Lunga vita ai Kiss! (2013)
Autore: Urban Bolta
Luogo: Villa Manin / Codroipo / Italia
Data del concerto: 17.06.2013
Spettatori: 6.000
Prezzo del biglietto: 75€
Ci sono voluti appena tre anni perché i giganti del rock americano Kiss varassero un nuovo album in studio. Se per il precedente »Sonic Boom« (2009) avevamo aspettato un decennio buono, con quel disco i Kiss hanno evidentemente ritrovato la forma in studio e hanno subito sfornato un nuovo album, il ventesimo di una carriera lunghissima. Si intitola semplicemente »Monster«, e la sua uscita a fine dello scorso anno è capitata a pennello per un nuovo tour estivo in Europa, dove i giganti americani sono tornati dopo esattamente due anni.
Questa gita per il Vecchio Continente conta in tutto 12 date, la maggior parte ovviamente lontanissime, nel cuore dei paesi scandinavi e di lingua tedesca, ma anche i fan sloveni hanno potuto farsi i loro conti: qualche giorno fa hanno potuto vedere la band sotto il palco del Nova Rock festival in Austria, oppure a Codroipo, in Italia, dove si sono diretti anche gli amici delle ciurme di Rockline e Paranoid. Vicino a Codroipo si trova Villa Manini, celebre residenza veneta in cui per un po’ ha abitato perfino Napoleone Bonaparte in persona. L’enorme atrio di questa villa polifunzionale scrive la sua storia gloriosa ancora oggi: negli ultimi anni ha ospitato già tanti giganti della musica, giusto per citarne qualcuno R.E.M., Iron Maiden, Whitesnake, Foo Fighters, Radiohead, Motörhead… Alla lunga lista di artisti passati per questo tempio storico veneto, lunedì scorso si sono aggiunti anche i Kiss.
Il sole picchiava da matti quando i primi spettatori si stavano già accalcando sotto il palco, in attesa di incontrare da vicino i loro idoli musicali. Ma prima dell’attrazione principale della serata, verso le otto di sera, sul palco megalomane sono saliti i RIVAL SONS, giovane formazione rock californiana che pesca ispirazione dal blues e dall’hard rock degli anni Settanta, quindi non stupisce che abbia un forte appoggio mediatico dalla rivista Classic Rock, sulle cui pagine ho incontrato la band per la prima volta anch’io. I Rival Sons hanno tenuto testa con decisione alle condizioni avverse (il termometro segnava ancora più di 30 gradi) e con un’esibizione sicura hanno dimostrato che anche le band più piccole possono cavarsela nel compito ingrato di scaldare il pubblico ai grandi concerti. Il loro stile ricicla il ricco tesoro di idee dei Led Zeppelin, ma con le evoluzioni vocali di Jay Buchanan, che più che a Robert Plant fanno pensare a Paul Rodgers (Bad Company). Hard rock con una punta di blues e soluzioni chitarristiche dal sapore retrò, di cui non si vergognerebbe nemmeno Glenn Hughes in persona! Con una serie di pezzi da quattro minuti di materiale originale, per lo più dall’album attuale »Head Down« (2012), i Rival Sons hanno presentato il loro nome con lode, un nome che i seguaci della scuola rock classica potrebbero ripetere ancora molte volte in futuro.
Per via del mega show dei concerti dei KISS bisognava aspettare pazientemente la sistemazione finale del palco fino alle nove di sera, quando è caduto un enorme sipario con il logo della band e il gruppo ha aperto lo spettacolo con il brano Psycho Circus. Hanno portato sul palco un vero circo: già il pezzo d’apertura ha servito effetti pirotecnici, che durante il concerto non sono certo mancati. Nonostante uno show diretto e studiato nei minimi dettagli, era comico guardare il bassista Gene Simmons, che i botti fragorosi hanno spaventato più volte: in uno dei brani è perfino uscito per un attimo dal tempo.
I Kiss sono giganti della musica che hanno conquistato il mercato mondiale con una formula di mosse commerciali studiate con cura; il loro approccio estremamente aziendale era quasi rivoluzionario a metà degli anni Settanta, quando hanno iniziato la scalata. Le tattiche che li hanno portati tra i più grandi, i Kiss le seguono ancora oggi. Così i discorsi del frontman Paul Stanley restano il prodotto di una patetica logica americana: non dice parole che gli vengono dal cuore, ma le parole che la folla vuole sentire. Come spiegare altrimenti il discorso d’apertura dopo il brano Shout It Out Loud, che suonava più o meno così: »Anche se non abbiamo mai suonato nella vostra città, mi sento come se fossi sempre stato parte di questa famiglia«. A metà concerto Stanley ha strappato una forte reazione del pubblico puntando sulla rivalità tra la vicina Udine e Milano; ha usato cioè la stessa finta di due anni fa, quando li ho visti a Malmö in Svezia, con la differenza che allora gettò al pubblico l’osso da rosicchiare nominando l’odiata Stoccolma. Stanley e Simmons conoscono il loro mestiere di manipolatori fin nei dettagli, quindi non è stato difficile per loro incanalare la folla nei binari in cui gli spettatori sono rimasti incastrati a lungo anche dopo la fine del concerto.
