Gotthard e Unisonic – doppia dose di hard rock tedesco (2012)

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Autore: Jernej Vene
Fotografie: Jernej Vene

Luogo: Monaco di Baviera / Zenith Halle / Germania
Data del concerto: 17.11.2012
Numero di spettatori: 4500
Prezzo del biglietto: 45,00 €

Hard rock sano e senza fronzoli ha riempito ogni poro dello Zenith di Monaco di Baviera, un’ex fabbrica trasformata in sala dove ci stanno comodi 6000 spettatori.

Il doppio programma è partito con gli Unisonic, una formazione in gran parte tedesca. Il cantante Michael Kiske e il chitarrista Kai Hansen vengono dagli Helloween, il batterista Kosta Zafirou dai Pink Cream 69, come pure il bassista Dennis Ward, mentre il chitarrista Mandy Meyer arriva da Asia, Krokus e Gotthard. Con gli Unisonic Kiske ha messo in piedi una line-up estremamente competente, che con il suo debutto si getta con sicurezza nell’arena dell’hard rock. Già l’EP che a gennaio 2012 aveva annunciato l’album era andato sold out. Se oggi non si può certo parlare di tirature enormi, il fatto ci dice comunque che tutte le copie sono finite nelle mani giuste. Dal vivo gli Unisonic hanno fatto onore al nome, cioè tutti all’unisono. Nell’esibizione non trovo un solo punto debole. Dietro a Kiske lavoravano una sezione ritmica solida e potente e un intreccio di chitarre ruggenti, dove forse Mandy Meyer ha avuto un po’ più spazio: un tipo di grande feeling e con un gran senso per piazzare note lente o veloci. Nel pubblico partiva la festa ogni volta che lui e Hansen attaccavano con le terze. Michael Kiske è un manipolatore nato. Visto che parlava in madrelingua, il pubblico gli mangiava in mano. Almeno le prime file sembravano ipnotizzate. Kiske ha ricordato che l’ultima volta a Monaco era ancora con gli Helloween, quasi vent’anni fa. L’hard rock teutonico con spruzzate di metal vecchia scuola ha sparato con tutti i cannoni. Il suono era ottimo, i musicisti dediti alla causa, il pubblico visibilmente soddisfatto. Essendo sabato sera, chi aveva guardato un po’ troppo a fondo nel bicchiere è rimasto nelle retrovie della sala. I pezzi del debutto sono stati accolti con parecchio entusiasmo, ma l’esplosione vera è arrivata alla fine, quando hanno suonato i classici degli Helloween Future World e I Want Out. Non riesco a immaginare una band migliore e più azzeccata da piazzare prima dei Gotthard.

Gli svizzeri Gotthard si sono lasciati alle spalle il loro calvario. La morte tragica del cantante Steve Lee ha lasciato molti in preda a dubbi profondi. Che si siano rimessi in piedi è, a dirla tutta, una bella sorpresa. Anche se qualcuno prende il disco Firebirth con parecchio scetticismo, non è fuori luogo pensare che sia già lodevole il fatto che siano di nuovo in pista. Il palco enorme e il soffitto altissimo dello Zenith hanno permesso alla loro scenografia di esprimersi al massimo. Il light design è stato di un’efficacia notevole, e in più occasioni i ritornelli sono stati rinforzati da cannoni di fumo. Provare la perfezione rock svizzera nel 2012 è un’esperienza speciale. Il vero capo della band è rimasto il chitarrista Leo Leoni, già prima autore della maggior parte della musica. Si dice che il veleno stia nelle bottigliette piccole, e con lui è proprio così. Agile come un diavoletto, sa sempre esattamente dove sul palco sparare un colpo con la sua Les Paul. L’altro chitarrista, Freddy Scherer, lo affianca ogni tanto negli assoli, ma per il resto tiene fedelmente una base melodica e ritmica compatta. La sezione ritmica è solida come le Alpi svizzere. Hena Habegger e Marc Lynn, sull’ampio palco davanti al muro di casse, hanno seguito fedelmente le registrazioni dei dischi. Di improvvisazione, con i Gotthard, ce n’è poca: la troviamo soprattutto nei finali dei pezzi e nei momenti in cui passano i microfoni al pubblico fedele. I Gotthard sono in tour dall’estate e hanno rifinito a puntino il repertorio con la nuova formazione. Anche lo Zenith di Monaco  ha assistito a una bella interazione con il pubblico, che cantava fedelmente i ritornelli e, in molti casi, anche le strofe intermedie. La scaletta ha offerto qualche pezzo dell’ultimo disco, hit collaudati dai dischi precedenti e una furba collana di quattro ballad, suonate con l’aiuto di un quartetto d’archi. One Life One Soul è stata dedicata al cantante scomparso Steve Lee, e più di una spettatrice ha tirato fuori il fazzolettino. Ma che vuoi farci, la medicina migliore per le prove più dure è il tempo. E di quello i Gotthard, a quanto pare, ne hanno da vendere. Il concerto di due ore ha mostrato che sono in splendida forma e che fanno parte della punta di diamante delle formazioni hard rock europee. Un elogio speciale va al successore di Lee, Nic Maeder, anche lui svizzero, di Losanna. Il ragazzo ha battuto circa quattrocento concorrenti, che è roba da invidiare e ammirare. Se ci aggiungi un timbro di voce così simile a quello di Lee da essere quasi da brividi, è chiaro che i Gotthard possono proseguire il cammino senza preoccupazioni. Anche il dominio del palco, la chitarra ritmica e la comunicazione col pubblico sono stati esemplari. Dal vivo i Gotthard sono imbattibili: spero che riescano ad aprire la mente e a trovare idee per nuovi, riusciti impulsi musicali!

Scaletta

UNISONIC:
1. Unisonic
2. Never Too Late
3. I’ve Tried
4. My Sanctuary
5. No One Ever Sees Me
6. We Rise
7. Never Change Me
—bis—
8. Future World
9. I Want Out

GOTTHARD:
1. Dream On
2. Gone Too Far
3. Starlight
4. Remember It’s Me
5. Sister Moon
6. Hush
7. One Life One Soul
8. The Story’s Over
9. Fist In Your Face
10. Gimme Real
11. Assolo di batteria
12. Falling
13. Tell Me
14. Heaven
15. Mountain Mama
16. Right On
17. Lift U Up
—bis—
18. Master Of Illusion
19. Anytime Anywhere

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