Lumpy Gravy

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Zappa, Frank
Etichetta: Rykodisc Records
Uscita: 1968
Voto: 4.5/5

“Lumpy Gravy” è il primo album che Frank ha registrato solo a nome suo (per intero), cioè come Frank Vincent Zappa, e il primo senza la sua band di allora, The Mothers Of Invention. Gli unici due membri del gruppo che partecipano all’album come musicisti d’orchestra sono il sassofonista Bunk Gardner e il tastierista Don Preston, mentre gli altri, come il bassista Roy Estrada, il trombettista e cantante Motorhead Sherwood e l'”indiano” della band, il batterista Jimmy Carl Black, sono registrati per lo più nel ruolo di voci di dialoghi più o meno assurdi e autori di certi suoni succosissimi che all’ascoltatore o fanno venire i crampi dalle risate o lo lasciano scioccato con la loro bizzarria: le possibilità sono solo due. “Lumpy Gravy” è anche il primo album in cui Frank si è presentato a un pubblico musicale più ampio non solo come compositore e interprete di rock, ma anche come eccellente autore di musica orchestrale. L’album è infatti un mix assurdo, ma efficacissimo, di entrambe le cose. Frank ha descritto “Lumpy Gravy” in copertina come “un lavoro incoerente, pensato in origine come un balletto, ma probabilmente non è venuto fuori come tale”. Il disco è composto da 22 sezioni collegate tra loro, perlopiù musica orchestrale con dialoghi parlati assurdi nel mezzo ed effetti sonori grotteschi, che vanno dal tintinnio di campanelli al russare e ai rutti. Con questa combinazione degli aspetti artistici più alti (la classica) e più bassi (i suoni assurdi) della musica seria e di quella popolare, Frank era per l’epoca senza dubbio radicalissimo e provocatorio, e peraltro questo approccio sarebbe diventato quasi uno standard per tutta la sua carriera. Anche se non è il primo album rock registrato con un’orchestra (The Moody Blues avevano pubblicato “Days Of Future Passed” già l’anno prima), è senza dubbio un’altra creazione innovativa dall’influenza di vasta portata sullo sviluppo del rock progressivo.

Frank, che fino ad allora si era affermato nella coscienza collettiva soprattutto come musicista rock (di un tipo molto poco convenzionale, comunque la maggior parte dei suoi lavori fino a quel momento si basava su una spietata abominazione satirica del rock popolare di allora), qui per la prima volta in carriera collabora con un’orchestra di quaranta elementi, a cui ha dato un nome assurdissimo – Abnuceals Emuukha Electric Symphony Orchestra – più che adatto alla musica creata per questo album. Tra i membri dell’orchestra spicca il leggendario chitarrista jazz fusion e bebop Tommy Tedseco, che come chitarrista di sessione ha collaborato con una marea di grandi nomi, da Elvis Presley ai Beach Boys, dagli Everly Brothers a Frank Sinatra, eccetera. Mentre l’orchestra registrava le sue sezioni orchestrali, le voci e i suoni di alcuni membri dei The Mothers Of Invention (sotto la dicitura Chorus), aggiunti in seguito, venivano registrati attraverso uno speciale effetto nascosto nel pianoforte, con un sacco di sabbia appeso ai pedali che provocava indirettamente una vibrazione, da cui poi derivava la manipolazione dei singoli dialoghi. Questi furono con ogni probabilità registrati all’insaputa dei parlanti, che nel frattempo chiacchieravano di stazioni di servizio, macchine, pony, maiali e così via. La maggior parte dei suoni insoliti è stata creata manipolando i suoni sul nastro. Frank ha poi unito le parti orchestrali ai suoni assurdi in un collage sonoro di sezioni d’avanguardia totalmente diverse l’una dall’altra. Che ci crediate o no, per ogni singolo suono, che fosse una risata, un rutto, uno schiocco di labbra o un russare, era calcolato al secondo dove sarebbe finito e che suono avrebbe avuto. Nelle composizioni di Frank non c’erano mai coincidenze spontanee e più queste sembravano grottesche, più impegno metteva perché suonassero convincenti e formassero un flusso efficace dell’album. “Lumpy Gravy” era in lavorazione già dal 1966, quando Frank ricevette per la prima volta la proposta di registrare un album di musica classica e di collaborare con un’orchestra, ma tutto andò per le lunghe, perché le parti orchestrali bastavano per poco più di 20 minuti, così ci volle ancora un po’ prima che Frank aggiungesse in studio i suoi inserti d’avanguardia e portasse l’album alla sua durata finale. Anche se “Lumpy Gravy” è un’unica suite, per via dei limiti di spazio di allora fu divisa in due parti separate.

