Lovehunter
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Whitesnake
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1979
Durata: 41:25
Voto: 4/5
»Lovehunter« è stato il secondo lavoro in studio delle leggende dell’hard rock britannico Whitesnake e ha rappresentato il passo evolutivo, a livello di suono, logicamente successivo al validissimo predecessore, l’esordio »Trouble« (1978). La copertina vistosa, uscita dalla mano del pittore e illustratore Chris Achilleos, che mette in scena la fantasia definitiva del cantante-serpentone e capobanda David Coverdale nelle vesti di una donna nuda a cavalcioni di un gigantesco serpente bianco, all’uscita ha scatenato parecchie polemiche e ha regalato alla band, che intanto se la rideva soddisfatta sotto i baffi, una pubblicità più che gradita. Curiosità: il dipinto originale di »Lovehunter« è stato rubato già nel 1980, mentre il leggendario tastierista Jon Lord aveva usato un concept simile per la copertina del suo secondo disco solista, »Sarabande« (1976).
Dopo »Trouble« Coverdale è riuscito a tenere insieme la stessa formazione, cosa che in futuro non gli riuscirà proprio benissimo, e ne è stato ripagato alla grande: su »Lovehunter« i Whitesnake sono ancora più ispirati in fase di scrittura rispetto al predecessore e i singoli membri, soprattutto i due virtuosi della chitarra Micky Moody e Bernie Marsden, sono riusciti a sviluppare un’intesa magica davvero invidiabile. Alla produzione, di ottima qualità, ha pensato ancora una volta il vecchio volpone Martin Birch, con cui Coverdale e Lord avevano già lavorato ai tempi dei Deep Purple. Rispetto a »Trouble«, »Lovehunter« ha un suono un po’ più raffinato nella maggior parte dei pezzi, con un’influenza ben percepibile della produzione AOR che stava lentamente nascendo tra la fine dei Settanta e l’inizio degli Ottanta.
L’album si apre con il primo singolo in assoluto dei Whitesnake, »Long Way From Home«, che grazie al suo ritornello trionfale, epico e nostalgico è entrato fin da subito tra i loro evergreen più amati, anche se commercialmente è andato male e non ha raggiunto il piazzamento alto che meritava nelle classifiche dell’epoca. Siccome i campioni dell’AOR Foreigner nel 1977 avevano già pubblicato un pezzo con un titolo simile, »Long, Long Way From Home«, Coverdale e compagni hanno dovuto togliere dal titolo un ‘long’ in più, che però compare comunque nel ritornello da vittoria.
Curioso che come lato B di »Long Way From Home« sia stato scelto il blues rocker passionale »Walking in the Shadow of the Blues«, che per popolarità ha addirittura superato per risonanza il suo ‘compagno di viaggio’ del lato A, cosa che di solito succede molto di rado. Il suono scoppiettante dell’organo Hammond di Lord, i passaggi di chitarra pieni e ciccioni e un ritornello da sbruffoni sotto la guida di una voce infuocata che, per una volta, nel testo parla dell’amore di David per la musica, cioè per il blues, invece che per le donne, sono stati gli ingredienti principali della ricetta che ha trasformato questo brano ambizioso in un classico indimenticabile.
