Lykaia

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Soen
Etichetta: UDR
Uscita: 2017
Durata: 57:52
Voto: 4/5

Incredibile. I Soen, band svedese fondata nel 2010 dall’ex batterista degli Opeth Martin Lopez, stanno diventando pian piano una delle entità chiave del revival progressive rock, e con un dettaglio non da poco: sono riusciti a definire un dossier musicale e artistico tutto loro. Una cosa che gli Opeth, dopo la trasformazione camaleontica, diciamocelo, fanno sempre più fatica a giustificare con i nuovi album.

Questo efficace «scorrazzare» dei Soen nel poligono della visione musicale lo conferma in pieno l’ottimo nuovo album »Lykaia«. Un disco che è un nuovo manifesto di musica fuori dall’ordinario, e il fascino artistico lo garantiscono anche le occasionali occhiate a certe “stranezze sperimentali”. Di sicuro i parallelismi con gli Opeth restano possibili, soprattutto con quelli dei tempi in cui c’era Lopez (gli echi di certi passaggi di chitarra di Opal, alcune sezioni di Sectarian e Sister). Ma i Soen, approfondendo sempre di più una cultura artistica tutta loro e autoriale, stanno diventando pian piano un’entità progressive rock capace di agguantare lo status di Riverside, Porcupine Tree e Opeth (dopo la svolta stilistica). La domanda è solo se i Soen raggiungeranno mai anche la popolarità di cui godono le band appena citate.

»Lykaia« consegna un nuovo pacchetto di composizioni eccezionali, di una musicalità altamente contagiosa, ma che allo stesso tempo possono vantare arrangiamenti complessi, un sacco di atmosfere potenti, solenni, rivolte alla malinconia e al buio, ad alta vibrazione, un senso di sviluppo spontaneo degli eventi, cioè un disco che si evolve in modo imprevedibile, e parti dell’album ottimamente miscelate: passaggi tranquilli alternati a momenti di riffing metal d’impatto e dal gancio facile. Nel complesso, anche qui si sente che i Soen flirtano soprattutto con uno sviluppo dei brani a medio tempo, mentre nelle gradazioni atmosferiche dei passaggi le tastiere  nella costruzione del paesaggio sonoro si affiancano alle chitarre alla pari. L’album funziona come un ottimo oppiaceo. È psichedelico, “cerebrale” e »trippante«. Mentre lo consumi non è difficile staccare il cervello razionale e lasciarti andare liberamente alla navigazione dentro l’universo delle particolarità del linguaggio musicale di questa band. I contrasti tra i passaggi calmi e quelli in cui regna il muro massiccio di chitarre, sorretti dalle esplorazioni continue delle esaltanti scorribande di batteria di Martin Lopez, sono di nuovo estremamente marcati. I ritmi sono spezzati in chiave progressive, provocano di continuo con un’ottima scorta di improvvisazioni e in questo modo soffiano sul fuoco di uno sviluppo dinamico che sul disco è eccezionale. Si sente chiaramente, con quel suo pulsare che sferraglia e strappa senza sosta, il polso del basso penetrante, e naturalmente sopra tutto questo, pulita, melodica, autorevole, sempre malinconica e, nella sua morbidezza a tratti saponosa e sensuale, incredibilmente invasiva, la voce inconfondibile, dall’interpretazione sempre carismaticissima, di Joel Ekelöf.

La band è diventata un quintetto. Le tastiere sono entrate a pieno titolo in formazione, ed è arrivato anche il nuovo chitarrista Marcus Jidell. Il suo nome lascia di sasso, perché subito ti chiedi che diavolo ci faccia l’ex chitarrista dei Royal Hunt in una band così diversa per genere come i Soen. È come provare a sposare un ragno con una mosca. Ma Jidell è un ottimo sostituto di Platzbarzdis.  Si è inserito alla grande nella nuova sostanza ed essenza musicale della band e il cambio, in termini di stile, sulla poltrona del chitarrista si nota a malapena, se si nota.

I Soen su »Lykaia« non offrono niente di nuovo o di mai sentito. Rosicchiano con impegno gli spunti musicali del predecessore »Tellurian« e in questo modo coltivano e potenziano con efficacia la portata espressiva e artistica del disco precedente. La sensazione è che gli arrangiamenti siano ancora un filo più sciolti, frammentati, ancora più mossi in chiave progressive rock, anche se il muro sonoro massiccio, basato su un riffing voluminoso e devastante, anche stavolta è genuino. L’impressione generale resta comunque che »Lykaia« suoni un filo più »morbido« del predecessore, a causa di arrangiamenti ulteriormente dilatati e ancora più frammentati in senso progressive.

Una cosa che disturba un po’ è il volto del brano Lucidity. È buffo che i Soen ci abbiano girato un video di presentazione e l’abbiano scelto come singolo promozionale del nuovo album, anche se con questa mossa la band si è fatta addirittura un favore ingrato. Perché? Il pezzo di per sé è un requiem sognante, bellissimo e malinconicamente struggente, ma a disturbare è la somiglianza con quello che David Gilmour ha fatto nei suoi album solisti (le melodie vocali principali ricordano qualcosa che Gilmour avrebbe potuto usare nel suo album »On An Island«).  A questo punto cresce il lato di estetica psichedelica del disco, ma allo stesso tempo tutta la faccenda può dare fastidio anche a chi conosce bene i Pink Floyd. Se resto un po’ mordace nelle righe che seguono, David Gilmour oggi può solo sognarsi l’ispirazione per creare una composizione come Lucidity (assolo marcante di Jidell nella seconda metà incluso).  Altri paralleli con Gilmour, sul piano degli assoli di chitarra di Jidell, tornano nel passaggio strumentale centrale di Paragon (sia chiaro, quell’assolo “ci sta” alla perfezione nella composizione).

Insomma, quello che si scrisse in chiusura della recensione del predecessore »Tellurian« lo possiamo ripetere a gran voce. »Lykaia« è un altro album stupendo, pieno di melodie compiute, sciolte in modo ambiziosamente sperimentale, con il valore esplorativo di figure musicali proposte in chiave progressive e tecnicamente complessa. Un approccio così entusiasmerà per forza tutti i puristi e i buongustai della musica a caccia di perfezione musicale, originalità espressiva e fascino della sfida artistica.

Soen – Sectarian (audio ufficiale):

Formazione

Joel Ekelöf – voce
Lars Åhlund – chitarra, tastiere
Marcus Jidell – chitarra
Stefan Senberg – basso
Martin Lopez – batteria 

Produzione

Marcus Jidell

Tracklist

01. Sectarian
02. Orison
03. Lucidity
04. Opal
05. Jinn
06. Sister
07. Stray
08. Paragon
09. Gods Acre
10. Vitriol

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