Oltre alla cosiddetta musiqe concrete (suoni di campanelli, russare, schiocchi di labbra, eccetera), che comprende dialoghi manipolati e suoni succosi che collegano le singole sezioni della suite “Lumpy Gravy”, ci si trovano anche elementi di musica classica e perfino di jazz rock fusion (e questo un anno prima di “In a Silent Way” di Miles Davis, considerato il primo album jazz rock fusion ufficiale). Alcune sezioni orchestrali ricordano molto la musica dei cartoni animati comici alla Looney Tunes. Frank userà volentieri questi motivi alla “Tom & Jerry” anche su alcuni album successivi. Vi si colgono le influenze del compositore d’avanguardia Edgar Varese, considerato il principale modello musicale di Frank, e il fatto che all’inizio dei ’60 scriveva musica per film di serie B. Il legame con l’album precedente “We’re Only In It For The Money” (1968) si nota in alcuni punti, per esempio quando Frank, all’interno del libretto, si chiede se questa sia la “seconda fase” dell’album appena citato. Il finale surf rock conclusivo era finito, in versione vocale come “Take Your Clothes Off When You Dance”, anche sull’album precedente.

Dopo il monologo introduttivo “The Way I See It, Barry” l’album si apre con il suo tema centrale “Duodenum”, che con i suoi succosi arrangiamenti orchestrali (soprattutto sui fiati) e un ritmo “cavalcante” suona come la musica di qualche film western o di uno spaghetti western. Si potrebbe dire che è una vera e propria parodia di Morricone. Su “Oh No” entra un’interessante sezione jazz fusion quasi melodica, con un’ottima combinazione di pianoforte, chitarra, xilofono e ritmo dinamico, finché con una “scorreggia” sonora su “Bit Of Nostalgia” tutto si sfascia in suoni assurdi in salsa musique concrète, a cui segue uno strano dialogo tra due donne che parlano di come si possa dormire benissimo anche nei tamburi. Poi arrivano un monologo noioso e la sezione “It’s From Kansas”, dove entra una musica da cabaret volutamente gracchiante degli anni ’30 (in stile charleston), e di nuovo suoni assurdi di rotture, scoppiettii e grattate su “Bored Out Of 90 Over”. Su “Almost Chinese” entra una grottesca melodia cinese, di quelle che nei vecchi cartoni animati si usavano per rappresentare gli stereotipi sui cinesi. In mezzo si sentono suoni distorti di russate, borbottii mentre si mangia e i colpi di tosse di un “neonato”. Su “Switching Girls” si può ascoltare uno strambo monologo su ragazze e macchine. Su “Oh No Again” torna un’ottima sezione orchestrale con elementi di classica e jazz, che starebbe benissimo anche in un film. Naturalmente il tutto è suonato alla maniera “circense” di Frank, con largo uso di xilofono, fiati sfrontati e atonalità ritmiche. Su “At The Gates Station” si sente il monologo di un tizio che lavorava in una squallida redazione di giornale e nelle stazioni di servizio finché non è stato licenziato e ha lasciato il suo posto alla stazione di servizio al fratello. Alla fine è finito, per una miseria, in una compagnia aerea, ma era contento, perché aveva intorno un sacco di ragazze di facili costumi. Su “Another Pickup” segue un country d’avanguardia, a cui succede un diluvio di suoni assurdi, dal russare al lamentarsi fino al raschiarsi la gola. La sezione orchestrale ricompare su “I Don’t Know If Can Go Through This Again”, solo che stavolta suona estremamente oscura e cupa, con largo impiego di violini e contrabbasso. A questo seguono di nuovo suoni estremamente grotteschi, che potrebbero stare in qualche cartone animato in cui il gatto e il topo alla fine si fanno fuori a vicenda.

