Magnum: Here Comes The Rain

SPV/Steamhammer 2024
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Etichetta: SPV/Steamhammer Records
Data di uscita: 12/1/2024
Produzione: Tony Clarkin
Durata dell’album: 50.15 min.
Genere: Art Rock / Hard Rock
Voto: 8.5/10


È una consapevolezza triste ma vera, e a parecchi fan non darà pace ancora per un bel pezzo: “Here Comes the Rain”, il ventitreesimo album della band di culto Magnum, con ogni probabilità – a meno che non succeda qualche miracolo – sarà anche il loro ultimo disco in studio. Le nubi scure sopra i campioni inglesi dell’hard rock melodico con un retrogusto prog hanno iniziato ad addensarsi già alla fine del 2023, quando si è ammalato gravemente il membro fondatore, maestro della chitarra e autore di tutta la loro musica e di tutti i testi, Tony Clarkin. Per via della salute precaria del pilastro della band, i Magnum hanno dovuto annullare il tour del 2024. Molti, davanti a quella notizia, non si aspettavano niente di buono, ma nemmeno nel peggiore degli incubi avrebbero immaginato che Clarkin, dopo una breve battaglia, avrebbe ceduto alla malattia e se ne sarebbe andato cinque giorni prima dell’uscita del nuovo album, che la maggior parte dei fan aspettava già con impazienza.

“Here Comes the Rain” è, per gli standard dei Magnum, un album relativamente cupo e malinconico, e questo fa pensare che Clarkin sapesse già di avere i giorni contati. Allo stesso tempo, però, c’è anche quella magia epica e ambientale che accompagna le loro imprese fin dai ‘bei tempi andati’, quando a metà anni Ottanta, con capolavori come “Chase the Dragon” (1982) e “On a Storyteller’s Night” (1985), conquistarono la fama mondiale. Quanto fosse bravo come chitarrista e creatore di musica, con un orecchio eccezionale per la melodia, ce lo dice il fatto che dalla reunion in poi, in un tempo relativamente breve (gli ultimi vent’anni), i Magnum sono riusciti a sfornare un bel po’ di album in studio almeno molto solidi, se non proprio eccellenti.

Per tutta la loro carriera, del resto, i Magnum hanno dimostrato di non essere capaci di fare un brutto disco, quindi non sorprende che anche »Here Comes the Rain« con la sua scaletta entusiasmerà tutti gli amanti dell’hard rock melodico dal marchio avventuroso. Anche stavolta la costruzione di Clarkin, a livello di composizione e di testi, di ponti avvincenti tra la fantasia e il mondo reale, tra avventure epiche e temi sociali scottanti, ha dato ottimi frutti.

“Here Comes the Rain” non è tra i loro album più vari, ma anche con la ‘lente d’ingrandimento’ è impossibile trovarci un momento debole. L’opener »Run Into the Shadows« è un vero catalizzatore di energia nella più autentica e storica tradizione Magnum, e la maggior parte di chi ama la loro musica sarà d’accordo. Bob Catley, ultimo membro fondatore rimasto, nonostante col passare degli anni abbia perso la sua antica estensione vocale, resta un cantante di tutto rispetto, che col suo fascino canoro spesso gioca un ruolo chiave nel creare un’atmosfera eccellente. La title track, che merita un’attenzione particolare perché mette in primo piano gli arrangiamenti sinfonici sottili, a tratti quasi solenni, curati da Rick Benton, è una creazione malinconica ma al tempo stesso epica e ottimista, di quelle a cui i Magnum ci hanno abituato fin dagli esordi.

Nella categoria epica rientra anche »Some Kind of Treachery«, un altro dei picchi del disco, che richiama i ricordi dei ‘tempi lontani’, quando i Magnum erano all’apice creativo e Clarkin e Catley erano molto più giovani. Anche »After the Silence« farà felici tutti gli amanti di quella magia epica così tipica della maggior parte degli album di questa band di culto. Tra i pezzi più insoliti si può mettere »Blue Tango«, che ha un condimento ritmico molto più rock ‘n’roll del solito per i Magnum, ma che funziona altrettanto bene. 

»The Day He Lied« tra arrangiamenti sinfonici pomposi fa salire con successo la tensione del dramma epico. Tra i classici dei Magnum finirà probabilmente anche »The Seventh Darkness«, uno dei brani più incisivi e complessi del disco, mentre l’emulazione del suono del sassofono sulle tastiere aggiunge un pizzico di jazz. »Broken City« è una ballad più che decente che accentua la natura malinconica dell’album. “I Wanna Live“, condita da un ritornello possente, già dal titolo e dal drammatico finale d’organo dice qual è il messaggio centrale del pezzo e quanto il suo autore desiderasse (soprav)vivere ancora un po’ su questa terra. La conclusiva “Borderline”, solidissima, anche senza scavare troppo nel messaggio o nel testo, svela che Clarkin non aveva in mente il confine tra due stati, ma la linea di confine tra la vita e la morte.

Se “Here Comes the Rain” sarà davvero il loro ultimo atto in studio – sarebbe una grossa sorpresa se Catley decidesse di andare avanti con un altro chitarrista e autore – i Magnum se ne sono andati in modo eccellente, quasi perfetto. Anche il dato per cui »Here Comes the Rain«, a pochi giorni dall’uscita, è diventato nelle classifiche di vendita dei paesi di lingua tedesca l’album dei Magnum piazzato più in alto di sempre, dice molto sulla sua qualità. Cosa resti, in caso di fine, ai fan dei Magnum affamati di nuova musica e di concerti è al momento un grosso punto interrogativo. Se non altro, Catley riprenderà probabilmente la sua carriera solista, da far invidia, che ha numerosi punti di contatto con l’eredità musicale della sua leggendaria band.

Autore: Peter “Dr. ProgRock” Podbrežnik

Tracklist:
1. Run into the Shadows (5:22)
2. Here Comes the Rain (4:37)
3. Some Kind of Treachery (4:28)
4. After the Silence (4:34)
5. Blue Tango (5:26)
6. The Day He Lied (4:34)
7. The Seventh Darkness (4:41)
8. Broken City (4:39)
9. I Wanna Live (5:29)
10. Borderline (6:16)

Formazione:
Bob Catley – voce
Tony Clarkin – chitarra
Rick Benton – tastiere
Dennis Ward – basso
Lee Morris – batteria

Musicisti ospiti:
Chris ‘BeeBe’ Aldridge – sassofono nel brano n. 7.
Nick Dewhurst – tromba nel brano n. 7.


Magnum – “Here Comes The Rain” (SPV/Steamhammer, 2024)
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