Lunatic Soul: Through Shaded Woods
Etichetta: Kscope Records
Data di uscita: 13. 11. 2020
Produzione: Mariusz Duda
Durata dell’album: 39.50 min. (album standard) / 36.37 min. (album bonus)
Genere: Progressive Rock / Folk Rock
Voto: 9.0/10
Che la figura di punta dei Riverside, la sensazione del progressive rock polacco, ovvero Mariusz Duda, potesse scrivere la colonna sonora del videogioco d’azione The Witcher non stupisce poi tanto. Visto che sia i creatori di The Witcher sia Mariusz vengono da un paese che oggi «brilla» per una delle politiche più retrograde al mondo, fa piacere ricordare che la Polonia è la casa di moltissimi artisti straordinari. Di ogni tipo. Anime creative al massimo. E questo vale anche per il campo della creatività musicale.
Il nuovo album dei Lunatic Soul – per essere precisi, il nuovo disco del side project di Mariusz Duda, quando non è impegnato con i Riverside – è un’avventura attraverso le oscure distese di fitte foreste. E se parliamo di Polonia, sappiamo bene che si tratta di foreste primordiali. Una marea di parchi nazionali, soprattutto nel nord e nell’est del paese, è il regno dello zubr – il bisonte europeo – e a costruirli sono vaste foreste compatte di querce giganti. Dopo sei album dei Lunatic Soul, Mariusz Duda ha deciso che il settimo non sarebbe stato semplicemente un disco prevalentemente elettronico, e stavolta si è appoggiato alla forza della tradizione della musica popolare slava. Quella dei tempi del paganesimo. Dei tempi della buona vecchia fede degli antenati. Detto in modo blasfemo, della «vera fede». Non che prima non avesse già attinto a quelle fonti. Stavolta però l’intero album è un mantra tribale scolpito sul modello delle melodie che seguono i canti popolari tradizionali del mondo slavo, e Mariusz Duda nel nuovo lavoro si comporta come uno sciamano tribale che segue le tracce dei suoi antenati nell’abbraccio cupo e misterioso del bosco, dove regnano favole, miti, leggende e misteri. «Through Shaded Woods» è un album di viaggio. Un cammino verso il rinnovamento personale. Un cammino di purificazione interiore. Attraverso il fuoco della trasformazione. È una fine ed è un nuovo inizio.
Il progetto Lunatic Soul è concepito in modo duale. Segue il ciclo della morte e della rinascita della vita. Ed è così che Mariusz Duda divide anche gli album dei Lunatic Soul. Da una parte quelli dedicati alla rinascita – dove, dice lui, predominano i suoni elettronici – e dall’altra quelli dedicati alla morte, la cui sostanza musicale ha un suono molto più organico. Da questo punto di vista, il nuovo album dei Lunatic Soul rientra decisamente nella schiera dei dischi sulla morte. Il motivo centrale della copertina è identico a quello dei primi due album dei Lunatic Soul, solo che stavolta è intrecciato di rami e germogli.
Stavolta Mariusz Duda ha costruito i motivi guida partendo dal basso, dal suono del basso elettrico. Li ha rinforzati con ritmi semplici di percussioni e programmazioni che derivano dalla tradizione della polka popolare, o giù di lì. Questi motivi suoneranno familiarissimi anche agli amanti della musica celtica e dei «vecchi» Jethro Tull (primi anni Settanta), e allo stesso tempo svelano, più che mai, la fascinazione di Mariusz Duda per le opere di Mike Oldfield. Il motivo scelto si ripete e fa crescere l’atmosfera, perché attraverso le ripetizioni e la sovrapposizione di nuove e nuove pennellate sonore viene continuamente graduato. Il che, di conseguenza, genera una crescita di bombasticità vorace. Il suono è avvicinato anche da un piccolo basso piccolo, e anche le linee suonate dalle chitarre si fondono tra loro armonizzando e intensificando il motivo scelto, e nelle ripetizioni del mantra tribale innescano un effetto di distacco cerebrale. Questi motivi sono intensificati da pennellate di tappeti di sintetizzatori, mentre le linee vocali sono usate soprattutto come strumento aggiuntivo che accentua i contrasti atmosferici. Le melodie vocali sono spesso armonizzate su più linee e seguono la semplice combinatoria delle successioni di accordi all’interno dei motivi guida, con tutto subordinato al massimo risultato musicale possibile. I versi si ripetono spesso all’interno del motivo, il che rafforza la portata trascendente dell’album. Summoning Dance è il vertice assoluto di questo lavoro. È il brano più bello del disco. Per come combina melodie vocali e motivi folk, per i continui passaggi di pastelli sonori dolcemente struggenti nel paesaggio sonoro e, non ultimo, per il carattere artistico dall’impronta progressive. The Fountain, il brano conclusivo dell’album, si discosta dal modo di arrangiare del resto, perché nel suo paesaggio sonoro prevalgono elementi di piano e pennellate di sintetizzatore che, in un rapporto di arrangiamento brillantemente conciliante, offrono alla voce di Mariusz Duda uno sfondo eccezionale, mentre il pezzo, con uno straordinario mix di elementi neoclassici e folk, costruisce per il finale un crescendo brillante di struggimento mistico.
