Lubiana apocalittica (2015)

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Autore: Sebastijan Videc
Foto: Jerneja Jerak

Luogo: Kino Šiška, Lubiana, Slovenia
Data del concerto: 14.10.2015
Prezzo del biglietto: 21€ (early bird), 25€ (prevendita), 28€ (giorno del concerto)

Il fatto che gli Apocalyptica non mettessero piede dalle nostre parti da parecchi anni ha portato nella grande sala del Kino Šiška di Lubiana un sacco di gente. Ma posso dirlo a cuor leggero: non sono più la stessa band che ci si è presentata la prima volta lì a cavallo del millennio, quando quattro giovani violoncellisti biondi, seduti su sedie da scuola elementare davanti alle Križanke stracolme, ci toglievano il fiato segando su uno strumento classico che per i metallari di allora era ancora del tutto sconosciuto ed esotico – il violoncello! Allora a scaldare il pubblico ci pensò la band di casa, che in quel periodo era una vera superstar, i Siddharta; stavolta invece i finlandesi si sono portati dietro altri rocker altrettanto incandescenti, i giovani australiani Tracer.

Con i Tracer ho fatto conoscenza circa tre anni fa, quando alla radio online inglese Planet Rock (che purtroppo in Slovenia non si può più ascoltare) passavano spesso le hit del loro album d’esordio Spaces in Between. Gli inglesi spingevano parecchio questa band appena scoperta, e le hit del momento Devil Ride e Too Much uscivano dalle casse più volte al giorno. La notizia che ad accompagnare gli Apocalyptica sarebbero stati proprio i Tracer mi ha fatto un gran piacere, perché si prospettava la prima occasione di sentire e vedere la band anche dal vivo. I Tracer, a differenza della maggior parte delle rock band australiane, non cercano di imitare i connazionali ultra-famosi AC/DC. Il loro genere si potrebbe definire un mix di stoner e grunge anni ’90 con il rock classico dei ’70, e sul loro stile hanno influito parecchio band come Audioslave, Soundgarden e Queens of the Stone Age, oltre ai Foo Fighters. Il trio formato da Michael Brown (chitarra/voce), Jett Heysen Hicks (basso, cori) e Andre Wise (batteria) ha aperto il suo primo show sloveno senza compromessi, con la botta di Too Much. La produzione da album, levigata, che sembra chiedere a gran voce di far diventare i Tracer musica da autoradio, stavolta cedeva sotto il suono crudo e sporco di chitarra e basso, e la band ne è uscita ancora più incandescente. Ma guarda un po’ – sala immobile come durante la predica domenicale in chiesa. Per fortuna a fine pezzo sono arrivati applausi e urla d’incitamento ed entusiasmo. Gli australiani hanno dedicato buona metà del loro set BREVissimo alla promozione dell’album uscito quest’anno, Water for the Thirsty Dogs, e l’accoglienza inizialmente timida del pubblico è cresciuta di pezzo in pezzo, con sempre più reazioni e partecipazione durante lo show. Tutto indicava che gli australiani avevano sfruttato alla grande il loro primo show in Slovenia: anche dopo il concerto, nell’atrio, un sacco di gente si faceva foto con loro. A fine concerto degli Apocalyptica li ho incrociati anch’io, e i ragazzi mi hanno detto che a breve hanno in programma un nuovo tour europeo in cui contano di tornare anche in Slovenia.

Quando si è avvicinata l’ora degli Apocalyptica, la sala si è riempita di brutto. Come detto in apertura, gli Apocalyptica in Slovenia non suonavano da parecchi anni, quattro se non sbaglio. Il quartetto originale di violoncelli infatti sei anni fa si era ridotto a 3, con l’aggiunta di un batterista, e già poco dopo l’inizio sui loro album comparivano anche cantanti ospiti. Ma l’anno scorso gli Apocalyptica hanno deciso di sostituire gli ospiti con un unico vocalist, cosa che hanno fatto sull’album uscito quest’anno, Shadowmaker. Al microfono incandescente è salito il cantante americano Franky Perez, che prima aveva collaborato anche con Slash, prima che quest’ultimo scegliesse Myles Kennedy per il suo progetto.

