Lost in the New Real
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Lucassen, Arjen Anthony
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2012
Durata: 1:30:20
Voto: 5/5
Il polistrumentista, cantante occasionale e compositore Arjen Anthony ‘Ayreon’ Lucassen è ormai da quasi vent’anni il musicista progressive rock/metal più prolifico dei Paesi Bassi. Ex membro delle band metal Bodine e Vengeance, con il progetto solista/band Ayreon ha sfornato una serie di capolavori in studio che gli sono valsi a ragione il titolo di genio creativo e di uno dei musicisti più fantasiosi della scena prog contemporanea. Oltre alle imprese con Ayreon, in passato ha lanciato anche tanti side project come Star One, Stream of Passion, Guilt Machine e Ambion. Meno noto è invece il fatto che Lucassen, dopo l’addio ai Vengeance e prima della nascita di Ayreon, aveva già provato la carriera solista, con il nome abbreviato ‘Anthony’, ma l’avventura non andò a finire granché bene. Il suo esordio solista dalle tinte psichedelico/hard rock, »Pools of Sorrow, Waves of Joy« del 1994, nonostante la smania di successo — la dimostravano anche i singoli usciti — fu un grosso buco nell’acqua commerciale e, a parte i fan più sfegatati di Lucassen, oggi praticamente nessuno si ricorda più che esista.
Quasi vent’anni dopo l’uscita di quel debutto, Lucassen ha messo in pausa il lavoro con Ayreon e ha rilanciato la carriera solista, e non in un modo qualsiasi: ha registrato un’ambiziosa opera concettuale progressive rock/metal che per molti versi segue la ricetta vincente della sua band ‘principale’, cioè Ayreon, mentre in alcuni brani si sentono eccome anche le influenze dei suoi altri progetti. »Lost in the New Real«, nuovo concept di fantascienza, contiene un’ora e mezza di musica che riempie tutto il primo CD, mentre sul secondo, oltre al materiale originale e al seguito del concept, trovano posto anche delle cover di alcuni dei suoi artisti preferiti/modelli. Stavolta Arjen, a parte il batterista Ed Warby, collaboratore di lunga data, non ha coinvolto nomi di grido, come invece fa di solito con Ayreon: ha messo di suo pugno tutte le voci e, per raccontare il concept, ha unito le forze con il leggendario Rutger Hauer (Blade Runner, Lady Hawke, Fatherland, Sin City, ecc.), probabilmente il più famoso attore olandese di tutti i tempi.
La storia di »Lost in the New Real« in fondo non è niente di speciale, almeno per chi ha già fatto fuori la maggior parte dei classici della fantascienza (romanzi e film). Il personaggio di Lucassen, Mr. L, comparso per la prima volta in un brano degli Ayreon, »The Truth Is in Here«, tratto dall’album »01011001« (2008), si ritrova in un futuro in cui il mondo che conosceva è cambiato completamente: per certe cose in meglio, per altre in peggio. Nel XXI secolo, a un passo dalla morte fisica per una malattia allora ancora incurabile, Mr. L era stato chiuso in una speciale camera e sottoposto al sonno criogenico (congelato). Dopo diversi decenni si risveglia completamente guarito e si trova davanti il suo psicologo personale, il dottor Voight-Kampff (interpretato da Rutger Hauer), che cerca con calma di abituarlo alla vita nel futuro.
Il mondo del futuro, nel bene e nel male, è cambiato così tanto che non si riesce più a distinguere tra realtà e fantasia, perché i sogni più profondi di ognuno sono diventati realizzabili, compresi l’immortalità e l’eterna giovinezza (»When I’m A Hundred Sixty-Four«), l’imminente contatto con gli alieni (»Our Imperfect Race«), un internet controllato in stile ‘orwelliano’ (»E-Police), il turismo spaziale (»The Space Hotel«), la vita organica creata artificialmente »So Is There No God?«), la realtà virtuale illimitata (»The Social Recluse«) e un’isola speciale con specie animali estinte riportate in vita (»You Have Entered the Reality Zone«), per citare solo alcuni dei grandi cambiamenti.
