Trouble
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Whitesnake
Etichetta: EMI Records
Uscita: 1978
Durata: 38:20
Voto: 4/5
»Trouble« è stato l’album d’esordio in studio dei campioni dell’hard rock britannico Whitesnake, che nella prima fase della carriera (1978-1984) si sono fatti un nome soprattutto come un collettivo blues rock tutto cuore, costretto all’inizio a sudarsi con le unghie e con i denti ogni briciola di visibilità mediatica, e che proprio per questo si buttava anima e corpo in ogni nuovo pezzo da scrivere e suonare. Il capobanda, l’incorreggibile incantatore della voce David Coverdale, era già riuscito con l’EP »Snakebite« (1978), uscito un mese prima, a stringere un patto con il celebre produttore Martin Birch, che in passato aveva lavorato ad alcuni dei migliori risultati in studio della precedente band di Coverdale, i Deep Purple.
David è riuscito a coinvolgere un altro ex collaboratore dei Deep Purple, il leggendario maestro delle tastiere Jon Lord (1941-2012). Il tastierista originale dei Whitesnake era in realtà Brian Johnston (ex-Streetwalkers), che però non andava per niente a genio al gusto esigente di Coverdale, così quest’ultimo sperava che l’ex organista dei Procol Harum Pete Solley si rivelasse la scelta giusta. Neanche Solley è rimasto a lungo nella band: aveva impegni di produzione più importanti per lui e ha dovuto salutare.
Così è entrato in scena l’esperto Lord, che dopo lo scioglimento dei Deep Purple aveva provato a rilanciare la carriera con il progetto di breve durata Paice, Ashton & Lord, a cui partecipava anche il batterista dei Purple Ian Paice, un altro futuro membro dei Whitesnake. Nella band, che con la coppia di chitarristi Micky Moody e Bernie Marsden poteva già contare su una ricca offerta di armonie chitarristiche, il leggendario tastierista ha portato, oltre a una grande esperienza, una profondità sonora in più grazie al suo vasto repertorio di maestrie all’organo e al sintetizzatore. Il batterista originale Steve Plant, che aveva suonato su »Snakebite«, è stato sostituito da Dave Dowle (ex-Streetwalkers), di cui è curiosissimo il fatto che a soli 13 anni formò insieme all’ex chitarrista dei Genesis Steve Hackett la loro prima band, i Canterbury Glass.
»Trouble«, il cui titolo, secondo le parole di Coverdale, nasce dal fatto che durante le registrazioni è nato il primo figlio del cantante, ha presentato in tutto il suo splendore un collettivo blues rock dal piglio deciso, carico di slancio appassionato sulle ali della voce di David, sempre ricchissima di emozione, e di una smania bruciante di dimostrare il proprio valore come autori e strumentisti. »Take Me With You« è un’apertura esplosiva, proprio come ti aspetti da dei veri duri dell’hard rock, con tanti passaggi di chitarra affilati, linee di organo Hammond messe lì con gusto e una stampede di batteria piena di temperamento, mentre il timbro del possente vocalist Coverdale si torce per tutto il tempo in un desiderio febbrile.
I testi, spesso un po’ insipidi, per lo più d’amore e ancora più spesso conditi d’erotismo, sono stati per tutta la carriera la principale fonte di critiche, ma chiunque conoscesse la natura di Coverdale e sapesse che da ragazzo timido si era ritrovato praticamente da un giorno all’altro sotto i riflettori dei grandi stadi, quando era diventato membro dei Deep Purple, capiva molto più facilmente perché fosse sempre così fissato con messaggi del genere, al confine fra lirica sensuale e sesso nudo e crudo, e con il suo ‘serpente bianco’.