E come funziona questo cambiamento? Beh, non benissimo. Il trio d’urto della band è ovviamente rodato alla perfezione, con formazione classica e più di due decenni di palchi alle spalle. In effetti non ci sarebbe nulla da ridire, se almeno nei pezzi più vecchi non avessi sentito la mancanza di una profondità in più, venuta meno con la perdita del quarto violoncellista. Franky Perez non ha iniziato il suo show con sicurezza e la situazione non è migliorata fino alla fine del concerto. Con musicisti di tale qualità è difficile credere che si siano accontentati di un cantante così mediocre. Comunque io penso che sarebbe meglio far »cantare« le sue linee al quarto violoncello. Ma che ci vuoi fare – il pubblico è comunque impazzito e non sembrava che questa pecca li disturbasse più di tanto – almeno la maggior parte. Il batterista Mikko è membro fisso della formazione da dieci anni e alla sua maestria dietro le pelli non c’è nulla da obiettare. Ma l’introduzione della batteria è stata un’arma a doppio taglio, e si è visto anche in questo concerto. Se da un lato sottolinea alla grande il ritmo di questo mix di strumenti classici e musica metal, dall’altro troppo spesso finisce per coprire del tutto le parti più delicate dei pezzi, dove di solito il violoncello domina con la sua voce profonda e vellutata.

Il concerto vero e proprio è partito con la recente Reign of Fear, mentre sul palco faceva da sfondo un fondale statico, sostituito dopo qualche pezzo. I finlandesi hanno dedicato circa un terzo del concerto, durato quasi due ore, all’ultimo disco Shadowmaker, giocando nel mezzo con i pezzi più vecchi. A circa un terzo del set Mikko si è spostato su una batteria più piccola nella prima fila del palco, e lo sfondo si è trasformato in una videoproiezione che ci ha accompagnato per il resto della serata. Gli Apocalyptica hanno iniziato la carriera con l’uscita dell’album Apocalyptica Plays Metallica e non sono sicuro se sia un omaggio agli inizi della band, all’immensa popolarità dei Metallica, una combinazione delle due cose o altro ancora, ma Master, Sandman e One hanno raccolto il maggior entusiasmo del pubblico, insieme a Inquisition Symphony degli Slayer. Ma la sorpresa più grande, e di conseguenza l’entusiasmo maggiore, i finlandesi se le sono tenute per quasi la fine del concerto. Tra le note iniziali del classico norvegese di Grieg, infatti, Perttu ha attaccato Zdravljica, e l’intera sala si è unita all’istante a squarciagola con il testo.

Dal concerto me ne sono andato con sensazioni contrastanti. Gli Apocalyptica sanno ancora il fatto loro, senza dubbio. Ma le loro scelte recenti hanno parecchio scosso il loro status, e la scelta del cantante è stata purtroppo disastrosa. Con una mossa del genere stanno provando a buttarsi in acque più commerciali, dove al momento regna il duo croato 2Cellos? Chissà, ma il fatto è che quando i finlandesi hanno pubblicato il loro primo album, i due croati si stavano ancora iscrivendo alle elementari. Per fortuna a risollevare il sapore della serata ci hanno pensato i Tracer, che danno speranza che anche le band giovani sappiano ancora creare e servire rock di qualità.

Scaletta

Tracer

1. Too Much
2. We’re Only Animals
3. Water For Thirsty Dogs
4. There’s A Man
5. Astronaut Juggernaut
6. Devil Ride
7. Us Against The World

Apocalyptica

1. Reign of Fear
2. Grace
3. I’m Not Jesus
4. House of Chains
5. Not Strong Enough
6. Master of Puppets
7. ‘Till Death Do Us Part
8. Inquisition Symphony
9. Bittersweet
10. Harmageddon
11. Hope, Vol.2
12. Riot Lights
13. Shadowmaker
14. Hole In My Soul
15. Enter Sandman
16. In The Hall of the Mountain King
—
17. One
18. I Don’t Care
19. Dead Man’s Eyes

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