Nel futuro Mr. L si imbatte anche in una valanga di altre cose ancora più bizzarre, come la possibilità di sostituire il partner in carne e ossa con uno virtuale, modificabile a piacere secondo i desideri e i feticismi di ciascuno, o semplicemente da spegnere (»Don’t Switch Me Off«). Ci sono poi l’eutanasia raffinata, per chi per caso si stufa della vita eterna (»Dr. Slumber’s Eternity Home«), i programmi speciali e controllati per mettere al mondo un figlio al livello di ‘perfezione fisica e psichica’ (»Parental Procreation Permit«) o la macchina che permette di fondere in un unico brano vari evergreen musicali (»Pink Beatles In A Purple Zeppelin«). Durante il suo viaggio nel mondo trasformato del futuro, Mr. L si trova in tantissime situazioni grottesche e anche comiche, e intanto si chiede di continuo se riuscirà ad adattarsi alla nuova realtà. Se dovesse non riuscire a ‘stare al passo coi tempi’, può sempre fare visita al Dr. Slumber per il ‘sonno’ eterno, oppure chiudersi semplicemente nella macchina Dream Sequencer, quella che si vede sullo sfondo della copertina di »Lost in New Real«, e partire per un viaggio fantastico del tutto nuovo.
In un certo senso il concept di »Lost in the New Real«, che non suona poi così fantasioso, ma piuttosto inquietantemente realistico e realizzabile, si può leggere anche come una satira della società di oggi, solo che tutte le patologie sociali, le frustrazioni, i complessi e le bramosie moderne vengono spinti fino ai loro estremi futuristici. Il futuro di »Lost In the New Real« non è diviso in bianco e nero: è almeno tanto attraente e magico quanto, allo stesso tempo, perverso e morboso.
Tutti i brani e i testi dell’album li ha scritti Lucassen senza alcun aiuto, e ha suonato lui tutte le chitarre, le linee di basso, le tastiere e qualche altro strumento; anche i contributi vocali sono esclusivamente suoi. Solo per la narrazione, ovvero la presentazione dei singoli brani/parti del concept, ha avuto l’aiuto di Rutger Hauer. Dal punto di vista stilistico »Lost in the New Real« piacerà di sicuro a tutti gli amanti di Ayreon, perché passeggia di continuo sul ponte tra progressive rock e progressive metal, ma anche rock psichedelico, visto che Lucassen è sempre stato un grande fan dei Beatles e dei Pink Floyd.
Il dottor Voight-Kampff risveglia Mr. L nell’opener intriso di atmosfera cupa intitolato »The New Real« e lo invita a raccontargli il suo ultimo ricordo prima di essere messo in sonno criogenico per anni. Così Lucassen, tra passaggi di chitarra ringhianti e sfumature ritmiche bello grooveggianti, inizia a raccontare la sua cupa storia: come la malattia incurabile lo abbia messo nelle mani di un bizzarro esperimento scientifico, dopo il quale si è svegliato in un mondo completamente nuovo. Le basi elettroniche, insieme ai suoni di flauto che ogni tanto fanno capolino, accentuano ancora di più l’atmosfera agghiacciante e carica di tensione, in cui l’ascoltatore può immaginarsi il freddo e sterile ambulatorio del dottore in mezzo a un mondo dove la fantasia è morta da un pezzo e la parola ‘irrealizzabile’ suona come una brutta barzelletta.
»Pink Beatles In A Purple Zeppelin«, dove Mr. L ascolta uno strano ibrido musicale mentre Voight-Kampff gli spiega che nella musica ormai è stato inventato praticamente tutto e adesso si limitano a manipolare le creazioni del passato, trasformandole in forme sempre nuove. È un pezzo perfettamente calato nel suo titolo satirico, il che significa che questo brano rilassante contiene un bel mix di elementi di psichedelia e hard rock. In »Parental Procreation Unit« Mr. L si scontra per la prima volta con un brutale programma di controllo delle nascite, e l’atmosfera drammatica si adegua, con scale di chitarra dal sapore orientale sostenute da numerosi stacchi di batteria potenti, mentre Lucassen ogni tanto usa il vocoder nel cantato. Le linee vocali di accompagnamento sottolineano ancora di più il ritornello melodico, ma fatalista e ambient.
»When I’m a Hundred Sixty-Four«, che nel titolo fa il verso al classico dei The Beatles »When I’m Sixty-Four«, è il momento del concept in cui il protagonista scopre come l’umanità manipoli il prolungamento della vita e la scoperta dell’immortalità. Stavolta si tratta di un divertente esperimento folk rock con accordi di chitarra acustica e un accompagnamento d’archi, che insieme creano un’atmosfera un po’ celtica e pastorale. »E-Police«, dove si svela in tutte le sue dimensioni megalomani il controllo orwelliano su internet, quello che anche le ‘superpotenze’ di oggi, senza dubbio, sognano ogni santa notte, contiene un ritornello epico a più voci, il che vuol dire che è un pezzo estremamente accessibile e memorabile. »Don’t Switch Me Off«, dove tornano a dominare gli accordi acustici e le piacevoli armonie vocali, e dove c’è anche spazio per assoli di synth e chitarra dentro una tavolozza sonora ritmicamente invidiabile, racconta lo strano incontro con una partner virtuale, una specie di ologramma che sembra una persona vera, in carne e ossa.
