Theocracy: Mosaic

Atomic Fire Records 2023
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Etichetta/Label: Atomic Fire Records
Data di uscita/Release date: 13/10/2023
Produzione/Producer: Matt Smith
Durata dell’album/Running Time: 66.04 min
Genere/Genre: Progressive Metal
6,5/10


(per la versione in inglese – scorri in basso)

Theocracy – Mosaic, uscito il 13/10/2023 per Atomic Fire Records

«Theocracy in leggero calo di popolarità»

Come casa del metal melodico, Atomic Fire Records ha evidentemente raccolto il testimone da Frontiers. Possiamo solo sperare che non si lascino prendere dall’idea di mettere in piedi migliaia di duetti, trii e super gruppi immaginari, come ha fatto il boss della Frontiers in questione.

I Theocracy sono una band nata come progetto solista del cantante, compositore, paroliere e polistrumentista Matt Smith, cristiano consapevole e devoto.

Ho sentito parlare di lui per la prima volta quando pubblicò una breve parodia dell’album St. Anger dei Metallica, o meglio del suo suono. Mi è stato subito simpatico.

Nel 2003 ha pubblicato con il nome Theocracy un album omonimo, in cui ha cantato tutto, suonato tutti gli strumenti e programmato la batteria. Nel 2008 è uscito Mirror of Souls, con l’aiuto dell’amico chitarrista Jonathan Hinds e di un vero batterista in carne e ossa, Shawn Benson.

Nel 2011 era riuscito a mettere insieme una vera band, con un solista competente come Van Allen Wood e il bassista Jared Oldham. Lo spirito di una vera band si sentiva eccome in As the World Bleeds, che secondo me resta ancora il punto più alto della produzione di Matt.

Nel 2016 è arrivato il crollo di qualità con il pallidissimo Ghost Ship, e a quel punto Matt ha dovuto decidere come, cosa e dove.

Abbiamo dovuto aspettare quasi esattamente sette anni, fino a ottobre 2023, perché i Theocracy ci rallegrassero e ci illuminassero con un nuovo album, dal titolo molto adatto: Mosaic. Nel frattempo Van Allen Wood si è guadagnato il calcio fuori dalla band con azioni e comportamenti tutt’altro che cristiani, e al suo posto è arrivato l’esperto mago della chitarra Taylor Washington dei Paladin, che in Sinsidious ha prestato anche qualche voce.

Che cosa ci hanno cucinato stavolta Matt e soci? Al primo ascolto, ma anche al decimo, direi il classico minestrone Theocracy, con tutti gli ingredienti di sempre. Suono pulito, cori melodici, tonnellate di doppia cassa, passaggi di chitarra speed-power e una voce di Matt sorprendentemente debole, su cui tornerò più avanti. Senza dimenticare, ovviamente, i testi di taglio cristiano, pieni di speranza, preoccupazioni, autoriflessione e fede nell’Altissimo. Grazie a Dio (e ci mancherebbe) Matt nei testi non si mette mai a predicare, anzi fa in modo che qualsiasi ateo onesto come me possa godersi musica e parole senza minacce di fuoco infernale.

Come piace fare a mia moglie, che fa la professoressa, comincio prima con i complimenti, poi arrivano le cose che stanno dopo il «ma». La produzione è eccellente, con abbastanza bassi da giustificare l’uso della parola «metal». La scaletta è ben pensata, i pezzi veloci e quelli a medio tempo si alternano bene, con l’immancabile ballad The Greatest Hope verso la fine del disco e l’epica di 19 minuti Red Sea proprio in coda. La musica è power metal di prima classe di stampo scandinavo, con un pizzico di progressive e speed metal. Il nuovo batterista Ernie Topran garantisce una base ritmica abbastanza varia, mentre il nuovo chitarrista solista Washington ce l’ha messa tutta e si è guadagnato fino in fondo il posto. La sua chitarra solista è sempre in primo piano, gli assoli sono ragionati e ben costruiti, ma si mettono completamente al servizio dell’impianto compositivo di Matt. Verrebbe da dire: un album power metal davvero di alta qualità!

