Make Some Noise

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Dead Daisies, The
Etichetta: SPV Records
Uscita: year
Durata: 44:50
Voto: 4/5

Incredibile cosa riesca a fare il denaro. Nel 2012 il magnate David Lowy, nome piuttosto sconosciuto nel music business, ha messo in piedi la superband rock The Dead Daisies. Ad oggi il gruppo, in appena quattro anni, ha sfornato ben tre album in studio, l’ultimo dei quali, »Make Some Noise«, lo scorso agosto. In un lasso di tempo relativamente breve,  però, nella band si è avvicendata un’intera guardia di musicisti, il che è abbastanza logico. La formazione è infatti composta da nomi di alto volo e notissimi della mappa rock mondiale, che in un modo o nell’altro sono legati a band più grosse o ad altri progetti musicali.

Basti dire che l’anno scorso hanno salutato la squadra il tastierista Dizzy Reed e il chitarrista Richard Fortus, passati alla reunion dei Guns’N’Roses (di nuovo in combriccola con Axl e Slash – eheh, incredibile cosa fa il denaro), e che al posto di Fortus nei The Dead Daisies è arrivato uno dei migliori chitarristi hard rock del momento sul pianeta, lo straordinario Douglas Aldrich (Raiding The Rock Vault, ex-Dio, ex-Whitesnake,…): a quel punto non ci sono più segreti su quanto sia incandescente la formazione dei The Dead Daisies in questo momento. E la febbre continua a salire.

Anche se tra il precedente »Revolucion« e il nuovo »Make Some Noise« è passato appena un anno, non ci vuole molto a capire al volo che il nuovo lavoro mantiene, coltiva e potenzia l’espressività del predecessore. »Make Some Noise«, nel costruire una scenografia solida dentro brani che in un solo respiro fondono dissolutezza spavalda da ragazzacci, musicalità contagiosa che ti afferra all’istante con ritornelli melodici e un’incredibile intesa nel gioco penetrante di tutti i membri (con l’arrivo di Aldrich la band è salita di un altro gradino), è dunque il miglior album che The Dead Daisies abbiano pubblicato e registrato finora in carriera.

John Corabi (ex-Mötley Crüe) mantiene un approccio vocale che fa un gran piacere, e di cui i pezzi e l’impostazione della band hanno letteralmente un bisogno viscerale per sprigionare energia. Ha un’intonazione media, gutturale, ruvida, appena appena punk nel suo essere fastidiosa, autorevole, efficacemente tagliente quando sale verso le zone alte e altissime, e allo stesso tempo anche pieno di sangue, dissoluto e birichino. Immagina un Axl Rose un po’ ingrassato e con la voce più bassa. Anche la musica dei The Dead Daises, nella solita maniera hard rock americana tipica, porta con sé una punta di punk ben percepibile che, nel suo modo strappato e diretto di fare, tra fraseggi di chitarra e una cavalcata ritmica farcita, fa un bene incredibile. E Aldrich è di nuovo fantastico. Insomma, incredibile cosa fa il denaro. Stavolta per fortuna, per un sacco di soldi (vero David?), ci arriva anche un sacco di musica.

I pezzi sono ben dodici. Troppi, ovviamente (per fortuna due sono cover, di The Who e CCR). Tutto dà la sensazione che per la band stia suonando l’ultima ora, che abbia sempre un’estrema fretta e che di conseguenza porti a compimento tutte le idee che nascono nella testa dei suoi membri. Ma semplice. Si tratta di titani della musica dotati di un chilometraggio incredibile di esperienza e routine, il che si traduce nel fatto che sanno scrivere in un attimo un ottimo pezzo e, ovviamente, anche registrarlo. Se poi in tutto questo la sezione ritmica porta i nomi di Brian Tichy e Marco Mendoza, il quadro è ancora più chiaro.

Con tutta la grinta penetrante che ogni brano sviluppa nella sua esibizione indomita e sfrenata, su tutto l’album aleggia un vero momento »party time«, che invita a staccare completamente la spina. Quindi? Anche il nuovo album è pronto per essere suonato a pieno regime sui palchi di tutto il mondo. The Dead Daisies, con questo, non hanno alcun problema. Di recente hanno fatto un tour negli USA con i Kiss, lo scorso autunno hanno consolidato il loro nome in Europa in compagnia dei Whitesnake, e quest’autunno si sono messi insieme per un tour condiviso con i ben noti e stimati revivalisti hard rock nordirlandesi The Answer, dove tra l’altro, il 20.12.2016, hanno »dato fuoco« al club Bluesina Rock Cafe a Velden, in Carinzia, Austria.

Dunque. Se ti manca il buon vecchio hard rock degli anni Ottanta, anche quello con almeno un pizzico fugace di energia punk e glam, in un momento in cui l’ispirazione che per band come Guns N’ Roses, Bon Jovi e Van Halen è fallita da un pezzo, The Dead Daises sono il cerotto giusto per le tue ferite da insoddisfazione musicale. La loro posa e il loro atteggiamento sono del tutto logici anche su »Make Some Noise«. I membri vengono infatti dai tempi che hanno elevato il glam rock e, più in generale, l’hard rock americano degli anni Ottanta a un’espansione mondiale di successo commerciale. E il nuovo album è un nuovo riflesso di una cavalcata incredibilmente competente e abile di vecchi gattoni navigati, che si intendono alla grande sul lavoro. Sia sul piano delle idee compositive sia su quello dell’energia che si percepisce. E questo nonostante si tratti di una band che in origine è praticamente costruita a tavolino. E grazie a Lowy. Se come uomo d’affari non fosse un così fervente appassionato di hard rock, le major, nei tempi che viviamo, non avrebbero investito nemmeno un centesimo bucato in un genere come quello rappresentato dai The Dead Daisies.  »Make Some Noise » è un eccellente album hard rock, di scuola americana, nel senso più classico del termine. Stavolta suonato e registrato interamente senza tastiere. Breve, essenziale e potentemente incendiario!  Esattamente ciò che serve al buon rock’n’roll. Un album come »Make Some Noise«,  i Guns N’ Roses avrebbero potuto farlo, senza problemi e senza freni, ai tempi d’oro, cioè a fine anni Ottanta.

The Dead Daisies – Long Way To Go (video ufficiale):

 

Formazione

John Corabi – voce, chitarra acustica
David Lowy – chitarra
Doug Aldrich – chitarra
Marco Mendoza – basso, cori
Brian Tichy – batteria

MUSICISTA OSPITE:
Suzie McNeil – armonica, cori

Produzione

Marti Frederiksen

Tracklist

1. Long Way to Go (4:20)
2. We All Fall Down (3:19)
3. Song and a Prayer (3:30)
4. Mainline (3:51)
5. Make Some Noise (2:51)
6. Fortunate Son (3:23)
7. Last Time I Saw The Sun (4:13)
8. Mine All Mine (3:33)
9. How Does It Feel (3:09)
10. Freedom (3:47)
11. All the Same (4:31)
12. Join Together (4:13)

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