Anche se i Kiss, truccati con la celebre combinazione di pittura facciale bianca e nera, erano in tour promozionale per il nuovo album »Monster«, nel repertorio suonato sono finiti solo due suoi brani, Hell or Hallelujah e Outta This World, in cui sono passati in primo piano con un assolo a testa il chitarrista Tommy Thayer e il batterista Eric Singer. I Kiss sono ancora più saldamente incastrati nel loro apice commerciale della maggior parte dei giganti del rock classico, perciò la scaletta pescava a fondo negli anni Settanta; naturalmente non mancavano nemmeno gli hit degli anni Ottanta, come Lick It Up e I Love It Loud, mentre i conoscitori più fini della band si sono sentiti venire l’acquolina soprattutto con War Machine e Heaven’s on Fire. Le condizioni sonore erano buone, soprattutto rispetto al concerto degli Iron Maiden nella stessa location di due anni fa, quando le raffiche di vento si portavano via il suono.
Quando si parla di concerti dei Kiss, si parla ovviamente di un vero show! Per il tour europeo i Kiss hanno adattato l’aspetto del palco, che Paul Stanley, prima dell’inizio, aveva promesso essere qualcosa di totalmente nuovo, mai visto. Nonostante queste parole autocelebrative, già solo per il minore investimento economico era difficile credere che per una breve tournée come questa fossero riusciti a superare le esibizioni del 2008, quando nel loro ampio giro europeo festeggiavano 35 anni di attività.
Eppure c’era comunque un sacco da vedere! Il primo grande picco è arrivato con il brano God of Thunder e l’assolo di basso di Simmons. Il bassista, tecnicamente nella media, ha messo in primo piano il suo carisma e fin dall’inizio ha preso la posizione di showman, chiudendo il pezzo proprio sotto il tetto del palco, dove è volato come Batman, agganciato ai ganci. È seguita l’esecuzione di Love Gun, che Paul Stanley ha attaccato direttamente sul mixer, in mezzo al mare di fan. È stato un momento estatico, ed era interessante osservare il pubblico, che non riusciva proprio a decidere se seguire con lo sguardo Stanley sul mixer o gli altri tre sul palco visivamente perfetto. La gita in zattera fino al mixer poteva finire anche in tragedia, perché un cretino italiano si è arrampicato sulle spalle di un amico e sulla via del ritorno ha quasi fatto cadere Stanley. La magia della seconda metà del concerto è stata ulteriormente accresciuta dal mare di coriandoli durante l’hit da festa Rock and Roll All Nite, che ha già annunciato il bis con Detroit Rock City e I Was Made for Lovin’ You. Su quest’ultima a Gene Simmons è capitato un errore gigantesco: dopo il primo ritornello ha voluto raddoppiare di nuovo il ritornello, e si è accorto dello sbaglio solo dopo qualche lungo secondo. Una commedia dal vivo, con cui però i Kiss hanno involontariamente dimostrato che suonano e cantano davvero live. Con gli anni le loro voci sono ormai provate, quindi da tempo si fanno congetture su quanto aiuto ricevano dal mixer. L’epica Black Diamond è sempre stata benvenuta nella loro scaletta, ma dopo una sfilza di hit nella fase finale del concerto, per la sua natura atmosferica non era proprio la scelta migliore per dire addio a Villa Manin.
Che dire alla fine? I Kiss restano fedeli al loro stile da prima classe: a chi viene ai loro concerti, oltre alla musica, servono anche un bel banchetto visivo. Per l’eccessiva cura della propria immagine scenica a volte a soffrire è l’esecuzione musicale vera e propria, ma nemmeno i loro detrattori più feroci possono negare che il loro lavoro lo facciano dannatamente bene. Ancora oggi. Prova ne è stato anche il concerto a Codroipo, dove, nonostante l’affluenza relativamente scarsa (il motivo sta probabilmente nel prezzo gonfiato dei biglietti), hanno messo in scena un altro spettacolo del celebre marchio del trucco. Lunga vita ai Kiss! »Forever«!
Setlist
1. Psycho Circus
2. Shout It Out Loud
3. Let Me Go, Rock ‘N’ Roll
4. I Love It Loud
5. Hell or Hallelujah
6. War Machine
7. Heaven’s on Fire
8. Calling Dr. Love
9. Deuce
10. Say Yeah
11. Shock Me
12. Outta This World
13. God of Thunder
14. Lick It Up
15. Love Gun
16. Rock and Roll All Nite
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17. Detroit Rock City
18. I Was Made for Lovin’ You
19.Black Diamond
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