiscono l’intro a poco a poco, fondendo ognuno i propri loop sonori in una specie di “noisy groove” introduttivo che ha preso fuoco nella sala come una fiamma. Doug fin dall’inizio non ha dimenticato nemmeno l’abbaiare di cane, che in questo tour a quanto pare lo diverte e lo fa ridere di continuo. Quando l’intro ipnotico ha raggiunto il massimo, Corey salta sul palco come un fulmine a ciel sereno e la band attacca con Auslander!
Stavolta il suono era perfetto, appena uscito dalla scatola. Anche il volume era giusto, escluso ovviamente chi si è ritrovato nel momento del concerto con i suoi rilevatori di vibrazioni piazzati davanti alle membrane degli altoparlanti, e ha così potuto solo scrivere il testamento ai propri organi uditivi. Rispetto a Lubiana i Living Colour erano ancora più scatenati di un gradino. Anche se il pubblico ha restituito molta meno energia e rumore rispetto a quello sloveno, e c’era meno gente in sala che a Lubiana, i Living Colour sono venuti a suonare un concerto che non aveva niente di routinario, cosa che a Lubiana, purtroppo, a tratti si sentiva.
Da che dipende? Possiamo solo tirare a indovinare. Ma buona parte pesa sulle spalle dell’organizzatore. A partire dall’accoglienza, dalle condizioni che ti offre la logistica disponibile per tirare fuori il meglio (se non il massimo) dallo spettacolo che vendi. Impossibile paragonare la povera Cvetličarna, con appena cinque fasci di riflettori, né per il palco più piccolo, né per l’acustica in sé, che al GMD klub è da sogno. Insomma, ogni sloveno che stavolta ha deciso di rivedersi il concerto dei Living Colour a Graz è stato ripagato alla grande.
La band ha sostituito in scaletta Operation Mindcontrol con un pezzo completamente nuovo intitolato Method the Madness, che suona davvero promettente. Lo stesso vale per un’altra nuova canzone, Bless Those, che, a differenza della precedente, dopo ormai un paio d’anni che i Living Colour la suonano sul palco ha già fatto presa alla grande sul pubblico. Una bella sorpresa è stata anche la rinfrescata a Which Way To America, nella cui seconda metà i Living Colour hanno infilato un motivo completamente nuovo, che con ogni probabilità finirà in qualcuno dei brani del prossimo album in studio. Bless Those ha offerto di nuovo anche un momento esoterico, eseguito solo da Will e Vernon sul palco. Vernon tirava fuori suoni lamentosi e stridenti dai suoi giocattoli per torcere il suono e fare programmazione, mentre Will si limitava a scaldare gli arti per il momento in cui il fascio del riflettore principale si sarebbe puntato solo su di lui, e il tipo ha preso in mano la sala con il suo pezzo solista. William E. Calhoun stavolta ha allungato un po’ il suo assolo rispetto a quello visto a Lubiana. Sul palco ha costruito un vero e proprio suono da giungla, fatto di tanti loop campionati che Will sovrapponeva uno sull’altro: i motivi suonati in sequenza li memorizzava e quei pattern si ripetevano costruendo intanto l’armonia. Questo quadro sonoro sensato è nato del tutto spontaneamente nella testa di Will, solo per la serata di Graz. Già domani, infatti, quel pezzo suonerà completamente diverso in un nuovo concerto dei Living Colour. Will ci ha quindi messo qualcosa che a Lubiana non abbiamo vissuto. Ha dimostrato, in pratica, di non aver bisogno di nessun altro strumento sul palco.
Soprattutto durante Bi in sala si è fatto un caldo infernale. Doug Wimbish ha infatti avuto il ruolo da protagonista e ha infilato nel pezzo un assolo selvaggio di basso, con un effetto sonoro che ricordava del tutto l’assolo di una chitarra elettrica. Lo sguardo sull’innocentissimo Vernon, che intanto strofinava riff nudi e crudi, l’ha solo confermato. Doug non si è trattenuto più di tanto. E siccome adora saltare giù dal palco, anche stavolta l’ha fatto, mischiandosi tra la gente e suonando assoli per loro, e ancora assoli e ancora assoli… Anche questo, purtroppo, a Lubiana non l’abbiamo visto, pur essendo uno dei suoi marchi di fabbrica per far divertire la gente.
Vernon durante tutto il concerto ha dimostrato una velocità infernale negli assoli, un’incredibile ampiezza musicale, brillantezza e fantasia. In un pezzo come, per esempio, Type, in certi punti ha rivoltato i riff come calzini e portato l’assolo su curve completamente jazz, e più o meno così, tralasciando qualche altro picco del suo lavoro, ha condito anche la seconda parte di Glamour Boys, perché quel pezzo non risultasse per caso “troppo facile”.