«MA»

Mai un buon segno se devi aprire il dizionario già per i titoli di metà dei pezzi. Scherzo. 

I Theocracy hanno un problema simile a quello dei Sonata Arctica, o meglio: l’autore principale e unico Matt Smith ha un problema simile a quello dell’autore principale e unico Tony Kakko. Il loro modo di comporre è così interiorizzato che un ascoltatore power metal esperto riesce subito a prevedere dove andrà a parare la melodia, quale sarà la prossima rima e quando arriverà il cambio ritmico. In breve: i pezzi sono prevedibili. E la cosa dà ancora più fastidio perché il disco parte con un Flicker davvero eccellente, una vera bomba atomica power metal. Poi, purtroppo, i pezzi successivi non raggiungono la stessa intensità e la stessa vitalità.

Secondo problema: la voce di Matt. Come quella di Joacim degli HammerFall, è molto melodica, affidabile, con linee vocali interessanti e contagiose, ma è incomprensibilmente, per dirla alla buona, debolina. Non ho ancora capito se il problema sia la tecnica di registrazione o le corde vocali. Fatto sta che il lamentarsi di Matt può risultare fastidioso, proprio come quello di Joacim.

E infine: pochissime composizioni nell’heavy metal meritano una durata di 19 minuti. E Red Sea di sicuro non è una di quelle. Troppi schemi melodici ripetuti, passaggi strumentali troppo lunghi e ritmi poco interessanti. Se l’avessero accorciata a 8-9 minuti, più sopportabili, sarebbe stato più che sufficiente.

Verdetto finale: Mosaic è meglio del predecessore, soprattutto grazie al già citato Flicker e all’ultra melodico video singolo Return to Dust, oltre che al già citato Washington alla chitarra solista. Però non arriva all’eccellente e, per l’epoca, fresco Mirror of Souls, figuriamoci all’irripetibile As the World Bleeds. Peccato.

Autore: Igorac


Theocracy – Mosaic, uscito il 13/10/2023 per Atomic Fire Records

«Theocracy in leggera caduta di stile»

Come casa del metal melodico, Atomic Fire Records ha evidentemente raccolto il testimone da Frontiers. Possiamo solo sperare che non si lascino prendere dall’idea di creare migliaia di duetti, trii e super gruppi immaginari, come ha fatto il boss della Frontiers in questione.

I Theocracy sono una band nata come progetto solista del cantante, compositore, paroliere e polistrumentista Matt Smith, cristiano consapevole e devoto.

Ho sentito parlare di lui per la prima volta quando pubblicò una breve parodia dell’album St. Anger dei Metallica, o meglio del suo suono. Mi è stato subito simpatico.

Nel 2003 ha pubblicato con il nome Theocracy un album omonimo, in cui ha cantato tutto, suonato tutti gli strumenti e programmato la batteria. Nel 2008 è uscito Mirror of Souls, con l’aiuto dell’amico chitarrista Jonathan Hinds e di un vero batterista in carne e ossa, Shawn Benson.

Nel 2011 era riuscito a mettere insieme una vera band, con un solista competente come Van Allen Wood e il bassista Jared Oldham. Lo spirito di una vera band si sentiva eccome in As the World Bleeds, che secondo me resta ancora il punto più alto della produzione di Matt.

Nel 2016 è arrivato il crollo di qualità con il pallidissimo Ghost Ship, e a quel punto Matt ha dovuto decidere come, cosa e dove.

Abbiamo dovuto aspettare quasi esattamente sette anni, fino a ottobre 2023, perché i Theocracy ci rallegrassero e ci illuminassero con un nuovo album, dal titolo molto adatto: Mosaic. Nel frattempo Van Allen Wood è stato cacciato dalla band per azioni e comportamenti tutt’altro che cristiani, e al suo posto è arrivato l’esperto mago della chitarra Taylor Washington dei Paladin, che in Sinsidious ha prestato anche qualche voce.