Il paesaggio sonoro è unico, irripetibile e travolgente. L’album si ascolta con leggerezza. Ha un effetto sciamanico! Funziona come un mantra. Vale la pena lasciarsi andare. Farsi portare via. Staccare la logica è quasi d’obbligo. Però non ti butta giù in uno stato di depressione, che invece è tipico dei vecchi album dei Lunatic Soul.
Visto che è nato di nuovo parecchio materiale e che Duda sapeva che la maggior parte di quello rimasto non avrebbe potuto usarlo in futuro, l’ha infilato in un CD extra dell’edizione speciale dell’album: così, oltre ai 40 minuti di musica che misura l’album standard, ci sono altri 36 minuti di materiale. E anche questo vale ogni peccato. Soprattutto per l’ultimo brano, i oltre 27 minuti di Transition II, che per struttura è di gran lunga il più vario, esplorativo e sperimentale. In particolare la sua seconda parte, che ha di nuovo più in comune con la natura elettronica dei precedenti album dei Lunatic Soul. Sul CD extra scopri anche cos’è l’ilofobia (il brano Hylophobia) – la paura del bosco.
«Through Shaded Woods» è addirittura l’album dei Lunatic Soul più luminoso e di tono positivo che Mariusz Duda abbia registrato e pubblicato fino ad oggi, anche se conserva ancora il tipico carattere di cupezza e malinconia. È interessante che il suo album solista «Lockdown Sessions», uscito lo scorso giugno, abbia addirittura più in comune con il linguaggio dei suoni elettronici dei vecchi album dei Lunatic Soul che non l’attuale «Through Shaded Woods». Ci si poteva aspettare un lavoro tetro, depresso e marcatamente malinconico, e invece l’atmosfera si rivolge a noi spesso con un teatro quasi solenne di festa e perfino di risveglio. Per il resto, «Through Shaded Woods» esplode letteralmente di magia e misticismo, che è uno degli elementi più affascinanti quando ti confronti con la sostanza musicale del disco. Anche con questo Lunatic Soul Mariusz Duda conferma che nel creare voracità atmosferica è difficile trovare qualcuno che gli stia alla pari.
«Through Shaded Woods» è un’avventura tutta particolare di Mariusz Duda, in cui, lungo il suo cammino di sciamanesimo attraverso foreste paludose e buie e le loro distese, è uscito ancora più forte e maturo. Ha fatto di nuovo i conti con tutti i demoni del passato, è rinato, ha purificato e liberato la sua anima fragile e sensibile, e ha consegnato un album di altissimo livello, un unicum di brillantezza artistica tutta sua. La deviazione di rotta musicale era più che benvenuta, e al tempo stesso Mariusz Duda con essa è riuscito a scioccare del tutto il suo pubblico, così come tutti gli ardenti seguaci dei mantra «tribali», e a far loro mancare la terra sotto i piedi.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
Album “Through Shaded Woods”
1. Navvie (4:03)
2. The Passage (8:57)
3. Through Shaded Woods (5:51)
4. Oblivion (5:03)
5. Summoning Dance (9:52)
6. The Fountain (6:04)
Album bonus
1. Vyraj (5:32)
2. Hylophobia (3:20)
3. Transition II (27:45)
Musicisti:
Mariusz Duda – voce, tutti gli strumenti
