Lucifer’s Friend: Black Moon

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Data di uscita: 26.04.2019
Etichetta: Lucifer’s Records
Produzione: Simon Hesslein
Durata: 43:16
Genere: hard rock
Voto: 8.5

I Lucifer’s Friend, eclettici hard rocker tedeschi dell’era ‘preistorica’ risorti dalle ceneri nel 2014, dopo »Too Late To Hate« (2016) tornano a colpire con l’album »Black Moon«. Sotto la guida vocale, di nuovo, del leggendario cantante inglese John Lawton, noto soprattutto come ex membro degli Uriah Heep, con »Too Late To Hate« avevano fatto capire che sono tutt’altro che da buttare nel cassonetto dei ricordi. »Black Moon« a tratti suona come se fosse uscito negli anni Settanta, quando i Lucifer’s Friend erano al loro apice artistico, soprattutto grazie alla produzione retrò, alla conservazione eccellente della voce di Lawton e alle inconfondibili doti compositive che da sempre contraddistinguono la band. I Lucifer’s Friend, come i già citati Uriah Heep, non sono mai stati una classica band hard rock, anzi, hanno spesso flirtato con alcuni elementi progressive, e così è anche su »Black Moon«, che contiene armonie vocali a più voci, qualche tromba, un violino e alcuni cambi ritmici relativamente complessi.

L’album si apre con la title track, che è completamente nello stile dei Lucifer’s Friend classici: ci sono energici arrangiamenti d’organo, colorate parti di chitarra, passaggi di batteria infuocati e la voce vellutata e appassionata di Lawton, che culmina in un ritornello melodico, senza dimenticare un breve assolo di tromba. Il chitarrista originale Peter Hesslein è ancora un maestro dei riff e delle frasi chitarristiche marcate, che insieme al canto di Lawton, sempre eccezionale, restano l’arma principale dei Lucifer’s Friend. »Passangers« contiene arrangiamenti d’organo cupi, quasi sinistri, e parti di chitarra insolitamente incisive, mentre Lawton con il suo approccio vocale possente alza in modo efficacissimo la tensione drammatica.

»Rolling the Stone«, adagiata su fruscianti passaggi d’organo, ha un’atmosfera più giocosa, con appassionate armonie vocali nel ritornello marcato. »Behind the Smile« ha tutti gli ingredienti per essere proclamata subito un classico dei Lucifer’s Friend, mentre Lawton conquista di nuovo con una prestazione vocale fantastica. Il più oscuro »Palace of Fools« contiene una trovata chitarristica azzeccata e un passaggio inaspettato in una sezione epica, dove Lawton dimostra ancora una volta l’invidiabile elasticità delle sue corde vocali, davvero ben conservate. »Call the Captain« ha arrangiamenti sinfonici drammatici, un lavoro di batteria più veloce del solito e un infuocato assolo di chitarra, che aiutano a mantenere alta la tensione di questo brano.

Un incrocio tra una ballata malinconica e un hard rock dilatato, »Little Man« è il momento più atteso dell’album, quello in cui Lawton si avventura anche nel territorio vocale del soul e crea senza fatica un’atmosfera nostalgica. »Freedom«, con il suo energico assolo di violino elettrico, è un altro ottimo candidato a classico dei Lucifer’s Friend. »Taking It To the Edge«, dal colore romantico, con il suo ritornello nostalgico a più voci e le sue eteree cortine sinfoniche, piacerà un sacco anche a chi stravede per gli Uriah Heep dell’era Lawton. La conclusione autobiografica »Glory Days«, che dimostra ancora una volta che i Lucifer’s Friend dopo la reunion sono in forma smagliante, farà felici tutti i nostalgici che rimpiangono i tempi in cui praticamente tutta la musica si faceva ancora con cuore e anima.

»Black Moon« è un ottimo avvicinamento a ciò che i Lucifer’s Friend sapevano fare ai tempi d’oro e un seguito riuscito del lavoro precedente, che aveva già fatto capire che dopo la reunion sarebbe stato meglio tenerli d’occhio eccome. »Black Moon« è un piacere da ascoltare dall’inizio alla fine ed è esattamente ciò che la maggior parte dei fan si aspetta da questa band di culto e di lunga vita. Sembra che per i membri della band, che comprende tre componenti originali, gli anni non siano passati nemmeno un po’, e che siano tra i pochi della loro generazione a non vivere soprattutto di rendita sulla gloria passata, ma a offrire ai propri fan ancora musica nuova, praticamente allo stesso livello di quella dei primi anni Settanta, cioè del loro periodo più creativo e ispirato.

Autore della recensione: Peter Podbrežnik

Brani:
1. Black Moon (4:08)
2. Passengers (5:31)
3. Rolling the Stone (3:09)
4. Behind the Smile (3:41)
5. Palace of Fools (4:47)
6. Call the Captain (4:30)
7. Little Man (4:28)
8. Freedom (4:56)
9. Taking It to the Edge (3:48)
10. Glory Days (4:18)

Lucifer’s Friend:

John Lawton – voce
Peter Hesslein – chitarra, tastiere
Dieter Horns – basso
Stephan Eggert – batteria

Musicisti ospiti:
Chuck Findley – assolo di tromba (1)
Stefan Pintev – assolo di violino elettrico (8)

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