Saga in forma smagliante conquistano Monaco di Baviera (2012)
Autore: Peter Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Monaco di Baviera / Muffathalle / Germania
Data del concerto: 17.11.2012
Spettatori: 1600
Prezzo del biglietto: 35,00€
I Saga, quintetto prog rock di culto di Toronto che quest’anno festeggia i 35 anni di attività, li avevamo ammirati dal vivo l’ultima volta proprio nella Muffathalle di Monaco di Baviera, il 05.12.2007 (reportage di RockLine QUI), quando il carismatico cantante di origini gallesi Michael Sadler lasciava (temporaneamente) la band. Allora, ovviamente, non potevamo ancora sapere che Michael, che si era preso una pausa dalla musica soprattutto per la nascita di un figlio, dopo essersi annoiato e dopo che lo storico tastierista dei Saga Jim ‘Jimbo’ Gilmour lo aveva invitato a collaborare musicalmente, collaborazione che presto era cresciuta ben oltre i confini iniziali, meno ambiziosi, sarebbe tornato dai vecchi compagni in meno di quattro anni. Nel frattempo li avevamo rivisti il 28.4.2009 a Wörgl, in Austria (reportage di RockLine QUI), quando si erano esibiti con il cantante Rob Moratti (Final Frontier), che in studio aveva fatto davvero un ottimo lavoro, ma la magia dal vivo non era più la stessa del carismatico predecessore e membro fondatore Sadler. Proprio per questo il ritorno dei Saga con l’insostituibile Sadler in formazione sulla scena dove avevano registrato anche il DVD live e il CD live intitolati »Contact – Live in Munich« (2009) è risultato ancora più affascinante. E ovviamente non va dimenticato nemmeno il ritorno con Sadler a Monaco di Baviera già visto l’11.11.2011, quando i Saga si erano esibiti insieme ai campioni britannici dell’art rock Marillion (reportage di RockLine QUI).
Nello stesso identico clima dell’ultima volta, quando eravamo stati in questo locale ormai quasi di casa per alcuni membri di Rockline, si è trattato della data conclusiva del loro tour, in cui presentavano il nuovo album in studio »20/20« (2012). In quel periodo, poco prima dell’uscita del disco, a lasciare i Saga era stato lo storico ma purtroppo piuttosto malandato batterista Brian Doerner (ex-Helix), sostituito dal più giovane e più in salute Mike Thorne. Oggi i Saga, nonostante album più o meno ottimi, in patria, in Canada, per non parlare degli Stati Uniti, dal punto di vista commerciale non se li fila più praticamente nessuno, tranne ovviamente i fan più ardenti, che comunque non se ne fanno un cruccio, mentre in Germania godono ancora di uno status quasi da star, quindi non è stata una sorpresa che la Muffathalle, come l’ultima volta, scoppiasse letteralmente per il numero di spettatori. Come prevedibile, dominavano le teste grigie, che però si erano portate dietro anche familiari molto più giovani, per insegnare loro che suono ha la buona musica.
Come scenografia, stavolta i Saga hanno scelto un grande telo con la copertina dell’album »Full Circle« (1999), per la precisione la loro storica mascotte: una cavalletta fantascientifica con il cervello rubato di Einstein. Quest’ultima era comparsa l’ultima volta sulle loro copertine in »Trust« (2006), mentre il ‘buon vecchio zio’ Albert è il protagonista della copertina di »20/20«. Nonostante il diverso indizio suggerito dal fondale, però, quella sera i Saga non hanno suonato nemmeno un brano da »Full Circle«, ma nessuno se l’è presa più di tanto, perché una scaletta migliore sarebbe stata difficile da immaginare.