Anche nel melodicissimo intrattenitore »Love to Keep You Warm«, costruito su una frase di chitarra semplice ma gustosissima sull’asse Moody-Marsden, sull’organo sfrigolante di Lord e su un ritornello che si stampa subito in testa, il nostro appassionato sogna il calore di un corpo di donna. Il banalmente intitolato »Lie Down (A Modern Love Song)« è un altro pezzo da ‘party’, con un ritmo quasi da ballo grazie ai passaggi scatenati di organo e pianoforte e alle frasi di chitarra affilate, mentre il ritornello, dal sapore erotico, è accompagnato da belle armonie a più voci. La versione hard rock di »Day Tripper« si rivela una cover sorprendentemente riuscita dell’evergreen dei The Beatles: l’armonia vocale centrale si sposa benissimo con la voce di Coverdale, mentre i passaggi di chitarra pieni e ricchi di effetti e le acrobazie di tastiera di Lord aggiungono un’atmosfera da monelli e un po’ civettuola.
Sulla veloce »Nighthawk (Vampire Blues)« fanno impazzire soprattutto le vertiginose magie chitarristiche dei due chitarristi, sorrette con decisione dalle linee di basso sferraglianti di Murray, in cui si coglie un soffio di jazz fusion. A dare ulteriore spinta ci pensa il breve ma appassionato assolo d’organo di Lord. Qui si sente chiaramente che razza di virtuosi, capaci di superare i rigidi confini di genere delle solite imprese blues rock, Coverdale si fosse messo attorno. »The Time Is Right For Love«, intrisa di un’atmosfera nostalgica, è ormai quasi al limite del primo rock melodico/AOR, con cui negli anni Ottanta flirteranno ben più spesso. Anche qui regnano maestose armonie fra i due chitarristi, linee di basso complesse e raffinate specialità di tastiera, mentre la prova vocale di Coverdale stavolta è più vicina a una confessione lirica pura che a un erotismo sfacciato.
La title track è, come da copione, un blues rocker di puro sangue, con frasi di chitarra taglienti, cori eterei e l’approccio vocale rabbioso e frustrato di David, schiacciato dalle ‘rogne di tutti i giorni’. Moody e Marsden si dividono di nuovo splendidamente il ruolo di solista principale. Lo strumentale solitario ma eccellente »Belgian’s Tom Hat Trick« è uno dei rari momenti un po’ umoristici: con i suoi ritmi boogie vivaci guidati da passaggi di batteria spietati, passaggi di chitarra selvaggi e orge d’organo, ricrea l’atmosfera autentica di un bar.
»Free Flight« è un altro blues rocker pieno di temperamento, con un pizzico di funk e capricci r’n’b, dove colpiscono soprattutto le armonie vocali complesse e soprattutto melodiche, sotto la guida sorprendente di Bernie Marsden nel ruolo di voce principale, anche se il livello di grinta e virtuosismo dei ‘compagni di sventura’ di David è di nuovo tutt’altro che trascurabile. Il finale, »Don’t Mess With Me«, è uno dei momenti più taglienti dell’intero album: il signor Coverdale, con una prova vocale appassionata, dimostra che con lui non c’è da scherzare quando ha fame di bontà carnali, mentre i suoi compagni lo coprono fedelmente con passaggi selvaggi di entrambe le chitarre e dell’organo, linee di basso sferraglianti e crash di batteria senza compromessi.
In un’epoca in cui, con l’avanzata di punk e disco, il ‘vecchio rock’ nei media commerciali era considerato roba sorpassata e ‘da dinosauri’, i Whitesnake, coraggiosamente e senza badare ai diktat delle mode del momento, su »Trouble« hanno fatto fuoco e fiamme con una forma di hard rock intrisa di melos blues. La scalata ai vertici delle migliori band hard rock di quegli anni, da lì in poi, era ormai solo una formalità.
Formazione
David Coverdale – voce
Micky Moody – chitarra
Bernie Marsden – chitarra, voce su “Free Flight”
Neil Murray – basso
Jon Lord – tastiere
Dave Dowle – batteria
Produzione
Martin Birch
Tracklist
1. Take Me With You
2. Love to Keep You Warm
3. Lie Down (A Modern Love Song)
4. Day Tripper
5. Nighthawk (Vampire Blues)
6. The Time Is Right for Love
7. Trouble
8. Belgian Tom’s Hat Trick
9. Free Flight
10. Don’t Mess With Me