Manni Schmidt, chitarrista dei Grave Digger, si racconta (2009)
Luogo: Boogaloo / Zagabria / Croazia
Data dell’intervista: 08.02.2009
Sono le 19.30. Abbiamo varcato la porta del Boogaloo e ci siamo spalmati sulle morbide imbottiture delle poltrone nella sala del club. Certo, a quest’ora, mentre le band fanno il soundcheck, girovagare per la sala non è concesso a tutti, ma a quanto pare a ogni porta ci hanno bellamente ignorati. Aspettiamo Manni Schmidt, il chitarrista dei Grave Digger, che stasera suona nel locale di Zagabria di cui sopra. I Grave Digger avevano suonato il giorno prima a Lubiana e stanno lentamente avvicinandosi alla fine del loro tour invernale di tre settimane a supporto del nuovo album in studio “Ballads of a Hangman“. Dopo il concerto di Zagabria (il report di Rockline QUI) ne restano soltanto tre prima della fine del tour.
Passano una ventina di minuti e salta fuori il simpatico chitarrista, che ci accompagna gentilmente al “catering” al primo piano e ci ordina di non muoverci di un centimetro, né a destra né a sinistra. Intanto ci offre qualcosa da bere e da mangiare al tavolo dove si sono rifocillati a turno Thilo Hermann e Stefan Arnold dei Grave Digger, oltre ai membri delle band di supporto Taletellers e Alestorm, e ci chiede di dargli ancora una decina di minuti per far sentire le sue chitarre.
RockLine: Com’è andato il tour finora, che sensazioni hai?
Manni: Non proprio al meglio, ma neanche così male. In questo periodo parecchie band sono in tour come i Grave Digger, per esempio Axel Rudi Pell, Edguy, Kreator, Saxon. Le vendite dei dischi in questo momento sono piuttosto scarse. Però la sensazione di essere di nuovo in tour è ottima. Abbiamo il nuovo album fuori e le reazioni del pubblico sono fantastiche.
RockLine: Non posso proprio ignorare un fatto: ieri al concerto dei Grave Digger a Lubiana sei salito sul palco addirittura due volte. La prima volta eri già sul palco con gli sloveni Lazy Bones (Lene kosti). È stata un’esperienza davvero interessante, anzi, ci hai proprio lasciati di sasso. Com’è successo?
Manni: Quel brutto muso che mi sta seduto davanti (guardando Milan Krušič, cantante dei Lene kosti, nota del redattore.) è il cantante, ah, ah, ah, ah…
Manni:… ed è un mio carissimo amico. Gli ripetevo sempre: “Ehi Milan, rimetti insieme una buona volta i tuoi Lazy Bones.” Poi l’anno scorso mi ha telefonato e mi ha detto che si erano riuniti. Gli ho risposto: “Fantastico! Se mai suoneremo di nuovo a Lubiana, vi mettiamo in lista come spalla al nostro show.” Ho fatto di tutto per riuscirci. Ho parlato con il nostro promoter, con il booking agent, praticamente con tutti, e mi sono dato da fare perché i Lazy Bones potessero avere questa occasione. Parecchie band si erano candidate per quel ruolo a Lubiana, ma le abbiamo rifiutate tutte e abbiamo detto che stavolta ad aprire per noi a Lubiana sarebbero stati i Lazy Bones. Mentre li guardavo da sotto il palco durante il loro concerto, Milan mi ha impressionato così tanto, ah, ah, ah, ah…, che mi sono unito a loro per un brano del loro repertorio.
RockLine: La sensazione è stata fenomenale.
Manni: Sì. Il pubblico sotto il palco sembrava piuttosto sorpreso. Anche le due band di supporto che accompagnano i Grave Digger in questo tour, Alestorm e Taletellers, sono rimaste scioccate quando sono salito sul palco con i Lazy Bones.
RockLine: E cos’hanno detto gli altri dei Grave Digger?