La ballata r’n’b nostalgica »Help Me Thro’ the Day« è una cover struggente di un originale del musicista americano blues, r’n’b e country Leon Russell, in cui i Whitesnake, tra chitarre piangenti, tappeti malinconici di sintetizzatori e il canto di David che ti spezza il cuore, si confermano ancora una volta stupefacenti maestri della sottigliezza musicale. Il livello di raffinatezza negli arrangiamenti è davvero invidiabile e oggi in tanti dimenticano che i Whitesnake erano tutto fuorché una band blues/hard rock qualunque. »Medicine Man« è invece un blues/hard rock molto più tradizionalista che, grazie alle frasi di chitarra bruciantiin e innovative dei due chitarristi e alle acrobazie d’organo di Lord, odora perfino un po’ di Deep Purple, mentre la voce indomabile di Coverdale ha una gran voglia di giocare al dottore con le sue pazienti. »You ‘n’ Me« è un blues rocker piuttosto minimalista ma bello robusto, adagiato su ritmi boogie ansimanti sotto la guida del pianoforte di Lord e su frasi di chitarra roventi sull’asse Moody-Marsden, che accompagnano l’abbaiare sfrenato di David. Un pizzico di sottigliezza in mezzo a un ambiente piuttosto ‘sporco’ lo portano le linee vocali di accompagnamento, come sempre ottime.
Su »Lovehunter« i Whitesnake non mollano di un centimetro sui pezzi tosti, e anche »Mean Business« è l’incarnazione dell’hard rock senza compromessi, con chitarre che segano, passaggi di batteria massicci di Dave Dowle e linee di basso ringhianti firmate dall’immancabile Neil Murray, mentre l’assolo d’organo di Lord insaporisce ulteriormente un’atmosfera infuocata in cui il fattore chiave è di nuovo il canto emotivo e potentissimo di Coverdale. Su »Love Hunter«, catalizzatore di energia spinto al massimo sul piano sessuale, Coverdale, in linea con la copertina dell’album, versa attraverso il testo tutte le sue fantasie erotiche nella sua voce passionale, con al fianco compagni strumentalmente in splendida forma che non risparmiano passaggi di chitarra affilati e possenti capricci d’organo.
In »Outlaw«, riuscito ibrido tra blues rock e AOR, Coverdale lascia il microfono a Bernie Marsden, che con l’accompagnamento di armonie di chitarra epiche e di spiritose variazioni d’organo se la cava con assoluta sicurezza in questo compito insolito, come aveva già dimostrato su »Trouble« con il pezzo »Free Fall«. Il ritornello a più voci è melodicamente elegante e bello, rock fino al midollo, e ha perfino un certo potenziale da hit. »Rock ‘n’ Roll Women«, in cui Coverdale confessa la sua passione per le signorine rock di ogni risma, anche se si tratta solo di ‘groupies’, suona invece molto più tradizionalmente bluesy, con qualche spruzzata ritmica rock’n’ roll da ballo, il che significa che è il brano meno interessante di »Lovehunter«. La conclusiva »We Wish You Well«, breve ma dolce, è un evergreen: una ballata bellissima con eleganti arrangiamenti di pianoforte, malinconiche pennellate di chitarra ed epiche armonie vocali.
Su »Lovehunter« il passionale Coverdale, con una serie di pezzi eccellenti, ha realizzato una bella fetta delle sue fantasie musical-erotiche, che trovano la loro rappresentazione migliore nella controversa copertina, ormai leggendaria da un pezzo, dove per la prima volta è apparso il celebre logo dei Whitesnake, usato fino alla fine di quel periodo blues rock commercialmente non troppo fortunato, ma proprio per questo tanto più sentito e sincero. Per Dave Dowle, che si era sempre considerato un batterista occasionale, dopo l’uscita di »Lovehunter« i giorni erano contati: dietro le pelli lo ha sostituito il leggendario Ian Paice, e così per un po’ i Whitesnake hanno avuto in formazione ben tre ex membri dei Deep Purple.
Formazione
David Coverdale – voce
Micky Moody – chitarra
Bernie Marsden – chitarra, voce su “Outlaw”
Jon Lord – tastiereNeil Murray – basso
Dave Dowle – batteria
Produzione
Martin Birch
Tracklist
1. Long Way from Home
2. Walking in the Shadow of the Blues
3. Help Me Thro’ the Day
4. Medicine Man
5. You ‘n’ Me
6. Mean Business
7. Love Hunter
8. Outlaw
9. Rock ‘n’ Roll Women
10. We Wish You Well