La bomba di apertura da »20/20«, »Anywhere You Wanna Go«, ha dato al concerto un inizio autorevole e ha confermato quanto i Saga siano fieri del loro ultimo album in studio, da cui quella sera hanno suonato tre pezzi. L’elenco delle esecuzioni ha riservato parecchie belle sorprese, soprattutto brani che non venivano proposti da anni, come l’epica »Images At Twilight«, capolavoro »Mouse in a Maze«, in cui hanno entusiasmato soprattutto con le multi-armonie dei sintetizzatori. Qui, ciascuno dietro le proprie tastiere, si sono ritrovati contemporaneamente Gilmour, il bassista/occasionale tastierista Jim Crichton e Sadler, che ha cantato il tutto con una straordinaria dose di pathos emotivo, toccando uno dei vertici delle sue capacità vocali.
Oltre a qualche piacevolissima sorpresa e ai brani di »20/20«, quella sera ovviamente non sono mancate le classiche di sempre, soprattutto dai primi cinque album ‘classici’ dei Saga, come le splendide versioni degli standard »Careful Where You Step« e »The Perfectionist«. Durante »Careful Where You Step« a Gilmour è capitata subito all’inizio una cosa un po’ imbarazzante: con la sua linea di sintetizzatore ha fatto un attimo di ritardo e ha cercato di rimediare in fretta. La maggior parte del pubblico si è accorta che, detta in parole povere, ‘l’aveva toppata’. Per fortuna è stato l’unico scivolone evidente di tutta la serata.
»You’re Not Alone«, la classica dei Saga più amata dalla maggior parte dei fan, che di solito viene suonata verso la fine dello show o come bis, è stata sorprendentemente eseguita già nella prima parte del concerto. Sadler, come da tradizione, ha invitato il pubblico a cantare il ritornello, organizzando una ‘sfida’ tra voci maschili e femminili, e alla fine, come previsto, ha assegnato la vittoria a queste ultime. È stato davvero interessante vedere e sentire quanto fosse diverso quel Sadler, molto più rilassato e pronto a scherzare su tutto, rispetto a quello visto l’ultima volta quasi cinque anni fa, quando per l’imminente addio non riusciva a nascondere un po’ di nervosismo, serietà e alla fine anche le lacrime.
Con la più cupa »Spin It Again« i Saga sono tornati ancora una volta al 2012, quando tutte le lacrime sono ormai versate invano e l’unica soluzione rimasta è ridere (e riderci su) dell’assurdità del quotidiano. È seguita quella che probabilmente è stata la sorpresa più grande dell’intera serata, lo strumentale prog rock »Corkentellis«, originariamente dall’album »10,000 Days« (2007), che per la sua complessità tecnica è sempre una bella sfida. In quel momento Sadler ha lasciato temporaneamente il palco, mentre Gilmour, i due fratelli Crichton e il batterista Thorne hanno evocato una magia improvvisativa indimenticabile. Qui va sottolineato in particolare lo stupefacente lavoro di improvvisazione alla chitarra di Ian Crichton, leggenda della chitarra eternamente sottovalutata.
Nonostante tra le loro principali influenze citino la maggior parte dei più grandi nomi del genere, i Saga non sono mai stati una prog rock band in senso stretto e tradizionale, perché in carriera non hanno mai scritto un’epica di più di 15 o 20 minuti né si sono lanciati in dosi eccessive di complessità improvvisativa. Progressive lo sono stati senza dubbio fin dagli inizi, ma oltre al prog rock hanno sempre inserito nella loro musica una serie di elementi melodici, quelli che di solito si trovano nella new wave più radiofonica, nel rock melodico e anche nell’hard rock, per cui la definizione migliore per la loro musica resta art rock.
»Corkentellis« rappresenta nella loro carriera quel raro momento strumentale in cui hanno osato spingersi più a fondo nel grembo del prog rock tradizionale e improvvisativo, con influenze fusion. L’amatissimo evergreen di »Heads Or Tales« (1983), »The Flyer«, in cui il pubblico ha di nuovo aiutato con entusiasmo a cantare il ritornello, ha portato un contrasto riuscitissimo ed ha messo in risalto la loro lunga fedeltà alla componente musicale melodica. L’energica »Six Feet Under«, uno dei pezzi migliori del nuovo album »20/20«, ci ha ricordato ancora una volta che i Saga sono tuttora una superpotenza nel loro campo, mentre l’inaspettata esecuzione di »The Cross« dal loro capolavoro concettuale »Generation 13« (1995), un’altra grande sorpresa della serata, ha scatenato un’ondata di entusiasmo furioso tra il pubblico. Stavolta a entusiasmare è stato soprattutto Sadler, che ha accompagnato la sua prova vocale con gesti teatrali in modo particolarmente intenso, calandosi completamente nel ruolo del ragazzino smarrito Sam, protagonista del magnum opus concettuale appena citato.