La seconda parte della suite (che è comunque unica) si apre con “Very Distraughtening”, dove entra un lungo monologo con alcuni membri dei The Mothers Of Invention. Il più rumoroso di loro dice di aver “sentito che qualcuno ha problemi con maialini e pony”. Segue un dibattito supe-“intellettuale” sulla struttura dell’universo e sui pony, con in mezzo suoni di “rutti” e un nuovo diluvio di suoni manipolati in salsa musiqe concrete. Su “White Ugliness”, dopo il ringhio di un “cane”, si sente un altro dialogo “intellettuale” sui pony, dove spicca l'”indiano della band” Jimmy Carl Black (da parte di madre aveva davvero radici indiane) col suo accento “messicano” e la sua risata “da cavallo”, che farebbe schizzare fuori dalla stanza tutti gli ospiti presenti in meno di due secondi. Segue un’altra assurda sezione strumentale, “Amen”, con tante atonalità ritmiche, dopodiché l’orchestra irrompe di nuovo con alcuni suoni inquietantissimi di fiati e archi. Su “Just One More Time” si sente la voce grottesca di un “francesino” che sembra uscita da una pubblicità primitivissima. Segue “Viciuous Cricle” con un assurdo monologo su pony e smog. Poi, dopo “King Kong” (in una versione diversa comparirà anche sull’album “Uncle Meat”, 1969), dove le percussioni sono state registrate in modo da sembrare un gorilla che si batte il petto, arriva un assurdo diluvio di atonalità ritmiche stonate dal titolo “Drums Are Too Noisy” (che titolo azzeccato). Su “Kangaroos” continua l’assurdo dialogo sui pony, a cui qui si aggiungono pure i canguri. “Envelops The Bath Club” è la sezione orchestrale finale, più vicina a un jazz d’avanguardia che alla classica e più che adatta a un cartone animato con degli animali come protagonisti. Alla fine arriva il finale surf rock “Take Your Clothes Off”, che in versione vocale, come “Take Your Clothes Off When You Dance”, era già comparso sull’album precedente. A questa versione hanno aggiunto un ritmo “hawaiano” e assurde voci di accompagnamento di ragazze, perché suonasse il più scema possibile. Di conseguenza è anche l’unica sezione dell’album che potrebbe piacere perfino a tutti quelli che trovano la musica di Frank bizzarra e perversa e che si farebbero strappare un dente piuttosto che ascoltare un suo album fino in fondo.

