Maratona acustica Mr. Big (2012)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Fotografie: Aleš Podbrežnik

Luogo: Trieste / Macaki klub / Italia
Data del concerto: 18.11.2012
Numero di spettatori: 150
Prezzo del biglietto: 15,00€ (in prevendita) / 17,00€ (il giorno del concerto)

Non gli daresti 56 anni! Anzi, non più di 35. Ti ricordi ancora della prima voce dei Mr. Big, Eric Martin? Quest’anno ha messo in calendario un nuovo tour acustico da solista, con cui il bravo vocalist è sbarcato anche sul suolo del vecchio continente. Un tizio che ha visto praticamente un’intera era del rock è scafatissimo nel suo mestiere. Il palco è la sua seconda casa. Carattere contagioso e voce inconfondibile gli spalancano le porte del cuore degli appassionati di musica.

Questo musicista navigato si costruisce la reputazione già dal 1978, quando fondò la sua band Eric Martin Band, con cui fino al 1985 aprì i concerti di nomi del calibro di: Foreigner, Rick Springfield, Hall & Oates, Marshall Tucker Band, Billy Squier, Moly Hatchet. E non è finita qui. Il debutto degli EMB »Sucker for a Pretty Face« del 1983 aprì alla band le porte di un sacco di tour nei palasport, durante i quali gli EMB fecero da spalla a ZZ Top, Journey e Night Ranger. Insomma, fino al giorno in cui Eric Martin unì le forze con Pat Thorpey, Billy Sheehan e Paul Gilbert nel »circo« dei Mr. Big, era già un nome più che affermato e rispettato sulla scena rock del continente nordamericano.

Ed eccolo di nuovo dalle nostre parti. Già nel 2008 girava l’Europa come ospite speciale del tour dei Twin Dragons, in cui RockLine l’aveva beccato al Bluesiana. Stavolta invece ha deciso di viaggiare con una sola valigia, in cui ha ficcato la sua chitarra acustica (probabilmente è rimasto posto anche per lo spazzolino da denti).

Il Macaki klub è un posticino piacevole per rilassarsi la sera, con prezzi dei drink decisamente alle stelle. Ciò nonostante, ti accoglierà sempre e ti saluterà il personale gentilissimo del gestore del locale. Il posto in cui ha suonato stavolta Eric Martin si trova a un tiro di schioppo dal famoso teatro Politeama Rossetti, dove a febbraio e marzo di quest’anno RockLine si è goduto una bella sfilza di concerti interessanti (Roger Daltrey, Johnny Winter, America).

Fino alle dieci di sera i presenti sono stati coccolati da un duo acustico di due chitarre e ottime prestazioni vocali, con un repertorio fatto di cover di artisti del mondo glam rock, hard rock e rock melodico, come Skid Row, Gotthard, Whitesnake, Steelheart,…  Molto piacevole, anzi, nessuno si sarebbe lamentato se il duo avesse tirato avanti lo show per un’altra oretta.

Il locale ha due ambienti: uno più lungo, una »pista allungata« che finisce con il bancone del bar vicino alla porta d’ingresso, e uno più piccolo, rialzato a mo’ di balcone sopra la sala. Lassù è salito Eric Martin, si è messo la chitarra a tracolla, ha inforcato gli occhialetti e ha cominciato a sfogliare un canzoniere, con cui ha costruito la scaletta in corso d’opera.

Il locale ben pieno, con circa 150 persone ammassate, ha visto qualche spettatore dalla Slovenia e altri dalla Croazia. Il pubblico ha mostrato di non aver affatto dimenticato chi sono i Mr. Big. Il repertorio di Eric si è infatti basato soprattutto sui classici dei Mr. Big. Si sono così susseguite A Rose Alone, Electrified, Cat, la Wild World di Stevens, Alive And Kicking, Next Time Around, Goin’ Where the Wind Blows, Shine, The Chain, Promise Her the Moon, Voodoo Kiss, Take Cover e l’immancabile To Be Wtih You. In mezzo ha infilato anche qualche pezzo solista, come Kansas e Where Do I Fit In, e nel finale è passato al solo canto, coperto da una delle chitarre acustiche del duo che aveva scaldato i presenti prima di Eric, quando si è lanciato nello standard dei Cream Crossroads. Proprio quest’ultimo pezzo ha confermato che Eric Martin è prima di tutto un cantante. Si è letteralmente illuminato quando si è alzato dallo sgabello del bar e si è ritrovato all’improvviso con gambe e braccia libere.

Nei primi due terzi dello show Eric Martin ha parato alla grande tutte le tonalità dei brani. La voce lo ha servito benissimo. Leggermente roca ma calda, anche vellutata, e in un contesto così acusticamente spogliato è emersa soprattutto la qualità dell’espressione delle emozioni attraverso il prisma del blues, con cui Eric Martin è cresciuto e che rappresenta il punto di partenza del suo sviluppo e della sua maturazione artistica. Per la chimica nella sala non ha dovuto faticare granché. Si è creata in un attimo, perché, come detto, è difficile resistere a una persona carismatica e divertente come Eric Martin. Nelle pause ha tenuto banco con battute su se stesso, e soprattutto non ha potuto evitare le frecciatine sui suoi occhiali da lettura pieghevoli. Le sopracciglia di Eric non sono riuscite a fermare il sudore! Il fascio bianco del riflettore voleva il suo tributo e lui, durante il concerto, si è letteralmente fatto un bagno di sudore. Ma Eric c’è ormai più che abituato. Il problema lo esprimeva spesso fissando il pubblico a lungo con gli occhi socchiusi, e strizzando le palpebre. La battaglia contro il sudore fa parte del suo mestiere. È il pedaggio di ogni star che si ritrova sotto la luce dei riflettori.

Nel secondo terzo del concerto la voce di Eric Martin ha cominciato a cedere visibilmente. Per questo ha lasciato sempre più spesso le melodie principali al pubblico, che si è davvero distinto per il supporto e per come conosceva a memoria i versi dei Mr. Big. Un Eric totalmente dentro, che nel concerto ha messo davvero anima e cuore, dopo quasi due ore di intrattenimento ininterrotto era visibilmente stanco, ma con il mega hit To Be With You, proprio sul finale, ha piazzato ancora uno dei momenti clou del concerto, per cui va ringraziata ancora una volta la dedizione sincera alla musica dei Mr. Big che il pubblico ha trasmesso quella sera.

Dopo il concerto Eric è sceso tra i fan, ha firmato autografi e ha scambiato due parole con ciascuno. Per tutti gli appassionati dei Mr. Big un’esperienza senza dubbio da sogno, e proprio con la sua autenticità e il suo coinvolgimento a pieno sangue Eric ha cacciato via le nuvole nere dei cali vocali nella parte finale dell’esibizione, dimostrando che andare a un suo concerto acustico da solista conserva, anche nel 2012, tutta la sua attualità.

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