Manni: Oh,… in casa Grave Digger tutti conoscono Milan e la sua folle famiglia metal, ah, ah, ah… Ci conosciamo da anni. In pratica ieri è stata una specie di rimpatriata di famiglia. L’intera band si è radunata sotto il palco a guardare l’esibizione dei Lazy Bones. E ci siamo divertiti un sacco.
RockLine: Avete appena pubblicato il nuovo album in studio “Ballads Of A Hangman”. Di nuovo spogliato fino all’osso, con riff avvelenati sparati in avanti …
Manni: Sì. Era il nostro obiettivo di base.
RockLine: Come si è sviluppato l’album? Com’è nato?
Manni: La cosa più importante del nuovo album è che per i nuovi pezzi abbiamo preso un nuovo membro, un altro chitarrista. Si tratta di Thilo Hermann. Ci conosciamo da anni. Dopo il tour di “Liberty Or Death” abbiamo sentito il bisogno di cambiare. Il bisogno di qualcosa che ci ispirasse di nuovo. Ci siamo ricordati di Thilo. Lo conosco dal 1987. Naturalmente erano passati molti anni dall’ultima volta che ci eravamo visti, quindi abbiamo dovuto chiedere in giro e sudare parecchio per scoprire dove viveva il tizio, cosa faceva e qual era il suo numero di telefono. Poi Chris (Chris Boltendahl, cantante dei Grave DIgger, nota del redattore) lo ha chiamato e gli ha chiesto: “Ehi, saresti interessato a unirti alla band e a tornare sulla scena musicale?” Quando nel 2000 Thilo aveva lasciato i Running Wild, si era sistemato, aveva messo su casa e famiglia, aveva trovato un lavoro, eccetera… e sentiva il bisogno di tornare al mondo della musica. Era il momento giusto e ha accettato. Thilo aveva anche alcune idee fantastiche che abbiamo usato per il nuovo album. Abbiamo scritto insieme il materiale per i nuovi pezzi dei Grave Digger. Mettevamo in comune le idee ed è stato interessante vedere cosa ne usciva alla fine e come crescevano i brani. Thilo ha dato un contributo importante al nostro nuovo album.
RockLine: Quindi vi fidavate di Thilo fin dall’inizio, sapevi che se la sarebbe cavata bene anche sul palco e che il suo ingresso nei Grave Digger sarebbe stato del tutto naturale?
Manni: Praticamente sì. Per noi è stato un automatismo. Ha fatto con noi tre concerti di “warm-up” in Germania, due anni fa. Poi ha suonato con noi in Sudamerica, a New York… Poi abbiamo iniziato a registrare l’album e adesso eccoci qui. Con Thilo nella band la cosa funziona alla grande.
RockLine: Manni, cosa ti ha ispirato da ragazzino a prendere in mano una chitarra e a decidere di diventare chitarrista?
Manni: Già da bambino ascoltavo sempre la radio e giravo la manopola cercando stazioni diverse, divorando qualsiasi tipo di musica. Ma quando ho sentito gli Status Quo per la prima volta, avevo undici o dodici anni, ho pensato: “Ehi, questa roba mi piace un sacco! Queste chitarre elettriche e questa energia.” Due anni dopo mi sono comprato una chitarra e ho provato a seguire a orecchio i pezzi degli Status Quo. Era trent’anni fa, non c’era nessun internet, e in pratica ho imparato a suonare da solo. Stavo con gli amici, ci vedevamo, facevamo le prove insieme, ascoltavamo dischi e cercavamo di capire a orecchio cosa suonavano per poi rifarlo sulle chitarre. Dopo gli Status Quo ho scoperto gli AC/DC, gli Scorpions, poi c’era anche il blues, come Rory Galagher, Johnny Winter e così via… Cerco ispirazione in tutti i generi musicali e non mi concentro su una sola direzione. Anche oggi ascolto un sacco di musica diversa. In tour, quando l’heavy metal ti accompagna giorno dopo giorno, mentre viaggi in autobus da un posto all’altro e sei sdraiato in branda sul tour bus, mi metto sempre su della musica che mi rilassa,…
RockLine: Quindi le idee per nuovi riff non ti mancano mai?
