Maniacal Renderings
Artista: Jon Oliva's Pain
Etichetta: AFM Records
Uscita: 2006
Voto: 3.5/5
Porca miseria e Madonna santa, quanta fatica mi è costato sedermi a scrivere di qualcosa che avrebbe dovuto uscire per mano dei leggendari Savatage! Ha senso che sia Oliva a chiudere il capitolo dei grandi Savatage? No. Per i fan non lo ha e non lo avrà mai. Per lui, che invece (purtroppo per un metallaro) si trova meglio con le baracconate spiritualoidi dei Trans Siberian Orchestra, è una mossa decisamente audace. Però il tipo evidentemente non riesce a uscire dalla sua pelle e lo spirito dei Savatage l’ha travasato nella sua nuova band, chiamata Jon Oliva’s Pain. “Dolore” è proprio la parola giusta per lui, visto che l’intero album trema e scricchiola da tutte le parti sotto i tuoni del suo inconfondibile urlo. Come ha iniziato a scrivere il nuovo disco Oliva? Un bel giorno la moglie gli si è presentata con una polverosa scatola, di quelle da scarpe. Appena prima di buttarla nel cassonetto, ha chiesto a Jon, giusto per sicurezza: “Jon? C’è qualcosa di prezioso qua dentro?” e Jon, controllando il contenuto, ci ha trovato 35 cassette su cui erano registrate le “jam” dei fratelli Oliva! Risalgono a un periodo compreso tra il 1979 e il 1993. Jon le ha sfruttate a dovere per costruire il nuovo disco, perché se Criss fosse ancora vivo, i Savatage l’avrebbero fatto già da un pezzo. E il risultato?
La voce di Jon è ovviamente di nuovo l’arma principale che dà identità al sound anche su “Maniacal Renderings”. Jon, stakanovista com’è, per il nuovo album ha cantato, ha messo il pianoforte e ha suonato la maggior parte delle chitarre ritmiche. Ecco perché “Maniacal Renderings” suona così “Savatage dell’era Criss Oliva”. Al fianco di Jon c’è di nuovo tutta la band di supporto dei Circle II Circle (meno Zak Stevens) e il nuovo album è ancora più maturo dell’esordio dei Jon Oliva’s Pain, “Taj Mahal” (2004). Maturo nel senso che si lascia conquistare più facilmente e scorre ancora meglio all’ascolto rispetto al primogenito della band. L’opener Through The Eyes Of The King è in pratica il seguito diretto di The Hall Of The Mountain King e potrebbe tranquillamente chiamarsi The Hall Of The Mountain King pt II. Insomma, un inizio velenoso. In più Jon ci mette una voce di qualità che se la gioca senza problemi con i classici Savatage dell’era “Hall Of The Mountain King – Gutter Ballet”. Difficile crederci, soprattutto dopo il rantolo a tratti decisamente mediocre di “Poets And Madmen”, eppure è così. Il ritorno!
Il teatro tutto suo di “pazzo”, intriso del dolore per il ricordo del fratello perduto e di una sorta di eterno senso di colpa, che a quest’artista in mezzo a tutta questa sofferenza regala almeno un’ispirazione da ringraziare, attraversa tutto il disco in modo così vero da infilarsi subito sotto la pelle anche di chi ascolta. Answer, per dire, evoca senza ombra di dubbio la nostalgia con When The Crowds Are Gone, che ci ricorda quanto i The Queen siano ancora oggi un’influenza enorme per Jon Oliva. Una delle melodie più sentite, però, è decisamente quella racchiusa in Timeless Flight, un pezzo che sembra fatto apposta per uscire come “singolo” e in cui ancora una volta brilla, più che mai, lo spirito degli amatissimi The Queen. Il momento d’eternità del disco. È quella canzone che ti costringe a schiacciare in continuazione il tasto “repeat” sul lettore CD. Il pianoforte, nell’equilibrio di produzione del quadro sonoro, insieme alla magniloquenza dei riff inconfondibili dei “Savatage”, funziona alla grande anche su “Maniacal Renderings”. Ovviamente nel disco ci sono momenti in cui non può mancare il classico furore “speed eighties” metal, come nella schizoidissima Push It To The Limit. End Times, invece, è il pezzo del disco! La title track e End Times sono semplicemente il tipo di brani con arrangiamenti epici che calzano a pennello a Jon, cosa che come compositore ha sempre dimostrato con successo anche in passato con i Savatage, ed è qui che il tipo è espressivamente al suo massimo. Direi pure unico, in modo enfatico, nella sua unicità espressiva.
Il disco è di nuovo un vero album di Jon Oliva. In qualche modo è difficile rassegnarsi al fatto che sulla copertina non ci sia scritto Savatage, ma Jon Oliva’s Pain è semplicemente l’unico seguito logico dell’eredità dei leggendari Savatage. Con un salto indietro nel passato e la nota creazione di un’atmosfera alta, malinconica ma grandiosa. Nonostante il drammatico clima inconfondibile dell’album, creato dal pianoforte di Jon e dagli arrangiamenti corali, “Maniacal Renderings” mantiene in produzione abbastanza grezzezza e vitalità, e così l’oscura atmosfera cupa dell’intero disco viene spinta ancora di più al centro della scena, con la voce urlata e sgraziata di Jon a portare la corona. Un album imprescindibile per tutti voi che andate pazzi per i Savatage e per tutti gli altri che cercate quell’oscurità ad alta atmosfera che il metal porta con la sua unicità! Ragazzi? La prossima volta, vi prego, dedicate un po’ più di tempo alla scelta di una copertina di buon gusto per il vostro prossimo album.
Formazione
Jon Oliva – voce, piano, chitarra
Matt Laporte – chitarra
Shane French – chitarra
John Zahner – tastiere
Kevin Rothney – basso, tastiere
Christopher Kinder – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Tony Oliva – chitarra a 12 corde (brano #11)
Anthony Oliva – basso (brano #11)
Christopher J. Oliva – chitarra acustica (brano #11)
Christopher J. Oliva – assolo di chitarra (brano #12)
Produzione
Jon Oliva
Tracklist
01. Through The Eyes Of The King
02. Maniacal Renderings
03. The Evil Beside You
04. Time To Die
05. The Answer
06. Push It To The Limit
07. Playing God
08. Timeless Flight
09. Holes
10. End Times
11. Still I Pray For You Now
12. Reality’s Fool *
12. Only You **
* bonus track della versione digipak
** bonus track della versione tincase
Durata dell’album: 48:31