Dopo l’entusiasmante assolo del nuovo batterista Mike Thorne sono rimasti sul palco solo Sadler e Gilmour, che hanno eseguito magnificamente la classica di »Worlds Apart« (1981), »Time’s Up«. Poi Sadler ha lasciato il palco e ha affidato a Gilmour il ruolo di ‘star’ principale, sia alle tastiere sia alla voce solista. Dopo una breve esibizione solista al piano elettrico, ‘Jimbo’ ha cantato con sicurezza la ballata di culto »Scratching The Surface«, uno dei pochi evergreen dei Saga con la sua voce principale. Quando è tornato sul palco con gli altri tre compagni, Michael si è concesso un piccolo scherzo: alle tastiere ha suonato l’arrangiamento d’apertura dell’epica leggendaria di »Images At Twilight«, »Images«, poi ha ‘cambiato idea’ e ha suonato l’arrangiamento iniziale della classica di »Worlds Apart« »No Regrets«, facendo venire l’acquolina in bocca al pubblico.
Al terzo tentativo, quando gli scherzi di Sadler erano finiti, sono finalmente entrati tutti i membri della band, sorprendendo con sicurezza con l’evergreen di »Saga« (1978) »Tired World«, seguita come si deve dalla sua ‘compagna’ »Humble Stance«, in cui Michael ha preso in mano anche il basso. Insieme a »It’s Time« e »No Regrets«, che quella sera non erano ‘in programma’, è uno dei rari momenti in cui decide di suonare anche il basso. Il concerto però non sarebbe stato completo senza almeno qualche altro brano dal loro album di maggior successo commerciale, »Worlds Apart«, ovvero le attese favorite di sempre »On the Loose« e »Wind Him Up«. Dopo un applauso scrosciante hanno salutato per un attimo il palco, per poi tornare presto per il primo e purtroppo anche ultimo bis della serata, in cui hanno prima sorpreso con »Framed«, un’altra classica di »Worlds Apart«, e alla fine, più o meno come da copione, dato che questo pezzo non può mancare a nessun concerto dei Saga, hanno suonato anche l’evergreen di »Silent Knight« (1980) »Don’t Be Late«.
Nell’atmosfera maestosa della Muffathalle, i Saga hanno dimostrato ancora una volta che con Michael Sadler in formazione sono un monolito solido della perfezione dal vivo e, con una scaletta perfetta, hanno stregato anche i fan più esigenti. Oltre a Gilmour, che è nelle loro fila dal 1980 (tra il 1986 e il 1992 li aveva lasciati temporaneamente), i tre membri originali, cioè Sadler e i due fratelli Crichton, sia in studio che dal vivo sono ancora il motore principale delle leggende canadesi del prog rock, e questo, nonostante a ogni nuovo album cerchino di presentare qualcosa di nuovo nella loro musica (cosa ovviamente lodevole), garantisce loro la massima coerenza, per cui ogni loro concerto è un’esperienza speciale per ogni amante della buona musica, intelligente e spiritualmente appagante. E per finire, ancora una cosa: il nostro quarto incontro con i Saga sarà immortalato per la seconda volta nel prossimo DVD/CD live!
Setlist
1. Anywhere You Wanna Go
2. Mouse in a Maze
3. The Perfectionist
4. Careful Where You Step
5. You’re Not Alone
6. Spin It Again
7. Corkentellis
8. The Flyer
9. Six Feet Under
10. The Cross
11. Drum Solo
12. Time’s Up
13. Scratching the Surface
14. Tired World
15. Humble Stance
16. On the Loose
17. Wind Him Up
—bis
18. Framed
19. Don’t Be Late
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