Manni: Mai. Mi vengono in testa continuamente idee diverse. A casa sono ben organizzato e le annoto sempre al volo.
RockLine: Tu e Chris funzionate come una coppia perfetta che spinge avanti i Grave Digger.
Manni: Quando finiamo un album, lo pubblichiamo e facciamo il tour, il cerchio si chiude. Così ci ritroviamo di nuovo all’inizio. Io però ho sempre qualche idea nuova nella manica, la tiro fuori dalla tasca, la faccio vedere a Chris e tutto succede in modo molto automatico. Non ci pensiamo nemmeno troppo, perché tra di noi le cose vanno in modo molto spontaneo, soprattutto quando si tratta di capire cosa pensa l’altro, cosa vuole suggerire e cose così…
RockLine: Ci sono differenze quando dal palco guardi il pubblico di casa, quello tedesco, e quando guardi il pubblico del resto d’Europa e degli altri continenti? Come reagiscono le varie folle ai concerti dei Grave Digger?
Manni: Decisamente. Se guardiamo solo questi due concerti, a Lubiana e oggi a Zagabria, in entrambi i posti la gente è felicissima che siamo arrivati qui a suonare. In Germania, per esempio, quando arriviamo a Bochum, dove c’è il club Zeche, ad Amburgo o a Monaco di Baviera, sai, lì ci sono un sacco di concerti di band del nostro genere. Ogni giorno suona una band così. Lì ai concerti dei Grave DIgger vengono solo i veri fan della nostra band, quelli che vogliono vedere solo i Grave Digger. Qui fuori dalla Germania, invece, ai nostri concerti sotto il palco si ritrovano tutti gli amanti dell’heavy metal e in pratica sotto il palco si fa festa, è una specie di celebrazione, una festa del metal, ed è una sensazione fortissima. Però le folle cambiano da posto a posto, in base alla mentalità.
RockLine: Torniamo un attimo al nuovo disco “Ballads Of A Hangman”. Si ha l’impressione che abbiate tolto gli elementi sinfonici del predecessore “Libery Or Death”. Suona molto più old school. Come la vedi tu?
Manni: Guarda, quando iniziamo a scrivere i pezzi non ci pensiamo proprio. È l’inizio di un processo che si sviluppa in modo molto indipendente, nessuno si fa troppi pensieri su come deve suonare qualcosa. In realtà non sai nemmeno cosa sta nascendo, segui solo le tue sensazioni mentre scrivi. Solo dopo mezz’anno, quando il processo delle prime registrazioni grezze si conclude, puoi voltarti per la prima volta a guardare cosa hai creato e farti una tua analisi personale. Quando abbiamo registrato “Liberty Or Death”, per esempio, in certi punti ci servivano più chitarre per ottenere un suono più pieno: nel pezzo di apertura di quell’album, in certe parti, ci sono otto o dieci parti di chitarra registrate una sull’altra. Tutte quelle chitarre suonano una melodia leggermente diversa per ottenere un effetto melodico più grande, più armonia, però non vale sempre la pena esagerare. La cosa non deve diventare iperprodotta. Il problema sarebbe già solo che una cosa del genere poi non potremmo ricrearla sul palco. “Liberty Or Death” aveva una gamma davvero interessante di chitarre dal suono diverso nelle linee. Dal pulito, al crunchy, al distorto,…. Quando ci siamo messi a lavorare a “Ballads Of A Hangman”, finito il processo di scrittura e arrivati alla registrazione, prima di tutto ci siamo seduti insieme e ci siamo messi d’accordo sul fatto che volevamo mantenere un carattere primordiale. Abbiamo disposto sul disco il panorama sonoro dei singoli strumenti come lo faremmo noi Grave Digger dal vivo. Ok, abbiamo registrato qualche voce e qualche chitarra in più nelle frequenze medie, ma tutto qui. Niente di più. Qualche piccolezza, come un impercettibile tocco di tastiere in rari punti dell’album. Se poi mi chiedi come suonerà il prossimo album, ti posso solo rispondere che non ne ho la minima idea.
