The Fourth Season
Artista: Vanishing Point
Etichetta: Dockyard 1 Records
Uscita: 2007
Buongiorno, anime australiane smarrite! L’album “Embrace The Silence” (2005), come un araldo precoce nei panni della prima rondine di primavera, ha finalmente riportato tra i vivi anche i Vanishing Point, di cui si era cancellata ogni traccia dopo l’uscita di “Tangled In Dream” (2001). Nella nostra defunta Europa, poi, li avevamo visti soprattutto quando aprivano i concerti dei Gamma Ray, insieme ai finlandesi Sonata Arctica, power metal velocissimo e lucidato a specchio, nel tour di quello stesso anno a sostegno proprio di quell’album. Ma quando mai è stato? E come diavolo corrono veloci gli anni?
Già il disco precedente non aveva portato soltanto un netto miglioramento della produzione rispetto a “Tangled In Dream”, ma aveva spinto la band avanti e verso l’alto con un bel passo evolutivo, e di qualità. “The Fourh Season” è la semplice prova che i Vanishing Point, alla fine, hanno evidentemente ritrovato se stessi, grazie a una formazione rimescolata e a un vero slancio creativo in studio, tanto che da questa band possiamo aspettarci ancora un sacco di cose in futuro!
I Vanishing Point sono interessanti perché nel loro sangue scorre una dose maggioritaria di globuli rossi power metal. Non servono giri di parole né spaccature del capello in quattro con analisi musicali ultra approfondite: l’album si apre con il tuono rotolante e ultra accelerato del doppio pedale della grancassa in Embodiment. Qui abbiamo il solito schema di riff heavy metal tradizionale, niente di speciale alla base, ma quello che migliora tutto il quadro dei Vanishing Point e dà a “The Fourth Season” le dimensioni per cui questa band attira l’attenzione sono gli arrangiamenti delle tastiere e la costruzione dell’atmosfera, portata dalla voce profonda, sensuale e dall’intonazione più bassa di Silvio Massaro.
Le tastiere sono un mattone fondamentale: riescono a creare un’atmosfera melodrammatica di alto livello, che si lega in modo affascinante, a livello di produzione, alla base dei riff e dà una profondità straordinaria all’immagine sonora, quasi spettrale, dei Vanishing Point. A tratti i Vanishing Point si avvicinano con grande efficacia al confine della categoria del metal progressivo. Una versione incredibilmente fluida e ridotta all’osso del metal progressivo. La voce aggiunge un tocco oscuro e atmosferico. È pulita e naviga con gusto nei registri bassi e medi, comandando con decisione e prendendosi il ruolo di figura centrale nell’equilibrio della produzione e del suono della band. La varietà e la stratificazione delle tastiere evitano che l’album cada nella monotonia e nella ripetitività del riffing power metal, grazie all’inserimento di trovate sinfonico-orchestrali piene di fantasia. Soprattutto, il lavoro seducente sul sipario di sintetizzatori è il trucco vincente con cui i Vanishing Point creano un’epicità e una pomposità davvero convincenti, di altissimo livello ambientale. L’interazione tra gli strumenti è eccezionale per intesa reciproca e, nonostante qualche prevedibile schema stilistico power metal, ne spezza le catene mostrando una produzione molto atmosferica, che soffia sulle ali del raffinato senso della band nel servire un album completamente fluido, grazie a una perfezione melodica e tematica e a ritornelli “sing-along” tutti da cantare.
I Vanishing Point, del resto, non nascondono che, nella dimostrazione del loro power metal tagliente sorretto dal doppio pedale, in cinque anni di astinenza il tempo gli è passato sopra come un rullo compressore. Che cosa significa? Piaceranno sia agli amanti degli elfetti hollywoodiani dei Rhapsody Of Fire sia ai coniglietti di latta degli HammerFall, ma con quella cupezza oscura che irradia dalla somma complessiva dell’atmosfera dell’album, per cui è impossibile non notare anche i paragoni, per somiglianza di energia, con Sonata Arctica, Stratovarius o Nightwish. Insomma, nessuna nuova invenzione musicale, ma per la band una ricreazione importantissima e una conferma della propria identità nel campo spietato del music business. La grande qualità che “The Fourh Season” non nasconde dice tutto. È un nuovo traguardo evolutivo raggiunto, con cui la band è cresciuta ancora di un gradino in qualità.
Formazione
Silvio Massaro – voce
Tommy Vucur – chitarra
Chris Porcianko – chitarra
Adrian Alimic – basso
Christian Nativo – batteria
MUSICISTA OSPITE:
Leonard Kopilas – tastiere
Tracklist
1. Embodiment (4:06)
2. Tyranny Of Distance (5:24)
3. Surrender (4:09)
4. Hope Among The Heartless (5:12)
5. Gaia (1:37)
6. I Within I (4:02)
7. Behind The Open Door (4:44)
8. Ashen Sky (4:59)
9. One Foot In Both Worlds (5:31)
10. Wake Me (4:31)
11. A Day Of Difference (4:52)
Durata dell’album: 49:07