»Dr. Slumber’s Eternity Home«, la visita al famigerato centro per l’eutanasia di tutti quelli stufi e apatici davanti alla vita eterna, contiene un arrangiamento barocco pepato al punto giusto, mentre il ritornello a più voci pensa al lato divertente. »Yellowstone Memorial Day«, intriso di un’aura cupa, con possenti passaggi di synth che sferragliano mentre Lucassen sfoggia un approccio vocale da camaleonte, racconta di come l’umanità, nonostante l’enorme sviluppo e il progresso tecnologico, si ritrovi ancora alle prese con guerre e catastrofi naturali, come l’eruzione di un vulcano devastante nel Parco Nazionale di Yellowstone.
In »Where Pigs Fly« si scopre che l’umanità ha finalmente risolto anche l’enigma degli universi paralleli e si è così imbattuta in doppi alternativi decisamente strani di alcune persone famose. In primo piano c’è un arrangiamento barocco che crea un’atmosfera un po’ rustica. Il testo, divertentissimo, parla di mondi paralleli in cui Darwin sosteneva il creazionismo, Einstein ha scoperto la macchina del tempo e Colombo ha trovato la strada per l’India, mentre Shakespeare non aveva il senso della rima. Poi ci sono Reagan, che ha vinto cinque Oscar, e una Meryl che non ne ha vinto nemmeno uno, un Elvis vegano, un Alice rimasto Vincent e un Bowie rimasto Jones, per citare solo gli esempi più spassosi. La title track, dove si rivela che nel mondo del futuro non sanno più distinguere tra realtà e virtualità, con i suoi dieci minuti è il pezzo più lungo e complesso di »Lost in the New Real«. Con tanti cambi di tempo improvvisi e ricche transizioni ambient, che conquistano senza fatica tutti gli amanti dell’eredità Ayreon di Lucassen perché non mancano potenti armonie vocali e drammatici arrangiamenti sinfonici, rappresenta il culmine dell’album.
Il secondo disco si apre con »Our Imperfect Race«, dall’impronta space rock, che parla dell’imminente contatto con un’intelligenza extraterrestre. Qui il protagonista si chiede cosa penseranno i visitatori da galassie lontane quando scopriranno in che stato catastrofico si trova il nostro pianeta. L’ambient futuristico è creato con grande riuscita grazie a vari campioni digitali e al suono cupo delle texture di sintetizzatore. »Welcome To The Machine«, cover in chiave prog metal del classico dei Pink Floyd dal leggendario album »Wish You Were Here« (1975), suona molto più brutale dell’originale e quindi quasi irriconoscibile, il che ha i suoi pro e i suoi contro. Da una parte è un’interpretazione molto interessante, del tutto personale, di questo evergreen; dall’altra mancano l’anima originale e l’ambient in cui il messaggio d’origine del brano finisce un po’ per perdersi.
»So Is There No God?«, con un testo che farebbe sogghignare soddisfatto anche Nietzsche, grazie ai passaggi d’archi e alle malinconiche improvvisazioni di chitarra, crea un bel contrasto con il brano precedente. »Veteran Of The Psychic Wars«, cover di un evergreen dei Blue Ӧyster Cult con una produzione moderna e suoni elettronici di tastiera un po’ più in evidenza, viene sorprendentemente bene e arriva quasi all’atmosfera epica dell’originale, e al signor Lucassen vanno fatti i complimenti anche per la splendida prova al microfono. »The Social Recluse«, condito da sottili accordi acustici, che racconta come le generazioni futuristiche si colleghino attraverso i loro mondi virtuali privati, cosa che nel nuovo mondo avviene tramite un dispositivo informatico impiantato nel cervello umano, è uno dei risultati più interessanti del secondo disco.