RockLine: Hai in programma di pubblicare prima o poi anche un album solista?
Manni: Ah, ah, ah… Tu sai proprio tutto, fratello. Oltre ai Grave Digger suono anche in una band di Amburgo che si chiama Übergas. È una band tedesca, i testi sono in tedesco. Non suoniamo proprio come i Panthera, ma è un metal di impronta più moderna. Quanto a me, scrivo pezzi anche per conto mio, per un album in studio da solista, e i pezzi saranno stilisticamente una specie di incrocio tra blues rock e heavy metal. Quindi vedremo come andrà. Ho un paio di amici che mi danno una mano. L’unica cosa che ancora non è definita è tutta la parte che gira intorno alla chiusura degli accordi. Quando il tour con i Grave Digger sarà finito, mi dedicherò a finire il mio album solista.
RockLine: Canterai tu sul tuo album in studio?
Manni: No, no. Ho però un buon amico che è un ottimo cantante e… vedremo cosa succede.
RockLine: Quando ho visitato il tuo sito ufficiale, ho notato che ti dedichi a un hobby particolare. Hai customizzato una delle tue chitarre Dean, quella che usi anche nell’attuale tour con i Grave Digger.
Manni: Oh, sì, sì. Sai, le chitarre di un solo colore, nere, mi sembrano terribilmente noiose. Da questa chitarra ho tolto dal corpo proprio tutti gli elementi, ho preso in mano gli attrezzi e ho fatto qualche graffio, dei tatuaggi, ci ho attaccato anche un adesivo dei Motorhead, ah, ah, ah…
RockLine: Quindi tutta questa attività accanto ai Grave Digger cerca in qualche modo di riempirti le giornate. Immagino che tu sia un musicista professionista e che viva di musica?
Manni: Sì. Beh, ci provo, ah, ah, ah…
RockLine: Pensi di riuscire in futuro a portare in tour anche gli Übergas o la band che registrerà il tuo album solista?
Manni: Assolutamente. Tutta la faccenda dei Grave Digger non mi porta via tanto tempo quanto potrebbe sembrare. Oltre ai Grave Digger, tutti noi ci occupiamo di una quantità di altre cose. I Grave Digger si concentrano tradizionalmente solo sul cosiddetto “vero heavy metal”. Come ho detto, a me personalmente attirano anche altri generi musicali e penso che per un musicista sia molto positivo mettersi alla prova in più ambiti musicali diversi.
RockLine: Quest’estate avete in programma qualche data ai festival?
Manni: Certamente. I promoter stanno monitorando come vanno le vendite del nostro nuovo album e quanto bene sta andando questo tour. Poi decideranno quanto siamo interessanti per loro. Abbiamo comunque già confermate delle date in alcuni festival di quest’anno. Qualcuno più piccolo in Germania e per esempio anche al Gods Of Metal di quest’anno, in Italia.
RockLine: Vi restano solo più tre date. Repubblica Ceca, Belgio e poi Bulgaria. Fa un certo effetto soprattutto la sequenza delle date delle vostre ultime due esibizioni. Ci saranno problemi per arrivare da Vosselar, in Belgio, a Sofia, in Bulgaria, in un solo giorno?
Manni: Sai, al momento sentiamo tutti di avere le batterie un po’ scariche. Il tour sta per finire e in questa fase ci sentiamo sempre un po’ esausti. Anche stavolta non è diverso. A Sofia andremo in aereo, quindi in realtà questa situazione per i Grave Digger non è affatto una novità. E non vediamo l’ora di tornare a casa dalle nostre famiglie.
RockLine: Benissimo. Ecco, è tutto. Non ho altre domande. Grazie per il tuo prezioso tempo, ti auguro un concerto riuscito stasera a Zagabria e buon proseguimento.
Manni: Oh, grazie. Se hai qualche altra domanda, nessun problema, mandamela per e-mail quando torno dal tour.
Un sincero grazie a Milan Krušič dei Lene kosti, che ha reso possibile per Rockline l’intervista con i Grave Digger.
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