Marillion Weekends Convention XXII – Padova 2025 (secondo giorno)
Marillion
‘Marillion Weekends Convention XXII.’ (secondo giorno)
10/5/2025, dalle 21.15 alle 23.35
Padova / Gran Teatro Geox / Italia
Padova è Padova! Comodissima per i concerti in giornata, soprattutto per chi vive nella metà occidentale della Slovenia. E dopo due anni ci siamo tornati per una nuova convention dei Marillion. Un incontro con i fan più scatenati della band e con la band stessa, in un concerto unico ed esclusivo. Anzi, due serate di fila, completamente diverse! Il primo giorno era già alle spalle. Nel ritrovo del primo giorno di convention la band aveva suonato quasi per intero l’album “Marbles”, considerato dalla maggior parte degli appassionati di questa celebrata formazione britannica il punto più alto di tutta la carriera.
Il secondo giorno prometteva un’altra esperienza indimenticabile. Difficile da paragonare, perché la scaletta con cui i Marillion alle nove di sera sono saliti sul palco, rispetto al primo giorno del weekend-convention, arrivava da tutt’altra galassia! Old school. Con la maggior parte del concerto incentrata sul materiale degli anni Ottanta e Novanta.
Ancora una volta tempo e spazio sono spariti. I Marillion hanno costruito la scenografia del loro mondo musicale unico, in cui siamo entrati per due ore e venti di godimento ininterrotto, già in apertura con una serie di brani che rientrano di diritto sotto la voce ‘rarità’. Non solo hanno pescato a fondo nel periodo con Fish, il predecessore di ‘H’ – l’era commercialmente più fortunata della band –, ma hanno condito la prima parte anche con due rarità dell’album “Seasons’ End”, il primo dell’era ‘H’, che, come la classica d’apertura di “Clutching At Straws” Slàinte Mhath, sono rarissime in scaletta (The Uninvited Guest e, soprattutto subito dopo, Holloway Girl). Il bellissimo singolo di “Afraid Of Sunlight”, che avrebbe dovuto sconvolgere le classifiche pop e i vertici delle radio, se solo non fosse uscito a metà anni Novanta – parlo della fantastica Beautiful – ha scaricato la tensione iniziale, ma non ha placato brividi, pelle d’oca, emozioni e temperamento in sala.
Lo shock più grande è arrivato subito dopo! La title track del debutto “Script for a Jester’s Tear”. Un classico che i Marillion non suonavano dal vivo da più di 30 anni! Sto sognando? Questo mondo unico ipnotizzava davvero! Ti portava via. Lontano, chissà dove. Le vibrazioni erano incredibili. E alla band è riuscito ancora una volta di ricreare ciò per cui i suoi fan vengono ai concerti. Un mondo che risveglia le passioni e quell’intreccio di emozioni custodito gelosamente, che nella quotidianità teniamo al riparo perché resti inesplorato. ‘H’ ovviamente canta i classici di Fish a modo suo. Semplicemente. Perché è fatto di un’altra pasta rispetto al celebre predecessore.
Poi il passaggio al culmine commerciale della band e all’album “Misplaced Childhood” (1985). Il più grande successo della carriera, l’intramontabile Kayleigh, subito dopo il singolo un po’ meno hit Lavender, quindi, con la terza parte di Bitter Suite, il salto al terzo singolo del disco, l’inno da stadio Heart Of Lothian. Sensazioni incredibili, con oltre 3.000 gole spalancate e corde vocali tirate al massimo! L’ultimo terzo della parte regolare è toccato agli anni Novanta della band! Dopo il classico di “Seasons’ End” The Space e la fantastica title track di “Afraid Of Sunlight”, i Marillion hanno infilato di nuovo anche un pezzo del loro lavoro artisticamente più sofisticato e concettualmente rifinito, “Brave” (1994), chiudendo la parte regolare con la tripletta Wave-Mad-The Great Escape!
