Majke tornano in trionfo a Lubiana

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Luogo: Orto Bar / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 27.04.2007
Numero di spettatori: 200

Spero che nessuno mi tiri per la lingua, ma credo che uno degli ultimi concerti delle Majke in Slovenia, prima dello scioglimento, l’abbiano fatto a metà anni Novanta alle Križanke di Lubiana, dove all’epoca salutarono a tempo indeterminato anche Lačni Franz e Leb i Sol. Mi ricordo che io, liceale con la testa piena di sogni, feci un grosso favore a mio fratello maggiore: gli comprai il biglietto, e poi mi toccò solo starmi a sentire quanto fosse stato pazzesco.

Le Majke sono tornate, anche se gli altri membri (beh, Bare, Zoki e il batterista Tibljaš) li avevo visti e ascoltati in progetti di gruppo o solisti più o meno riusciti. A giudicare dal concerto all’Orto, la reunion delle Majke è sicuramente la cosa migliore che potesse capitare al rock’n’roll nell’area dell’ex Jugoslavia. E hanno scelto il momento perfetto, perché quest’anno aspettiamo il nuovo disco dei campioni del rock’n’roll serbo Partibrejkers, degli sloveni Res Nullius e, a quanto si dice, anche le Majke stanno preparando materiale nuovo. In più, quest’anno probabilmente pubblicheranno nuovi dischi anche Big Foot Mama, Holder e magari ElektroBuda – cioè gli eredi di quell’eredità purosangue, anche se con una coloritura regionale, delle band appena citate (e per di più sono tre gruppi in cui suona, o ha suonato, Zoran Čalić).

Ma torniamo al concerto… Anche stavolta l’Orto era sold out: c’erano i vecchi fan della band, quelli che la stanno scoprendo adesso e, con mia grande gioia, anche qualche padre pelato insieme ai figli capelloni. Sono rimasto pure sorpreso perché il concerto è cominciato al minuto esatto!!! Una professionalità che si vede davvero di rado. Soprattutto dalle nostre band… Nel corso della carriera le Majke hanno attraversato liricamente tre periodi – il primo era quello tipicamente rock’n’roll ribelle, poi quello puramente rock’n’roll, intriso di alcol, feste, sesso (e pure droghe) e infine l’ultimo periodo, segnato da tragedie e problemi sempre più pesanti. Dal punto di vista strumentale all’inizio erano vicini anche al punk, poi hanno aggiunto un boogie da godersela e alla fine un blues sgangherato, sporco e malinconico.

E le Majke, come se fossero consapevoli di suonare all’Orto per un sacco di persone che ancora non le conoscono, e come se stessero rispolverando per sé stesse la propria storia ricca e movimentata, hanno servito tutto quello che ho elencato sopra. La sezione ritmica Kilmister e Tibljaš era solidissima, affidabile e precisa, i due chitarristi – Zoran Čalić e Krunoslav Domačinović – si alternavano, si completavano e si intrecciavano nella base ritmica, nei passaggi e negli assoli virtuosistici, il suono era arricchito dall’organo Hammond, e Bare… Goran Bare è un frontman! Grazie alla collaborazione con Gibonni oggi lo vendono come “il cantante che canta e vive il blues”, il che è sicuramente vero, ma bisogna aggiungere che Bare, da vero frontman, è anche un attore e performer eccellente, un buffone, un clown… che però tiene sempre saldamente in mano le redini di quello che succede, controlla il pubblico, interpreta con personalità e convinzione i propri testi e si abbandona alla musica. Per un quadro strumentale solido e convincente, nella band c’è ancora Zoran Čalić, autore della maggior parte della musica e personalità scenica magnetica. E già che parliamo dell’amatissimo Zoki – ha lasciato un segno enorme già sull’ultimo disco in studio dei Big Foot Mama, quando la band cercava di nuovo il suo vero volto, e sono davvero curioso di sapere cosa aggiungerà ancora alla personalità rock’n’roll appena riscoperta?!

Le Majke mi hanno – detto francamente – sorpreso! È caduta una maschera dall’immagine di Goran Bare come alcolizzato e tossico che sul palco non riesce a controllarsi, non è in grado di cantare i testi e di reggere fino alla fine del concerto. Per quasi due ore (cioè per tutto il concerto) si è tenuto alla grande, ha cantato in modo eccellente e, come ho scritto prima, ha tenuto le redini in mano. La band suona affiatatissima e convincente – come se negli ultimi dieci anni non fosse successo niente e avessi davanti un gruppo di ventenni pieni di speranze, che stanno appena iniziando il loro cammino e sono carichi di slancio creativo. Beh, un’energia così non sono abituato a vederla spesso nemmeno nei ventenni che pensano di aver conquistato almeno l’Europa con una Popevka tedna e un mini concerto sold out. Sono contento che altre leggende siano risorte dalla tomba, abbiano confermato il loro status e dimostrato come si serve nel nome di Sua Maestà il Rock’n’roll.

 

Foto: Tinkara Šefic

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