Che cosa ci hanno cucinato stavolta Matt e soci? Al primo ascolto, ma anche al decimo, direi il classico minestrone Theocracy, con tutti gli ingredienti di sempre. Suono pulito, cori melodici, doppia cassa a volontà, passaggi di chitarra speed-power e una voce di Matt sorprendentemente debole, su cui tornerò più avanti. Senza dimenticare, ovviamente, i testi di taglio cristiano, pieni di speranza, preoccupazioni, autoriflessione e fede nell’Onnipotente. Grazie a Dio (e ci mancherebbe) Matt nei testi non si mette mai a predicare, anzi fa in modo che qualsiasi ateo onesto come me possa godersi musica e parole senza minacce di fuoco infernale.

Come piace fare a mia moglie, che fa la professoressa, comincio prima con i complimenti, poi arrivano le cose che stanno dopo il «ma». La produzione è eccellente, con abbastanza bassi da giustificare l’uso della parola «metal». La scaletta è ben pensata, i pezzi veloci e quelli a medio tempo si alternano bene, con l’immancabile ballad The Greatest Hope verso la fine del disco e l’epica di 19 minuti Red Sea proprio in coda. La musica è power metal di prima classe di stampo scandinavo, con un pizzico di progressive e speed metal. Il nuovo batterista Ernie Topran garantisce una base ritmica abbastanza varia, mentre il nuovo chitarrista solista Washington ce l’ha messa tutta e si è guadagnato fino in fondo il posto. La sua chitarra solista è sempre in primo piano, gli assoli sono ragionati e ben eseguiti, ma si mettono completamente al servizio dell’impianto compositivo di Matt. Verrebbe da dire: un album power metal davvero di alta qualità!

«MA»

Mai un buon segno se devi aprire il dizionario già per i titoli di metà dei pezzi. Scherzo.

I Theocracy hanno un problema simile a quello dei Sonata Arctica, o meglio: l’autore principale e unico Matt Smith ha un problema simile a quello dell’autore principale e unico Tony Kakko. Il loro modo di comporre è così automatico che un ascoltatore power metal esperto riesce subito a prevedere dove andrà a parare la melodia, quale sarà la prossima rima e quando arriverà il cambio ritmico. In breve: i pezzi sono prevedibili. E la cosa dà ancora più fastidio perché il disco parte con un Flicker davvero eccellente, una vera bomba atomica power metal. Poi, purtroppo, i pezzi successivi non raggiungono la stessa intensità e la stessa esuberanza.

Secondo problema: la voce di Matt. Come quella di Joacim degli HammerFall, è molto melodica, affidabile, con linee vocali interessanti e contagiose, ma è in qualche modo… fiacca, per dirla senza giri di parole. Non ho ancora capito se il problema sia la tecnica di registrazione o le corde vocali. Fatto sta che il lamentarsi di Matt può risultare fastidioso, proprio come quello di Joacim.

E infine: pochissime composizioni nell’heavy metal meritano una durata di 19 minuti. E Red Sea di sicuro non è una di quelle. Troppi schemi melodici ripetuti, passaggi strumentali troppo lunghi e ritmi poco interessanti. Se l’avessero accorciata a 8-9 minuti, più sopportabili, sarebbe stato più che sufficiente.

Verdetto finale: Mosaic è meglio del predecessore, soprattutto grazie al già citato Flicker e all’ultra melodico video singolo Return to Dust, oltre che al già citato Washington alla chitarra solista. Però non si avvicina all’eccellente e, per l’epoca, fresco Mirror of Souls, figuriamoci all’inimitabile As the World Bleeds. Peccato.

Autore: Igorac

Tracklist:
1. Flicker
2. Anonymous
3. Sinsidious (The Dogs Of War)
4. Return To Dust
5. The Sixth Great Extinction
6. Deified
7. The Greatest Hope
8. Liar, Fool, Or Messiah
9. Red Sea

Formazione:
Matt Smith – voce
Taylor Washington – chitarra
Jonathan Hinds – chitarra
Jared Oldham – basso
Ernie Topran – batteria


Theocracy – “Mosaic” (Atomic Fire Records, 2023)
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