Bridge of spies

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Artista: T' Pau
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 1987
Durata: 44:34
Voto: 4.5/5

Nel settembre del 1967 in America partiva la seconda stagione di Star Trek, la amatissima serie TV di fantascienza con William Shatner e Leonard Nimoy. La storia del primo episodio ruota attorno alla malattia di Spock, che costringe il vulcaniano a tornare sul suo pianeta natale per cercare la fidanzata T’Pring, l’unica persona in grado di curarlo. Ma il matrimonio non si può fare, perché T’Pring ha già da tempo un altro prescelto, che secondo l’usanza vulcaniana deve battersi con Spock. Alla fine, nel duello diventato cult, si affrontano Spock e il capitano Kirk, scelto come sostituto del suddetto prescelto, e a sorvegliare lo scontro, vinto da Nimoy, è una venerata rappresentante dei vulcaniani di nome T’Pau.

Tanto per il nome geniale della band inglese, ora due parole sulla cantante Carol Decker. Se ti sei mai chiesto chi sia la migliore voce del rock di oggi, ora non hai più motivo di avere dubbi  . La rossa dei sobborghi di Liverpool ha dimostrato con l’esordio dei T’Pau, Bridge of spies, che in questo tipo di musica moderna, con rare eccezioni, tra cui senza dubbio Ann Wilson degli Heart e Grace Slick (Jefferson Airplane/Starship), non ha rivali. Peccato davvero che la carriera sfavillante e la reputazione che la Decker si era costruita su entrambe le sponde dell’Atlantico siano tramontate insieme alla band, sciolta dopo il terzo album The promise (1991). Bridge of spies, uscito in America nell’87 con il semplice titolo T’Pau, prometteva decisamente molto. E non solo per le vendite da milioni di copie e la fama mondiale che in tempi relativamente brevi ha portato alla band. In Gran Bretagna è schizzato al primo posto tra gli album e ha sfornato ben cinque singoli – Heart and soul, China in your hand, Valentine, Sex talk e I will be with you – permettendo alla band di riempire Wembley e di andare in tour con Bryan Adams e Nick Kershaw.

Heart and soul, dove si sente parecchia sperimentazione con i diversi registri vocali, è stata usata con fiuto dai creativi di una pubblicità di Pepe jeans, la toccante Valentine ci conquista con un’intro piacevolissima, mentre Sex talk (inizialmente intitolata Intimate strangers), con il suo ritornello AOR vivace e il testo piccante, è il brano più energico del disco. Un soffio dietro arrivano le ottime Monkey house e You give up. I will be with you, in linea con le richieste dell’industria musicale di allora, è concepita come power ballad, ma in questo campo viene superata dalla title track Bridge of spies, che per un motivo o per l’altro non è riuscita a farsi strada tra i singoli. Il titolo della canzone si riferisce al celebre “ponte delle spie”, che collega Potsdam e Berlino e dove Unione Sovietica e Stati Uniti hanno effettuato per tre volte lo scambio di agenti segreti catturati; il tema, in pieno stile T’Pau, viene però trasportato in ambito sentimentale.

Ovviamente il gioiello del disco è China in your hand, il pezzo per cui Carol Decker è ancora oggi più riconoscibile. Dietro alle armonie toccanti e agli arrangiamenti magistrali firmati dal chitarrista Ron Rogers, storico compagno della cantante (gli altri membri della band erano per lo più musicisti da studio), stavolta non si nasconde un tema amoroso, ma qualcosa di molto più cupo. China parla di Mary Shelley e del suo Frankenstein (oh hands move and heart beats on, now life will return on this electric storm), e il suo messaggio è che possiamo realizzare tutti i nostri sogni, ma questi poi spesso portano a risultati indesiderati (don’t push too far, your dreams are china in your hand). Il tutto si potrebbe leggere anche come un appello contro la clonazione umana, appello che in forma un po’ più esplicita ritroviamo anche in un brano dal tema molto simile, Dr. Stein, che i tedeschi Helloween hanno pubblicato solo un anno dopo sul loro album Keeper of the seven keys part II. Il superficialmente volgare Feed my Frankenstein di Cooper, pur poggiando sugli stessi motivi, ovviamente non rientra in questa categoria.        

Eppure la musica dei T’pau non è certo quella che i critici musicali anglofoni definirebbero “music with a message”. Al centro della poetica della Decker e di Rogers non ci sono i testi, ma un rock di qualità e tutt’altro che banale, che d’altra parte è anche molto tipico del periodo in cui è nato. Il tutto si potrebbe definire un mix quanto mai convincente di new romantic inglese, synth pop anni Ottanta dolce alle orecchie e una punta di glam, condito da una voce irripetibile. Una combinazione piuttosto efficace e ad ampio raggio, dunque, ma, come detto, purtroppo troppo legata all’epoca e alla mentalità che l’hanno generata.   

Formazione

Carol Decker – voce
Ron Rogers – chitarra ritmica
Tim Burgess – batteria
Michael Chatwood – tastiere
Paul Jackson – basso
Taj Wyzgowski – chitarra solista

Produzione

Roy Thomas Baker

Tracklist

1. Heart and soul
2. I will be with you
3. China in your hand
4. Friends like these
5. Sex talk
6. Bridge of spies
7. Monkey house
8. Valentine
9. Thank you for goodbye
10. You give up
11. China in your hand (reprise)

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