Arjen si è dedicato anche a una cover di un evergreen dei Led Zeppelin, »Battle Of Evermore«, che sotto la sua bacchetta viene un po’ più ‘futuristica’, anche se non mancano le melodie pastorali d’origine alla chitarra acustica e l’etereo controcanto femminile, che si sposa benissimo con la voce di Lucassen, e il risultato è molto solido. »The Space Hotel«, che riguarda il turismo spaziale, contiene un’interessante transizione tra la cupa sezione introduttiva e un ritornello ‘liberatorio’, e non mancano nemmeno intelligenti improvvisazioni di chitarra. »Some Other Time« è una delle cover più sorprendenti e interessanti, con cui Lucassen dimostra ancora una volta la sua vasta cultura musicale, perché non capita proprio spesso che qualcuno decida di rifare un classico dei The Alan Parsons Project. L’esecuzione vocale per potenza ed espressività resta decisamente indietro rispetto all’originale, mentre gli arrangiamenti sinfonici catturano ancora piuttosto bene la magia ambient d’origine.
»You Have Entered The Reality Zone«, che in sostanza è il racconto di una specie di Jurassic Park futuristico, grazie agli splendidi passaggi tra momenti sottili con voci multiple e acustica e agli ornamenti folk del flauto è anch’esso uno dei momenti migliori di »Lost in the New Real«. Proprio alla fine dell’album Arjen sorprende ancora con »I’m The Slime«, cover del leggendario Frank Zappa, indimenticabile burlesque uscito originariamente sull’album di culto »Over-nite Sensation« (1973). Per suonare le cover di Frank Zappa servono soprattutto tante cellule grigie, un talento musicale invidiabile, senso dell’umorismo e anche ‘palle’, e il signor Lucassen non ha deluso. Si è così assicurato di gran lunga il momento più ‘sballato’ dell’intero album, che, a parte la voce solista passata attraverso un megafono e un suono di chitarra completamente diverso, anche nell’atmosfera resta molto fedele al brillante originale.
Arjen Anthony Lucassen ha confermato ancora una volta di essere un genio unico nel suo genere. »Lost In the New Real« è infatti uno dei migliori concept album di fantascienza: con la sua variegata magia ambient, la varietà stilistica e gli arrangiamenti di altissimo livello, pieni di tante birichinate virtuosistiche che faranno leccare i baffi a tutti i buongustai del prog, porta l’ascoltatore in un meraviglioso viaggio musicale attraverso un futuro (prossimo) purtroppo piuttosto probabile, e allo stesso tempo, con il concept stesso, offre abbastanza cibo per il cervello da far riflettere parecchi su dove stiamo ‘correndo’. Še di più, è un lavoro all’altezza dei migliori risultati di Ayreon, quindi non sarebbe affatto una tragedia se il signor Lucassen in futuro dedicasse più attenzione alla carriera solista, anche se non collaborasse con ospiti vocali di prestigio e si concentrasse piuttosto sulle proprie capacità di cantante.
Formazione
Arjen Anthony Lucassen – voce (“Mr. L”), chitarra, basso, tastiere, altri strumenti
Rutger Hauer – voce parlata/narrazione (“Voight Kampff”)
Wilmer Waarbroek – cori, brontolii in “Parental Procreation Permit”
Ed Warby – batteria
Rob Snijders – batteria
Ben Mathot – violinoMaaike Peterse – violoncelloJeroen Goossens – flautoElvya Dulcimer – percussioni, voce femminile in “The Battle of Evermore”
Gjalt Lucassen – megafono in “I’m The Slime”
Produzione
Arjen Anthony Lucassen
Tracklist
CD 1:
1. The New Real (6:24)
2. Pink Beatles in a Purple Zeppelin (3:36)
3. Parental Procreation Permit (5:03)
4. When I’m a Hundred Sixty-Four (2:30)
5. E-Police (4:07)
6. Don’t Switch Me Off (4:06)
7. Dr Slumber’s Eternity Home (3:51)
8. Yellowstone Memorial Day (3:31)
9. Where Pigs Fly (3:47)
10. Lost in the New Real (10:19)
CD 2:
1. Our Imperfect Race (6:27)
2. Welcome to the Machine [Pink Floyd] (4:45)
3. So Is There No God? (4:41)
4. Veteran of the Psychic Wars [Blue Oyster Cult] (4:34)
5. The Social Recluse (3:55)
6. Battle of Evermore [Led Zeppelin] (5:28)
7. The Space Hotel (3:49)
8. Some Other Time [Alan Parsons Project] (3:27)
9. You Have Entered the Reality Zone (3:24)
10. I’m the Slime [Frank Zappa] (2:53)