Glover era caldo come sempre, un frontman autorevole fuori dal comune, un comandante che tiene in pugno il popolo sotto il palco con il mignolo. Il canto è stato di nuovo esplosivo, a tratti proprio devastante (gli screams altissimi in Pride), emotivamente totale, con un’ottima improvvisazione di acrobazie colorate, fatte di immedesimazione e spontaneità. Speriamo solo che “cuocersi” in una tuta di cotone per più di due ore non gli abbia lasciato conseguenze durature sulla salute.
Il finale è stato di nuovo il momento più caldo, come si conviene a un vero concerto. Cult Of Personality ha infine acceso i cuori dei compassati austriaci al punto che hanno iniziato a impazzire sul serio in sala. Al punto di ebollizione, i Living Colour sono rotolati giù dal palco lasciando Will da solo, che con qualche gesto buddhista ha espresso in particolare un grande grazie ai presenti in sala, venuti a sostenere la band.
Segue il bis e con esso l’hit Love Rears It’s Ugly Head. I ragazzi iniziano a suonarla quando Vernon si accorge che c’è qualcosa che non va nel suono della sua chitarra Hamer “colorata”, la stessa che consumava già nel 1993 a Lubiana. Beh, che anche i Living Colour non sono infallibili l’ha dimostrato il suo conciliabolo con il roadie a inizio pezzo, quando Vernon, parlando, ha sbagliato completamente il riff e Corey ha quindi fermato il brano. Nella ripartenza Vernon si è fatto perdonare aprendo il pezzo con ancora più grinta e infilando alcuni eccezionali trucchetti jazzy da filigrana dentro il motivo di base.
I Living Colour hanno suonato a Graz ben oltre due ore. Sono una buona ventina di minuti più che a Lubiana. I ragazzi erano oliati al massimo come band e nel complesso hanno sfornato un concerto che ha superato e battuto l’esperienza di Lubiana in tutti gli attributi qualitativi dell’esecuzione. Dalla durata al suono, dal fattore spontaneità all’alchimia sul palco, fino alla vivacità della band sopra il palco. Se ci aggiungiamo l’acustica ottima del club e l’illuminazione eccezionale del palco, a chi c’era regala una gioia speciale, una vittoria pulita insomma.
Oggi i Living Colour respirano in modo solido e compatto. Già solo dal tipo di costruzione dei due nuovi brani, che uniscono la semplicità della frase di chitarra di base, sospesa su una robusta base funky groove, un vocal da comando, un pizzico di melodicità sottopelle che ti resta nelle orecchie, i ragazzi sembrano freschi, concentrati e compatti, per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi. Standard, insomma. Lo spazio della sperimentazione libera, che si conquistano sempre in modo così coeso e affascinante dal vivo, resta immacolato. È quello lo spazio che dà senso all’esistenza dei Living Colour. Si tratta infatti di una band i cui singoli hanno un’ampiezza musicale tale che qualsiasi ingabbiamento nei vincoli dei limiti di genere sarebbe all’istante letale. I Living Colour restano dunque sinonimo di straordinaria bombastica da palco, di erotismo di groove ritmico pieno di charme, di sperimentazione musicale indomata, di spontaneità diabolica che offre sempre un senso profondo. Il concerto l’hanno chiuso con la cover dei Clash Should I Stay Or Should I Go, dove nel finale hanno infilato i versi “What’s your favourite colour baby?!”, che ha ulteriormente caricato la gente nella speranza che i ragazzi accendano magari anche quel classico del debutto “Vivid”. Beh, magari al prossimo tour.
Da qui in poi mi sto ripetendo in modo brutto. Insomma. Non pensarci due volte se andare o no a un concerto dei Living Colour vicino alla Slovenia. Assolutamente. A quanto pare può essere di un livello superiore, il che dimostra quanto sia importante la collaborazione tra il promoter locale e la band. Quindi dall’offerta. E la Slovenia non ha ancora una sala normale per concerti dove far entrare fino a 1500 persone. Fino ad allora anche l’esecuzione dei concerti non sarà ottimale. E fino ad allora andremo volentieri a vedere concerti all’estero.
Scaletta
1. Auslander
2. Desperate People
3. Middle People
4. Pride
5. Funny Vibe
6. Type
7. Which Way To America
8. Method The Madness
9. This Little Pig
10. Ignorance Is Bliss
11. Glamour Boys
12. Bi
13. Bless Those
14. Assolo di batteria
15. Never Satisfied
16. Time’s Up
17. Cult Of Personality
—bis—
18. Love Rears It’s Ugly Head
19. Should I Stay Or Should I Go
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