Visions of Eden – The Lilith Project – A Barbaric Romantic Opera

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Virgin Steele
Etichetta: Sanctuary Records
Uscita: year
Durata: 79.37
Voto: 4/5

Dopo sei lunghi anni di attesa, finalmente ci siamo. Il genio fuori dagli schemi David Defeis torna in sella al suo “crnog konja” e mena fendenti senza pietà con una spada grossa quasi quanto lui (guarda la copertina). Stavolta il tipo si è fermato a prendere un caffè da Adamo ed Eva, e quei due gli hanno raccontato chi era Lilith. Insomma, è un concept album sulla mancata prescelta di Adamo, prima che lui offrisse la sua costola al Signore del cielo perché ne ricavasse una “mogliettina”.

Dove andremmo a finire con David senza un concept? Recensire i Virgin Steele è sempre un casino. Come con gli italiani Rhapsody – oggi Rhapsody Of Fire. Sai esattamente cosa ti aspetta, ma la roba è così particolare e di qualità sempre così alta, impossibile da ignorare, che ti ritrovi quasi costretto a cercare il pelo nell’uovo.

Per evitarlo, imposto la mia confessione in un altro modo. Sull’album c’è quasi 80 minuti di musica, quindi lo spazio è sfruttato fino all’ultimo secondo. Il nuovo materiale è nato nell’arco di sei anni (come minimo sei). Anche stavolta David ha limato tutto fino al minimo dettaglio e probabilmente ha dovuto lasciare fuori un bel po’ di ottime idee, che erano in esubero. Insomma, il materiale è stato davvero setacciato e ci ritroviamo il meglio del meglio. Dai tempi di “Invictus” (1998) i Virgin Steele sono sinonimo di coerenza e perfezione assoluta. Il nuovo album prosegue stilisticamente “The House Of Athreus pt II.” (2000), che, se ti ricordi, era addirittura doppio proprio per via dell’eccesso di idee del piccolo genio da garage.

Quindi? La voce di David, variabile e riconoscibile a un miglio di distanza, il canto sentito, la capacità di calarsi in modo convincente nei ruoli dei vari protagonisti del nuovo concept cambiando voce di continuo e lasciando l’ascoltatore a bocca aperta, sono una costante imprescindibile e un marchio di fabbrica della band, eseguiti senza una sbavatura anche su “Visions Of Eden”. I tipici arrangiamenti di piano e tastiere, fatti apposta per risvegliare l’antichità e le sue mitologie, pure. La chimica con il chitarrista Edward Pursino è intatta. Gli assoli sono dosati al punto giusto dentro i brani. I salti d’atmosfera sono del tutto imprevedibili e l’album cresce ascolto dopo ascolto e ti si insinua sotto pelle piano piano, ma una volta che l’hai conquistato, non fai altro che scuotere la testa davanti ai suoi pregi, che durante l’ascolto sorprendono in modo del tutto inatteso e spontaneo.

Produzione? Tastiere e voce spinte molto in primo piano. La distorsione delle chitarre riempie lo sfondo con un “fruscio” velenoso. La doppia cassa, accanto al ritmo di base, è più una spezia dell’album, che a contrasto riempie il fondo. Insomma, una produzione fuori dal comune. Proprio il favorire gli arrangiamenti di tastiera può dare fastidio agli amanti dell’erotismo metal duro e puro, e lo stesso vale per la produzione della doppia cassa, che di solito le band metal sparano in primo piano. Su “Visions Of Eden” invece è “campionata” digitalmente, e David dice che è per limiti di budget. Ma la qualità del prodotto non ne risente minimamente. L’atmosfera è insomma costantemente cupa, drammatica, all’orizzonte ci sono rovina, caos, massacro, carneficina, vendetta, emozioni come desiderio, dolore dell’amore non cantato, di cui resta solo l’amarezza, il lutto – tutto preso vita in modo efficace dall’approccio unico di David. È un album dalla composizione complessa, ma allo stesso tempo molto facile da seguire anche per un orecchio più superficiale. 

I Virgin Steele restano quelli giusti. DeFeis è sinonimo di qualità, un musicista con il vero fuoco della dedizione e dell’abnegazione per la sua filosofia musicale. “Visions Of Eden” porta così, uscito dalla sua penna, un nuovo paradiso metal! Un album di arrangiamenti lunghi, rifiniti alla perfezione sotto ogni aspetto, e un salto di livello rispetto a tutto ciò che i Virgin Steele siano mai stati. Purtroppo anche questo – uno dei vertici dell’anno metal 2006, a causa della sua promozione miserabile resterà di nuovo ignorato.

Formazione

David DeFeis – voce, tastiere
Edward Pursino – chitarra
Josh Block – basso
Frank Gilchriest – batteria

Produzione

David DeFeis

Tracklist

01. Immortal I Stand (The Birth of Adam)
02. Adorned With the Rising Cobra
03. The Inefable Name
04. Black Light on Black
05. Bonedust
06. Angel of Death
07. God Above God
08. The Hidden God
09. Childslayer
10. When Dusk Fell
11. Visions of Eden

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