“Lumpy Gravy” è un eccellente album d’avanguardia, che piacerà soprattutto ai fan di Frank che amano di più il suo lato avanguardistico, assurdo e satirico, perché in questa categoria si piazza tra i suoi migliori lavori. A molti, dopo il primo ascolto, sembrerà senza alcuna struttura, solo un gulasch troppo mescolato, senza capo né coda, anche se non è così e tutte le sezioni orchestrali, con tutti i dialoghi e i suoni assurdi nel mezzo, sono state composte e registrate in un ordine ponderato. Chi darà all’album più possibilità alla fine resterà inevitabilmente sorpreso da quanto bene le singole sezioni, nonostante i dialoghi e i suoni assurdi, scorrano l’una nell’altra dall’inizio alla fine (che sono anche i momenti più melodici e accessibili della suite) e formino un insieme. Anche tutte le sezioni assurde, con in testa i “rutti” e i dialoghi su maiali e pony, che agli ascoltatori più ristretti suoneranno come il culmine dell’impertinenza di Frank verso la musica “seria”, sono tasselli imprescindibili della composizione. Quanto al loro effetto comico, naturalmente tutto dipende dalla personalità di ciascuno. Le solite pecorelle che si piangono addosso gireranno comunque alla larga dalla sua musica, e continueranno a crogiolarsi nel loro mondo depresso di musica “seria e di valore”, anche per il rischio di riconoscersi nelle sue satire. Come uno dei primi album a contenere elementi di musica orchestrale, jazz e rock, “Lumpy Gravy” è stato senza dubbio uno degli album più importanti della sua epoca per la formazione del rock progressivo e della musica d’avanguardia in generale. La satira è sempre stata uno degli strumenti preferiti di Frank, e così è stato anche stavolta, quando ha osato punzecchiare il mondo “intoccabile” della musica classica, ha lanciato il guanto di sfida ai puristi musicali impettiti e ha così aperto la porta a molte band di rock progressivo che sono comparse negli anni seguenti e hanno portato nei loro lavori elementi di musica classica. Secondo me questo classico degli esordi di Frank è ancora piuttosto trascurato quando si parlano i migliori lavori di Frank. Il suo vero valore si vede al meglio nel fatto che Frank una volta dichiarò di essere, fra tutte le sue opere, più orgoglioso proprio di “Lumpy Gravy” e della trilogia concettuale “Joe’s Garage” (1979).

Formazione

Frank Zappa – chitarra, tastiere, voce
Motörhead, Pumpkin, Ronnie – coro, voci
Victor Feldman, Alan Estes – batteria, percussioni
Shelly Mann, Frank Cappe, John Guerin – batteria
Ted Nash, Jules Jacob, Bunk Gardner, Donald Christlieb, Gene Cipriano – fiati
Paul Smith, Pete Jolly, Lincoln Mayorga, Michael Lang – pianoforte, celesta, arpa, tastiere
Don Preston – basso, tastiere
Tony Rizzi, Al Viola, Dennis Budimir, Tommy Tedesco, Jimmy “Senyah” Haynes – chitarra
Jimmy Carl Black – batteria, percussioni, coro, voci
Dick Barber – voce
Gene Estes, Emil Richards – percussioni
Roy Estrada – basso, voce
Larry Fanoga – voce, coro, voci
All Nite John – coro
Patrick O’Hearn – basso, fiati
Richard Parissi – corno francese
John Rotella – percussioni, fiati
Kenny Shroyer – trombone
Bob West, Jimmy Bond, John Balkin, Chuck Berghofer – basso
Vincent DeRosa, Arthur Maebe – corno, corno francese
Jimmy Zito, James Zito – tromba
Mike Lang – pianoforte, arpa elettrica
Paul Smith – pianoforte
Alexander Koltun, Ray Kelly, Joseph Saxon, Joseph DiFiore Jerome Kessler, Bernard Kundell, William Kurasch Leonard Malarsky, Ralph Schaeffer, Leonard Selic, Harry Hyams Jerome Reisler, Tibor Zelig Arnold Belnick, Harold Bemko, Jesse Ehrlich, James Getzoff, Philip Goldberg – archi

Produzione

Frank Zappa

Tracklist

Track Listings
1. Lumpy Gravy Part One (15:48)
1. The Way I See It, Barry
2. Duodenum
3. Oh No
4. Bit Of Nostalgia
5. It’s From Kansas
6. Bored Out 90 Over
7. Almost Chinese
8. Switching Girls
9. Oh No Again
10. At The Gas Station
11. Another Pickup
12. I Don’t Know If I Can Go Through This Again

2. Lumpy Gravy Part Two (15:51)
1. Very Distraughtening
2. White Ugliness
3. Amen
4. Just One More Time
5. A Vicious Circle
6. King Kong
7. Drums Are Too Noisy
8. Kangaroos
9. Envelops The Bath Tub
10. Take Your Clothes Off

Durata dell’album: 31:39

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