Marilyn

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Artista: Saracen
Etichetta: Escape Music
Uscita: 2011
Durata: 58:05
Voto: 4.5/5

Chi ha ascoltato i due album precedenti di questi, diciamolo pure, leggendari cavalieri del rock melodico made in Gran Bretagna, il ritorno “Red Sky” (2003) e il successivo “Vox In Excelsio” del 2006, di certo non è rimasto a quota zero di indifferenza assoluta davanti alla qualità di entrambi. Per il nuovo disco c’è toccato aspettare un bel po’. Cinque lunghi anni. Il titolo è “Marilyn”. Dietro c’è un concept. Quindi le opzioni erano due, entrambe abusatissime: una nuova storia sulla leggenda di re Artù, oppure una nuova storia sulla defunta stella di Hollywood, il sex symbol americano. La scelta è caduta su Marilyn Monroe.

La band, che ha sempre coltivato un approccio musicale tutto suo, camminando con eleganza sul filo sottile tra gli elementi del movimento N.W.O.B.H.M. e l’AOR, stavolta ha preso la faccenda davvero in grande. Mettere in musica la storia di vita di Marilyn Manson si è tirato dietro una svolta stilistica bella marcata. Eppure. Alla resa dei conti i Saracen hanno sfornato un album che è solo loro e, ancora una volta, più che bene hanno superato i venti impetuosi di nuove sfide.

Il risultato è il disco più impegnativo della carriera dei Saracen, che cresce più lentamente di quanto ci si aspetterebbe e chiede un sacco di attenzione per sedimentarsi, assestarsi e agganciare l’ascoltatore.  Si accendono le luci di Broadway e con loro il sassofono del nuovo album dei Saracen (l’opener strumentale “The Girl: Norma Jean”). L’uso occasionale del sax nei lavori passati non è una novità, ma uno spazio così ampio finora non l’aveva avuto in nessun disco dei Saracen. Possiamo dire che sia di gran lunga il loro album più “sperimentale”, ma anche quello con la dose più abbondante di pompa e magniloquenza.

I Saracen conservano la loro firma sonora e stilistica inconfondibile e in questo restano dei veri originali. Visto che il concept è impegnativo, adattare lo stile era inevitabile: richiede un po’ di trasformazione e un po’ più di sforzo mentale per trovare le soluzioni musicali giuste. Reagisce così anche il brano “The Oprhan: Wither The Wind Blows”. Ti afferra con un mood eccezionale, che ribolle di pompa trattenuta e di un crescendo di elementi drammatici. Questo pezzo, in realtà, svela già all’inizio del disco il senso dell’approccio musicale del nuovo volto dei Saracen. Rob Bendelow, capo della band, ha scelto con saggezza più voci soliste per questo album e ha distribuito i ruoli. A Steve Bettney ha lasciato “The Orphan: Whiter The Wind Blows” e “The Patient: Break The Spell”. Com’è logico, entrambi i brani riassumono al massimo l’immagine artistica dei lavori passati dei Saracen, e sono anche i rocker (melodic) più carichi e diretti, con più impatto trattenuto, che sfoggiano la tipica atmosfera con cui questi inglesi ti sono sempre entrati sotto la pelle da maestri. Imbottiti di svolte drammatiche, altamente vibranti, con pieno sfruttamento melodico e con il pezzo tenuto sempre ben a fuoco sotto la luce del “moulin rouge”. Sono i momenti che i fan dei Saracen aspettavano di più. Lo stesso vale per “The Witness: Unfinished Life”, dove la voce solista è del bassista Richard Bendelow.

Stavolta però il disco chiede un modo diverso di essere consumato. In fondo lo chiedeva già “Vox In Excelsio” (i Saracen sono sempre stati dei tipi particolari, nel rock melodico). E così com’è, ti ripagherà davvero con tanto, se gli darai la possibilità che merita. Visto che si parla di “Broadway”, il disco deve suonare americano. Per questo Bendelow ha invitato Robin Beck. E questa cantante è la figura chiave che tira avanti l’album. La sua voce è sicuramente il meglio che possa offrire lei, la cantante nota a tutti gli amanti degli evergreen anni Ottanta come la fan della Coca Cola. Il suo approccio vocale brilla di sensualità sofisticata, soprattutto nelle parti più calme, mentre quel tocco gutturale nel falsetto le regala quella nota stuzzicante di erotismo che un concept così pretende senza mezzi termini! Stavolta Robin Beck è la figura portante del disco. Alcuni arrangiamenti, nella melodia, sono volutamente avvicinati agli elementi della musica blues, ma i Saracen non perdono nemmeno per un attimo la loro tipica firma stilistica e sonora. In questi passaggi la voce di Robin Beck, con il talento innato di rivestire le linee melodiche di “acrobazie soul”  funziona alla perfezione e dà vita in modo fenomenale alla storia del concept. A incoronare l’album è proprio l’approccio vocale di Robin Back nella drammaticissima “The Woman: Marilyn”, in chiusura, con un ritornello velenosamente pomposo e contagioso che porta il disco al suo vertice assoluto.

Quei cinquanta e passa minuti di musica volano via in un lampo. Con questo lavoro i Saracen hanno calibrato da maestri un nuovo passo avanti. Hanno messo sul piatto un album estremamente vario, sia nello stile sia nell’umore, a dimostrazione che si tratta di una band che ha sempre superato con successo gli ostacoli di sfide sempre nuove, inseguendo i suoi obiettivi e mantenendo intanto un carattere musicale chiaro e inconfondibile. Anche stavolta i Saracen si sono giocati da maestri un nuovo poker d’assi. “Marilyn” chiede dunque un po’ più di attenzione, ma quando ti entra sotto la pelle non ti stufa in fretta. È anche l’album dei Saracen con più pomposità, ma al tempo stesso un disco che, visto il concept, non cerca a ogni costo la “distruttività” rockettara e gli schemi di arrangiamento prevedibili del rock melodico. Per questo le parti sofisticate del disco, che spesso prendono il sopravvento, piacciono ancora di più, mentre l’elemento chiave è l’effetto cumulativo di tutti i protagonisti vocali, Robin Beck in particolare, che dà anche a questo album dei Saracen un posto espressivo tutto suo sulla mappa generale del rock. Posso dirlo subito: viste le specificità del concept scelto e il conseguente adattamento degli arrangiamenti, i Saracen un album così non lo rifaranno più in carriera. Allo stesso tempo, però, è il segno che anche in futuro ci aspetta un nuovo, interessantissimo successore di “Marilyn” e che la band leggendaria, che ha pubblicato il suo debutto in studio nel 1981, continua a evolversi.

Formazione

Steve Bettney – voce
Rob Bendelow – chitarra
Paul Bradder – tastiere
Snake Davis – sassofono
Richard Bendelow – basso
Paul Gibson – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Issa – voce nel brano n. 3.
Robin Beck – voce nei brani n. 4., 5., 8., 9., 11.
Steve Overland (FM) – voce nel brano n. 5.

Produzione

Saracen

Tracklist

1. Norma Jeane
2. Whither the Wind Blows
3. Hold On (Issa)
4. Make This Body Work (Robin Beck)
5. Who Am I (Beck & Overland)
6. Love Like A Razorblade
7. Break the Spell
8. Not For Sure (Robin Beck)
9. Like Going Home (Robin Beck)
10. Unfinished Life
11. Marilyn (Robin Beck)

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