Siamo già ai bis? Impossibile. Dove sono finiti 110 minuti di concerto? La band torna sul palco. E attacca con? La suite progressive di venti minuti The New Kings. In effetti i Marillion non potevano sorprenderci di più. In coda al concerto piazzano un brano uscito nel 2016, quindi sul penultimo album “F.E.A.R.”. Evidentemente lo suonano molto volentieri. Un pezzo fatto di una successione di ribaltamenti d’umore e di teatro di altissimo livello, sotto la regia dell’esuberante e di ottimo umore Steve Hogarth, che negli ultimi anni ha finalmente fatto pace con il nobile grigio dei suoi capelli, è comunque un capitolo e una storia a sé della pittoresca creatività di questa band longeva! Un culmine in sé.
Ma non è finita qui. La band ha deciso di allungare il repertorio di 20 minuti rispetto alla prima sera, e ha fatto seguito un altro bis obbligatorio. In compagnia del coro misto Flowing Chords, stretto al centro del palco tra Kelly e Mosley, proprio dietro lo sgabello di ‘H’ e le tastiere. La band ha aperto e chiuso il secondo bis con una dedica all’ultimo album “An Hour Before It’s Dark” (2023). Anche questa è stata una scelta molto insolita, dato che i vertici della discografia di questa band stanno molto più indietro nel tempo. Eppure. Per compattezza non ha rivali. La band non ha lasciato nessuno indifferente! Quello che ha scioccato in particolare nel finale è stato il trittico piazzato tra i due nuovi brani. Prima i Marillion ci hanno sorpreso con la carichissima Go!, tratta dal piuttosto trascurato “marillion.com” (1999), ci hanno entusiasmato con la fantastica ballata Easter (“Seasons’ End”, 1989), dove il coro è emerso in modo particolare, e hanno piazzato un altro culmine con l’unico classico di “This Strange Engine” (1997) suonato in entrambe le serate – cioè Man Of A Thousand Faces.
Sono quegli incontri che da fan vorresti non finissero mai, ma devono finire. I Marillion hanno dato più di quanto sperassimo. In due giorni hanno, detto senza giri di parole, ‘ammazzato’. Sotto ogni aspetto. Sono maestri del teatro drammatico e di atmosfere ad altissima vibrazione, a tratti caricate fino all’orlo anche di pomposità! L’esecuzione è impeccabile. ‘H’ mantiene tutta la sua eccellenza vocale e la sua esuberanza sul palco. La band conferma ogni volta che invecchiando diventa sempre meglio. Con un percorso alle spalle come quello dei Marillion, si può davvero essere ancora meglio? Ritrovarsi con questa magnifica formazione, piena di un senso superbamente interiorizzato per l’esposizione di un’esecuzione impeccabile, di un’intesa sonora perfetta, di un’inafferrabilità atmosferica e di un impegno esecutivo, con un piacere straordinario del quintetto per tutto ciò che affronta che pervade l’intera presenza scenica, il concetto di assoluta ‘intoccabilità’ di un unicum di grande estetica artistica.
L’anno prossimo dovrebbe uscire un nuovo album. Seguirà un tour. Se per allora sul vecchio continente europeo sarà ancora in piedi qualcosa, ci rivediamo presto con i Marillion!
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Scaletta:
1. Slàinte Mhath
2. The Uninvited Guest
3. Holloway Girl
4. Beautiful
5. Script for a Jester’s Tear
6. Kayleigh
7. Lavender
8. Bitter Suite (iii) Blue Angel
9. Heart of Lothian
10. The Space…
11. Afraid of Sunlight
12. Wave
13. Mad
14. The Great Escape
—primo bis—
15. The New Kings: I. Fuck Everyone and Run
16. The New Kings: II. Russia’s Locked Doors
17. The New Kings: III. A Scary Sky
18. The New Kings: IV. Why Is Nothing Ever True?
—secondo bis—
19. The Crow and the Nightingale (with Flowing Chords)
20. Go! (with Flowing Chords)
21. Beyond You (with Flowing Chords)
22. Easter (with Flowing Chords)
23. Man of a Thousand Faces (with Flowing Chords)
24. Care (IV) Angels on Earth (with Flowing Chords)





























